Ieri mattina, il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, ha preso parte alla conferenza internazionale Tradurre la migrazione nelle arti visive e nella scrittura contemporanea, in corso anche oggi presso il Museo Internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, organizzata dall’Università degli Studi di Palermo -Dipartimento di Scienze Umanistiche, in collaborazione con l’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, la Fondazione Ignazio Buttitta, l’Associazione Festival delle Letterature Migranti, la Fondazione Orestiadi e il Comune di Palermo e si inserisce tra i 210 eventi organizzati nel 2016 in occasione della celebrazione del 210° anniversario dalla fondazione dell’Ateneo di Palermo.

A proposito della conferenza, il rettore Fabrizio Micari ha affermato: «Ho tenuto in modo particolare a portare, insieme al Sindaco, i saluti alla conferenza Tradurre la migrazione nelle arti visive e nella scrittura contemporanea, che si inserisce tra i 210 eventi organizzati in occasione della celebrazione del 210° anniversario dalla fondazione del nostro Ateneo. Questa iniziativa culturale, promossa dal Museo delle Marionette, si integra nel solco della nostra missione: dare ai nostri giovani un’educazione che costruisca pace e non divisione. La nostra Città e la nostra Università sono inclusive e accoglienti, capacità che l’arte e la letteratura riescono meglio a esprimere in quanto effettivi espedienti collaborativi di azione sociale ed efficaci veicoli di comunicazione cross-culturale. La conferenza offre una testimonianza diretta sull’attuale stato di emergenza che investe le identità migranti contemporanee, oggi tra le questioni sociali e politiche più urgenti, e favorisce una cultura dell’integrazione e dell’accoglienza, temi su cui la nostra istituzione svolge un’attenta attività di rafforzamento sui giovani».

Ecco, poi, le parole del sindaco Leoluca Orlando: «Il secolo scorso è passato alla storia per la conquista dei diritti civili da parte delle donne e da parte di molte minoranze etniche e culturali, mentre quello che stiamo vivendo rischia di essere ricordato per il dramma dei migranti, tematica attuale e complessa attorno a cui ruota questa importante iniziativa. Agli organizzatori di questo convegno va tutto il mio apprezzamento. Questi due giorni rappresentano un passo ideale nel percorso che, anche attraverso il Festival delle letterature migranti, ha portato e porterà a una serie di manifestazioni sulle arti migranti, quale nuovo e generalizzato campo di riferimento dell’arte contemporanea, sino a giungere a Manifesta 2018».

1 risposta

  1. Rosa Rita La Marca

    «Legum…servi sumus ut liberi esse possimus» (1), così recita una diffusa citazione di Cicerone, nella quale egli esprime l’idea della libertà politica come conseguenza dell’asservimento alla Legge (2). È fatto noto, d’altra parte, che lo Ius romano, e la connessa Iustitia, erano intese come manifestazioni del Fas, il diritto divino; la Libertà, in senso metafisico, era quindi una conseguenza del rispetto del Fas.

    L’Idea della Libertà rappresenta l’origine di ogni pensiero sul rapporto tra umano e divino e, in generale, tra creatura e Creatore: qualsiasi rapporto tra finito ed infinito, e finanche tra enti finiti, è misurabile innanzitutto come un dato grado di libertà di un ente rispetto all’altro, o della creatura rispetto al Creatore. Questo grado di libertà è esprimibile come rapporto numerico, concettuale o sensoriale.

    Questa Libertà intesa come conseguenza del rispetto del diritto divino, rifacendosi alla classica distinzione tra libertà di e libertà da, è sì una libertà di manifestarsi come soggetto, come Io, ma ciò a patto di essere libero, a tal fine, da ogni impedimento altrui. Ogni Libertà, sin dalla sua radice metafisica, quindi, è innanzitutto una libertà da, e solo come conseguenza una libertà di (3). In altri termini, poiché la mia libertà da impedimenti, all’interno di una comunità, può essere garantita solo da una Legge superiore, e non certo da me stesso o da altri singoli individui, la libertà da richiede a monte un dovere di rispetto della Legge, che ordina tale libertà da, per tutti i soggetti subordinati. In senso metafisico, per tutti gli enti.

    Citazione tratta da un articolo di Daniele Del Bosco dal titolo “Libertà e Tradizione”

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