L'articolo Non possiamo permetterci di tornare a casa”: l’appello di Arianna studentessa siciliana proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>«Il problema non è solo quanto costa il biglietto – spiega Arianna – ma il messaggio che passa: se sei del Sud, se sei fuorisede, se non hai soldi, tornare a casa diventa opzionale».
Una normalità distorta che nessuno sembra voler davvero correggere.
Arianna, lei riuscirà a tornare a casa per Natale?
«Sì, ma solo perché posso permettermi di essere flessibile. Ho anticipato la partenza al 19 dicembre, evitando i giorni più cari. Ma molti lavoratori non possono farlo. Loro sono obbligati a partire nei giorni “di fuoco” e a pagare cifre indecenti».
Quanto ha speso per il suo viaggio?
«Circa 300 euro per tornare a Siracusa, tra volo e spostamenti. Non sono pochi, e parliamo della settimana prima di Natale, non del 24 o del 25. È una cifra che pesa, soprattutto per chi vive già con poco».
Qui il tema smette di essere individuale e diventa politico. Perché se ogni anno milioni di persone vivono lo stesso problema, non è un’emergenza: è un sistema che funziona male. O forse funziona benissimo per qualcuno.
«Le compagnie fanno cassa sul bisogno delle persone di tornare a casa – accusa Arianna – e la politica guarda altrove. Ogni anno il tema torna sui giornali, ogni anno si promette attenzione, ogni anno non cambia nulla».
Negli ultimi tempi alcune Regioni hanno introdotto rimborsi parziali, dal 15 al 50%. Ma per Arianna non basta.
«Sono toppe. Perché il rimborso arriva dopo, e intanto tu devi anticipare 500 o 600 euro. Se non li hai, non parti. È una selezione economica mascherata».
La morale è semplice, quasi brutale: in Italia la mobilità è un diritto solo finché puoi permettertela.
Chi studia o lavora lontano da casa viene raccontato come “privilegiato”, ma poi è lasciato solo davanti a un mercato che non conosce limiti né pudore.
«Il ritorno a casa – conclude Arianna – non è un regalo, non è una concessione. È parte del diritto allo studio, della dignità delle persone. Ma oggi questo diritto vale solo fino a un certo punto dello Stivale».
E allora la domanda diventa inevitabile, e scomoda: quanto vale davvero, per questo Paese, il futuro dei suoi giovani, se persino tornare a casa a Natale diventa un lusso da ricchi?(Fonte)
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]]>L'articolo Autovelox e cassa del Comune: Palermo non è un bancomat proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Scrivo questa lettera perché sono stanco di vedere Palermo trasformata non in una città più sicura, ma in una città che sembra costruita per fare cassa sulle spalle dei cittadini.

Mi riferisco – senza mezzi termini – all’uso degli autovelox.
Non a quelli messi nei punti davvero pericolosi, davanti le scuole o negli incroci dove si rischiano incidenti ogni giorno.
Ma a quelli piazzati scientificamente in strade larghe, a doppia corsia, a senso unico, dove il limite di 50 km/h è fuori da ogni logica rispetto alla struttura dell’arteria stradale.
Parlo di Via Lanza di Scalea, una strada ampia, rettilinea, a doppia corsia per senso di marcia, con marciapiedi larghi e visibilità piena.
Eppure, lì il limite è 50 km/h, e spesso nascosto tra alberi o veicoli parcheggiati, spunta l’autovelox del Comune.
Non c’è segnale di pericolo, non c’è un incrocio pericoloso.
Non è un “punto nero” della viabilità.
È solo un punto comodo per far scattare multe, a raffica.
Chi vive qui lo sa bene:
– Automobile dei vigili civici parcheggiata in modo furbo.
– Cavalletto dell’autovelox nascosto tra due auto in sosta.
– Nessuna pattuglia visibile.
– E qualche giorno dopo: la multa a casa.
Se chiedi perché, ti rispondono: “Lo facciamo per la sicurezza”.
Ma allora perché non li mettete davanti le scuole, dove le macchine sfrecciano anche a 80 km/h?
Perché non nei quartieri dove i motorini salgono sui marciapiedi?
Perché sempre nelle strade dove è facile superare di poco il limite, anche senza rendertene conto?
Pagare una sanzione può avere senso, se hai sbagliato.
Ma qui diventa una guerra burocratica:
È più facile pagare e tacere.
Ed è esattamente su questo che si regge l’intero sistema.
Lo dico chiaramente: non sono contro i controlli.
Ma sono contro l’uso degli autovelox per “fare bilancio”.
Sono contro un Comune che invece di investire in segnaletica, illuminazione, manutenzione stradale e trasporti pubblici… preferisce mettere un autovelox nascosto e incassare.
Perché questa non è prevenzione.
Questa è fiscalità mascherata.
– Autovelox solo nei veri punti pericolosi.
– Segnaletica chiara e visibile prima del controllo.
– Limiti di velocità coerenti con le caratteristiche della strada.
– Controlli a tutela dei cittadini, non contro di loro.
Palermo non è un bancomat.
E noi cittadini non siamo sudditi da spennare.
Con rispetto, ma con stanchezza e rabbia,
Dario C. – Palermo
Vuoi dire la tua su un problema della città? Scrivi a: [email protected]
YOUNIPA – Notizie a voce alta: la tua.
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]]>L'articolo Molestie a UniPa: l’università deve diventare uno spazio davvero sicuro. Al via l’indagine anonima promossa da noi dell’UDU Palermo proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Le parole dell’Unione degli Universitari sono chiare: l’università deve essere uno spazio sicuro, libero da paure e abusi di potere. Non possiamo permettere che chi studia, insegna o lavora in Ateneo viva in silenzio situazioni di disagio, intimidazione o discriminazione.
Da anni Younipa racconta queste storie – dalle testimonianze delle dottorande, alla vicenda della classifica CENSIS, fino alle denunce più recenti – assumendosi anche il peso di esporsi quando molti preferivano tacere. Se oggi questo tema è al centro dell’attenzione pubblica è perché tante e tanti hanno avuto il coraggio di parlare. E se siamo arrivati fin qui, forse sì: avevamo fatto bene a insistere.
Per questo diciamo con chiarezza: Younipa sarà sempre a supporto di chi denuncia, di chi chiede ascolto, di chi pretende rispetto. Saremo al fianco dell’UDU, degli studenti, delle studentesse e di tutta la comunità accademica che vuole un’università trasparente, responsabile e davvero libera.
Non per alimentare scandali, ma per costruire un luogo di studio e lavoro in cui nessuno debba più scegliere tra il silenzio e la paura.
QUI IL COMUNICATO
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Nel cuore pulsante di Palermo, si intrecciano storie di coraggio, delusioni e, soprattutto, di solidarietà. Tra queste, quelle dei minori non accompagnati emergono come un grido silenzioso di speranza e di ingiustizia. Esplorando questa realtà complessa, ci si imbatte in storie toccanti di giovani che, pur delusi dalle promesse di un futuro migliore, trovano conforto e solidarietà nella gente palermitana.
Per comprendere appieno questa realtà, abbiamo avuto l’onore di ascoltare la storia di Ahmed*, un giovane migrante minore non accompagnato che ha attraversato deserti e oceani per giungere in Italia, solo per scoprire che il futuro tanto sognato era ben diverso dalle promesse fatte nel suo paese d’origine.
Domanda: Ahmed, puoi condividere con noi la tua esperienza?
Ahmed: Sono partito dal mio paese con la speranza di un futuro migliore. Le persone che mi hanno incoraggiato a partire mi hanno promesso opportunità di lavoro e prosperità qui in Italia. Ma una volta arrivato, mi sono reso conto che quelle erano solo false promesse. Ho vissuto in strada, senza un soldo e senza nessuno su cui poter contare.
Domanda: Come hai vissuto questa delusione?
Ahmed: È stato difficile accettare che il mio sogno si era trasformato in un incubo. Ma la gente di Palermo mi ha aperto il cuore. Ho trovato solidarietà e sostegno nelle persone che, nonostante le loro difficoltà, mi hanno offerto un sorriso, un pasto caldo e una mano tesa.
