Un articolo di ricercatori del Dipartimento di Fisica e Chimica pubblicato sulla rivista di Nature Communications sul transito di Venere.

L’articolo è stato segnalato dalla rivista «particolarmente degno di nota (of particular newsworthiness)».

Hanno partecipato allo studio Fabio Reale, Angelo F. Gambino, Giuseppina Micela, Antonio Maggio, Thomas Widemann e Giuseppe Piccioni.

Secondo questa ricerca, le dimensioni di Venere cambiano con la lunghezza d’onda della luce usata per misurarle.

In particolare, la misurazione del raggio del pianeta Venere (inclusi il pianeta e la sua atmosfera) effettuata durante il transito del 2012 nelle bande dei raggi X e dell’estremo ultravioletto ha dato valori 70-100 km maggiori che nella banda ottica.

Venere passa davanti al Sole piuttosto raramente, due volte nello spazio di otto anni a distanza poi di oltre cento anni.

Durante il transito di Venere più recente, quello del 2012, il team guidato da Fabio Reale del Dipartimento di Fisica e Chimica ha sfruttato lo sfondo del Sole a lunghezze d’onda progressivamente minori, dall’ottico ai raggi X, per rilevare un ulteriore anello di atmosfera al di sopra della spessa coltre di nubi intorno al pianeta.

Tale strato si spinge fino a 100 km oltre le nubi dando informazioni utili sulla struttura dell’alta atmosfera di Venere, e sul frenamento che l’atmosfera esercita sulle sonde spaziali in orbita intorno a Venere.

Lo studio delimita l’altezza degli strati più densi dell’alta atmosfera di Venere, conoscenza che sarà importante per pianificare le minime distanze di avvicinamento di navicelle spaziali o sonde per Venere.

Il lavoro è anche pionieristico nell’ambito degli esopianeti, aprendo la strada a future osservazioni multibanda per la rilevazione delle atmosfere.

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