L’emendamento Meloni è un abominio. Perdonate la durezza dei termini, che non ci appartengono, ma non possiamo accettare che lo Stato tolleri l’esistenza di veri e propri esamifici, e che di converso voglia superare il valore legale dei titoli di studio per i concorsi pubblici.

Ci siamo sempre battuti contro baronie, arretratezza dei servizi e sacche di conservatorismo. Ma a pagarne le conseguenze non possono essere sempre gli studenti.

Citiamo per correttezza e completezza di informazione il testo dell’emendamento: «Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente: b-bis) superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso ai concorsi e possibilità di valutarlo in rapporto a fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato e al voto medio di classi omogenee di studenti, ferma restando la possibilità di indicare il conseguimento della laurea come requisito necessario per l’ammissione al concorso».

Marco Meloni, responsabile Università del Pd, ci dà un’anticipazione terrificante, facendoci tremare di fronte alla “Buona Università” del Governo.

Il vero obiettivo sembra continuare a penalizzare le aree meno sviluppate del Paese. Tutti sanno quanto sia difficile essere studente a Palermo piuttosto che al Sud. Sarebbe una beffa dopo anni di soprusi e vessazioni essere additati come laureati di Serie B, subendo oltre al danno la beffa.

Non vogliamo “vincere la partita a tavolino” ma almeno dateci la possibilità di giocare ad armi pari. Altrimenti le alternative saranno emigrare o “morire”.

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