Riceviamo dall’associazione Onda Universitaria e pubblichiamo (il testo è di Alessandro Cammalleri):

«Magnifico Rettore Micari,

è bene dirlo fin dall’inizio: questa lettera sulle conseguenze della ZTL non si unirà al coro delle voci dei signornò schieratisi contro la novità settimanale. Non lo farà perché di fronte a cotanta innovazione positiva la comunità universitaria non può palesare resistenze. Non lo farà perché questa città, prima o poi, dovrà avere una ZTL e quindi è migliore la strategia per cui non si continui ad indugiare. Non lo farà perché – diciamocelo – la ZTL è cosa sacrosanta e giusta in ogni grande città, dotata di servizi. Poi, che, Palermo oggi non sia città di servizi è una valutazione che ognuno farà secondo le proprie esperienze.

Gli studenti, con cui la scrivente porzione di rappresentanza si interfaccia, reputano questi servizi esigui ed è pertanto nostra volontà rappresentare questi disagi con lo spirito propositivo di chi ha la certezza che la collaborazione e lo studio della comunità universitaria possa realizzare la necessità, e insieme la speranza, di una Palermo a misura di studente.

È dei servizi che oggi non ci sono e che domani ci saranno che questo testo vuol parlare. E lo vuole fare, si badi, non riferendosi agli universitari i quali vogliono vivere Palermo senza rinunciare, alla ZTL, alla possibilità di vivere in una città universitaria, e però pure – senza nessuna moralizzazione – a un minimo di agiatezza, necessaria allo studio, che nel caso specifico si può riassumere nella capacità di movimento e di raggiungimento del centro storico.

Intendiamo cogliere la sfida di innovazione che la politiche comunali ci lanciano. Vogliamo partecipare in modo propositivo alla realizzazione di una Palermo che sia “Città Universitaria”. Siamo sicuri che la ZTL sia un’occasione. Non sarà dagli studenti che verranno alzate delle barricate. Abbiamo, altresì, intenzione di lottare perché vengano garantiti i servizi agli studenti nella coscienza assoluta che tutelare ottimi servizi di mobilità significa promuovere e garantire il diritto allo studio di cui la rappresentanza studentesca si fa garante.

Sia consentita una puntualizzazione. Vero è che la Cittadella Universitaria non è lambita dalla ZTL. Ma apparirebbe come se ci si fosse dimenticati delle sedi storiche: proprio quelle da valorizzare per il loro grande rapporto con la città. Forse non ci si è dimenticati e si è deciso, piuttosto, di non aprire il centro storico agli universitari perché avrebbe significato aprire il centro storico a circa diecimila giovani in salute e che quindi capaci di “farsela a piedi”. In fin dei conti non è proprio sbagliato. Il fatto è che nei pressi di quelle sedi storiche i servizi di car e bike sharing sono desaparecidos. E quando ci sono, hanno misure ridicole dato che la stazione di bike sharing di fronte l’ex facoltà di Giurisprudenza ha pochissime postazioni (uno stallo per 5 bici). Non soddisfacenti possono ritenersi la presenza di car sharing nelle più immediate prossimità dato che si trovano nei pressi del Teatro Massimo e nei pressi della Stazione Centrale e della cassa di Risparmio. Assenti, infine, sono le linee di collegamento tra i vari plessi.

Insomma, le riforme della mobilità attuate dal Comune di Palermo sembrano essere assunte senza aver considerato la presenza dell’Università. Non è stata presa in considerazione, inoltre, buona parte dell’utenza dell’università proveniente dalla provincia o se si preferisce dall’area vasta .

Ora, a titolo esemplificativo si propone di prendere il caso di un giovane studente proveniente dall’area vasta e che quindi vive a circa mezz’ora dalla città. I servizi pubblici di collegamento lasciano un po’ a desiderare e di certo mal si conciliano con le esigenze e gli orari di frequenza alle lezioni e di studio cosicché questo studente decide di raggiungere il proprio luogo di studio con la propria auto. Arrivato a Palermo posteggia – fintanto che non sarà attivato il parcheggio a pagamento – in Viale delle Scienze e poi usufruisce del bike sharing, no? No, perché non si trova l’ombra di una stazione di biciclette prima di Villa Bonanno, figuriamoci dentro la cittadella universitaria!

Allora prova con il car sharing per poi constatare che la flotta a disposizione è talmente esigua da non essere considerabile (8 stalli in tutta la cittadella).

Potrebbe prendersi il bus che collega le sedi delle varie facoltà ma, questo, non esiste!

L’anno passato le associazioni universitarie di Giurisprudenza e fra queste una delle scriventi, S.C.I.A., avevano provato a dialogare con le istituzioni. L’assessore Catania, allora, aveva risposto consigliando di parcheggiare al Parcheggio Basile e poi prendere il bus che, in ben 7 minuti, avrebbe portato gli studenti a Giurisprudenza. Atteso che in 7 minuti, con il medesimo percorso e le medesime fermate si riesce a giungere a destinazione forse in motorino; il ritorno è garantito in 7 minuti o in 27?

Rimane non trattato il tema dei biglietti perché pur di servizi efficienti li si pagherebbe di buon grado. Rimane insoluto, invero, perché il vero tema è un altro come si può continuare a immaginare che Palermo possa essere una città a misura di universitari a queste condizioni? O si immagina una città universitaria senza studenti?

In quanto rappresentanti degli interessi degli studenti – sentiti i malumori della popolazione studentesca – non vogliamo alzare muri o protestare contro le istituzioni. Onda Universitaria chiede al Magnifico Rettore, Fabrizio Micari pertanto, di incardinare un dibattito che ci veda, noi e lui, protagonisti di una riflessione volto al potenziamento – in poche settimane – dei servizi di mobilità, minimi, per gli universitari. Un dialogo che ci veda protagonisti di una stagione specie in vista della più drammatica cesoia con le nostre – forse errate ma pur sempre sacrosante – abitudini che rappresenterà l’apertura del nefasto parcheggio.

Intavolare un dibattito serio per rendere meno traumatica l’esperienza della ZTL prima, e del parcheggio poi, ci sembra l’unica soluzione non solo per tutelare il diritto allo studio ma anche per instillare alla comunità universitaria una coscienza di sè stessa sempre più profonda. A questa sfida le scriventi associazioni universitarie sentono l’obbligo di partecipare ed è, pertanto, mossi da questo auspicio, nella certezza di positivo riscontro, che le chiediamo un incontro per avviare le riflessioni sul metodo e sul merito delle questioni poste».

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