In uno scenario globale in costante evoluzione come quello energetico, che impone sempre più l’utilizzo di fonti di energia pulite e rinnovabili, il fotovoltaico rappresenta una tecnologia alla quale sarà sempre più difficile rinunciare.

Il settore è in forte crescita e la ricerca propone continue innovazioni.

In tale contesto, di particolare importanza è la ricerca condotta negli ultimi anni dalla professoressa Isodiana Crupi, nella foto, associato del Dipartimento di Energia, Ingegneria dell’Informazione e modelli Matematici (Deim), sull’utilizzo di nanoparticelle di oro e di argento per aumentare l’assorbimento di luce in celle solari a film sottili, sfruttando gli effetti plasmonici.

Nonostante i notevoli avanzamenti riportati in letteratura sull’argomento, all’interno della comunità scientifica continua tuttavia ad esserci grande discussione sul fatto che l’incremento di luce assorbita si verifichi, piuttosto che nel materiale attivo del dispositivo fotovoltaico, all’interno delle nanoparticelle metalliche, risultando dunque indesiderato.

In tale contesto, da una stretta collaborazione tra il gruppo di ricerca del professor Francesco Priolo del Cnr-Immdi Catania, del dottor Antonín Fejfar del Czech Academy of Sciences (Cas) a Praga e il centro di ricerca portoghese Cenimat, è stato possibile misurare separatamente l’assorbimento utile e le perdite parassite dovute alle strutture plasmoniche, combinando in maniera opportuna, per la prima volta in letteratura, diverse tecniche spettroscopiche.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports (gruppo editoriale Nature).

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