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]]>L’episodio è avvenuto durante la cerimonia di benvenuto ai nuovi allievi del corso di laurea di Medicina. La docente in questione stava prendendo la parola per dare il suo contributo all’evento, quando giunta al centro del palco ha visto una massa di studenti via via alzarsi verso l’uscita, in segno di protesta. La relatrice è nota all’interno del campus per le sue idee anti-abortiste, nonostante il suo intervento non avesse nulla a che fare con il tema.


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]]>I manifesti sono stati creati a Bologna. E piano piano sono arrivati in altre città dello stivale. Il cartellone sostiene che la Ru-486, pillola abortiva, non è un veleno e garantisce un aborto sicuro. “Un centinaio di manifesti-precisa una nota stampa di Maghweb – sono stati affissi negli spazi comunali di tutta la città. La campagna ha trovato l’adesione e il sostegno di varie realtà italiane, oltre che di singoli individui, tra cui: Riccardo Nuory, portavoce nazionale di Amnesty International; Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista. Ma anche Maura Gancitano e Andrea Colamedici di Tlon; Valerio Nicolosi giornalista; Jennifer Guerra, giornalista e molti altri”.
E aggiungono: “Non è un veleno ha l’obiettivo di combattere la disinformazione, promossa dalle associazioni anti-scelta, con l’informazione scientifica e puntuale. La contro-campagna, con i suoi manifesti, intende ridisegnare lo spazio pubblico e le città per far sì che le donne e le ragazze vivano in spazi liberi da giudizi“.
L’idea, come fa sapere il gruppo bolognese, è nata come una contro-riposta a dei manifesti che attaccavano la pillola abortiva, etichettandola come negativa. I manifesti, in quel caso, venivano dalla mente del gruppo “Pro Vita e Famiglia“, in risposta alle nuove linee guida dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
In attacco al gruppo Pro Vita quelli di Maghweb rispondono: “‘La pillola non è un veleno. Nasce per far sì che manifesti del genere non appaiano più nelle nostre città. Ma anche perchè ogni donna possa esercitare la propria libertà di scelta senza essere fuorviata da affermazioni scorrette. La campagna ‘Non è un veleno’ punta su due azioni. Una comunicativa, grazie alla condivisione, su scala nazionale, di manifesti per ridisegnare lo spazio con messaggi corretti e un’azione informativa, grazie al coinvolgimento di ginecologi, medici, psicologici, ostetrici, filosofi, giornalisti e data specialisti”.






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]]>L'articolo La studentessa bullizzata per aver abortito: “Odio gratuito, mi sento lo stesso libera” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>È passato solo un mese dal giorno del suo aborto e lei stessa racconta di aver rivelato la questione solo agli amici più stretti. “Un mese fa ho abortito, mi ero confidata con qualcuno a scuola. Chissà, forse c’era chi lo sapeva anche in altre classi. Ma non posso esserne sicura”.
Ammette di essersi un po’ arrabbiata quando ha trovato quei fogli. E li ha strappati dal muro “portandoli al prof. Lui non ci credeva. Li ha presi e si è allontanato, andando in presidenza. Io intanto li avevo fotografati, girandoli a miei compagni di classe per chiedere loro se ne sapessero qualcosa”.
Proprio nei primi giorni di ritorno tra i banchi di scuola l’appena maggiorenne ha ritrovato un paio di bigliettini con un chiaro riferito al suo aborto, con frasi come “Io feto, tu aborto”. Anche se il colpevole sembra averlo fatto come uno scherzo generico, senza voler mirare ad alcun tipo di situazione in particolare.
Inoltre il giovane ha parlato di “immagini e relativi messaggi ironici e non riferiti a nessuna persona in particolare. Per quanto fuori luogo, lo scopo non era certo quello di offendere e criticare qualcuno”. Poi il tentativo di spiegazione, stavolta in prima persona: “Mi dispiace tantissimo per la situazione che si è creata, soprattutto per le persone che si sono sentite ferite. Chiedo scusa a tutti“.
La studentessa si dimostra matura e dichiara in merito del gesto: “Una persona ingenua e che probabilmente ha capito adesso quello che ha fatto. Non voglio concentrarmi più su questa storia, morta lì secondo me. Quel che mi è successo un mese fa è stato terribile. Ma può capitare a tutti. Per fortuna io mi sono sentita libera di decidere in modo sereno, parlandone con mia madre, la mia migliore amica, alla quale ho semplicemente detto che non mi sentivo pronta“.

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]]>“Ho bisogno di afFeto”, “Questo eri tu”, “Mi hanno buttato in mezzo all’utero e ne sono uscito embrione” e “Io feto, tu aborto”. La giovane, che frequenta un istituto superiore a Piacenza, si è ritrovata questi cartellini di benvenuto dopo settimane e settimane di didattica a distanza.
A dare la notizia è stata l’avvocato per i diritti Cathy La Torre, molto attiva sui social. L’esperta in legge ha dichiarato: “Presenterò un esposto alla Procura per chiedere che vengano accertati eventuali reati. La ragazza è chiaramente e fortemente turbata dall’accaduto”.
Nel suo post su Twitter l’avvocato scrive: “Fogliettini offensivi a scuola a Piacenza, frequentata da una studentessa che ha abortito. Il dirigente scolastico farà luce sui responsabili, ma sono sinceramente sgomentata per tanta ignoranza e cattiveria nei confronti di una scelta che non spetta a nessuno guidicare. Vergogna”.
Da quanto raccontato da La Torre la giovane adolescente e studentessa piacentina è molto scossa per queste azioni di bullismo gratuito. Inoltre risulta che la ragazza abbia ricevuto sui social la solidarietà di alcuni dei suoi compagni di classe e non solo. Mentre al momento non è chiaro chi abbia lasciato i bigliettini offensivi nei confronti della studentessa. Ma la preside dell’istituto ha promesso che cercherà i colpevoli.

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]]>L'articolo Aborto: Pubblicate le nuove linee guida sulla Ru486 proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Lo ha annunciato una circolare ministeriale. Le nuove linee guida per la pillola Ru486 accolgono il parere del Consiglio Superiore di Sanità pubblicato lo scorso 4 agosto, e raccomandano anche “di effettuare il monitoraggio continuo ed approfondito delle procedure di interruzione volontaria di gravidanza con l’utilizzo di farmaci, avendo riguardo, in particolare, agli effetti collaterali conseguenti all’estensione del periodo in cui è consentito il trattamento in questione”.
Il farmaco era stato approvato dall’Aifa nel 2009, ma l’impiego era limitato al regime di ricovero per i tre giorni necessari, anche se molte regioni con ordinanze proprie permettevano invece il day hospital.
Proprio la decisione della governatrice dell’Umbria Donatella Tesei di annullare la delibera della precedente amministrazione che permetteva il day hospital ha portato il ministro della Salute Roberto Speranza a chiedere un parere al Consiglio Superiore di Sanità, che ha quindi rimosso il vincolo.
Il parere è stato accolto da forti polemiche da parte del mondo ‘pro life’, contrario all’estensione, che invece, si legge anche nella circolare ministeriale, è la prassi in molti altri paesi.
“Tenuto conto della raccomandazione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – scrive infatti il ministero – in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla 9° settimana di gestazione, delle più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci, nonché del ricorso nella gran parte degli altri Paesi Europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day hospital e ambulatoriale, la scrivente Direzione generale ha predisposto le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. (ansa)
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