Oscar Giannino, Guido Crosetto e Marta Grande. Anche le pietre sanno cosa li accomuna: la laurea di nome e non di fatto. I motivi di queste menzogne (al netto di sono stato dottore/dottoressa a mia insaputa) sono semplici da individuare: la laurea dà prestigio, certifica le qualità intellettive di un individuo e conferisce un titolo. Certo, dà pure la possibilità di accedere a determinati incarichi e concorsi ma questo è un discorso che preferisco lasciare in secondo piano.

Insomma, Oscar, Guido e Marta (che è, dopo tutto, una laureanda), grazie alla laurea immaginaria, hanno acquisito quel quid in più per consentirgli una posizione di maggiore equilibrio su quel piedistallo da cui i politici nostrani non riescono a prescindere. Perché una laurea (e soprattutto un master), come si dice a Palermo e dintorni, fa acchianare e arricchisce l’amor proprio.

Una tentazione a cui molti non sanno resistere nella vita di tutti i giorni, perché viviamo nella società dell’apparenza più che in quella dell’essere, dove tutto fa brodo, dove è più importante avere un titolo piuttosto che una reale competenza, perché la seconda senza la prima è come un cervello senza una testa.

Infatti, le storie della triade suddetta dovrebbero incutere più tristezza che rabbia o ironia. Perché sono tre tipi che – stando a quel che si sa per i primi due e a quel che si dice per la terza – non avrebbero bisogno certo di essere chiamati dottori per essere lodati in virtù delle proprie capacità (a prescindere da che punto guardiate il mondo).

Eppure, è successo con conseguente agnizione e relativa gogna pubblica.

Certo, mentire sulla laurea, soprattutto in vista di una rappresentanza, non è cosa buona e giusta. Perché c’è chi si è fatto un mazzo tanto per potere raggiungere l’agognato obiettivo e non per acquisire l’appellativo di dottore bensì per tentare di edificare un futuro degno di questo nome.

Ecco, in effetti, dove sta il problema: concepire la laurea come uno status sociale piuttosto che l’individuazione concreta di un percorso di formazione con il fine di condividere la propria conoscenza con il resto della società.

O meglio, la laurea non è il pezzo di carta mediante il quale si accresce il proprio prestigio personale o si acquisisce il diritto a meritare una posizione di rilievo rispetto a chi non la possiede.

Bensì la conclusione di un intimo percorso di formazione che va ad incrociarsi con il bisogno della società di godere di un talento arricchito dalla conoscenza.

A proposito dell'autore

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista dal gennaio 2013, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo e una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Di mestiere vede gente e fa cose. E fa parte dello staff di Younipa.

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