Quando ho ricevuto la notizia dell’inaugurazione dell’anno accademico da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, provenivo da un incontro con la mia direzione, per tentare di risolvere delle criticità relative ad aule piccolissime, carenti di sedie, banchi, spazio, luce, sistemi di riscaldamento/raffreddamento e spesso carenti di proiettori o lavagne. Inoltre la carenza delle aule causa un’organizzazione degli orari davvero incredibile, talvolta estremamente difficoltosa per i pendolari, come orari 8-10 buco fino alle 14 e poi 14-18. Non per colpa dei dipendenti che fanno mille peripezie per incastrare gli orari, ma per colpa della mancanza di strutture e fondi.

Per non parlare dei bagni che in molti casi si trovano senza carta igienica e sapone, quando puliti.

Ma è chiaro che i dipartimenti fanno quel che possono con i pochi fondi che hanno a disposizione, per cui non ci aspettiamo miracoli dai direttori.

È noto come da tempo le politiche degli ultimi governi che si sono succeduti hanno sempre tagliato fondi all’università e ricerca.
A tal punto che in tutti i dipartimenti ci si è aiutati come si può: docenti e studenti costretti a spostarsi con mezzi propri, a proprio rischio e pericolo, per una visita tecnica, docenti che si inventano mille cose per fare un laboratorio a costo zero, docenti che si autofinanziano la didattica.

Per questo mi sento particolarmente preso in giro dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, e del suo esecutivo di governo, che non solo non hanno preso misure di breve termine di investimento sulle strutture universitarie, ma piuttosto hanno solo complicato la vita in molti casi, creando una burocrazia inutile per l’ottenimento dell’isee, che potrebbero bypassare chiedendo i documenti direttamente alle banche.

Per quanto sopra detto, ho invitato i miei colleghi, e invito ora i lettori, tra i quali spero molti docenti, a non presenziare all’evento inaugurativo in segno di protesta nei confronti di un governo che dovrebbe porre maggiore attenzione verso i problemi seri del mondo dell’Università e della ricerca, e minore attenzione verso la redazione di modifiche costituzionali che servono solo al tornaconto della politica (se tale si può definire) e non a risolvere i problemi reali.
Invito gli stessi a diffondere la notizia e a fare tutto il possibile al fine di disertare l’appuntamento.

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