«La chiusura del Cupa mi preoccupa e deve essere evitata». È chiaro, diretto e non usa giri di parole il cardinale Francesco Montenegro per parlare delle sorti del Consorzio Universitario della provincia di Agrigento, dopo che il commissario straordinario dell’ex provincia di Agrigento ha deciso di uscirne fuori.

«Il Cupa è la Cattedrale della cultura – ha proseguito – e una città senza il luogo della cultura è una città decapitata. Chiedo a chi dovrebbe interessarsi del problema sia pubblico che privato, di lasciare che i tremila ragazzi che frequentano il Polo di Agrigento non perdano la possibilità di studiare vicino casa, perché se lasciamo andare via anche questa possibilità non ci resta più nulla».

Il cardinale Montenegro che in occasione del prossimo Concistoro del 14 febbraio riceverà dal Santo Padre la berretta cardinalizia, fa un appello anche ai candidati a sindaco nelle prossime amministrative che come «punto non negoziabile‘, tra i capitoli del programma elettorale vi sia la giusta attenzione all’Università e che dicano anche che idea hanno dell’Università e come intendono difenderla.

«Senza l’Università, ad Agrigento ci saranno meno opportunità per i ragazzi che saranno sempre più poveri di speranze – dice ancora il cardinale – e soltanto chi potrà permetterselo, per realizzare le loro legittime aspirazioni andrà lontano. La nostra Comunità non può assistere impotente di fronte alla negazione del diritto allo studio».

Intanto il rettore Roberto Lagalla, intervenuto nei giorni scorsi ad Agrigento rassicura gli studenti.

«È interesse sia del Consorzio, sia dell’Università – afferma – mantenere la presenza e l’offerta formativa ad Agrigento. Stiamo lavorando per garantire al massimo l’offerta formativa e la richiesta di proroga di un mese per caricare i dati da parte del Ministero ci dà fiducia. L’Università ha fatto tutto, adesso la parola passa agli Enti locali e alla Regione in particolare a cui basterebbe ripristinare i contributi per il decentramento universitario».

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