Che cosa vuole fare Fabrizio Micari? Il rettore o il presidente della Regione?

All’Ansa ha dichiarato «Se ci saranno le condizioni e un progetto che mi permetta di continuare il lavoro che sto facendo per garantire il futuro dei nostri giovani non sarei certo io a tirarmi indietro», lusingato dalla proposta, che somiglia al sacrificio di un nome sacrificabile prima della fase in cui si fa sul serio, da parte del sindaco Orlando. Ci mancherebbe che si candidasse con un cattivo progetto (che dichiarazione nonsense!) ma pensa forse di ricoprire entrambi gli incarichi?

Sarebbe già inopportuna a prescindere la sua candidatura. I rettori non scendono in politica, anzi dovrebbero rimanere terzi e ricordare qual è il loro ruolo: primi inter pares della comunità scientifica che rappresentano. A maggior ragione dovrebbero occuparsi del loro compito senza distrazioni (ma qui pesa la lezione di Orlando che trascura il Comune e fa il politico regionale, quando non prova a fare politica estera…) se sono in carica da neanche due anni.

Ma è qualcosa che non sembra riuscire bene al rettore in carica, evidentemente tentato dalle sirene della politica e divorato da una profonda ambizione personale che non può andare a discapito dell’Ateneo.

Una vicinanza alla politica e uno spirito di parte si sono notati in alcune scelte a dir poco infelici, come quella di invitare Matteo Renzi in piena campagna elettorale referendaria ad aprire un anno accademico che ha fatto il paio col diniego di aule ai Comitati del no. Nell’ufficio Comunicazione ha chiamato da Torino (con un comando che grava sull’Ateneo) due signore che provengono dalla corte politica di Piero Fassino e che avevano già lavorato alla campagna elettorale 2012 di Ferrandelli (Che farebbero in una eventuale campagna elettorale? Lavorerebbero per la campagna lasciando la posizione allo Steri?).

È presto per giudicare l’esperienza di rettore di Micari (certo ho sentito diversi mugugni da docenti, amministrativi e studenti) ma in alcune questioni (anche quella relativa a questo blog, certamente) non ha mostrato a mio avviso capacità di mediazione e moderazione. Sembrano qualità indispensabili per un politico. Le avrebbe da presidente?

Se la candidatura che in questo momento sembra probabile sfumasse come sarebbe visto in Ateneo?

Micari vuole rappresentare Unipa o fare il politico? Niente di male, ma scelga.

2 Risposte

  1. Sad

    Orlando lo sta bruciando ma tanto non ha l’acume per capirlo. Non so se c’e’ da preferire che resti a far danni a Unipa.

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  2. CT

    La considerazione che l’Università ed il suo sistema di governance debbano mantenere una netta indipendenza dalla politica è naturale, logica e facilmente apprezzabile. Forse, tuttavia, non bisognerebbe considerare l’impegno politico e sociale del Professore Micari quale sintomo di una nuova e preoccupante permeazione della politica nella struttura della nostra Università. Fin dall’inizio del mandato di Rettore Fabrizio Micari si è distinto per aver profuso un costante impegno nella missione di risollevare la qualità delle attività cardine dell’Ateneo (didattica e ricerca) e dei servizi erogati agli studenti ed alla comunità cittadina. E’ a mio parere innegabile che l’attuale Rettore ed i Pro-Rettori, in sinergia con gli Organi di Governo dell’Ateneo, abbiano lavorato nella direzione di restituire centralità alla cultura quale fulcro della realtà universitaria palermitana e di garantire trasparenza alla sua amministrazione. Ogni decisone, ogni scelta, ogni chiara presa di posizione crea fisiologicamente malcontenti e se i giudizi positivi vengono a volte sottintesi, altre volte appena sussurrati, quelli negativi sono usualmente urlati a gran voce. Ad Unipa serve che Palermo e la Sicilia migliorino ed alla Società Siciliana servono Università capaci di generare cultura ed eccellenza e di comunicarne i valori. Personalmente vedo l’espressione di disponibilità di Fabrizio Micari a candidarsi alla Presidenza della Regione come volontà di ribadire l’impegno orientato al sostenere una virtuosa influenza reciproca tra la comunità universitaria e la società civile, spostando gli obiettivi ad un livello più alto di quello raggiungibile da Palazzo Steri. Se alla Presidenza della Regione approdasse “un Fabrizio Micari”? Forse qualcosa rischierebbe di cambiare e persino in una società reazionaria come la nostra questo potrebbe alla lunga essere accettato come elemento positivo.

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