Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha dichiarato illegittimo il criterio di formazione della graduatoria per il concorso di ammissione alle professioni sanitarie dell’Università di Palermo, in quanto «sorretto da sufficienti elementi di fumus boni iuris».

Lo si apprende dal sito del Giornale di Sicilia, in cui si racconta che «a settembre avevano partecipato al concorso per diventare infermieri, fisioterapisti o logopedista oltre 3.000 candidati a contendersi i posti messi a disposizione dall’Ateneo. Ogni studente poteva indicare fino a 10 opzioni di scelta tra i corsi ambiti partecipando ad un unico test cosicché, in caso di mancata ammissione al corso di laurea di prima opzione, si poteva ancora cogliere l’opportunità di essere ammesso negli altri. In tutta Italia tranne che a Palermo».

Con questa decisione il Cga ha sovvertito la sentenza del Tar Palermo che aveva rigettato l’impugnativa della graduatoria.

Secondo gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, come si legge su Il Mattino di Sicilia, «sono più di mille gli studenti che, con punteggi più alti di chi è stato ammesso, sono rimasti fuori. Quasi 500, per fare un esempio, per il corso di laurea in Infermieristica dove l’ultimo ammesso è il candidato 293, con punteggio di 57,90 e si ritrovano ragazzi, ad esempio tra la posizione n. 1035 e la n. 1219, che hanno indicato Infermieristica in seconda opzione e non sono entrati pur avendo ottenuto un punteggio di 70».

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