Il nuovo Statuto dell’Università di Palermo sancisce tra le finalità istituzionali dell’Ateneo il perseguimento della cosiddetta “terza missione”, finalizzata ad implementare i rapporti con il territorio anche in termini di erogazione di servizi, e concorrente al rafforzamento della sua funzione di propulsore culturale, sociale ed economico del territorio. L’Università, quindi, si impegna a promuovere, favorire e sviluppare ogni forma di scambio culturale con tutti gli altri attori territoriali – istituzionali e non – al fine di contribuire allo sviluppo del territorio e della comunità.
Senza tralasciare le missioni primarie – la didattica e la ricerca – l’Università di Palermo negli ultimi anni ha intrapreso con chiarezza di intenti e precisione di strumenti la strada del potenziamento dei rapporti con il territorio – diventando Univercittà – consapevole che sarà l’arena dell’università e dell’education una delle principali sulle quali si giocherà il futuro dell’Italia.

Dobbiamo avere la capacità di ammettere che negli ultimi trenta anni nel Paese è assolutamente mancato un vero progetto per l’educazione – come invece hanno elaborato altri paesi europei, Francia in testa. E’ mancata la definizione del ruolo della formazione e della ricerca nella società italiana. L’Università è stata di massa o meritocratica, selettiva o inclusiva, separata o integrata, responsabile o autoreferenziale, interpretando di volta in volta le pulsioni della società invece di avere la forza di orientarne i comportamenti.

Al sistema universitario del Mezzogiorno tocca – e l’Università di Palermo ha già iniziato – non solo ridurre gli sprechi e rafforzare le innovazioni di sistema, non solo eliminare il sospetto di privilegi in un mondo in crisi, tocca soprattutto dimostrare di saper essere un tassello indispensabile al rafforzamento della competitività del Paese e alla crescita del capitale umano come risorsa centrale nel “capitalismo di territorio” che l’Italia deve utilizzare per vincere la sfida con gli altri paesi. Siamo circondati da nazioni che investono ingenti risorse sull’università e sul sistema della ricerca pubblica e privata e siamo immersi in una competizione globale che si gioca anche sulla qualità del sistema dell’alta formazione (Usa, Cina e India in testa) con quote crescenti di PIL dedicate alla formazione. Mentre noi investiamo solo il 2,4 del PIL in conoscenza, la Francia ne investe il 4,4 e gli Usa il 6,6.

Soprattutto nel Mezzogiorno il rafforzamento del ruolo sociale dell’Università – come propulsore di sviluppo, innovazione e coesione – non avrebbe solo un effetto culturale ma genererebbe un “rendimento sociale” (misurato dalla Banca d’Italia in termini di produttività aggregata) tra i più elevati in Europa, dell’ordine del 7,8%, superiore quindi a quello derivante dalle infrastrutture, ritenuto tradizionalmente l’investimento con effetto moltiplicatore più alto.

Conoscenza e talenti, formazione e ricerca, laboratori e start up sono oggi potenti energie per alimentare efficacemente e costantemente quel motore dell’innovazione necessario ad imprimere al Mezzogiorno e al Paese l’accelerazione che gli serve per entrare a pieno titolo nella Società della Conoscenza.

La sfida comprende anche l’inversione di un drammatico trend che vede diminuire gli iscritti alle Università meridionali e che di converso vede crescere pericolosamente la “generazione NEET” (Not in education, employment or training) formata da giovani dai 15 ai 29 anni che non fanno nulla: non studiano, non fanno training professionali, non lavorano. Ci dicono le stime che sono quasi 1.500.000 i giovani meridionali che stanno bruciando i loro talenti in uno spreco inaccettabile di capitale umano e di vite individuali, di risorse e speranze.

È per questi motivi che siamo convinti che la “terza missione” debba diventare nei prossimi anni un impegno primario per l’Università di Palermo, contribuendo a costruire una piattaforma educativa di eccellenza per la formazione e la ricerca scientifica, un reticolo culturale per la promozione della memoria e per l’innovazione tecnologica. Solo così potremo rafforzare un Euro-mediterraneo dei popoli e delle comunità, delle culture e delle identità.

Ma dovrà essere uno sforzo collettivo a cui nessuno della comunità universitaria dovrà sottrarsi, gli studenti e i docenti, gli studiosi e il personale tecnico amministrativo, le generazioni emergenti e quelle di solida esperienza. E sono certo che anche questo blog sarà un veicolo potente di molte voci – qualche volta armoniche, altrettante dissonanti – ma che sappiano farsi sinfonia per un futuro comune.

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