C’è un’università che riesce a sovvertire le regole accademiche, andando al di là dei soliti percorsi didattici; ad aprire le porte delle aziende agli studenti, creando connessioni con il mondo del lavoro.  Avvalendosi anche di un gruppo di professionisti esterni – specializzati in vari settori – con l’obiettivo di valorizzare i progetti portati avanti dagli studenti.

È la storia del Laboratorio di disegno Industriale del Corso di Studi in Architettura. L’Università in questione non si trova a Milano né a Torino, ma nel profondo Sud: a Palermo.

Giunto al suo quarto anno di attività, il Laboratorio tenuto dal professore Dario Russo è riuscito a coinvolgere un numero più ampio di collaboratori, grazie anche al sostegno economico dei soggetti privati (sette in tutto) che hanno deciso di scommettere sulle potenzialità dei giovani aspiranti architetti.

È nato così un team di professionisti che comprende un direttore della fotografia, un grafico, un visualiser, un addetto stampa, un editor e due social media manager. Storie diverse, che hanno molti punti in comune: ogni singolo componente del team vive e lavora in Sicilia, esercita prevalentemente l’attività di libero professionista, ha un’età inferiore ai 40 anni, ed è entrato a far parte del Laboratorio perché ha intravisto in esso un modello in grado di rompere lo schema secondo cui al Sud il lavoro si ottiene con la raccomandazione e piuttosto che per meritocrazia.

Cosa c’entrano un direttore della fotografia, un grafico, un visualiser, un addetto stampa, un editor e due social media manager con il design (core business del Laboratorio)?

Basta qualche accenno all’attività svolta dai componenti del team per capirlo. «Il mio lavoro – spiega Fabio Florio, direttore della fotografia – è di sviluppare fotograficamente i concetti racchiusi nei progetti degli studenti».

Non un semplice fotografo quindi, «ma un professionista che trasforma le idee in immagini».

Dalle immagini al testo. È qui che entra in gioco l’editor Tiziana Di Maria, laureata in Lettere e in Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità: «Durante il corso ho seguito i ragazzi nell’elaborazione dei testi a supporto dei loro progetti. Un lavoro appassionante e appassionato che mi ha portato, com’era inevitabile, a immergermi in una vera e propria fucina di idee».

Anche Salvo Vecchio, dopo essersi laureato nel 2014 in Disegno Industriale, è passato dall’altro lato della barricata.

«Da due anni – dice – dopo aver concluso la mia formazione di studente di Disegno Industriale, alla quale ho subito dato senso lavorando come grafico freelance, mi sono cimentato nell’affiancare il professore Russo nella conduzione del Laboratorio di Disegno Industriale. Il mio ruolo consiste nel fornire ai ragazzi il know-how tecnico-informatico indispensabile (e sovente trascurato) per imparare che un buon progetto passa anche, ma non solo, dalla sua veste grafica».

Il visualiser Saverio Albano invece si è occupato «delle scenografie per contestualizzare i progetti, attraverso i rendering». Un’attività, aggiunge, «necessaria a far diventare un prodotto accademico appetibile per il mercato».

Gabriele Virga, in collaborazione con Giuseppe Zito, ha curato la comunicazione sui social network ed in generale sui canali web «per dare visibilità ai progetti degli studenti e alle aziende, creando un interesse anche per chi non si occupa di design. Il web – sottolineano – è una ‘vetrina’ da sfruttare per invogliare nuove aziende a investire nel Laboratorio».

Dietro ogni singolo progetto di design c’è sempre almeno una notizia: serve quindi un addetto stampa per divulgarla all’esterno.

«Tenere i rapporti con la stampa – spiega Daniele Ditta, giornalista professionista – è fondamentale per portare all’attenzione dell’opinione pubblica determinati messaggi o iniziative che scaturiscono dall’attività svolta all’interno del Laboratorio. Una realtà accademica, aperta al mondo dell’imprenditoria e che con esso collabora, di per sé fa già notizia in una terra come la Sicilia. Se poi è in grado di favorire nuova occupazione, introdurre elementi d’innovazione, reinterpretare o riscoprire il passato, dare un contributo alla vivibilità delle nostre città piuttosto che salvaguardare l’ambiente, ciò significa che ogni progetto proposto dagli studenti del Laboratorio acquisisce tutti i crismi della notiziabilità».

«Il design – conclude il professore Dario Russo – non è un’attività individuale, solitaria, ma un gioco di squadra: più progettisti concorrono allo sviluppo di un’idea che diventa prodotto e viene comunicata nel miglior modo possibile. Per questo è molto importante per gli studenti entrare in contatto con un gruppo di professionisti, esperti di ambiti specifici connessi al progetto: dall’editing alla comunicazione virale».

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