Intervengo sul dibattito su ‪‎Villa Deliella‬ con un piccolo contributo di metodo: chiediamoci come avrebbe affrontato la questione Ernesto Basile. Il miglior modo di rendere omaggio alla sua memoria è “ricostruire” la tensione civile, la passione architettonica, la capacità imprenditoriale che animavano i suoi progetti, in un equilibrio potente tra tradizione e innovazione, tra memoria e progetto, tra bricolage e sperimentazione. Significa “ricostruire” il tessuto imprenditoriale, politico, manifatturiero di questa città, indispensabile complemento ad ogni progetto di architettura. Ernesto Basile avrebbe approfittato dell’occasione di per far fare un balzo in avanti all’architettura, senza reciderne le radici, avrebbe colto l’opportunità di raccontare il dramma della demolizione di matrice mafiosa proponendo un memoriale, dove il dolore della perdita originale non viene cancellato. Insieme a Villa Deliella quella notte è morta l’età dell’innocenza della città. Per questo sono certo che Ernesto Basile avrebbe proposto un intervento dal forte valore pedagogico. Perché questo fanno la buona architettura e urbanistica, sono semiotiche e pedagogie, attivatrici di futuro e levatrici di identità. Ernesto Basile ci avrebbe ricordato che ci sono molti modi di sanare la ferita urbanistica, architettonica e civile di quel luogo, sia suturandola con una chirurgia plastica ricostruttiva, sia utilizzandola come innesto di un nuovo tessuto capace di rigenerarla e dare una nuova linfa all’intero corpo. O forse lui avrebbe saputo fare entrambe le cose, e noi dobbiamo almeno tentarci.
Grazie Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco per aver riproposto la questione e benvenuta polemica se fa parlare questa città di Basile, di architettura, di qualità, di memoria e di futuro. Adesso è il momento di “ricostruire” un progetto di città, che è sempre un progetto collettivo.

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