In questi giorni, ci arrivano tanti vostri racconti. Via mail, via whatsapp. Sono tante le storie che ci segnalate. Storie che riempiono le giornate in questo clima surreale. IN questo momento storico senza precedenti. Abbiamo raccontato l’odissea di degli studenti erasmus bloccati in Spagna (QUI), dei neo laureati in giurisprudenza che hanno voluto raccontare le loro emozioni (QUI) o di Raza (QUI).

Adesso vi raccontiamo la storia di Gloria, una giovanissima infermiera che che in questi giorni è in prima linea nell’emergenza dal causata dal Coronavirus.

La storia di Gloria ci arriva tramite le parole della madre che ci racconta con orgoglio e commozione il suo percorso e gli ultimi anni della sua vita sino ad giungere in trincea, proprio a Milano, in quella Lombardia epicentro del contaggio. Così su facebook la madre di Gloria.

…intanto mi laureo

2016: “intanto mi laureo, poi forse inizio la magistrale o a lavorare per fare esperienza, vediamo“ 

È il grande giorno: “Guzzardo Gloria, la proclamo Dottoressa in Infermieristica con valutazione 110/110 e la Lode” 

Si festeggia il tuo traguardo, perché si poteva festeggiare, allora, tutti insieme tra abbracci e baci. 

2017: l’anno dei concorsi, tutti al Nord, in Sicilia non ce n’è neppure uno e quando c’è l’assegnazione dei punteggi dipende dagli anni di esperienza, dal curriculum, e a soli 22 anni che esperienza si deve avere? “A provare oggi, a Palermo, c’erano padri e madri di famiglia, gente di 50-60 anni, avranno un sacco di punti”

A soli 22 anni a quanto pare per la nostra terra non si è pronti, non si sa perché o forse sì, ma in ogni caso si è costretti ad andare fuori, dove le cose vanno meglio. Così, a 22 anni, il concorso lo vinci, ottieni il lavoro. Dove? A Milano. 

“Vuoi aspettare un po’, magari le cose cambiano qui? come farai da sola? ci sono i turni all’ospedale, di notte, come ti sposti?  sei piccola, non conosci nessuno…” ci si preoccupava, come è normale che sia, ma tu, caparbia, tenace e forte come sei sempre stata e con quel sorriso che da sempre di contraddistingue, ti sei messa su un aereo, da sola, e ti sei andata a prendere quello ti spettava e che avrebbe permesso di realizzare il tuo sogno, di aiutare gli altri a star bene, di prestargli cure e attenzioni anche più di un medico, in tutta sincerità, di stare accanto agli altri durante dei percorsi più o meno duri, lunghi e dolorosi. Intanto il master, le feste senza di te, pochi giorni di ferie all’anno e siamo giunti al 2019 quando decidi di specializzarti e di aggiungere un nuovo carico al tuo lavoro e alla tua vita. Inizi a dividerti tra l’università qui a Palermo e il lavoro a Milano.

27 febbraio 2020: dopo circa un mese di permesso studio devi tornare su a Milano, a lavoro. Ci saremmo rivisti tutti intorno al 20 marzo, proprio adesso in questi giorni.

E invece chi lo avrebbe detto che anche tu, piccola come sei sempre stata, a 25 anni, saresti stata una di loro, un operatore sanitario in trincea? Chi lo avrebbe detto che avresti dovuto combattere anche questa battaglia da sola, senza nessuno a casa che ti aspetta? Giorni stressanti, estenuanti, che ti distruggono fisicamente e psicologicamente. Chi lo avrebbe mai detto che il tuo sorriso splendente, stampato costantemente sul tuo viso sarebbe sparito, spazzato via dal pianto? Come glielo spieghi a chi non sa affatto quello che si passa, a chi crede sia solo un raffreddore, a chi crede che sono troppo strette le misure prese dal governo? È vero non lo so neppure io, qui non lo sappiamo cosa si passa, ma ogni tanto sentiamo Gloria, ci racconta di come questi siano giorni duri, di come i turni siano prolungati oltre la norma e stremanti, di come la gente arrivi senza nessuno, parenti, amici che possano tenergli la mano, senza respirare, usando quelle poche forze e quel pochissimo, davvero pochissimo, fiato  che si ritrovano solo per chiedere se è giunta la loro ora o se si riprenderanno e potranno rivedere i loro cari, e di come né medici né infermieri né chiunque altro sappiano rispondere perché sono le domande più difficili che in tutta la loro carriera gli siano mai state poste, di come il sistema sanitario stia collassando e di come le armi per combattere ogni giorno siano ormai finite, proprio come si vede in questa foto, con dei dispositivi sanitari di protezione che di fatto proteggono poco perché poco adeguati. Ogni tanto sentiamo Gloria, ogni tanto, perché non vuole farci vedere i segni sulla sua pelle, non vuole mostrarci i suoi occhi lucidi, le sue occhiaie, la sua stanchezza e non vuole farci sentire la sua voce spezzata dal pianto che da giorni invade il suo viso. Però di Gloria mi piace mostrarli lo stesso gli occhi, a voi, i suoi occhi verdi come la speranza che prova a dare a chi ogni giorno incontra in corsia e che purtroppo non è quasi mai la stessa persona del giorno precedente.

E un’altra cosa voglio condividere di Gloria: il suo invito a restare a casa, il suo invito a dirlo a tutti, grandi e piccoli, il suo invito a capire  che la situazione è più drammatica di quel che si crede e che #andràtuttobene solo se tutti collaboriamo, il suo invito a capire che nella nostra terra non si è ancora pronti, anche se non si hanno più 22 anni, e che stavolta non si potrà andare dove le cose vanno meglio, perché stavolta non si potrà andare fuori.

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