L’Unione degli Universitari ha condotto lo studio Dieci anni sulle nostre spalle da cui emerge che le tasse a carico degli studenti all’Università degli Studi di Palermo sono raddoppiate in dieci anni. Anche se la media del capoluogo regionale (822 euro) è comunque più bassa rispetto a quella di Messina, Palermo si piazza comunque al primo posto in termini di percentuale di incremento in tutto il periodo compreso nello studio. Il dato supera il 105 per cento se si considera che si parte da una spesa media nel 2005-2006 di 400,98 euro a studente con una variazione assoluta di 421,27 euro.

Fabrizio Lo Verso (coordinatore di Udu Palermo ha dichiarato: «Le tasse sono raddoppiate anche perché sono diminuiti i fondi nazionali. Riducendosi i finanziamenti l’ateneo ha pensato di aumentare le tasse degli studenti che in realtà dovrebbero essere una contribuzione – continua – non è con i soldi degli studenti che si devono assicurare i servizi essenziali. Ora è anche vero che a fronte di una diminuzione dei fondi occorre mettere in atto una riduzione della spesa e quindi provando a razionalizzare le risorse si potrebbero eliminare degli sprechi. […] La differenza tra noi e gli altri studenti del Nord è che, conti alla mano, lo studente palermitano avrà un costo dell’istruzione universitaria maggiore rispetto a chiunque altro perché da noi non c’è una legge di diritto allo studio regionale che ci supporta. Quindi lo studente che non è in no tax area ad oggi dovrà pagarsi oltre all’iscrizione all’universitaria anche i trasporti, l’alloggio se fuori sede, i libri. Quindi questo problema del costo dell’Università può essere risolto se Università e Regione fanno qualcosa per avvicinarsi a un sistema che possa dare a tutti la possibilità di accedere all’istruzione universitaria».

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