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Il titolare di un’agenzia di modelle, Salvatore Luca Longo, è stato arrestato per violenza sessuale, atti persecutori e minacciosi. Da anni era al centro di eventi pubblici con la sua Umilty Modelsharing Organization. Entrare nell’agenzia era facile: 150 euro di iscrizione e poi si lavorava 5 euro all’ora. Le ragazze venivano contattate per un colloquio attraverso i social o con un passa parola tra amiche. I lavori erano principalmente di volantinaggio e di ragazza immagine in eventi. Nulla di male fin qui. Tutto quello che ruotava attorno alla faccenda era il problema: chiamate continue, persecuzione, minacce e tentati rapporti sessuali.

Nel gruppo entravano sia 15enni che 20enni. Tutte nostre possibili sorelle, figlie o nipoti. Coloro che volevano tagliare i rapporti con questa agenzia si ritrovavano obbligate dietro ad un contratto di lavoro, che grazie ad un avvocato si scoprirà essere un fake.

Contattare ora le ragazze è difficile. Hanno paura che chiunque le cerchi sia un suo affiliato. Da mesi attraverso profili fake e nuovi numeri di telefono Longo contattava le giovani ragazze con insistenza e con un’oppressione psicologica allucinante. Solo dopo qualche ore due ragazze M. e S. decidono di parlare del fatto. L’anonimato sembra ovvio, dopo quello che hanno passato.

S. dice di sentirsi in colpa per essere caduta in questo tranello, ma la colpa non è sua. Non è mai della vittima. Inoltre S dice: “Purtroppo inizialmente nessuna lo sapeva. Ma sai è il sogno di molte ragazze entrare in questo mondo e molto spesso ( mi metto pure in mezzo) siamo molto immature e agiamo senza pensare.
Ciò non vuol dire che non sia stato bravo a raggirare e a promettere grosse somme di guadagno, ma non fu così”. Salvatore Longo sembra un uomo colto, di successo, educato, all’inizio di ogni colloquio. Appena inizia il lavoro si trasforma: diventa oppressivo e dalla mano lunga. S. è stata portata in questa agenzia attraverso un’amica con cui ha tagliato per sempre i rapporti.

L’incubo delle ragazze molestate

“Magari io che ho un carattere forte mi ha distrutto solo un po’ psicologicamente, ma pensa le ragazzine minorenni”, ci dice invece M, entrata nell’agenzia per bisogno di qualche soldo. Dopo 3 giorni la giovane 20enne ha abbandonato il tutto.

S. ha lavorato qualche settimana nel gruppo. Alla fine l’oppressione è sfociata. “Poi piano piano è iniziato l’incubo , chiamate notturne, “vieni a casa mia che ti coccolo io”, “spero di trovare una ragazza come te”, “non ti fidare dei ragazzi muscolosi e senza cervello, devono essere maturi”.

Un incubo. M racconta pure di una volta in macchina, dopo un evento fuori Palermo, quando le ha messo le mani sulla coscia. E il manager ha detto: “Io sono Lucano. Io sono Luca tu metti l’ano”

Ci sono state anche ragazze fragili, sottomesse e minorenni. “Una 15enne è uscita con lui (38 anni) a mangiare sushi una sera e lo chiamava zio. Un’altra ragazza è stata costretta a dei rapporti orali”, dicono altre giovani che non vogliono entrare nella storia.

“Il modus operandi era opprimente”, lo dicono tutte le ragazze all’unisono. C’è chi è riuscita a superare la situazione subito come M, mentre S ci ha raccontato che per un’estate intera non è uscita di casa per paura. L’unica gioia di queste ragazze è il fatto che lui non abbia più potere. Perché prima il potere lo aveva: ha lavorato a progetti e eventi con lo Stadio Renzo Barbera e la Fiera de Mediterraneo. Forse una mano sulla coscienza le sue segretarie, il suo staff, coloro che hanno collaborato con lui se la devono mettere. Sotto, i commenti di alcune delle ragazze dopo la diffusione della notizia dell’arresto di Luca Longo.

Alcune delle frasi che incastrano l’imprenditore longo:

Ciao bambola, gattina mia, sembri una bella Ford Puma doppio airbag, non ci sono ragazze così sensuali alla tua età…” e “manco un bacino mi mandi per le foto che ti ho mandato, monellina, senza bacini dormo male.

Le foto “pedopornografiche” e “glamour”

Racconta anche di foto spinte scattate all’altra ragazza, anche lei diciassettenne: “Giorni dopo Longo mi fece vedere delle foto scattate con lei e rimasi impietrita, dicendogli: ‘Ma queste sono foto pedopornografiche’ e lui sorridendo mi disse: ‘Ha insistito lei per farle, io non le ho detto nulla, sono foto glamour’. Si tratta di circa 80 scatti che ritraevano la ragazza da vestita a nuda con i soli slip e le braccia e le mani che le coprivano il seno”.

