Affinché un campus sia tale occorrono, al minimo, una serie di elementi: (1) un grande spazio vuoto, possibilmente verde, in città o nelle immediate vicinanze; (2) un certo numero di edifici, possibilmente non molto alti, con aule, laboratori, biblioteche e uffici; (3) una serie di servizi accessori che, mettendo in collegamento tutto ciò, facciano dello spazio rimanente un luogo dove passare il tempo, studiare, leggere, distendersi sull’erba, collegarsi a internet, incontrare amici e colleghi, sfamarsi, amoreggiare. Ossia, in fin dei conti, riconoscersi parte di un gruppo, di una collettività fatta di uomini e di cose, di persone e macchinari, soggettività e libri. In modo da costituirsi una propria identità, o una sua parte consistente, al tempo stesso personale e istituzionale, individuale e sociale. Studenti, docenti e non docenti possono così dire d’appartenere alla medesima communitas, magari essendone fieri, e traghettando al suo interno anche chi formalmente non dovrebbe farne parte, come le famiglie, i cittadini, tutti gli altri attori della città .
Difficile? Mica tanto. Il campus di viale delle Scienze, per esempio, i primi due elementi li possiede sicuramente, e anche bene. Il clima cittadino, fra l’altro, fa di quell’area un sito naturalmente destinato a esser fruito all’aperto per molti mesi dell’anno, a ospitare eventi, a farsi luogo di socializzazione, universitaria e non.
Così, sugli altri elementi ci si sta lavorando: sono spuntati negli ultimi anni bar frequentabili, un presidio sanitario, un negozietto col merchandising, biblioteche aperte più a lungo, alcuni segni/monumenti come il Fokker di fronte Ingegneria; per non parlare dello straordinario centro sportivo poco distante… Molti altri ne mancano ancora, come luoghi di ristorazione degni di questo nome che funzionino da faculty club; spazi verdi curati e fruibili come parchi e prati; uno store d’ateneo con libreria, caffè, sala cinema, punto internet e quant’altro; uno spazio media; delle panchine collocate in modo da poterci chiacchierare… E soprattutto una serie di eventi che attuino quel principio di “univercittà” così ben applicato allo Steri ma ancora non sufficientemente realizzato lungo il viale delle Scienze.
Questo blog va in questa direzione. Lo spirito con cui e per cui l’abbiamo istituito è proprio quello di “univercittà”, un ateneo che si apre alla città inglobandola al suo interno, un’università che è innanzitutto comunità di soggetti diversi ma con uno spirito comune d’appartenenza. Costruire un campus è lavoro fisico, materiale, progettuale nel sito geografico e urbanistico dove è collocato. Ma è anche lavoro di comunicazione, immateriale, virtuale, mediatico. In vista di un’intelligenza collettiva e connettiva che, tenendo insieme i due elementi, gratifichi il nostro lavoro e il nostro studio. Mercurio, che dal logo di Unipa si sposta su quello di Younipa, ci aiuterà senz’altro. A tutti noi aiutare lui.

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