Siamo dentro un periodo surreale, quasi un brutto sogno, un incubo, che ci coinvolge tutti. Stiamo vivendo un’esperienza che sta compromettendo i sistemi di vita di tutti, e provoca un po’ di ansia e angoscia non poter progettare il futuro prossimo. Nessuno fa programmi per il prossimo weekend, nessuno osa pensare all’attesissima estate. Ma quindi, quando finirà? E’ questa la domanda che a cui più olte al giorno vogliamo dare una risposta

L’orizzonte temporale è il 31 luglio, perché a fine luglio è finora fissata la fine dell’emergenza, dichiarata a gennaio. Ma sulle singole misure si deciderà di mese in mese, in base ai dati del contagio.

Quando durerà in Italia la battaglia e l’emergenza da coronavirus?

Questa domanda è stata posta al virologo prof. Fabrizio Pregliasco che spiega:

L’unica evidenza che abbiamo è quello che è successo in Cina, a Wuhan e nell’Hubei, dove l’epidemia è durata sei settimane però con quel livello di contrasto, un livello militare. Questa non è una roba che dura poche settimane. E soprattutto: nel momento in cui passerà l’ondata non dobbiamo illuderci che ci togliamo la mascherina, usciamo di casa e andiamo in discoteca il giorno dopo. Non sarà così. Il ritorno alla normalità non potrà essere improvviso perché questo virus sta nella popolazione umana e ci resta, non se ne andrà via.

La battaglia è lunga; non finirà il 3 aprile. Ma un primo rallentamento forse c’è“. “Siamo ancora nella fase acuta dell’epidemia di coronavirus – osserva – ma qualche timido segnale positivo lo possiamo osservare sul numero dei ricoveri e delle terapie intensive. Troppo presto per sperare di vedere un cambiamento significativo; non dobbiamo affatto stupirci se gli effetti delle misure restrittive non sono ancora evidenti. Sara’ cosi’ anche domani, dopodomani e per qualche altro giorno ancora. Diciamo che ci vuole all’incirca una settimana per scorgere un primo segnale positivo, ad esempio una lieve flessione nell’aumento dei casi. E ci vogliono all’incirca 2 settimane per sperare se non in una frenata, quantomeno in una stabilizzazione“.

“E’ difficile fare previsioni – continua Pregliasco – ma possiamo stimare uno scenario con picco a fine marzo e la fine del problema in Italia tra maggio e giugno. Sarà interessante vedere come si comporterà la Cina nei prossimi giorni, ora che sembra quasi essere uscita dall’emergenza. Inoltre, tra gli elementi che possono influire c’è l’incognita rappresentata dal resto d’Europa e dalla Gran Bretagna. Stiamo vedendo mancanza di coordinamento e azioni disomogenee, che possono rovinare quello che si sta facendo in Italia. E’ necessaria una stretta complessiva“. “Se proprio vogliamo vedere un piccolo e timido segnale positivo – conclude – possiamo guardare al numero dei ricoveri. Il numero dei ricoveri cresce ma impiega più tempo nel farlo“.

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