Domanda: Qual è il messaggio che vorresti trasmettere a chi si trova in una situazione simile alla tua?
Ahmed: Vorrei dire loro di non perdere la speranza. Anche quando sembra che tutto sia perduto, c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarti. È importante cercare aiuto e non isolarsi. La solidarietà umana può fare la differenza.
La storia di Ahmed è solo una delle tante che si intrecciano nelle strade di Palermo. Nonostante le difficoltà e le delusioni, la solidarietà della gente palermitana continua a essere un faro di speranza per i migranti che cercano rifugio e dignità in questa città dalle mille sfaccettature.
Le vite sospese dei minori non accompagnati a Palermo ci ricordano la fragilità e la resilienza dell’essere umano. Le false promesse e le delusioni sono parte integrante di questo percorso difficile, ma la solidarietà e l’accoglienza possono trasformare il dolore in speranza. È nostro dovere, come comunità, continuare a tendere la mano a chi cerca riparo e sostegno nelle nostre città.
(*Nome cambiato per motivi di privacy)
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]]>L'articolo Il Silenzioso Grido della Violenza Psicologica: Necessario dibattito sui Social proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Ecco il mio primo articolo, preparatevi a essere ispirati e sfidati nel vostro modo di pensare e agire. “Voci Nascoste” promette di essere una finestra aperta su mondi diversi, un ponte verso comprensioni più profonde e un invito a prendere posizione su temi che contano. Unitevi a noi in questo viaggio empatico verso un cambiamento significativo.
Se un tempo l’attenzione era focalizzata principalmente sugli abusi evidenti e tangibili, oggi ciò che richiede la nostra attenzione è il silenzioso e insidioso male che colpisce l’anima e l’autostima delle persone.
Recenti studi e discussioni online hanno evidenziato come la violenza psicologica possa avere un impatto devastante sulla vita di chi ne è vittima, lasciando cicatrici emotive profonde e spesso invisibili. Questo fenomeno, troppo spesso sottovalutato o minimizzato, merita una riflessione approfondita e un dibattito aperto nella società contemporanea.
Per comprendere meglio le dinamiche di questa forma di violenza, abbiamo intervistato alcune studentesse dell’Università di Palermo, che hanno condiviso con noi le loro esperienze e le loro opinioni su questo delicato argomento.
Intervista: Chiara, studentessa universitaria a Palermo
Chiara: “Sui social, la gente può nascondersi dietro uno schermo e dire cose che mai direbbe di persona. Io ero continuamente bersagliata da commenti negativi e insulti sul mio aspetto e le mie opinioni. Questo mi ha portato a chiudermi sempre di più e a dubitare di me stessa. Ho dovuto consultare uno psicologo per ricostruire la mia autostima.”
Marta: “L’esperienza più dura per me è stata quando qualcuno ha creato un falso profilo con le mie foto, postando contenuti offensivi per danneggiare la mia reputazione. È stato devastante scoprire che alcuni miei amici pensavano fossi io. La sensazione di impotenza e la paura di non essere capita mi hanno isolata dagli altri e aggravato il mio stress.”
Luca: “Ho visto molti coetanei soffrire in silenzio a causa di bullismo online. C’è chi si ritrova a essere oggetto di meme umilianti o di campagne di discredito su base quotidiana. La costante esposizione a questi attacchi può lasciare cicatrici psicologiche profonde, spingendo alcuni giovani persino a pensieri autodistruttivi.”
Eleonora: “Il problema con la violenza psicologica sui social è che spesso non viene presa sul serio quanto dovrebbe. Molti giovani arrivano al mio ufficio con problemi di ansia e depressione derivanti da abusi online. È fondamentale riconoscere questi segnali e offrire il sostegno necessario. L’intervento tempestivo è cruciale per prevenire danni a lungo termine.”
Queste interviste immaginarie mostrano diversi aspetti e conseguenze della violenza psicologica sui social media, evidenziando la necessità di una maggiore consapevolezza e di interventi mirati per contrastare questi fenomeni nocivi.
L’internista: “Nella mia pratica professionale, ho visto molti casi in cui pazienti presentavano sintomi di ansia, depressione e bassa autostima a causa di situazioni di violenza psicologica. È importante riconoscere che questa forma di violenza può avere gravi conseguenze sulla salute mentale e fisica delle persone coinvolte.”
Le parole dell’internista sottolineano l’importanza di affrontare il problema della violenza psicologica non solo dal punto di vista emotivo e sociale, ma anche da quello medico e sanitario.
Per coloro che si trovano in situazioni simili, è fondamentale sapere che ci sono molti modi per chiedere aiuto. Gli sportelli universitari e i servizi di pronto soccorso psicologico sono risorse accessibili e pronte ad offrire supporto e assistenza a chi ne ha bisogno. Non esitate a rivolgervi a queste risorse per trovare sostegno e orientamento durante momenti difficili.
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]]>L'articolo 5 lauree a Ventott’anni, Giulio Deangeli: «Studiare dà superpoteri» proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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«L’intelligenza artificiale ci permetterà di scoprire i meccanismi di molte malattie». La nuova storia di “Venti di futuro”
Applica l’intelligenza artificiale e il machine learning alla ricerca scientifica. Lo fa per scoprire cose nuove sui meccanismi di certe patologie. Lavora all’Università di Cambridge in due laboratori incredibili. Uno è il Computer Lab, fondato da Bill Gates, l’altro lo Spillantini Lab, diretto dall’erede di Rita Levi-Montalcini. Ha 28 anni, in tasca cinque lauree con lode e un titolo mondiale. «Studiare ti dà superpoteri». Lui è Giulio Deangeli. Segni distintivi? Ha un metodo di studi infallibile, un obiettivo: sconfiggere un giorno le malattie neurodegenerative. E un sogno: aiutare i ragazzi a scegliere la facoltà giusta. Ha appena pubblicato il suo secondo libro, dal titolo “La Facoltà di scegliere” (Mondadori), un testo con un format innovativo, pieno di enigmi e quiz da risolvere per aiutare a capire che cosa vuoi fare nella vita. «Scegliere in maniera consapevole e informata non è facile. Se vai in una scuola e chiedi allo studente cosa vuol fare, nella maggior parte dei casi sono indecisi fra le materie più diverse (medicina/filosofia/fare l’astronauta). Questo perché manca informazione di cosa si fa concretamente nelle varie discipline. Invece si possono scegliere più cose e avere più vite. Per questo mi piace definire questo libro un moltiplicatore di vite».
Nel 2020, a 24 anni, Giulio si è laureato in Medicina, Biotecnologia, Ingegneria, Biotecnologia molecolare. Più un diploma d’eccellenza della scuola Sant’Anna in scienze mediche. È finito su tutti i giornali. Ha fatto 150 esami, 1 esame a settimana, con la media del trenta. Un percorso difficile e pieno di difficoltà burocratiche. «Finalmente il Parlamento ha approvato l’aggiornamento del famigerato Regio Decreto 31 agosto 1933, n. 1592, che vietava la co-iscrizione a corsi di laurea multipli, e costringeva gli studenti che, come me desiderassero un percorso multidisciplinare, a una serie di difficoltà. Ho fatto tre interventi in Parlamento (2 in Senato e 1 alla Camera) in merito a questa questione e sono felice del risultato». Figlio unico, mamma professoressa di inglese, papà veterinario. Di Este.
Ogni estate della sua adolescenza l’ha passata a studiare all’estero. Nel 2013 è vicecampione del mondo di Neuroscienze. Nel 2016 Giulio vince una borsa di studio, selezionato tra 26mila candidati, e va all’Università di Cambridge, lavora nel laboratorio con Maria Grazia Spillantini, la biologa italiana che nel 1997 ha scoperto la proteina del Parkinson, considerata la miglior allieva di Rita Levi- Montalcini. Nel 2018 è il primo italiano a vincere la borsa di studio mondiale Harvard Hip (Harvard Stem Cell Institute Internship Program). «Oggi sono ancora nel laboratorio Spillantini dove sto lavorando a un modello di Parkinson, cercando di capire il viaggio che le proteine responsabili delle malattie degenerative fanno all’interno del corpo, dall’intestino al cervello. Lo faccio in memoria di mio nonno che ho visto morire per una malattia degenerativa. Lo guardavo e mi sentivo impotente: ho giurato a me stesso che avrei fatto qualcosa. In parallelo, sto collaborando con il Computer Lab dell’Università di Cambridge, presso il Bill Gates building, fondato da Bill Gates in persona. Sto progettando una piattaforma che, con una serie di tool di AI, identifica i meccanismi di patologia.
