La spending review promossa dal governo di Mario Monti, ormai agli sgoccioli, ha colpito duramente lo studente fuoricorso, non considerato più “attivo” dal Ministero e quindi non computato ai fini della quantificazione del Fondo di finanziamento ordinario agli atenei, ovvero la principale fonte di entrate per le Università del Paese.

In altre parole, il costo delle tasse universitarie è aumentato del 25% per i redditi sotto i 90 mila euro, del 50% per i redditi tra i 90 mila e i 150 mila euro e del 100% per i redditi sopra i 150 mila euro. Insomma, un salasso per i 600 mila fuoricorso italiani, definiti nel luglio scorso dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo «un costo sociale per» via di un «problema culturale».

Ma la recente decisione del Senato accademico è stata di rendere obbligatoria l’iscrizione part-time per gli studenti che non abbiano sostenuto esami almeno per 12 crediti formativi nell’anno precedente a quello in corso.

In pratica, lo studente “part – time” pagherà le tasse in proporzione al numero dei crediti che intende acquisire. Esempio: per un impegno di 30 crediti, verserà la metà delle tasse che si pagherebbe per un percorso standard di 60 Cfu.

Per il rettore Roberto Lagalla si tratta «di un’opportunità per gli studenti che per varie ragioni di lavoro o di famiglia sanno di non potere tenere il ritmo previsto dal piano di studi e che in questo modo pagano meno tasse ed evitano di finire tra i fuori corso».

Ma non solo – aggiungiamo noi – perché il ricorrere all’iscrizione “part time” rappresenta un espediente per raggirare la mano pesante della “spending review” contro gli studenti che hanno poco tempo da dedicare agli studi.

È evidente, comunque, che chi effettuerà l’iscrizione a tempo parziale impiegherà il doppio del tempo a concludere gli studi rispetto a chi ha optato per quella standard, ovvero – facendo i debiti calcoli – sei anni per la triennale e quattro per le magistrali.

L’iscrizione, infine, non è applicabile a tutte le tipologie di studenti. Ne sono esclusi, infatti, gli studenti già fuori corso (che – magari – avrebbero potuto godere da subito dei benefici dell’iscrizione “part time”) ma anche gli iscritti al vecchio ordinamento o ai precedenti, alle scuole di specializzazione, ai dottorati, ai master, a quanto chiedono passaggi ad altro corso, abbreviazioni di corso, trasferimenti da altre sedi per il primo anno, agli studenti che chiedono di partecipare al concorso Ersu o ad altri esoneri.

Fuoricorso

2 Risposte

  1. Francesco Di Liberto

    Credo che l’iscrizione part-time possa essere un aiuto a razionalizzare il pagamento delle tasse, ma credo che questa pratica incentivi gli studenti ad allungare il proprio percorso di studi, abbandonandolo alla rassegnazione di una anno accademico dai risultati dimezzati sin dall’inizio.
    Da studente universitario mi aspetterei piuttosto che l’università indaghi sulle cause del fenomeno dei laureati “ritardatari” fornendo strumenti idonei a migliorare la preparazione degli studenti creando un circolo virtuoso di competitività e passione per lo studio.
    Non sarebbe troppo dispendioso, credo, attivare dei “punti di approvvigionamento” di materiali didattici, quali lezioni e videolezioni on-line, sull’esempio dell’università di Napoli o di ITunesU, che forniscono materiali utili ad intensificare l’attività didattica, accompagnando lo studente nei momenti più disparati della giornata.
    Personalmente, da studente-lavoratore-padre, sto per coronare a marzo (imprevisti permettendo) il sogno di laurearmi senza l’appellativo di fuori corso, e questo senza usufruire di iscrizioni part-time, che avrebbero reso lunghissimo il mio percorso di studi, ma grazie soprattutto alla disponibilità di colleghi che privatamente, ma con tanta solidarietà e voglia di fare, hanno fatto quello che l’università dovrebbe fare: creare siti dove incontrarsi e studiare a qualunque ora del giorno, scambiando appunti, lezioni, pareri, svolgendo esercizi su gruppi di studio condivisi sui forum o su facebook.
    Dato l’ampio panorama di tecnologie a basso costo ed accessibili praticamente da tutti, l’università avrebbe l’opportunità di innalzare il proprio standard qualitativo, “producendo” laureati più competenti e dinamici, attenuando considerevolmente il fenomeno dei “fuori corso”.
    Nella speranza di un favorevole accoglimento del suggerimento di queste aspettative passo e chiudo.
    Francesco
    http:\\www.freeniversity.org

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  2. Fausto Melluso

    è da sottolineare che lo studente che si iscriva part time non avendo sostenuto 12 crediti potrà sostenere, oltre alla metà di crediti dell’anno successivo, tutti i crediti precedentemente già acquistati e non sostenuti. Dal momento che un anno accademico è in media 55 crediti, vuol dire che lo studente che si trovi nella condizione di doversi iscrivere part time avrà comunque ancora più di 70 crediti da sostenere.

    E’ una norma paternalista, ma va analizzata nel quadro normativo descritto, e che quindi potrebbe scongiurare provvedimenti molto più penalizzanti.

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