Non sono un attivista, né tanto meno un rivoluzionario.

Voglio solo gridare a bassa voce quello che ho dentro, facendo muovere queste dita come se godessero di vita propria, autonome, guidate da un sangue bollente che circola nervoso, dando voce a quello che un ex-studente lavoratore come me ha vissuto sulla propria pelle per tutto questo tempo.

Ho passato quattro anni dentro l’Università in qualità di studente lavoratore e ripensandoci, ora che tutto è finito, posso dire che sono stati anni meravigliosi.

Nessuno però sa, escluso chi vive queste situazioni giornalmente in qualità di studente, quanto è strana la sensazione che si prova, sentendosi umiliati davanti a tutti, presi in giro e, come se non bastasse, trattati come delle bestie da alcune persone da cui invece vorresti e dovresti solo imparare cose positive e di alto valore.

Nella mia carriera ho avuto a che fare con tanti professori, la maggior parte di loro preparatissimi, appassionati della loro materia, ottimi insegnanti e uomini (nel senso generale del termine), in grado di trasmettere valori solidi e passione accesa ai loro alunni.

Uomini apprezzabili, esempi che ho cercato di seguire, entrando nei loro modi più ampi di pensare, per migliorare me stesso.

Ma ce n’è anche una parte (per fortuna solo alcuni professori) totalmente disinteressati, insoddisfatti, insensibili e sopratutto poco attenti a rendere i momenti di insegnamento come qualcosa di altissimo valore.

Ho visto questi stessi professori insensibili trattare gli studenti lavoratori (come ero io) come studenti poco seri, che prendono totalmente sottogamba l’Università – credendo di poter gestire lo studio ed il lavoro in parallelo – e prenderli per nullafacenti quando invece sono completamente l’opposto.

Come se avere voglia di mettersi in gioco, di imparare facendo, di apprendere sperimentando, di essere indipendenti e iniziare ad alleggerire il grosso peso che grava sopra le grosse spalle dei genitori fosse un demerito e un segno di inconsapevolezza e irresponsabilità, piuttosto che di coraggio, voglia e responsabilità assoluta.

Oppure come se avere semplicemente il bisogno di lavorare per potersi pagare gli studi, non accontentandosi del «per te che sei nato in questa famiglia è impossibile», fosse un demerito.

Non sto parlando di diritti degli studenti, dato che non ne sono per nulla competente, e non voglio neanche cadere in squallidi e ridicoli “discorsi da bar” in cui chiunque dice quello che andrebbe fatto, rimanendo però al poso suo.

Sto parlando semplicemente della voglia di dare a chiunque la possibilità di giocare la sua partita alla pari con gli altri, senza il bisogno di essere in qualche modo etichettato da persone che preparano gli studenti ad un mondo che in realtà non esiste.

Ho visto questi stessi professori ridere davanti ad una risposta sbagliata, come se a loro non fosse mai successo di sbagliare o come se a noi studenti non fosse concesso di non sapere qualcosa.

Ho sentito frasi tipo:
«Vediamo se lei è più stupido del collega precedente».

E sinceramente non è questo che mi aspetto da chi dovrebbe essere un insegnante.

Sinceramente credo che l’Università sia l’esatta fotografia del mondo, e purtroppo nel mondo uno Studente Universitario deve sapere che troverà anche questo.

Voglio concludere dicendo che il mio è semplicemente uno sfogo, un grido di rabbia ed in particolare un invito al cambiamento e al miglioramento rivolto a qualsiasi figura (studenti, professori e chiunque altro, ognuno per il suo ruolo).

Non tollero vedere studenti depressi per via degli altri, studenti che smettono di credere e desiderare ciò che in realtà vorrebbero solo perché gli viene detto che in realtà è impossibile fare certe cose, oppure semplicemente perché gli viene fatta una pressione psicologica così alta da essere retta con difficoltà.

Studenti, andate dritti come treni verso i vostri obiettivi e se è il caso, impazzite e uscite fuori dai binari.

Io ho sempre studiato e lavorato contemporaneamente e nonostante le mille difficoltà, sono riuscito comunque ad avere anche ottimi risultati all’Università, e se avessi dato ascolto a tutti quelli che avevo attorno, avrei rinunciato a fare ciò che ho fatto già dal primo giorno.

Se mi fossi adattato ad un sistema che mi remava contro, mi sarei appiattito e probabilmente non mi sarei neanche mai laureato.

Perciò, vi invito a non adattarvi mai, perché rischiate di appiattirvi e di non alzare mai la testa, di non uscirla dalla scatola e ragionare, di non aprire gli occhi e guardare come funzionano le cose nella “vita reale”, fuori le mura dell’Università.

Cercate di capire se c’è qualcuno che ha già ottenuto i risultati che voi vorreste e vedete di capire qual è stata la sua esperienza e come c’è riuscito, perché se c’è anche uno solo che l’ha fatto, significa che non è impossibile.

Date solo ascolto a lui.

Dedicato a tutti gli studenti che ogni giorno lottano e ambiscono: non pensate solamente a difendere i vostri diritti, pensate sopratutto a difendere sempre i vostri sogni!

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