Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata “10 novembre 2014” da circa diecimila docenti di tutta Italia, rivolta al presidente del Consiglio, al ministro dell’Università e Ricerca Scientifica e ai rettori di tutti gli Atenei sul blocco degli stipendi.

Ecco il testo:

«I sottoscritti, 9894 docenti universitari, professori e ricercatori di sessantacinque sedi universitarie statali e non statali e istituti di Ricerca, esprimono la loro netta contrarietà al prolungarsi del blocco degli scatti stipendiali dei docenti universitari attribuiti in base al merito, previo giudizio positivo sull’attività svolta. Merito che tutti dicono di voler premiare e che invece in questo caso viene pesantemente mortificato. Tali scatti sono stati già bloccati per il periodo 2011-2014 ed ora si vuole estendere il blocco al 2015.

I sottoscritti docenti sottolineano con forza che non si può pensare di ridare fiducia al Paese senza valorizzare la formazione delle giovani generazioni e la ricerca scientifica. L’Università vive un profondo disagio per i tagli subiti negli ultimi anni. Se con finanziamenti irrisori si sono avuti risultati notevoli e servizi ben superiori alle risorse impiegate è stato anche grazie ai sacrifici della Docenza, già penalizzata, oltre tutto, dal blocco del turn-over.

Bloccare gli scatti di merito va esattamente nella direzione opposta a quella di ridare fiducia al Paese. Il blocco demotiva la Docenza e ciò si traduce anche in un danno per l’Istituzione. Ne soffre anche la dignità del corpo docente, che dal blocco degli scatti di merito viene trattato come spesa improduttiva che è bene tagliare. E non c’è assicurazione in senso contrario che possa convincere.

La docenza universitaria ha già contribuito in modo rilevante in questi quattro anni 2011-2014 al risanamento del Paese. Per l’intero quadriennio ogni docente universitario, dai più giovani ricercatori ai professori, ha dato al Paese in virtù del blocco degli scatti, in media, 180 euro netti al mese. E continuerà a dare tale contributo per tutta la carriera, poi sulla buonuscita e infine sulla pensione, a causa della cancellazione di questi quattro anni di anzianità. Ciò colpisce soprattutto i più giovani, su cui la decurtazione peserà per più anni.

Con il 2015 si ritiene sia tempo di tornare alla normalità e di premiare il merito come dovuto. Se servono risorse, ora occorre cercarle altrove, nelle spese davvero improduttive che in questi quattro anni non sono state ancora colpite. I sottoscritti chiedono quindi con forza che a partire dal 2015 nella attribuzione degli scatti venga riconosciuto ai fini giuridici ed economici il periodo 2011-2014. Per essere più chiari ed evitare fraintendimenti, per il quadriennio 2010-2014 non chiedono assolutamente alcun recupero in termini economici (e con ciò ritengono di avere già contribuito ampiamente al risanamento del Paese), ma dall’1 gennaio 2015 chiedono, in relazione agli scatti di merito, esattamente lo stesso stipendio che avrebbero percepito se il blocco non fosse mai esistito.

Queste istanze sono già pervenute da tempo al Governo in forma ufficiale, anche con ipotesi di azioni di supporto in caso di mancato accoglimento. Ne hanno recentemente parlato i telegiornali e numerose testate giornalistiche. A tali istanze il governo non ha dato fino ad ora alcun riscontro. I sottoscritti si vedono pertanto costretti, loro malgrado, a dar corso immediato alle azioni prospettate, tutte nell’ambito delle leggi vigenti. I firmatari si augurano di non essere costretti ad azioni ancora più incisive, che potrebbero culminare nella sostanziale paralisi degli organi collegiali e di governo delle Università.

Comunicano pertanto che a partire dal 10 dicembre 2014, pur continuando a svolgere regolarmente la loro attività didattica e di ricerca, si atterranno in maniera puntuale alle disposizioni di legge e si asterranno da attività volontarie non previste dal loro stato giuridico. A titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • Tutti i sottoscrittori, oltre ad attuare l’osservanza minuziosa e paralizzante di leggi e regolamenti (lo “sciopero bianco”), si vedranno costretti a non assicurare gli esami di profitto e di laurea secondo le tempistiche attuali, finora notoriamente possibili solo grazie al sacrificio che la docenza affronta in silenzio, disposta a correggere elaborati di esame e tesi di laurea in qualsiasi momento della giornata e spesso, nei casi di centinaia di allievi, nelle festività.
  • I professori, raggiunte le ore di attività didattica frontale prescritte per legge, non daranno la loro disponibilità ad andare oltre tale limite. Chi conosce l’università sa che cosa questo significherebbe.
  • I ricercatori a tempo indeterminato non daranno la disponibilità ad accettare la titolarità di corsi, cui per legge non sono tenuti.
  • I ricercatori a tempo determinato non accetteranno la titolarità di corsi non coperti da altri docenti.
  • Tutti i sottoscrittori cesseranno di prestare ogni attività di tipo burocratico-gestionale al di fuori dalle proprie mansioni, che attualmente prestano volontariamente pur di assicurare il buon funzionamento dell’Università.
  • Tutti i sottoscrittori in occasione della prossima Vqr non daranno il consenso all’utilizzazione dei propri prodotti di ricerca, né daranno la loro disponibilità a prestare la loro opera quali valutatori.

I sottoscritti confidano nell’attuarsi di provvedimenti che permettano loro di recedere da quanto anzidetto. Nel frattempo diffonderanno ulteriormente questa iniziativa presso i loro colleghi e gli organi di informazione».

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