È stata pubblicata su la Repubblica la classifica stilata dal Censis degli atenei statali.

Il dato dell’Università degli Studi di Palermo passa da 83,8 a 79,3 ma ciò che preoccupa di più è il confronto con gli altri grandi atenei (l’anno scorso siamo usciti dai mega atenei), visto che la posizione passa dall’ottava alla tredicesima e adesso ci precede l’Università degli Studi di Messina.

Nel dettaglio sono peggiorati ancora i parametri relativi ai servizi e alle borse e sono migliorati quelli relativi alle strutture e all’internazionalizzazione. Crolla anche quest’anno il dato della comunicazione e dei servizi digitali (da 103 a 92).

Dura la nota del sindacato Snals Confsal: «Università di Palermo – indietro tutta! (ancora una volta, ancora di più) […] Di fronte al quadro delineato dal Censis nell’articolo, meraviglia dunque non poco l’atteggiamento del Rettore che non perde occasione per esaltare il percorso di crescita e sviluppo che starebbe attraversando l’Università di Palermo durante il suo mandato. […] È evidente che la realtà sia ben diversa da quella che, a parole, è prospettata dal Rettore. Non solo non si è verificata una crescita del numero degli studenti tale da garantire il rientro nel rango, posseduto in passato, dei “Mega Atenei”, ma altresì non si assiste al promesso miglioramento dei servizi. […] D’altra parte, non può che meravigliare il calo verticale del punteggio relativo alla comunicazione e ai servizi digitali, passato da 109 nel 2017, a 103 nel 2018 e, infine, come detto, addirittura a 92 nel 2019. Eppure, il Rettore, ha puntato fortemente su questo settore, come dimostra l’assegnazione, in posizione di comando, di due esperte di comunicazione che provenivano dall’Università di Torino e che negli ultimi mesi sono diventate personale di ruolo a tempo indeterminato dell’Università di Palermo. La classifica Censis, che non ci fa certo gioire, fotografa purtroppo la deriva a cui l’attuale governance sta inesorabilmente trascinando l’Ateneo a causa delle sue scelte gestionali e politiche. Come si potrebbe sperare, infatti, che l’Università di Palermo possa ambire a risultati di eccellenza nell’ambito della didattica e della ricerca se la stessa governance, al di là delle manierate dichiarazioni di facciata, dimostra, nei fatti, di non darvi il giusto riconoscimento (anche in termini di autonomia e di attribuzione di risorse) a tal punto da sopprimere inopinatamente le Aree ad esse preposte? Di fronte a questo scenario di inesorabile declino, che dovrebbe far levare il grido a chi ha a cuore le sorti dell’Ateneo, la comunità accademica (salvo qualche sporadica eccezione) tace, accogliendo inerte le parole del Rettore che non perde occasione per ribadire (forse per auto convincersi) che tutto va bene. Eppure, dovrebbe essere chiaro a tutti che solo offrendo ai giovani un’offerta formativa di qualità a 360° l’Università di Palermo possa arrestare l’emorragia di iscritti, recuperare il gap che la separa dagli altri Atenei e ottenere nei fatti, e non nelle parole, il primato tra le Università del Meridione. Facciamo dunque oggi un appello a tutti gli uomini liberi e forti di questo Ateneo affinché ne riprendano le sorti in mano e lo riportino lì dov’era, lì dove merita di essere, tra le eccellenze di questa nostra Repubblica, tra le prime Università d’Italia».

AGGIORNAMENTO: la Cisl ha commentato:
«Scorrendo i punteggi delle aree interessate, salta immediatamente all’occhio come Unipa sia in sofferenza in tutti i parametri considerati e, se per le Borse di Studio il punteggio da 78 si passa a 67) l’Università non ha nessuna responsabilità, ma strettamente collegate alle Norme Regionali, così afferma il Rettore, allora non comprendiamo il punteggio dell’Università di Messina, 99».

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