Lavoro con Pietro Liò, docente di computer science, uno dei massimi esperti in IA al mondo. L’intelligenza artificiale sta aprendo delle possibilità pazzesche in ambito biologico». Che cosa fai esattamente? «Faccio ricerca con l’intelligenza artificiale. È difficile applicare IA alla ricerca, perché è difficile ottenere dati e l’intelligenza artificiale si basa su questi. Noi seguiamo un metodo diverso rispetto a quello di Galileo. Con il metodo galileiano, lo scienziato guarda il fenomeno, gli viene un’ispirazione, formula un’ipotesi e poi fa un esperimento per validare l’ipotesi. Nelle scale biologiche, ci sono circa 20mila geni, in cui ognuno fa cose diverse: non possiamo fare esperimenti su 20mila geni. Come si procede allora? Si usa un paradigma della scienza, si chiama paradigma omica, che prima genera una massa di big data, poi studiando questi enormi data base, sfrutta IA per dare senso a questa massa di dati e generare dei modelli che dopo saranno validati in maniera galileiana con l’esperimento». Il 21 gennaio Giulio sarà protagonista al TedX di Bari. Allo stesso evento, nello stesso slot, ci sarà anche il premio Nobel Giorgio Parisi. Poi parte il suo tour per presentare il nuovo libro, che lo porterà anche alla Camera e in Senato. Il primo libro, intitolato “Metodo Geniale” è stato un caso editoriale. «Ho semplicemente raccontato il mio metodo di studi. Numerose evidenze scientifiche mostrano che per ricordare un materiale lo devi manipolare, devi metterci del tuo, riscriverlo, fare delle dispense, interrogarti, giocare, ripetere ad alta voce».

Si definisce un ragazzo come tanti. Fa attività fisica, si muove sempre in bici e anche quando viaggia evita i mezzi e va a piedi. «Cammino da sempre. Quando studiavo a Pisa, prima degli esami facevo decine di vasche al parco delle Piagge, camminando mentre mi interrogavo e ripetevo ad alta voce. Chissà quanta gente mi ha visto e ha pensato: questo è pazzo. La neurogenesi, ossia quel meccanismo con cui gli adulti generano nuovi neuroni, funziona se ci si espone al movimento». Parla 3 lingue straniere fluentemente, fa volontariato. Ha ideato “A choicee for life”, un percorso gratuito di orientamento all’università per i ragazzi delle superiori.
«Ci hanno detto che non è vero che “se vuoi puoi”. Non è vero nella misura in cui la società ci ha insegnato a non crederci più. C’è un mondo di opportunità là fuori, ma al tempo stesso c’è un enorme problema di orientamento». Che cosa ti motiva? «Ho due grandi motivazioni. La prima: Il lavoro della ricerca ha un impatto sociale, è la possibilità di dare speranza a persone che a volte non ce l’hanno.
La seconda: è personale. Fare ricerca è un mestiere bellissimo, mai ripetitivo, creativo, in cui sei chiamato a metterci del tuo. Sei tu, con in mano una palette di strumenti di ingegneria, che puoi applicarli, magari come nel mio caso, per affrontare un problema medico» Giulio è membro di Triple Nine Society e ISPE, International Society for Philosophical Enquiry, società ad alto QI dove entra soltanto lo 0.1% della popolazione. «Il concetto di QI non è esaustivo, e non è correlato necessariamente con il successo di una persona. L’intelligenza è multipla, ci sono vari tipi di intelligenza. È genetica o no? È un grande dibattito, sicuramente c’è una componente genetica e una componente ambientale. Personalmente penso che sia dominante quella ambientale. Il successo nella vita dipende dalle cose che impari. L’apprendimento può fare tantissimo. E studiare è un’attività meravigliosa»
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]]>L'articolo Arancino o arancina? Chi vince fra Palermo e Catania proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Si dice “arancino” o “arancina”? Stop alle polemiche. Non c’è praticamente città della Sicilia che non ne rivendichi l’origine, ma è sul nome che la disputa è particolarmente accesa. Il motivo è la tendenza all’utilizzo del termine “arancina” nella Sicilia occidentale, a Palermo, vista con la forma in genere tonda. Che diventa però “arancino” nella parte orientale, a Catania, dove invece quasi sempre ha una forma appuntita, ispirata forse alla sagoma dell’Etna.
Diatriba di decenni, che si è riaccesa con la pubblicazione dell’Accademia della Crusca di una scheda ufficiale – che al posto di sedare la polemica qualche anno fa la accese di nuovo. Se ne parla ancora, ad esempio all’incontro più partecipato dello Street Food Fest di Catania, svoltosi dal 17 al 20 maggio 2018 nella patria dell’arancino. Presente, anche Stefania Iannizzotto, siciliana di origine, e autrice della contestata scheda dell’Accademia.
L’Accademia della Crusca, che sulla questione si è pronunciata **ufficialmente: **“Il gustoso timballo di riso siculo deve il suo nome all’analogia con il frutto rotondo e dorato dell’arancio, cioè l’arancia, quindi si potrebbe concludere che il genere corretto è quello femminile: arancina. Ma non è così semplice”.
L’origine di questa pietanza, come di tutte quelle a base di riso nell’Italia meridionale, è da collocare durante la dominazione araba, tra il IX e l’XI secolo. Gli Arabi avevano infatti l’abitudine di appallottolare un po’ di riso allo zafferano nel palmo della mano, per poi condirlo con la carne di agnello. Come notava Giambonino da Cremona nel XIII secolo nel suo Liber de ferculis, gli Arabi tendevano a chiamare tutte le loro polpette con un nome che rimandasse a un frutto in qualche misura simile: ecco allora le arancine, ispirate all’agrume di cui l’isola era ricca.
L’arancina siciliana comparve molto tardi nei ricettari che oggi conosciamo: nel XIX secolo. Al punto che alcuni dubitano di un reale collegamento con la cucina araba. Nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi (1857)compare il termine “arancinu”, definito come “vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia”. Il passaggio al salato è documentato per la prima volta nel Nuovo vocabolario siciliano-italiano di Antonino Trina (1868), ed è probabilmente a questa variante che si ispirano le “crocchette di riso composte” dell’Artusi, che però non prevedono ancora né la carne, né il pomodoro, probabilmente una introduzione di poco posteriore. Ma se il termine originale è “arancinu”, come tradurlo in italiano? Al maschile o al femminile? Seguiamo il ragionamento della Crusca: “Nel dialetto siciliano, come registrano tutti i dizionari dialettali, il frutto dell’arancio è aranciu e nell’italiano regionale diventa arancio”. Quindi “arancinu” nel dialetto siciliano era ed è declinato al maschile, come attestano entrambi i vocabolari ottocenteschi sopra citati. “Del resto, alla distinzione di genere nell’italiano standard, femminile per i nomi dei frutti e maschile per quelli degli alberi, si giunge solo nella seconda metà del Novecento, e molti parlanti di varie regioni italiane – Toscana inclusa – continuano tuttora a usare arancio per dire arancia”.
Dunque, “arancinu” in origine si traduceva sicuramente come “arancino”, ma la codifica del maschile per l’albero e del femminile per il frutto propria dell’italiano, intervenuta successivamente, avrebbe determinato un “cambio di sesso” in “arancina”. Secondo la Crusca, entrambe le forme sono corrette anche se “il femminile tuttavia è percepito come più corretto – almeno nell’impiego formale – perché l’opposizione di genere è tipica nella nostra lingua, con rare eccezioni, per differenziare l’albero dal frutto. Si può ipotizzare che il prestigio del codice linguistico standard, verso cui sono sempre state più ricettive le aree urbane, abbia portato la forma femminile arancia a prevalere su quella maschile arancio nell’uso dei palermitani. Essi, avendo adottato la forma femminile per il frutto, l’hanno di conseguenza usata nella forma alterata anche per indicare la crocchetta di riso: dunque, arancina”. Come, tra l’altro, testimonia la più antica citazione letteraria di questa specialità, quel passo dei Vicerè del catanese Federico De Roberto in cui si parla di “arancine di riso grosse ciascuna come un mellone”. Dunque, vanno bene entrambi i termini, ma guardando la bibliografia** vincerebbe la parola “arancina”**.
