Foto di Totò Cuffaro al Castello Utveggio: il caso sollevato da Domenico Camilleri

All’interno del Castello Utveggio, bene della Regione Siciliana e luogo aperto a cittadini, studenti...

All’interno del Castello Utveggio, bene della Regione Siciliana e luogo aperto a cittadini, studenti e turisti, è esposta una galleria fotografica dei Presidenti della Regione.
Tra queste immagini compare anche quella di Totò Cuffaro.

Una presenza che ha acceso un dibattito pubblico e politico, sollevato da Domenico Camilleri, esponente dell’associazione Filiis Palermo, che pone una domanda tanto diretta quanto inevitabile:
è corretto esporre, in un luogo istituzionale pubblico, la foto di un ex presidente condannato in via definitiva per favoreggiamento a Cosa Nostra, senza alcuna distinzione o contestualizzazione?

Un fatto storico e un fatto giudiziario: entrambi reali

Che Totò Cuffaro sia stato Presidente della Regione Siciliana è un fatto storico.
Che sia stato condannato definitivamente per favoreggiamento alla mafia è un fatto giudiziario accertato.

Il punto non è negare la storia, né riscriverla.
Il punto è come la storia viene rappresentata nei luoghi pubblici e quale messaggio viene trasmesso a chi li attraversa.

Il Castello Utveggio non è un archivio chiuso né una sede privata: è un bene pubblico regionale, visitato ogni anno da centinaia di persone. Ciò che viene esposto al suo interno assume inevitabilmente un valore simbolico e istituzionale.

Memoria istituzionale o normalizzazione?

Secondo Camilleri e l’associazione Filiis Palermo, il problema è proprio questo:
esporre quella foto allo stesso livello istituzionale degli altri presidenti, senza spiegazioni o distinguo, rischia di trasformare la memoria in normalizzazione.

In altre parole, il messaggio implicito che passa è che una condanna per mafia non lasci conseguenze nemmeno sul piano simbolico.
Ed è un messaggio che, in una terra come la Sicilia, pesa più di quanto sembri.

La memoria istituzionale dovrebbe essere:

  • coerente con la legalità,
  • trasparente nei confronti dei cittadini,
  • capace di distinguere tra ruoli ricoperti e responsabilità accertate.

Quando questo non avviene, la memoria smette di essere educativa e diventa ambigua.

Un tema che va oltre gli schieramenti politici

Filiis Palermo lo chiarisce senza giri di parole:
non è una battaglia di destra o di sinistra.
Non è una polemica ideologica.

È una questione di sicilianità, legalità e rispetto della storia reale, comprese le sue ombre.
La Sicilia ha pagato un prezzo altissimo alla mafia, in termini di vite, sviluppo negato e credibilità istituzionale. Proprio per questo non può permettersi zone grigie nei suoi luoghi simbolici.

I luoghi pubblici parlano (anche quando tacciono)

Ogni spazio istituzionale comunica, anche quando non spiega.
E ciò che non viene contestualizzato finisce per essere percepito come accettabile.

Riconoscere che qualcuno ha ricoperto un incarico pubblico non significa assolverne le responsabilità.
E separare nettamente i due piani non è revisionismo: è rigore democratico.

Per questo il caso del Castello Utveggio non è marginale.
È una cartina di tornasole su come le istituzioni siciliane scelgono di raccontare se stesse.

E, come ribadisce Domenico Camilleri, su questo punto non si può fare finta di niente.
Perché la memoria pubblica non è neutra.
E la legalità non è mai un dettaglio.

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