Il lockdown e le “prove intellettive”

Per la giovane il lockdown si sarebbe rivelato una salvezza perché “cercai di evitarlo il più possibile, ma lui mi scriveva tutti i giorni, arrivando al punto di volermi costringere a giocare a carte, partecipare a quiz o inviare video di una coreografia on line. A detta sua queste attività gli servivamo per comprendere meglio le nostre capacità intellettive e chi non avrebbe partecipato sarebbe stato escluso dai lavori”.

“Lo bloccai e m’incolpò della sua futura morte”

Ma “poi Longo scoprì che frequentavo un ragazzo e andò di matto. Gli dissi di scrivere qualsiasi comunicazione lavorativa a mia madre. Lo bloccai su Whatsapp, ma questo aggravò la situazione. Infatti cominciò a darmi colpa del suo malessere e della sua futura morte, scrivendomi: ‘Avete rovinato la mia salute, sarò in ospedale o morto io, sto ancora male’. Più volte mia madre ha provato a spiegargli come stessero le cose, ma lui non si placava. Inziò a dirci che gli dovevamo dei soldi perché lo avevo bloccato su Whatsapp e questo gli aveva provocato danni alla salute e scriveva: ‘Lei capisce che questo è un danno al sistema nervoso che vale da solo 2500 euro?’. Ci avrebbe chiesto anche 25 mila euro di danni e avrebbe rinunciato a tutto solamente se lo avessi sbloccato e gli avessi chiesto scusa, anche alle altre ragazze che non riuscivano a lavorare serenamente per colpa mia. Tentava in tutti i modi di intimorirci”.

“Piangevo, ogni mia azione era un errore”

A maggio la giovane sarebbe comunque tornata a lavorare, sperando che le cose sarebbero cambiate. Ancora una volta si sarebbe ritrovata però a casa di Longo: “Mi portò nella stanza da letto e disse: ‘Vado a farmi la doccia, tu rimani con il cane’, volevo scappare, mille pensieri mi tartassavano la testa e per tutto il tempo ho sperato che non uscisse nudo dal bagno”. Un’altra volta Longo avrebbe annullato uno shooting solo perché la ragazza aveva detto che l’avrebbe accompagnata il suo fidanzato. Lui le avrebbe detto: “Invece di uscire, divertiti con il tuo ragazzo, il tuo dovere è solo studiare e senza ragazzo perché sono due mesi che fai le cose male, sappilo” e “entrai in panico, mi sentivo controllata dai suoi sporchi messaggi, piansi perché non potevo fare nulla, ogni mio gesto era un errore”.

“Minacciava anche il mio ragazzo”

A giugno l’indagato avrebbe pubblicato foto della ragazza senza il suo consenso su in Instagram: “Una mia foto – spiega – sotto la statua di Santa Rosalia, con in sottofondo un pezzo di Ludovico Einaudi, sembrava che fossi morta o che avessi avuto un brutto incidente. Reputava sua la mia immagine, credeva di poterla usare come gli piacesse. Mia madre chiese spiegazioni e lui ci accusò di offendere la religione cristiana, ci minacciò, accusando il mio ragazzo di farmi fare foto e video volgari: ‘Preferite in studio o presso i carabinieri? Posso avvisare il maresciallo?’. Poi mi inserì in un gruppo Whatsapp con altre ragazze chiedendomi delle giustificazione per averlo bloccato ed umiliandomi. Una volta mi chiamò con l’anonimo e con una voce strana mi chiese: ‘Sei con il tuo amico?'”.

“Ho paura, lo denuncio perché non faccia del male ad altre”

Negli ultimi due mesi, dice la giovane, “ha continuato a cercarmi, mi sentivo in trappola, ogni suo messaggio era un peso. Ero arrivata a un punto in cui sapevo solo piangere. Dopo mesi di crisi, decisi di cancellare il mio account Instagram e di sospendere Facebook. L’11 luglio ho ricevuto 13 chiamate con l’anonimo. La mia vita è stata stravolta da quando ho conosciuto Longo e mai avrei immaginato di trascorrere momenti così brutti. Ho molta paura perché penso di ritrovarmelo sempre davanti. Ogni squillo al cellulare mi fa sobbalzare il cuore e provo un’ansia incredibile. Ho voluto denunciare perché Longo non faccia un male maggiore ad altre ragazze, sempre che non l’abbia già fatto. Chiedo che gli sia impedito di avvicinarmi e chiamarmi. Ho paura per la mia incolumità”.“

La difesa dell’imprenditore QUI

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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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