Savia è una delle pasticcerie, anzi, la pasticceria-rosticceria più famosa di Catania, e proprio loro hanno sempre chiamato, in controtendenza e unici in città, arancine (alla palermitana) le loro creazioni. è stato così per anni, dal 1897 per la precisione, ma dopo la proclamazione dell’Accademia della Crusca hanno ceduto, ripristinando la dicitura dialettale “arancinu”. Seconda soluzione di mediazione, quella di FUD, locale simbolo della nuova cucina siciliana di qualità che il giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, quando si mangiano tradizionalmente, hanno sfornato “arancinie” per un giorno. Un gioco fra due città che a Palermo per un giorno sfocia in due ricette: una a punta con sarde e finocchietto e una tonda alla “norma” con melanzane fritte ricotta pomodoro e basilico.
Alla base della specialità dell’isola c’è il riso (un tempo coltivato anche nella Piana di Catania) e, in genere, salsa di pomodoro e ragù. Ma ci sono anche le varianti con besciamella e prosciutto cotto, mozzarella e prosciutto, con provola e piselli, alla norma, e poi al pistacchio, ai piselli, alla salsiccia, al pesce spada e ai frutti di mare. C’è perfino quello “sbagliato” con pomodorini, lardo, zafferano e cannella, per non parlare delle varianti dolci.
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]]>L'articolo Sicilia: l’arte del lusso contemporaneo per immergersi nell’autenticità dell’isola proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Jon Moslet, un viaggiatore di origini norvegesi, ha fatto tappa sull’isola e ha introdotto un nuovo concetto di ospitalità, fondato sulla casa e orientato verso la realizzazione dei sogni.
Da venticinque anni, Jon Moslet ha fatto della sua dimora l’Italia. Di nascita norvegese ma di cuore cosmopolita, ha intrapreso i suoi studi in Gran Bretagna con un unico obiettivo: continuare a imparare in una terra mediterranea. Il suo destino lo ha condotto quasi per caso in Italia, dove ha completato il suo percorso formativo laureandosi in economia presso la Bocconi.
Nato nel 1969, ha scelto di stabilirsi a Milano, senza immaginare che il suo vero destino lo attendesse molto più a sud. Attualmente, Jon è la mente creativa di Rocca delle Tre Contrade, una villa situata tra le maestose montagne e l’incantevole mare della costa orientale della Sicilia. In questa dimora nobiliare, amorevolmente restaurata, Jon insegna ai viaggiatori che il lusso autentico è incarnato da due parole chiave: spazio e condivisione.
“«L’inizio di questa straordinaria avventura – racconta con un sorriso – è stato il momento in cui sono sbarcato in Italia come un “barbaro nordeuropeo”. Qui ho fatto una scoperta epocale, legata alla straordinaria diversità culinaria e vinicola delle diverse regioni italiane. Mi affascinavano in particolare le varietà autoctone di vitigni, alcune delle quali erano quasi scomparse, e l’attenzione che piccoli produttori dedicavano a preservarle. Ho persino creato una mia società di esportazione in Scandinavia per portare quei vini nella mia terra d’origine. Questo mi ha portato a viaggiare in lungo e in largo per l’Italia, soprattutto in regioni che vent’anni fa erano sconosciute agli stranieri: il Friuli, la nascente Puglia e la Sicilia, che ancora oggi definisco come una terra avventurosa».
Jon è stato affascinato dall’isola. Si è innamorato delle persone dedite alla tutela del territorio. Con entusiasmo si è perso tra le strade sterrate, sviluppando una vera passione per i casolari abbandonati. «Inizialmente, credevo di trovarmi di fronte a ciò che la Toscana doveva essere stata circa cinquant’anni prima: una regione povera, con un’agricoltura in declino. Da questo pensiero è nata l’idea di acquistare una di queste case, ristrutturarla e organizzare esperienze enogastronomiche per gli amanti del buon cibo e del vino». Queste esperienze sono ora conosciute come “culinary week” da coloro che frequentano Rocca delle Tre Contrade.»
In qualche modo, i sogni sono sempre legati alle nostre radici, soprattutto quando si trasformano in realtà. Il compagno di Jon è nativo della Sicilia e condivideva con Jon il desiderio di creare qualcosa di straordinario nella loro regione, qualcosa che celebrasse l’ospitalità e valorizzasse il territorio. Inoltre, grazie all’entusiasmo di Jon, ha contagiato anche alcuni amici norvegesi, che hanno deciso di investire nella creazione di un luogo dove l’ospitalità avrebbe assunto una nuova dimensione.

Da questo punto è cominciata la ricerca della location ideale. Durante le sue esplorazioni, Jon ha scoperto questa villa padronale, completamente abbandonata, ma situata in una posizione straordinaria, tra il mare e le montagne, circondata da rigogliosi agrumeti. «Mi ha dato l’impressione di essere un luogo maestoso, ma al tempo stesso ricco di libertà proprio grazie alla sua posizione. È lì che ho trovato la risposta ai miei sogni».
Dopo un lungo e significativo impegno, che ha richiesto soprattutto sacrifici economici, la struttura è diventata il luogo in cui Jon condivide il suo sogno con tutti coloro che, come lui, desiderano vivere nel Sud, abbracciando il piacere del “dolce far niente,” immergendosi nell’eccezionale enogastronomia e adottando uno stile di vita più autentico e umano.
Oggi, Rocca delle Tre Contrade dispone di dodici camere e tre dependance, offerte attraverso due opzioni. La prima opzione consente di affittare l’intera villa per gruppi di amici o famiglie desiderosi di riunirsi. La seconda opzione permette di prenotare una stanza durante i corsi di cucina settimanali, ideati per ottimizzare l’utilizzo della struttura durante tutto l’anno. Durante il soggiorno, il personale della casa si prende cura degli ospiti, fornendo servizi di pulizia, colazione, pranzo, merenda e cena. Questi servizi sono forniti da individui formati nel contesto del progetto, il che garantisce un autentico e di alta qualità servizio a tutto tondo. La cucina proposta è di ispirazione siciliana, abbinata con vini locali. «Abbiamo condotto approfondite ricerche per sviluppare le nostre ricette basate sugli ingredienti disponibili nella zona. Abbiamo la fortuna di poter utilizzare gli agrumi e le verdure provenienti dal nostro orto, i suini neri dei vicini Nebrodi e il pescato fresco della costa».
Dora Maugeri, chef storica che da molti anni presta il suo servizio presso la struttura, è l’ambasciatrice del ricco patrimonio gastronomico siciliano a Rocca delle Tre Contrade. «È la persona che tutti sognano di incontrare per assaporare le sue creazioni, un mix tra la figura di una nonna e quella di uno chef professionista».

Gli hotel sono simili in tutto il mondo, persino per quanto riguarda le comodità offerte. Tuttavia, il viaggiatore contemporaneo sta sempre più cercando l’unicità e, come afferma famosamente un film, “la felicità vera è quella condivisa”. «Parlando con i nostri ospiti, ho notato che un hotel spesso è progettato per separare le persone. Tuttavia, quando si parla di vera ospitalità e si parte dal concetto di casa, tutto cambia, compresa l’architettura della struttura. Mentre un hotel può offrire un lusso coccolante, raramente si va lì per socializzare con gli altri. Nel nostro caso, le persone vengono qui per stare con amici e familiari che magari non vedono da molto tempo. È un modo per riunirsi e riscoprire la gioia della condivisione».

