Un racconto in prima persona perché fatto da chi nell’antico e immenso giardino di via Lincoln vive e dà se stesso ogni giorno, da anni.

È la descrizione che fa Manlio Speciale dell’Orto Botanico, lo storico curatore che qui arriva ogni giorno in bicicletta con notes e penna o con il registratore per prendere appunti sullo stato di salute delle piante.

A raccontare la sua storia ma soprattutto quella dell’Orto è Delia Parrinello del Gds online.

Specie che cambiano, piante che resistono all’incessante e inesorabile scorrere del tempo, «come appartenere a una molteplicità, a un grande sistema biologico che evita gli errori della fretta e della superficialità, come una rivisitazione del concetto di tempo», si legge.

Di particolare interesse risulta soprattutto la presenza di una delle piante più antiche delle collezioni, la Malaleuca.

«Un esemplare con oltre duecento anni di storia – racconta sempre Speciale una pianta oggi vecchia e bisognosa di cure, addirittura più vecchia del Ficus magnolioide che è il capostipite di tutti i ficus siciliani e proietta le sue chiome per una superficie di oltre duemila metri quadri, ebbene – racconta lo studioso dell’Orto – la Melaleuca, questo è il nome del vecchio esemplare, è ancora più antica del ficus capostipite di tutti i ficus». Se si pensa poi che quest’anno è addirittura fiorita, si può ben comprendere che oggi è in piena salute.

Vincitore dieci anni fa del concorso per un dottorato di ricerca in Scienze Botaniche all’Università di Palermo. Una figura che pur consapevole del passare del tempo, della svolta tecnologica sempre più pressante «oggi più che mai – conclude – stiamo ritornando a sentire il bisogno di un rapporto vero, autentico e soprattutto diretto con il mondo vegetale. Un mondo che è popolato da esseri che per loro natura sono i nostri veri compagni di vita».

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