Riceviamo da RUM e pubblichiamo:

«In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, l’associazione universitaria RUM – Rete Universitaria Mediterranea ha unito la propria voce a quelle innumerevoli che ogni giorno si spendono per arginare un fenomeno che attesta mancanza di civiltà e arretratezza sociale e morale.

Quello della violenza sulle donne è un problema dai più vissuto a più velocità: è quasi una questione che si sente ma non si vede e molti continuano a vagare nell’assoluta ignoranza di ciò che accade anche tra le mura domestiche, per non dire sulle nostre strade, un problema che sembra essere vissuto soltanto dalle vittime di arbitri e violenze.
In questo frangente, la sola consapevolezza che delle vistose crepe si fanno strada alle fondamenta della nostra civiltà è un passo avanti enorme e chi deve raccogliere il testimone della sensibilizzazione se non tutti noi, ogni giorno e in ogni luogo?

La domanda che ci si pone dunque è come essere ovunque nello spazio e sempre nel tempo? Chiaramente tramite i social network in cui la nostra associazione (che per sua vocazione è infatti una “rete”), non solo per l’ambito universitario ma anche sul piano culturale, è ben radicata.
La scelta comunicativa alla base dell’iniziativa che presentiamo è quella del fenomeno che in queste settimane spopola per il web: la #MannequinChallenge.
Per i profani del web si tratta di un’attività di gruppo, la ripresa di un filmato in cui degli attori stanno immobili in pose plastiche diverse a seconda del contesto e del messaggio del video stesso: il fenomeno è diventato presto virale.

L’obiettivo che ci si è posti come gruppo è stato quello di fare luce su una realtà, quello della violenza non solo fisica ma anche morale, fatta di insulti, sguardi e atteggiamenti apparentemente banali, laddove regnano spesso omertà e un’antica vergogna.
Ecco che per le strade di Palermo nostri ragazzi si sono resi, immobili, attori di scenari ben conosciuti: gli sguardi lascivi e sporchi lanciati da passanti a una ragazza sola e il brutale istinto sessuale di chi non può avere chi desidera e che quindi ricorre alla forza. Non mancano giustamente scene domestiche, poiché la violenza vive bene proprio lì dove può essere nascosta, tra le lacrime celate da capelli corvini e tra le grida di un arcaico maschilismo.

Un contributo piccolo, piccolissimo ma che si spera possa abbattere, con tutta la forza distruttiva del web, muri di silenzio».

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