Rocca delle Tre Contrade rappresenta una nuova e fresca risposta a un’interrogazione fondamentale nel settore dell’ospitalità: cosa costituisce il lusso ai giorni nostri? «Abbiamo esplorato diverse parti del mondo e il nostro percorso ci ha gradualmente condotto a una risposta. Rispetto a vent’anni fa, ora cerchiamo lo spazio come elemento essenziale. Questa consapevolezza è stata confermata dai nostri ospiti, che hanno scoperto il valore della luce e dell’ampiezza abitativa nella nostra villa. Il lusso, quindi, non è più strettamente legato ai beni materiali, ma è piuttosto connesso al benessere spirituale, all’energia e all’aria. Inoltre, poter godere della piscina senza condividere lo spazio con estranei, ma con amici, rappresenta un valore aggiunto che i nostri clienti riconoscono e apprezzano». Ma tutto ciò non avrebbe senso senza la dimensione dell’enogastronomia.
Cosa sono le culinary week
Le “culinary week” rappresentano un passo naturale nella progressione del nostro progetto. «Avevamo a disposizione lo spazio perfetto. La villa padronale possedeva vigneti di sua proprietà, da cui veniva prodotto del vino grazie alla presenza del palmento e della vecchia cantina. Questo spazio, molto ampio e situato a nord come tutte le cantine nei pressi dell’Etna, non era adatto per essere trasformato in stanze. Di conseguenza, abbiamo deciso di realizzare delle “demo kitchen”».

I maestosi banconi da cucina costituiscono il punto di partenza per un apprendimento unico, offrendo l’opportunità di osservare rinomati chef come il talentuoso Christian Puglisi, un connubio di origini siciliane e norvegesi, che Jon e il suo team invitano a partecipare a queste settimane speciali. La villa apre le sue porte a gruppi che possono ospitare fino a diciotto persone. Durante questo periodo, professionisti della cucina collaborano con gli ospiti, condividendo con loro le gioie quotidiane della gastronomia. Inoltre, l’atmosfera del luogo ispira gli chef a creare nuove e sorprendenti pietanze, ricompensandoli per il loro impegno. «Combinando tutti questi elementi, abbiamo ridefinito un’idea di ospitalità che punta verso ciò che io considero il futuro del turismo: l’esperienza».
Jon si reca spesso a Rocca delle Tre Contrade quando il luogo è tranquillo e non ci sono ospiti. Questi momenti gli servono per riconnettersi con l’origine di questa avventura che lo ha portato dalla Scandinavia ai confini del Mediterraneo. Nel frattempo, il personale si occupa diligentemente della villa. Quando la realtà supera l’immaginazione, si può desiderare di più. Jon, infatti, non cela il desiderio di replicare questo progetto in un’altra residenza, sempre rimanendo in Sicilia. «Riconosciamo e comprendiamo il potenziale straordinario di questa regione, che è ancora in una fase embrionale. Possiamo parlare di un autentico Rinascimento siciliano grazie al turismo. Negli ultimi dodici anni, tutto è cambiato e noi abbiamo seguito con orgoglio e passione questa trasformazione. Riteniamo che la Sicilia sia uno dei pochi gioielli del Mediterraneo che non ha ancora espresso appieno il suo potenziale, mantenendo intatta una straordinaria ricchezza culturale».
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]]>L'articolo Palermo, Vucciria: “Non mi toccare sono ubriaca” la video-inchiesta dell’inviata di Striscia Stefania Petyx proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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In questo articolo, esamineremo come la situazione sia cambiata dal punto di vista della sicurezza, cercando di rispondere all’interrogativo se sia sicuro per una turista frequentare la zona da sola.
La Vucciria, conosciuta per la sua animata vita notturna, è diventata il centro di un acceso dibattito sulla sicurezza. Prima dell’incidente, Striscia la Notizia aveva documentato mesi di caos notturno, con la zona che si trasformava in una discoteca a cielo aperto. Bar abusivi vendevano alcolici anche ai minori, mentre i pusher facevano affari anche sotto gli occhi delle forze dell’ordine.
Il terribile episodio ha scosso la comunità e sollevato interrogativi sulla sicurezza nella zona. Nel servizio in onda, l’inviata del programma ha verificato se ci sono stati miglioramenti nei controlli delle autorità. Secondo spacciatori e baristi abusivi, le forze dell’ordine sono ora più presenti nella zona. Tuttavia, resta aperto il dubbio se questi sforzi siano sufficienti per prevenire tragedie future.
Per capire meglio la situazione, Stefania Petyx ha messo alla prova la sicurezza nella zona. Ha inviato un’attrice che si è dichiarata molto ubriaca e facilmente avvicinabile. In breve, alcuni uomini hanno cominciato a molestarla, prima offrendosi di accompagnarla a casa e poi cercando di forzare l’approccio fisico. In questa situazione pericolosa, è stato un ragazzo che vendeva droga a intervenire per proteggere la giovane donna.
Dopo l’incidente, le forze dell’ordine sono state interpellate e hanno dichiarato che la ragazza aveva chiaramente bevuto volontariamente fino a quel punto. Tuttavia, hanno sottolineato che, in presenza di situazioni anormali o eccessive, sarebbero intervenuti. Hanno anche enfatizzato l’importanza di non ubriacarsi e di essere circondati da amici responsabili in situazioni simili.
L’interrogativo cruciale che emerge è se una turista possa sentirsi sicura a frequentare la Vucciria da sola. La situazione rimane complessa e in evoluzione, con un aumento della presenza delle forze dell’ordine, ma con la necessità di una maggiore sensibilizzazione sulla sicurezza personale.
In conclusione, mentre ci sono segni di cambiamento nella sicurezza notturna alla Vucciria dopo l’incidente, rimane fondamentale l’importanza di essere responsabili e consapevoli delle proprie azioni, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova.
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]]>L'articolo Dall’Ucraina in Sicilia, la storia commovente di Bohdan assunto come tecnico di Radiologia a Cefalù proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Bohdan Kavun, un giovane originario di Vinnytsya, un’area situata a circa 3 ore di distanza da Kiev, ha recentemente firmato un contratto a tempo indeterminato con la Fondazione Giglio di Cefalù, in Palermo. La firma di questo contratto, presenziata dal presidente dell’Istituto Giovanni Albano, ha rappresentato l’opportunità di ripercorrere il percorso che ha portato questo ventiquattrenne ucraino in Sicilia.
Il presidente Albano ha dichiarato con soddisfazione: “È stato un vero piacere vedere Bohdan crescere professionalmente e ora poter garantirgli un futuro all’interno del nostro Istituto.” Bohdan aveva iniziato la sua esperienza al Giglio nel 2020, con un contratto a tempo determinato, subito dopo aver ottenuto la laurea in tecnico sanitario di Radiologia medica presso l’Università di Palermo, seguendo il suo primo anno di studi in Ucraina.
“Vorrei sottolineare che sono stato il primo a essere selezionato,” ha voluto evidenziare Bohdan. “Mi trovo davvero bene qui,” ha aggiunto. “All’inizio è stato difficile adattarsi a un ambiente di vita così diverso da quello ucraino. Ora vivo a Palermo, dove due genitori affidatari che ho conosciuto quando avevo sette anni lo hanno accolto, grazie a un progetto dell’associazione AIA di Termini Imerese. Mi hanno accolto nella loro famiglia e per questo sono profondamente grato. Ora ho due fratelli italiani e una sorella biologica in Ucraina.”
Lo sguardo di Bohdan si rattrista quando parla della sua terra natale, attualmente in guerra. “Sono rimasto incollato alla TV tutto il giorno, osservando lo sviluppo del conflitto,” ha raccontato. “Soffro profondamente per ciò che sta accadendo. L’Ucraina è il paese in cui sono nato, e molti dei miei compagni di liceo sono stati arruolati. La situazione è estremamente difficile. Spero sinceramente di poterli rivedere un giorno.”
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]]>L'articolo Nella classifica delle 100 migliori cantine al mondo c’è una siciliana proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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La Cantina Pietradolce, appartenente alla famiglia Faro, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento dalla rinomata rivista americana Wine&Spirits, che l’ha inserita nella sua lista delle 100 migliori cantine al mondo.
