Nessuna candidatura a Palazzo d’Orleans per Roberto Lagalla. A smentire le voci secondo le quali il rettore uscente dopo la fine del mandato, in data 31 ottobre, starebbe pensando ad occupare altre poltrone, è lo stesso Lagalla che oggi ha incontrato la stampa allo Steri per fare un bilancio della situazione attuale dell’Ateneo palermitano.

«Leggo che ogni tanto – si legge su Live Sicilia – il mio nome viene evocato nelle pagine dei giornali e vedo che c’è chi si diverte a pensare di stoppare delle cose che in realtà non esistono. Devo dire che questa, secondo me, è stata una malizia giornalistica».

In primo luogo un commento a caldo sui dati Censis che vedono l’Università del capoluogo classificarsi al quinto posto tra i mega atenei con più di 40 mila iscritti e terza per la parte Web. «Non era mai successo prima d’ora. Essere quinti – commenta – non è motivo di soddisfazione ma è motivo di riflessione sull’opportunità delle scelte che sono state adottate e sul lavoro che è stato fatto».

E se si dice che l’Università di Palermo sia a rischio desertificazione, Lagalla tiene a precisare «che non è così». «Stiamo accompagnando – si legge su Meridionenews – grazie a percorsi studiati, i fuori corso del vecchio ordinamento alla laurea, anche se progressivamente sono proprio quelli che non si riscrivono». Per Lagalla infatti il 39 percento dei laureati a Palermo e in Sicilia vanno a lavorare altrove e dal 2012 il numero di iscritti all’Ateneo palermitano è perlopiù invariato.

Tema che trascina con sé quello del recupero del Mezzogiorno. «Sono convinto – prosegue ancora – che il nostro sistema universitario abbia le carte in regola per poter rappresentare il fulcro del ripensamento virtuoso del sud Italia». Se si pensa poi che le università del Sud hanno perso mediamente il 18,8 percento del fondo di finanziamento, e quelle del Nord il 7 percento, ma l’Ateneo di Palermo è persino riuscito a portare avanti un risanamento del bilancio, la situazione non può che considerarsi piuttosto positiva.

Infine, un messaggio positivo per tutta l’Isola: «Auspico che il futuro della Sicilia possa essere quello che ho cercato di rappresentare in relazione al ruolo potenziale dell’Università. Una Sicilia che possa essere capace di proposta politica e di innovazione».

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Ricevi un'e-mail se ci sono nuovi commenti o iscriviti.