Il borgo sull’isola più colorata d’Italia: un paesaggio che sembra dipinto
E’ il borgo sull’isola più colorata d’Italia: case pastello affacciate sul mare, storia medievale e scorci mozzafiato sul Golfo, una meta da vedere almeno una volta nella vita.
Procida
E’ il borgo sull’isola più colorata d’Italia: case pastello affacciate sul mare, storia medievale e scorci mozzafiato sul Golfo, una meta da vedere almeno una volta nella vita.
Il territorio italiano è una collezione infinita di paesaggi, ciascuno con una propria voce e un’identità che lo distingue da tutto il resto. Dal Nord al Sud, ogni angolo racconta qualcosa di diverso — e anche all’interno della stessa tipologia di luogo, le differenze possono essere sorprendenti. Le isole italiane ne sono un esempio perfetto: da quelle grandi come Sicilia e Sardegna, con i loro mondi culturali e naturali vastissimi, fino alle realtà più piccole e raccolte, capaci di condensare in pochi chilometri borghi storici, spiagge nascoste, antiche tradizioni marinare e scorci rimasti impressi nell’immaginario di chi li ha visti anche solo in fotografia.
È proprio in questo patrimonio insulare straordinario che si colloca una delle mete più suggestive e iconiche del Paese: il borgo sull’isola più colorata d’Italia.
Dove si trova il borgo più colorato d’Italia
La risposta è Procida. E il luogo che più di ogni altro ne incarna l’anima cromatica è Marina Corricella, conosciuta anche semplicemente come Corricella: un borgo marinaro affacciato sul mare in cui le abitazioni dai colori pastello si sovrappongono come tessere di un mosaico, creando una composizione architettonica spontanea e immediatamente riconoscibile.
Facciate gialle, rosa, arancio e azzurre si specchiano sull’acqua turchese del Tirreno, mentre le barche dei pescatori dondolano dolcemente nel porticciolo. Corricella è considerata uno degli esempi più rappresentativi di architettura vernacolare nell’intero arcipelago flegreo: un luogo in cui il colore non è ornamento, ma linguaggio.
Il colore come identità di Procida
A Corricella, la tavolozza di sfumature che tinge le facciate non nasce da una scelta estetica moderna né da un progetto urbanistico pianificato. È qualcosa di più profondo: un’identità stratificata nel tempo, costruita dai pescatori e dalle loro famiglie che abitavano questi palazzi stretti e alti, affacciati direttamente sul mare. Le reti colorate, le imbarcazioni ormeggiate e i profili delle case che si inseguono verso l’alto formano insieme un paesaggio che si riconosce al primo sguardo, tanto da essere diventato un simbolo non solo dell’isola, ma dell’intero immaginario mediterraneo italiano.
Ogni anno, migliaia di visitatori provenienti dall’Italia e dall’estero scelgono Procida proprio per questo: per immergersi in un luogo dove la bellezza sembra costruita senza sforzo, eppure lascia un segno difficile da dimenticare.
La storia di Procida e di Marina Corricella
Procida non è solo colore: è anche storia, stratificata in secoli di vita isolana. Marina Corricella si sviluppò in epoca moderna ai piedi di Terra Murata, il nucleo medievale più antico e più alto dell’isola, che ancora oggi domina il profilo di Procida con le sue mura e i suoi vicoli silenziosi. Il borgo assunse la sua conformazione attuale a partire dal Seicento, crescendo organicamente lungo la costa fino a diventare il cuore pulsante della vita dei pescatori locali.
Da Terra Murata si gode una delle viste più belle sull’intero Golfo di Napoli: un panorama che abbraccia il mare aperto, le isole vicine e la costa campana. Per arrivarci, il punto di accesso principale all’isola è Marina Grande, il porto principale di Procida, da cui si diramano i percorsi verso Corricella, Chiaiolella e le spiagge.
Tra queste ultime, una merita una menzione speciale: la spiaggia del Pozzo Vecchio, nota anche come “Spiaggia del Postino” perché proprio qui — insieme a Marina Corricella — fu girato nel 1994 Il Postino, il film diretto da Michael Radford e interpretato da Massimo Troisi. Un capolavoro del cinema italiano che ha trasformato questi luoghi in set immortali, contribuendo a portare Procida all’attenzione del mondo.