Situata sulle affascinanti pendici dell’Etna, la Cantina Pietradolce è una rinomata boutique winery. Questo è stato il loro primo ingresso nella prestigiosa classifica di Wine&Spirits, una delle pubblicazioni più autorevoli degli Stati Uniti, che annuale premia le aziende vinicole che si sono distinte in degustazioni alla cieca effettuate da esperti assaggiatori. Solo 17 aziende italiane sono state selezionate per questo onore.
Michele Faro, uno dei membri della famiglia proprietaria, ha commentato con entusiasmo questa notizia, sottolineando quanto il loro impegno nella ricerca e l’amore e il rispetto per il territorio siano stati fondamentali per il successo. Ha dichiarato: “Questo riconoscimento è stata una sorpresa straordinaria che ci ha permesso di debuttare accanto a rinomati produttori vinicoli internazionali nella prestigiosa classifica di Wine&Spirits. Il nostro impegno nella ricerca di un territorio che amiamo e rispettiamo è sicuramente la nostra forza, permettendoci di offrire vini di alta qualità che riflettono appieno l’identità del luogo.”
In occasione di questo importante riconoscimento, l’azienda ha deciso di presentare il suo nuovo cru, “Feudo di Mezzo” con l’annata 2019. Questo vino si unisce alla selezione di grandi rossi e bianchi dell’azienda provenienti da viti pre-filosseriche.
“Feudo di Mezzo” è un Etna Rosso DOC prodotto da viti ad alberello con un’età superiore a 80 anni, piantate a piede franco. Le uve provengono dalla contrada Feudo di Mezzo, situata a 650 metri sul livello del mare, il che conferisce al vino un carattere più mediterraneo. La famiglia Faro, proprietaria di Pietradolce, ha investito in questo territorio unico dal 2005, producendo vini di grande personalità in edizioni limitate per esprimere appieno l’identità di ciascun cru.
“Feudo di Mezzo,” che si unisce ad altre etichette come Barbagalli e Contrada Rampante, è un vino che racconta l’anima vulcanica del territorio e il suo vitigno autoctono, il nerello mascalese. Le uve provengono da uno dei vigneti più antichi e incontaminati alle pendici del vulcano, riportato al suo splendore attraverso un attento lavoro agronomico. L’affinamento avviene in botti di rovere da 700 litri per 14 mesi, con l’obiettivo di esaltare la complessità e la profondità del vitigno, piuttosto che imporvi il carattere del legno. Questo vino, prodotto in quantità limitata, è il risultato di un’attenzione meticolosa ai dettagli e di una dedizione instancabile alla qualità, valori che la famiglia Faro ha sempre posto al centro della propria attività vitivinicola.
Michele Faro ha aggiunto: “Abbiamo atteso la giusta annata per lanciare il nuovo cru Feudo di Mezzo, che ora si unisce al nostro portafoglio di produzioni a tiratura limitata. Disponiamo di un piccolo patrimonio di vigne antiche pre-fillossera per i nostri vini di Contrada, dei microterritori che vinifichiamo separatamente per mettere in evidenza le loro distinzioni uniche.”
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]]>L'articolo Il Financial Times riconosce una siciliana tra i 20 avvocati più innovativi al mondo proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Il sindaco Filippo Maria Tripoli e l’amministrazione comunale di Bagheria esprimono le loro congratulazioni a Maria Varsellona, una orgogliosa cittadina bagherese. Il Financial Times ha recentemente riconosciuto Maria Varsellona come uno dei 20 avvocati più innovativi al mondo nel settore delle grandi organizzazioni industriali.
Maria Varsellona attualmente ricopre la posizione di Direttore Legale e Segretaria Aziendale presso Unilever. La sua carriera professionale è stata caratterizzata da ruoli di alta responsabilità in varie aziende, tra cui Nokia Technologies, dove ha servito come Vicepresidente Esecutivo e Chief Legal Officer, nonché Presidente di Nokia Technologies. Nel corso degli anni, ha ricoperto posizioni legali senior in aziende come Tetra Pack, Sidel, GE Oil & Gas e Hertz Europe.
Originaria di Bagheria e laureata all’Università di Palermo, Maria Varsellona ha mantenuto un forte legame con la sua città natale, nonostante sia diventata una cittadina del mondo. La sua leadership è stata fondamentale nella trasformazione del team legale di Unilever, che ora è organizzato in base ai cinque gruppi aziendali, coprendo settori che vanno dalla bellezza al benessere e al gelato. Inoltre, ogni linea di business ha ora il suo consulente legale, distribuito in tutto il mondo nelle aree in cui opera Unilever. Maria Varsellona sta anche supervisionando la creazione di tre “centri di eccellenza” a Città del Messico, Bangalore e Barcellona.
Il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, è particolarmente orgoglioso di questa professionista di spicco che porta in alto il nome della città. Maria Varsellona è una donna determinata che, con passione e dedizione, onora la nostra comunità.
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]]>L'articolo “Io capitano” di Garrone è il film italiano candidato all’Oscar proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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“Io Capitano” di Matteo Garrone è il film scelto dall’Italia come candidato per l’Oscar internazionale. La decisione è stata presa dalla commissione di selezione dell’Anica, che ha fatto la scelta tra altri 11 film, tra cui “La Chimera” di Alice Rohrwacher e “Rapito” di Marco Bellocchio. Nonostante “Io Capitano” al momento non abbia ancora concluso la distribuzione in America, sono in corso trattative che potrebbero avere un impatto importante nella campagna per l’Oscar. Il film è stato selezionato grazie al prestigioso premio Leone d’Argento vinto a Venezia, assegnato a Garrone per la sua regia e per l’emozione che il film suscita nonostante il difficile tema dei migranti, un problema attuale.
Recentemente, la distribuzione del film è stata ampliata a 350 copie anche a seguito dell’entusiasmo generato dalla premiere nella sala principale del Palazzo del Cinema a Venezia. Garrone, dimostrando la sua generosità, ha accompagnato il film nelle sale insieme ai giovani protagonisti Seydou e Moussa, lasciando spazio anche a Mamadou, un sopravvissuto alla traversata migratoria, per condividere la loro esperienza.
Il regista di “Gomorra” e “Pinocchio” ha dichiarato con orgoglio: “Siamo molto felici di rappresentare l’Italia agli Academy Awards con ‘Io Capitano’, e speriamo che il viaggio di Seydou possa toccare il cuore del pubblico americano”.
Il prossimo passo per “Io Capitano” è essere inclusi nella shortlist dei quindici migliori film internazionali selezionati dall’Academy, che verrà annunciata il 21 dicembre 2023. Le nomination ufficiali verranno svelate il 23 gennaio 2024, e la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles il 10 marzo 2024.
Il film narra l’odissea contemporanea di due giovani del Senegal che cercano di raggiungere l’Europa attraversando tappe difficili, tra cui il deserto, le carceri dei torturatori libici e il viaggio per il Mediterraneo, fino a raggiungere una sorta di Terra Promessa. Garrone dedica il film a tutti coloro che non hanno avuto successo nel loro viaggio verso l’Europa, sottolineando l’aspirazione alla libertà e alla circolazione libera che spinge i giovani in tutto il mondo a cercare un futuro migliore e diverso.
“Io Capitano” è una coproduzione internazionale tra Italia e Belgio, con la produzione di Archimede, Rai Cinema e Tarantula. Il film è già stato venduto in diversi paesi, tra cui India, Canada, tutta l’America Latina, Israele, Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria e paesi dell’ex Jugoslavia, mentre Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo sono co-produttori. La competizione è forte, con altri film di grande qualità provenienti da Australia, Giappone, Finlandia, Ucraina e altri paesi, ma “Io Capitano” è pronto a sollevare le vele e affrontare la sfida.
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]]>L'articolo Andrea Camilleri, 6 curiosità sullo scrittore siciliano proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Andrea Calogero Camilleri è nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925 e si è spento a Roma il 17 luglio 2019.Camilleri è stato uno scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo e insegnante italiano. La sua fama è esplosa grazie alla serie televisiva “Il commissario Montalbano” trasmessa da Rai 1. Il 26 gennaio 2003, al Palazzo del Quirinale a Roma, Camilleri ha ricevuto la medaglia di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi.
