«Una Università più a misura del territorio, la riorganizzazione della macchina ammnistrativa e della didattica, nuovi spazi per gli studenti e un rapporto sempre più stretto con il mondo del lavoro». È quanto si prefigge di attuare il rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari che sabato scorso si è insediato allo Steri dove rimarrà fino al 31 ottobre 2021.

Il passaggio di consegne con l’uscente Roberto Lagalla si è svolto in un’aula Magna gremita di autorità e di rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico. Presenti tra gli altri il Cardinale Paolo Romeo, il Sottosegretario del Miur Davide Faraone, il sindaco Leoluca Orlando, il vice presidente della Regione Mariella Lo Bello e il presidente della Crui Gaetano Manfredi. A moderare la cerimonia il decano dell’Ateneo Francesco Maria Raimondo, prima del suo collocamento in quiescenza.

Nell’occasione è stato firmato un protocollo d’intesa tra l’Università degli studi e il Comune di Palermo, ultimo atto dell’ormai ex Rettore Lagalla che prevede la fruizione del parcheggio di via Ernesto Basile e il comodato d’uso dell’ex Opera Pia Collegio San Rocco. L’assessore regionale all’istruzione Mariella Lo Bello ha annunciato la firma di un decreto con il quale si dispone l’erogazione di 600 dottorati di ricerca per gli Atenei siciliani, mentre Faraone ha annunciato il via libera al progetto dell’Università di Palermo per l’alfabetizzazione di immigrati a bassa scolarizzazione, con l’intento di favorirne l’integrazione e l’avanzamento culturale al polo decentrato di Agrigento. Il Ministero finanzierà il progetto con 175 mila euro.
Nel discorso di insediamento il rettore Micari ha detto di avere tanto entusiasmo, nella convinzione che si potrà fare molto per la realizzazione di un progetto comune.

«Ci sono diversi sentimenti che si affollano in questo momento nella mia mente – ha affermato Micari – gratitudine ma anche apprensione ed emozione. L’inizio è molto importante, bisognerà lavorare innanzitutto sulla revisione della macchina amministrativa che deve essere resa maggiormente performante rispetto a quello che viene richiesto ad una Università nel 2015, agire sull’offerta formativa per renderla maggiormente aderente alle esigenze del territorio, potenziare i servizi agli studenti che è una delle attività in cui intendo impegnarmi maggiormente. Inoltre dobbiamo aiutare i giovani a trovare una prospettiva di vita positiva e guardare al loro futuro. Non possiamo più formare i nostri ragazzi e poi assistere inermi alla loro partenza. La possibilità di lavorare fuori deve essere una scelta, non un obbligo. Certo l’università non basta e le altre istituzioni e la politica devono collaborare».

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