Gli studenti del Collettivo Universitario Autonomo Palermo occupano un nuovo spazio che diventerà da subito uno studentato universitario autogestito. La struttura – spiega il collettivo – è rivolta a «tutti quegli studenti che non possono permettersi l’affitto di una stanza».

L’edificio si trova in via Catania 2, angolo via Libertà, ed è di proprietà della Regione; in passato ha ospitato gli uffici dell’Ente Sviluppo Agricolo e in seguito la sede dell’Agenzia Acque e Rifiuti.

Abbandonato da circa sei anni, oggi riprende vita sotto il nome di Studentato Occupato Malarazza.

Gli studenti avevano lasciato da un paio di giorni l’Hotel Patria Occupato dopo aver consegnato le chiavi dello stabile al presidente dell’Ersu, e avevano dichiarato che non si sarebbero fermati e avrebbero continuato a liberare spazi abbandonati in città.

Sulla facciata del nuovo Studentato Occupato Malarazza sventolano alcuni striscioni, sui quali c’è scritto «Reddito e alloggi garantiti per tutti gli universitari» e «Abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra. Continuiamo a liberare gli spazi abbandonati!».

«Abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra – ribatte Federico Guzzo del Collettivo Universitario Autonomo -. Dopo aver avuto la certezza che all’Hotel Patria ripartiranno i lavori e che diventerà realmente uno studentato universitario, continuiamo a porre l’attenzione sugli spazi abbandonati in città, che sono realmente troppi. Soprattutto su quegli spazi che non solo per metri quadri a disposizione potrebbero risolvere il problema dell’affitto per tantissimi studenti, ma che hanno un valore storico e culturale per la storia della città e che dovrebbero essere preservati».

Come l’Hotel Patria, il nuovo spazio che gli studenti aprono oggi alla città era un palazzo della famiglia Florio, che ha dunque una rilevanza storica, architettonica e di prestigio per la città.

«Abbiamo deciso di chiamare questo nuovo spazio aperto agli studenti proprio Malarazza, titolo di una famosa canzone di Domenico Modugno, per lanciare un messaggio forte e chiaro ai nostri coetanei – prosegue Guzzo -. Il testo recita ‘Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? pigghia nu bastune e tira fora li denti’ e vogliamo che sia un’esortazione per i giovani di questa terra a non emigrare e a continuare a lottare. Liberare spazi abbandonati e permettere agli studenti di non pagare l’affitto è solo una delle tante battaglie che portiamo avanti. Rendere l’università accessibile a tutti può essere una tra le tante vie per fare in modo che i giovani non siano costretti ad emigrare e cercare fortuna altrove. Viviamo in una terra meravigliosa e ricchissima di risorse che dobbiamo saper valorizzare e il primo passo è decidere di rimanere qui per cambiare le cose».

4 Risposte

  1. Elisabetta

    Il problema, oltre ai soldi per laurearsi è che mancano le opportunità di lavoro, lo so bene io che sono un artigiana orafa, con laurea in scienze ambientali, emigrata in. UK per dare un futuro alla mia famiglia

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  2. ROSARIO

    VIVERE DI ESPEDIENTI NON E UNA VERGOGNA! SOLO ESSERE DISONESTI LO E! [per younipa, dimostrami che una cosa del genere possa essere detta bisbigliando…]!

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