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]]>L'articolo Come organizzare la vacanza perfetta con Travis, il nuovo Chatbot di AI proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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La Guide to Europe ha recentemente presentato un innovativo strumento destinato a rivoluzionare il modo di pianificare i viaggi: Travis, un avanzato pianificatore di viaggi basato sull’Intelligenza Artificiale alimentata da modelli generativi. Questo strumento offre agli utenti itinerari di viaggio ottimizzati tenendo conto delle loro preferenze, della vicinanza alle attrazioni e di una vasta gamma di dati, tra cui recensioni, orari di apertura e altre informazioni chiave.
Grazie all’uso di un sofisticato algoritmo di IA generativa, Travis è in grado di suggerire una selezione di attrazioni, creando itinerari che promettono un’esperienza di viaggio senza intoppi. Inoltre, questo assistente virtuale va oltre la pianificazione tradizionale, personalizzando i servizi in base alle preferenze dei clienti e alle recensioni disponibili. Questo consente agli utenti di visualizzare e prenotare l’intero viaggio in un unico processo semplice e intuitivo.
Helgi Helgason, il genio visionario che dirige la divisione di Intelligenza Artificiale presso Guide to Europe, è la mente dietro Travis:
Siamo entusiasti di presentare un chatbot in grado di rivoluzionare il modo in cui le persone organizzano i loro viaggi. Travis permette agli utenti di interagire e cercare l’esperienza di viaggio ideale utilizzando il linguaggio naturale.
Non è neppure necessario specificare una destinazione; basta inserire le preferenze, come le condizioni meteorologiche, la regione o la cultura desiderata.
Travis offre un notevole risparmio di tempo e contribuisce a ridurre lo stress, consentendo di prenotare in modo rapido viaggi perfettamente pianificati, garantendo allo stesso tempo la massima sicurezza.”
“Travis è molto più di un semplice pianificatore di itinerari: è una vera e propria rivoluzione nel settore dei viaggi.
Grazie all’impiego di una vasta quantità di dati, Travis è in grado di pianificare un viaggio nei minimi dettagli, superando sicuramente le capacità umane in termini di precisione e velocità. Non si tratta solo di prenotare un viaggio; si tratta di creare un’esperienza perfetta.
Con il lancio di questo servizio, Guide to Europe mira a introdurre una nuova dimensione nella pianificazione, identificazione e prenotazione di vacanze in Europa. La scelta è completamente nelle mani dell’utente, che può semplicemente indicare il sole, il mare e la natura per ricevere immediatamente proposte di viaggio. In alternativa, è possibile personalizzare ulteriormente le proprie preferenze specificando il budget, le date, le attività desiderate e altro ancora.
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando diversi settori: Adobe la utilizza per generare rapidamente ciò che l’utente desidera nei suoi software più diffusi, Tesla ne fa uso per migliorare la guida autonoma, e persino il sistema AI di eBay è in grado di scrivere inserzioni a partire da una foto. Questi sono solo alcuni esempi delle applicazioni più recenti.”
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]]>L'articolo CONCORSI IN SICILIA: TUTTE LE ASSUNZIONI, I bandi attivi con TERZA MEDIA E DIPLOMA proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Sono attualmente aperti concorsi in Sicilia, inclusi quelli rivolti ai diplomati. Perché non dare un’occhiata? Di seguito troverete tutte le informazioni rilevanti per coloro che desiderano candidarsi.
In Sicilia, ci sono numerose opportunità di lavoro disponibili nel territorio dell’Isola. I concorsi riguardano posti presso l’ARS, ma ci sono anche opportunità di lavoro presso il Policlinico di Catania e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Qui di seguito sono forniti tutti i dettagli per chiunque sia interessato a presentare la propria candidatura.
Il termine per presentare la domanda di ammissione al concorso CNR 2023 per 138 posizioni nel ruolo di collaboratori amministrativi diplomati è stato prorogato e ora sarà possibile candidarsi fino al 26 settembre 2023. Si segnala che due di questi posti sono destinati alla sede di Palermo.
I requisiti richiesti per la presentazione della candidatura includono:
QUI IL BANDO
È stato pubblicato un avviso per la selezione di quattro addetti agli affari generali con il profilo professionale di coadiutore amministrativo, da impiegare presso il Policlinico G. Rodolico – San Marco. Questa selezione è riservata agli iscritti al Centro per l’impiego ed è finalizzata all’assunzione a tempo indeterminato.
I requisiti necessari per candidarsi includono:
QUI IL BANDO
Sono state riaperte le domande del Concorso ARS Sicilia 2023 per il reclutamento di 21 Coadiutori parlamentari di prima fascia presso l’Assemblea Regionale Siciliana. Questo in seguito a una sentenza del TAR di Palermo che ha annullato alcuni punti del bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale siciliana del 31 marzo 2024. In particolare, il bando prevedeva un limite di età per la partecipazione fissato a 45 anni, limite che è stato rimosso. Possono quindi partecipare al concorso tutti i cittadini italiani o di uno degli Stati membri dell’Unione Europea con più di 18 anni e senza ulteriori limiti di età.
QUI IL BANDO
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]]>L'articolo Dal cuore di Palermo alla Mongolia: il giovane imprenditore dà vita al primo Club di Business Angel proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Francesco Cracolici, un giovane di 29 anni nato e cresciuto a Palermo, ha trascorso gli ultimi 10 anni viaggiando per il mondo e dedicandosi al progresso dei “mercati emergenti”. Recentemente, ha avviato il primo e unico Club di Business Angel in Mongolia.
Nonostante la sua giovane età, Cracolici ha accumulato una notevole esperienza nell’ambito degli investimenti nei mercati emergenti. Egli afferma che questi mercati rappresentano una straordinaria opportunità per gli investitori poiché sono terreni fertili per la creazione di nuove startup, spesso basate su modelli occidentali già validati e conosciuti per il loro potenziale. Inoltre, sottolinea che è in queste regioni che l’innovazione può davvero fare la differenza, migliorando la qualità della vita delle persone. Di conseguenza, ritiene sia essenziale e un dovere personale contribuire a promuovere lo sviluppo in queste aree.
Negli ultimi anni, Cracolici ha coordinato e gestito tre programmi di accelerazione in tre continenti diversi. L’ultimo di essi, denominato StarVenture, ha coinvolto 26 paesi e ha fornito supporto a oltre 200 startup che hanno raccolto complessivamente 390 milioni di dollari in finanziamenti. Cracolici ha anche un portafoglio di investimenti diversificato in cinque continenti, che va dall’Etiopia al Brasile, e ha collaborato in co-investimenti con figure di spicco come Justin Mateen, il fondatore di Tinder, e Peter Thiel di PayPal.
La storia di Francesco Cracolici inizia con i suoi viaggi in giro per il mondo fin dalla giovane età. Durante una delle sue permanenze in Mongolia, ha fatto una scoperta significativa: mancava completamente un ecosistema per l’innovazione e le startup nel paese.
Cracolici ha notato che nonostante questa lacuna, la Mongolia era un luogo ricco di opportunità. Spiega: “La terra di Gengis Khan offre notevoli prospettive. Le previsioni indicano che l’economia mongola crescerà del 5,4% nel 2023, rispetto al 4,8% registrato nel 2022, e si prevede che questa crescita raggiungerà il 6,1% nel 2024. Inoltre, la Mongolia è il secondo maggior produttore mondiale di rame e possiede importanti riserve di oro e uranio. Non va trascurato il suo posizionamento strategico tra la Cina e la Russia, che la rende un vitale corridoio per il trasporto di merci e persone. In sintesi, sono tutti elementi di grande interesse per gli investitori.”
Da queste considerazioni è emersa l’idea di contribuire alla creazione di un ecosistema locale coinvolgendo le istituzioni bancarie di sviluppo del territorio, che hanno affidato a Cracolici il compito di organizzare e fondare il primo club di investitori internazionali. Il risultato di questa iniziativa è stato la nascita, lo scorso giugno, del “Nomadic Angel Club,” di cui Cracolici è stato eletto presidente. Il giovane consulente italiano ha immediatamente messo in moto il club, coinvolgendo circa 150 investitori provenienti non solo dalla Silicon Valley, come Zach Coelius, ma anche da altre parti del mondo. L’obiettivo principale è individuare, investire e sostenere lo sviluppo di startup locali, contribuendo così alla crescita di un mercato con enormi potenzialità. Cracolici afferma: “In questi mesi ho già individuato 12 startup su cui il club organizzerà degli accordi di investimento nel corso dell’anno. Stiamo prendendo sul serio questa sfida, e siamo tutti entusiasti.
