«Chiedo scusa a nome dell’Università e del mio predecessore dell’epoca che ha firmato il decreto di espulsione di cinque docenti che avevano la sola colpa di essere ebrei».

Ad affermarlo il rettore Roberto Lagalla nel corso della manifestazione con cui l’Ateneo ha commemorato i docenti espulsi a causa delle leggi razziali.

L’iniziativa, proposta dall’Istituto siciliano di studi ebraici nella persona del presidente Evelyne Aouate, ha aperto il programma annuale Univercittà Prize, la manifestazione concepita con l’intento di collegare, la proposta culturale dell’Ateneo con le realtà e le proposte delle arti, delle professioni, dell’associazionismo e della vita pubblica della Città.

Nel corso della serata si è svolta la cerimonia della collocazione di una targa nell’atrio dello Steri con i nomi dei docenti espulsi. Un appuntamento storico con cui l’Università, alla presenza di rappresentanti del mondo ebraico, ha voluto ricucire lo strappo avvenuto nel 1938, quando cinque illustri professori hanno perduto cattedra e stipendio in osservanza di due decreti legge che sancivano l’espulsione da ogni scuola, dall’asilo fino all’università, di studenti e insegnanti ebrei italiani e l’espatrio di tutti gli ebrei stranieri.

Sulla targa, realizzata a mano dallo staff di tecnici guidati dall’architetto Domenico Policarpo sono incisi i nomi di Emilio Segre, ordinario di Fisica sperimentale, futuro Premio Nobel; Maurizio Ascoli, clinico famoso per avere scoperto una cura contro la tubercolosi, cui è intitolata un’aula del Policlinico di Palermo; l’italianista Mario Fubini, straordinario di Letteratura, l’ordinario di Ingegneria elettronica Alberto Dina e il fisiologo Camillo Artom.

«Ricordare quello che è successo nel periodo dell’oppressione del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale – ha detto il vice presidente UCEI Roberto Jarac – è fondamentale per costruire la coscienza della Nazione. Il nostro sforzo educativo è volto infatti, alla creazione delle coscienze soprattutto dei giovani che siano poi l’antidoto che quanto accaduto non si verifichi più in futuro».

Lo storico Matteo Di Figlia, nel suo intervento, ha ripercorso il tragico periodo nazifascista, tratteggiato la figura del rettore Giuseppe Maggiore, un gigante della cultura e luminare del “Diritto penale” a livello nazionale ed europeo che si macchiò della colpa di firmare il decreto di espulsione dei docenti dall’Università.

«Ma non dobbiamo dimenticare nemmeno – ha aggiunto il docente – i tanti studenti espulsi dall’Università a cui venne privato il diritto di studiare».

Il sindaco Leoluca Orlando ha plaudito all’iniziativa dell’Università che permette di continuare il dialogo tra le culture e le religioni nella città di Palermo.

Infine la prof. Luciana Pepi si è augurata che questa iniziativa «sia un input al pensare e contribuisca che ognuno non sia preda dell’indifferenza».

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