Si svolgerà martedì 12 settembre nell’aula seminari dell’edificio 12 (ex facoltà di Lettere e Filosofia) l’assemblea a sostegno dello sciopero dei professori, ricercatori universitari e ricercatori degli enti di Ricerca in corso durante la sessione autunnale.

Il comunicato:

«SOSTENIAMO LO SCIOPERO DEI DOCENTI.
BLOCCHIAMO L’UNIVERSITA’!

Siamo studenti e docenti dell’Università degli Studi di Palermo che non rispondono a logiche sindacali o di partito. Quello che ci interessa è riaprire spazi ampi di discussione, confronto e mobilitazione per bloccare la distruzione dell’Università .e della ricerca al Sud.

L’anno accademico che si appresta ad iniziare sarà caratterizzato dal tanto discusso sciopero dei docenti. Questo sciopero nello specifico è stato indetto a livello nazionale dal “Movimento per la dignità della docenza universitaria” e prevede l’astensione dallo svolgimento del primo apppelo degli esami di profitto nelle università italiane durante la sessione di esami autunnale che va dal 28 agosto al 31 ottobre. Nelle Università (come la nostra) in cui è previsto un solo appello, questo verrà spostato di quattordici giorni rispetto alla data ufficiale pubblicata sul portale studenti. Attraverso questa pratica professori e ricercatori di 79 sedi universitarie ed Enti di ricerca italiani, chiedono l’adozione di un provvedimento di legge che determini lo sblocco delle classi e degli scatti stipendiali, bloccati nel quinquennio 2011-2015, dal 1°gennaio 2015.
L’indizione di questo sciopero è arrivata a causa della totale disattenzione mostrata, dal Ministero dell’istruzione Università e Ricerca, dall’ex Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica, nei confronti di questo tema. Numerosi sono stati gli appelli e le lettere scritte e sottoscritte da decine di migliaia di docenti di tutta Italia indirizzate proprio a queste figure istituzionali, rimaste inascoltate. Proprio per questo oggi 5444 professori e ricercatori di tutto il paese hanno deciso di aderire a questo sciopero e tentare la pratica del blocco coordinato a livello nazionale per riportare l’attenzione sulla questione, per mettere alle strette il ministero, per costringerlo a prendere in esame le rivendicazioni.
A Palermo più di un centinaio di professori e ricercatori hanno aderito a questo sciopero e crediamo sia necessario, in quanto studenti dell’Ateneo palermitano, prendere parola a partire però da un ragionamento complessivo sulla situazione degli atenei meridionali.
Nonostante le ultime uscite del Ministro Fedeli a proposito dell’aumento del FFO (fondo di finanziamento ordinario) per l’anno accademico 2017/2018, sappiamo bene quanto siano inadeguate le politiche di cui anche i predecessori dell’attuale ministro si sono resi protagonisti e fautori. Politiche che hanno accentuato in maniera visibile la differenza di trattamento tra quelli che ormai le istituzioni definiscono atenei di “serie A” e atenei di “serie B”. Alla progressiva diminuzione degli investimenti statali destinati all’università pubblica, è corrisposto un aumento esponenziale dello scarto tra i fondi erogati annualmente alle università di punta del centro e del nord Italia e quelli erogati agli atenei meridionali. Non è un caso, infatti, che nel periodo che va dal 2008 al 2015 le università che maggiormente hanno visto diminuire i finanziamenti statali complessivi sono quelle del Sud (Palermo, Messina, Catania, Bari, Politecnico di Bari, Lecce, Napoli Federico II, Napoli L’Orientale, Sassari, Cagliari). Tutto questo ha avuto ricadute importanti e tutt’ora visibili. Negli ultimi anni si è registrato un sostanziale abbassamento degli standard di qualità di questi Atenei: abbassamento della qualità dei servizi, della didattica e della ricerca. Tutti elementi che rendono arduo e complicato il percorso di formazione degli studenti. Strutture inadeguate e laboratori inesistenti hanno fatto da contorno nel raggiungimento di una laurea considerata ormai nettamente inferiore rispetto a quelle ottenute negli Atenei del Nord. La diminuzione significativa di iscrizioni negli atenei meridionali è un primo effetto visibile di questa dequalificazione strutturale degli Atenei del Sud. Le cause di questi fenomeni non sono da ricercare o da studiare attraverso chissà quale analisi antropologica che attribuisce colpe all’incapacità incurabile dei cittadini del meridione. Le colpe, le responsabilità sono da attribuire a chi ha gestito e organizzato scientificamente il de-finanziamento degli atenei del sud. Per questo crediamo che le cause siano tutte da ricondurre all’operato del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca che, a prescindere dai vari ministri che l’hanno presieduto, è stato l’organo di potere attraverso cui si sono sostanziate le riforme che hanno portato alle condizioni attuali gli Atenei meridionali. Le contingenze che costringono professori e ricercatori ad aderire a questo sciopero possono essere inserite in questo quadro. In più, con riferimento alla specificità meridionale tracciata, il blocco delle classi e degli scatti stipendiali può essere connotato come un ostacolo in più nel percorso di formazione degli studenti all’interno del mondo accademico. Professori e ricercatori (o aspiranti tali) già oggi vedono di molto ridotte le possibilità di lavorare e fare ricerca al sud: 95 milioni per 300 progetti di ricerca sono stati messi a disposizione nel settembre 2016, solo il 20% di questi è andato nelle regioni del mezzogiorno. Anche qui le responsabilità sono da attribuire al MIUR e ai criteri di divisione dei finanziamenti che esso stabilisce. Questi, a nostro avviso, sono totalmente avulsi dalle necessità territoriali in cui i dipartimenti di ricerca agiscono e lavorano. In nome del merito e della competitività è stato portato avanti un processo di desertificazione della ricerca al sud. Quando il merito è la capacità della ricerca di vendersi ai privati e di attrarre risorse, il sud diventa per definizione immeritevole, immeritevole perché sprovvisto di quel tessuto economico e industriale tanto agognato, e noi , figli di questo sud, diventiamo quindi immeritevoli per nascita, destinati a un’università di serie B, a non poter accedere al mondo della ricerca e ancor peggio a dover emigrare, scappare dal deserto che avanza.
Siamo stanchi di essere considerati inferiori e immeritevoli! Vogliamo che le politiche di de-finanziamento fin qui portate avanti vengano ribaltate. Pretendiamo servizi migliori, una didattica adeguata e su misura ai corsi di laurea e una qualità della ricerca all’altezza delle esigenze del nostro territorio.

Lo sciopero dei docenti, in corso in queste settimane, ci da la possibilità di aprire un dibattito ampio sulle condizioni che professori, ricercatori e studenti vivono nelle università di tutto il mezzogiorno. Crediamo sia importante costruire insieme, docenti e studenti, una piattaforma di rivendicazioni che pretenda esplicitamente dal MIUR un aumento dei finanziamenti per gli Atenei del Sud.

Organizziamo un primo momento assembleare in cui fare questo e cominciare a ragionare su ulteriori momenti di blocco che costringano il MIUR a prendere in considerazione le nostre richieste.

L’assemblea sarà martedì 12 alle ore 16.00 presso l’aula seminari dell’edificio 12, ex faxoltà di lettere e filosofia».

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Ricevi un'e-mail se ci sono nuovi commenti o iscriviti.