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]]>L'articolo PALERMO : La storia della preside che sconfigge la dispersione scolastica proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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La ricetta dell’Istituto Sperone-Pertini per battere l’abbandono precoce degli studi, dopo aver sconfitto percentuali record di ragazzi che restavano a casa: «È un territorio complesso ma abbiamo stretto un’alleanza con i cittadini»
Nel 2022, nelle regioni del Sud Italia, la percentuale di giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi ha raggiunto un preoccupante 15,1%, 3,5 punti percentuali sopra la media nazionale. Tuttavia, da una delle aree più colpite dalla dispersione scolastica emerge una storia straordinariamente incoraggiante. Nel 2013, l’Istituto Comprensivo Sperone-Pertini, situato nella periferia meridionale di Palermo, ha registrato un tasso di abbandono precoce degli studi del 27,3%. Oggi, a dieci anni esatti di distanza, questa percentuale si è ridotta all’1%. Dietro questo notevole successo si cela l’instancabile impegno della dirigente scolastica, Antonella Di Bartolo.
“Operiamo in un territorio complesso”, ammette la preside, ma insiste anche nel voler condividere il merito del successo con i suoi colleghi. In un’intervista a Orizzonte Scuola, spiega che “tutti insieme abbiamo ragionato su come affrontare questa situazione inaccettabile e ci siamo messi al lavoro seguendo diverse linee d’intervento.”
Secondo quanto afferma Di Bartolo, la periferia di Palermo rappresenta un contesto che favorisce la dispersione scolastica, poiché “una considerevole parte della popolazione vive in situazioni di disagio economico, sociale ed educativo”. Pertanto, sia la dirigente scolastica che l’intero corpo docente hanno dovuto intraprendere un processo di convincimento delle famiglie degli studenti uno per uno.
“Hanno preso forma importanti strategie sistemico-educative, affiancate da interventi personalizzati, adattati alle esigenze di ogni bambino e bambina, ma soprattutto rivolti ai loro genitori. In alcuni casi, siamo persino arrivati a recarci direttamente a casa loro o a incontrarli per strada”, spiega Di Bartolo. Le sue parole sono confermate da una foto diventata virale su X, in cui si vede la preside rivolgere lo sguardo verso un balcone mentre cerca di convincere una famiglia a iscrivere i propri figli a scuola.
Per raggiungere un risultato straordinario come quello ottenuto dall’Istituto Sperone-Pertini, dove il tasso di dispersione scolastica è sceso al 1% in dieci anni, la scuola ha dovuto stabilire una stretta collaborazione con i cittadini. Ci sono stati numerosi esempi di questa sinergia. Si è iniziato con il dialogo diretto con le famiglie, ma si è anche cercato il sostegno dei commercianti locali per facilitare le iscrizioni alla scuola.
“Abbiamo lavorato per aumentare la consapevolezza del diritto all’istruzione, sin dall’infanzia. Quando un diritto viene offerto, diventa riconosciuto e viene esercitato”, spiega Di Bartolo. Tuttavia, anche ora che il tasso di abbandono scolastico si avvicina allo zero, il lavoro continua. La preside sottolinea: “Siamo estremamente orgogliosi di questo risultato, ma dobbiamo continuare a difenderlo e cercare di migliorarlo ulteriormente. Anche se solo un bambino su 100 non frequenta la scuola, è una situazione gravissima e inaccettabile”.
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]]>L'articolo La catena Starbucks sostiene l’olio della Valle del Belìce per il suo caffè proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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“Siamo qui per offrire il nostro sostegno agli agricoltori del territorio. Ho avuto l’opportunità di scoprire questo olio durante un incontro con Tommaso Asaro, il quale mi ha raccontato che ogni mattina consuma un cucchiaio di questo olio, lasciandomi impressionato.
Da quel momento è nata in me un’interesse profondo per il prodotto, e così abbiamo iniziato a condurre vari test, esplorando l’abbinamento tra caffè e olio. Il risultato è stato sorprendente.”
Queste parole le ha pronunciate questa mattina a Marinella di Selinunte (Trapani) Howard Schultz, il fondatore di Starbucks. Egli è intervenuto alla presentazione del club degli agricoltori del Belìce. L’azienda agricola Asaro sta fornendo il gigante del settore alimentare di olio extra vergine di oliva per la creazione della bevanda Oleato, una straordinaria combinazione di caffè arabica Starbucks e olio extra vergine di oliva Partanna (Trapani).
Schultz, tornato in Sicilia pochi mesi dopo la sua ultima visita, ha condiviso l’esperienza dei Centri di Supporto agli Agricoltori di Starbucks (più di 10 sparsi nel mondo): il primo di questi centri lo hanno aperto a San José, in Costa Rica, nel 2004. Attraverso una collaborazione ravvicinata con gli agricoltori sul campo, insieme al supporto di cooperative e fornitori, gli agronomi di Starbucks si basano sulle pratiche di coltivazione tradizionali per aiutare i produttori agricoli a migliorare sia la qualità che la redditività delle loro coltivazioni.
Starbucks sta ora puntando la sua attenzione sul Belìce, con l’obiettivo di importare l’esperienza dei Centri di Supporto agli Agricoltori in questa regione. Michelle Burns, Vice Presidente Esecutivo Globale di Caffè, Impatto Sociale e Sostenibilità di Starbucks, ha sottolineato: “Il futuro di ‘Oleato’ è strettamente legato al futuro di questa comunità. Mettiamo a disposizione la nostra conoscenza, le nostre risorse e la nostra filosofia di economia open source per contribuire al futuro della Valle del Belìce.”
Inoltre, in occasione dell’evento, Schultz ha condiviso con i giornalisti la possibilità di discutere con il team responsabile dello sviluppo in Italia riguardo a una potenziale apertura di Starbucks in Sicilia: “Ne discuterò con chi è coinvolto nello sviluppo in Italia.”
Infine, rispondendo a chi gli ha chiesto se avesse pianificato l’acquisto di una casa in Sicilia, Schultz ha dichiarato: “Mi piacerebbe, anche se la mia famiglia è negli Stati Uniti. Questa è davvero una terra straordinaria.”
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]]>L'articolo Meteo Sicilia: prima il gran caldo, poi crollo termico di 13-15°C. Ecco quando! proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Meteo Sicilia – Come ormai ampiamente annunciato più volte in questi giorni, la fase più acuta di questa lunga ed intensa ondata di caldo africano sta per entrare nel vivo.
Infatti, proprio dalla giornata odierna fino alla prima parte di mercoledì 26 Luglio 2023, ci aspettano giornate “bollenti”, seguite da una moderata/intensa ventilazione meridionale. Tutto questo sarebbe una sorta di richiamo prefrontale che tra le giornate di domani e martedì 25, potrebbe far cadere diversi record di caldo assoluto sulla nostra regione.
Tuttavia a partire dal pomeriggio/sera di mercoledì, una perturbazione atlantica che attualmente sta coinvolgendo il nord Italia, riuscirà ad abbassarsi raggiungendo anche le zone del centro-sud Adriatico.
Essa consentirà un calo del geopotenziale in quota anche sulla nostra regione, e subiremo un vero e proprio crollo termico fino a circa 13-15°C rispetto le giornate precedenti.
La calura verrà “spazzata” via a partire dai settori occidentali dell’isola, per poi man mano raggiungere anche i settori sud-orientali entro la giornata di giovedì 26.

Tale situazione durerà circa 48h, in quanto, a partire dal prossimo weekend, è atteso un nuovo aumento termico con una nuova ondata di caldo.
Tuttavia questa volta non dovremmo avere i picchi termici registrati/attesi di questi giorni, con le temperature che dovrebbero mantenersi su valori più accettabili.
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