Settembre e ottobre sono mesi intensi per gli studenti universitari immersi a fare test di selezione ai corsi universitari a numero chiuso ma anche mesi di grandi preparativi: dall’acquisto dei libri e del materiale didattico alla ricerca di un posto letto o di una stanza in affitto.

Chi ha scelto un corso di laurea lontano da casa, in un’altra città – e il dato significativo parla in media di 1 immatricolato su 4 che dal mezzogiorno si sposta altrove -, deve trovare entro breve una sistemazione. Contratto di affitto, trasloco e nuovi coinquilini sono questioni all’ordine del giorno. Da uno studio sulle locazioni universitarie realizzato da Solo Affitti, franchising specializzato nella locazione con 300 agenzie in Italia, risulta che è Palermo la città meno cara d’Italia per gli affitti universitari (143 euro al mese a posto letto).

Nel capoluogo siciliano il costo di una stanza singola si aggira attorno ai 200 euro mensili, mentre non supera i 150 euro l’esborso per una doppia. Solo Affitti, ha elaborato alcuni dati sui trend delle locazioni a studenti universitari. Palermo è la città universitaria dove il posto letto costa meno mentre Milano è la città più cara. Il contratto per studenti fuori sede a canone concordato è il contratto più utilizzato, seguito dal transitorio.

Prezzi competitivi sono stati rilevati anche in città del Centro-Nord come Genova (175 euro), Torino (176 euro) e Perugia (178 euro), mentre al Sud i prezzi sono più alti a Catanzaro (200 euro mensili), Bari (215 euro) e Pescara (230 euro). La tipologia contrattuale più diffusa nelle locazioni per studenti è il contratto per studenti fuori sede a canone concordato (60 percento), che grazie agli accordi territoriali tra le associazioni di inquilini e proprietari prevede canoni calmierati rispetto alle medie di mercato a favore dei locatari e vantaggi fiscali per i padroni di casa (per esempio l’aliquota della cedolare secca ridotta al 10%, contro il 21 percento previsto negli altri casi). Secondo Solo Affitti, l’utilizzo del contratto raggiunge livelli massimi a Trieste (100 percento), Pescara (100 percento) e Genova (99 percento), così come sopra la media sono Firenze (80 percento), Roma (79 percento), Torino (76 percento) e Bologna (72 percento). Più bassa la diffusione del canone concordato a Bari (40 percento), Perugia (35 percento) e Palermo (10 percento).

Ma quanti sono questi studenti universitari fuori sede? Dove si riscontra la mobilità maggiore per motivi di studio? Una risposta la fornisce il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), nel suo focus Gli immatricolati nell’anno accademico 2014/2015.

Nel documento viene scattata una fotografia della popolazione universitaria e delle sue caratteristiche: anagrafiche, di facoltà e corso di studi, di provenienza scolastica e territoriale.

Il MIUR ha analizzato la mobilità di lunga gittata dei diplomati, facendo un’analisi per aree geografiche. Netta la sproporzione tra la quota di universitari che scelgono un corso di studio raggiungibile con i mezzi, o che comunque non effettuano vere e proprie migrazioni da una parte all’altra d’Italia per studiare, tra il nord (che vede tassi di permanenza in loco di oltre il 90 percento: per la precisione il 93,1 nel nord-ovest e il 91,2 nel nord-est) e il sud e le isole (rispettivamente 75,9 percento e 73,7 percento).

La mobilità è quella classica Sud-Nord: i diplomati del sud Italia frequentano un’Università del nord-est nel 4,8% dei casi nel 6,5% dei casi si iscrivono in un ateneo del nord-ovest. In tanti preferiscono spostarsi al nord (mentre è più raro che accada il contrario) per il differente livello di opportunità lavorative post-laurea. Importante la mobilità anche verso il centro, più vicino territorialmente (11,7%).

Cifre simili e addirittura superiori quelle registrate per l’Italia insulare: da Sicilia e Sardegna sono rispettivamente il 5,1 percento dei diplomati ad andare in un’università del nord-est e l’11,0 percento quelli che scelgono un corso di laurea nel nord-ovest del paese. Anche in questo caso, il centro si dimostra altrettanto interessante per intraprendere un percorso universitario: è il 9,8 percento dei diplomati a scegliere questa strada. Gli atenei del sud e delle isole ricevono un flusso di universitari provenienti dal centro e dal nord abbastanza residuale, solo il 2,2% degli studenti del centro Italia si iscrive nelle università meridionali.

 

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