«L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria». Queste le parole di Primo Levi a ricordarci che «ricordare è il primo tassello per costruire un futuro centrato sul valore e sul rispetto dei diritti umani».

L’Università degli Studi di Palermo ricorda le vittime dell’Olocausto e i cinque i professori ebrei dell’Ateneo privati della cattedra e licenziati nel 1938 a causa delle leggi razziali: Emilio Segrè, Maurizio Ascoli, Mario Fubini, Alberto Dina e Camillo Artom.

La celebrazione è in programma mercoledì 27 gennaio alle ore 16:30 nella sala Magna dello Steri, nella Giornata della Memoria, che vedrà i saluti del Rettore Fabrizio Micari, e un seminario che si articolerà fra storia e memoria introdotto e moderato dal professore di Storia contemporanea, Matteo Di Figlia.

Seguiranno due contributi storici a cura di Elena Mazzini, dell’Università di Firenze, su La partecipazione degli ebrei italiani alla Grande Guerra fra mobilitazione civile e impegno militare e Roberta Raspagliesi, dell’Università di Catania su Guido Jung, Ettore Ovazza, Oscar Sinigaglia. Tre percorsi ebraici tra Grande Guerra, fascismo e leggi razziali. Nel corso dell’incontro Ugo Foà porterà la sua testimonianza sui risultati prodotti dalle leggi razziali antiebraiche in Italia del 1938.

Una corona di alloro sarà deposta sulla lapide situata allo Steri che ricorda i cinque docenti ebrei espulsi, un segno tangibile di ricordo delle vittime dell’intolleranza e monito perché mai più il razzismo entri nelle aule universitarie. I cinque docenti, umanisti e scienziati di grande livello, furono allontanati il 16 ottobre 1938, in forza dei decreti legge del 2 settembre del ministro Bottai che sancirono l’espulsione degli ebrei da ogni scuola dall’asilo fino all’Università. Il 10 novembre ci sarebbe stata la promulgazione delle leggi razziali del Gran Consiglio del Fascismo.

Emilio Segrè, ordinario di Fisica sperimentale, è colui che più tardi, negli Stati Uniti, avrebbe collaborato con Enrico Fermi nella messa a punto del primo reattore nucleare, ottenendo per questo il Premio Nobel. Maurizio Ascoli è un clinico, famoso per avere scoperto una cura per la tubercolosi basata sulle iniezioni endovenose di adrenalina: talmente autorevole che un anno prima della cacciata, in occasione della visita di Mussolini a Palermo (20 agosto 1937), viene portato al cospetto del duce con un gruppo di ammalati guariti con la sua terapia. L’italianista Mario Fubini è straordinario di Letteratura. Alberto Dina è ordinario di Ingegneria elettronica e Camillo Artom è un fisiologo di valore.

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