L’associazione Udu si scaglia contro i dati forniti dall’Università degli Studi di Palermo in merito al numero di matricole che a partire dal 3 settembre proveranno a entrare nel mondo universitario.

PalermoToday.

«Sappiamo bene – si legge – che questo scriteriato sistema di programmazione totale degli accessi costringe ogni aspirante matricola a provare il test per almeno 2-3 corsi di studio, pagando altrettante domande d’accesso alle relative prove, per avere qualche speranza in più di accaparrarsi un posto all’università».

«Ancora una volta il numero di richieste per l’accesso al primo anno dei corsi di laurea all’Università di Palermo supera le 20mila domande – ha dichiarato il rettore – e lascia intravedere un livello di immatricolazione in linea con quello degli anni precedenti, a testimonianza che l’Ateneo, nonostante l’innegabile fenomeno migratorio di giovani diplomati comune a tutto il Sud del Paese, resta un fondamentale punto di riferimento culturale per il territorio della Sicilia occidentale».

Il quotidiano online riporta, poi, le affermazioni del prorettore alla didattica, Rosa Serio: «Considerata la diminuzione generalizzata in tutta Italia dei partecipanti al test l’Università di Palermo ha mantenuto una buona partecipazione con una riduzione generalizzata del 10 per cento».

Per l’Udu questa riduzione «continua a gravare – si legge ancora – sui corsi delle scienze di base e su quelli umanistici e, anche quest’anno, saranno almeno una decina i corsi di studio che avranno, per il test d’ingresso, meno partecipanti degli stessi posti messi a bando, a discapito di tutti quegli studenti che hanno pagato una domanda di partecipazione per un test che di fatto sarà solo una farsa. Ogni anno – continuano dall’Udu – sono più di mille i posti che rimangono disponibili alla fine del sistema di graduatorie e scorrimenti successivi al test. Un sistema che porterà poco più di un milione nei bilanci dell’Unipa: un esercito di più di 20 mila pagamenti, non certo di future matricole».

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