Andrea Camilleri Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità Notizie a voce alta: la tua Sat, 29 Jul 2023 22:07:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.younipa.it/wp-content/uploads/2025/03/favicon.webp Andrea Camilleri Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità 32 32 “Il giorno dei morti” raccontato dal Maestro Camilleri https://www.younipa.it/il-giorno-dei-morti-raccontato-dal-maestro-camilleri/ Wed, 02 Nov 2022 09:33:19 +0000 https://www.younipa.it/?p=92495 In occasione della Commemorazione dei defunti, proponiamo lo splendido racconto del Maestro Andrea Camilleri su...

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In occasione della Commemorazione dei defunti, proponiamo lo splendido racconto del Maestro Andrea Camilleri su una delle festività più sentite della nostra terra.

«Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Lo stupore dei più piccoli

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci della tradizione

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza.

“Che ti portarono i morti?”

A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

“E così diventammo più poveri”

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine.

Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.»

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“Il giorno dei morti”, il racconto del Maestro Camilleri https://www.younipa.it/il-giorno-dei-morti-il-racconto-del-maestro-camilleri/ Tue, 02 Nov 2021 07:44:18 +0000 https://www.younipa.it/?p=76982 Nel giorno di una delle ricorrenze più sentite da tutti i siciliani, grandi e piccini,...

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Nel giorno di una delle ricorrenze più sentite da tutti i siciliani, grandi e piccini, vi proponiamo il personale racconto del Maestro Andrea Camilleri, che meglio di tutti sintetizza perfettamente la dolce malinconia unita alla tradizione.

Il racconto è tratto dalla raccolta I racconti quotidiani.

“Il giorno che i morti persero la strada di casa”

“Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari.

Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma, il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire”.

Palermo, torna la NOTTE DI ZUCCHERO: il calendario dell’evento per la “Festa dei Morti”

In Sicilia la statua di Andrea Camilleri rischia l’eliminazione: “È fuori legge e verrà rimossa”

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A rischio la permanenza della statua di Andrea Camilleri. “A Camilleri non può essere dedicato alcun ricordo permanente in luogo pubblico”, a dirlo è la legge. Molti autori e cittadini del web stanno associando questa storia ai tanto amati romanzi del padre del Comissario Montalbano.

Da qualche anno, infatti, nel centro di Agrigento si trova una statua dall’assoluto realismo di Andrea Camilleri. Il sommo scrittore è seduto su un tavolino, con dei libri e uno sguardo pensante.

La statua è stata inserita in quella via perchè proprio lì Andrea Camilleri, nella sua gioiosa adolescenza, frequentò il liceo classico Empedocle. La rimozione repentina sarebbe causata da un cavillo burocratico.

A sostenere il cavillo è l’ex consigliere comunale, Giuseppe Di Rosa, del movimento “Mani Libere” che ha portato alla memoria una legge del 1927 (la n. 1188) in base alla quale la statua realizzata dall’artista Giuseppe Agnello non è “a norma”.

La legge contro la statua di Andrea Camilleri

La legge, infatti, riferisce così: “Nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni” (Camilleri è scomparso il 17 luglio 2019) e “nessun monumento, lapide ed altro ricordo permanente può essere dedicato, in luogo pubblico o aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni”.

A raccontare di questa strana vicenda è il giornalista Giovanni Taglialavoro, del Fatto Quotidiano, che ricorda anche che “Camilleri non ha mai goduto dei favori unanimi degli agrigentini”.

L’aria di dissenso nella cittadina era già presente da quando arrivò l’idea di inserire una sua statua nel bel mezzo del centro città. Nella vecchia Girgenti vissuta da Camilleri. Gli agrigentini avrebbero preferito se la statua fosse stata posizionata a Porto Empedocle, sua città natìa. Ma la storia è andata diversamente.

All’epoca dei fatti, il Comune di Agrigento giustificò l’inserimento della statua per Camilleri così: “Il provvedimento aveva preso forma dalla Giunta su proposta della Commissione Toponomastica e rinomina come Piazzetta dello scrittore il pezzetto di piazza situata tra la via Atenea e la scalinata San Francesco dove è collocata la statua”.

E poi la giustificazione continuava: “Un’area cittadina che non aveva ad oggi alcun nome specifico e che adesso richiamerà tutti coloro che vorranno sedersi per qualche momento accanto all’opera in bronzo raffigurante il ‘papà’ del commissario Montalbano“.

La risposta finale e decisiva sulla questione arriverà dal nuovo sindaco di Agrigento Francesco Miccichè.


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Si è conclusa la serie del commissario Montalbano ma nel Ragusano è polemica: “Chiediamo un’ultima puntata” https://www.younipa.it/si-e-conclusa-la-serie-del-commissario-montalbano-ma-nel-ragusano-e-polemica-chiediamo-unultima-puntata/ Mon, 15 Feb 2021 16:49:00 +0000 https://www.younipa.it/?p=53660 Addio alla serie tv “Il commissario Montalbano” di Andrea Camilleri. Sembra infatti essere giunta al...

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Addio alla serie tv “Il commissario Montalbano” di Andrea Camilleri. Sembra infatti essere giunta al termine una delle serie tv più amate dai telespettatori. La notizia però ha causato lo sconforto dei ragusani che chiedono che sia girato almeno un ultimo episodio.

La saga letteraria che ha venduto 31 milioni di copie nel mondo si è conclusa con l’ultimo libro “Riccardino”, scritto nel 2005, rimaneggiato nel 2016 e, su desiderio dell’autore, pubblicato postumo il 16 luglio 2020 dalla casa editrice Sellerio di Palermo. E allo stesso modo cala il sipario anche sulla fortunata fiction di Rai1 ispirata alle avventure del poliziotto interpretato da Luca Zingaretti.

L’ultimo episodio, ‘Il metodo Catalanotti’, andrà in onda lunedì 8 marzo. Gli ultimi due episodi erano andati in onda lo scorso anno. Ad anticipare la fine è stato Peppino Mazzotta, attore della fiction. Sconfortati i ragusani che, grazie alla serie tv, hanno visto crescere in maniera spropositata il turismo nel loro territorio, culla del barocco.

Addio al Commissario Montalbano, la reazione del sindaco di Noto

Quale sarà il futuro per quel territorio? “È impensabile ed oltremodo irriverente nei confronti della memoria del grande maestro Andrea Camilleri pensare di non non realizzare un’ultima e definitiva puntata della straordinaria serie televisiva, tratta dai suoi libri”, dice Corrado Bonfanti, sindaco di Noto. Il primo cittadino chiede che venga girata una puntata tratta da “Riccardino”, l’ultimo romanzo: “Il Val di Noto non può assistere inerme a questa indecisione generale e deve farsi promotore e protagonista di questo grande atto d’amore per il maestro, per la Sicilia e per milioni di ammiratori ed estimatori di storie ed intrecci tutti siciliani che si sviluppano tra i nostri palazzi, le nostre vie e i nostri monumenti”, aggiunge.

E si rivolge a “Luca Zingaretti e alla casa produttrice Palomar, dell’amico Carlo Degli Esposti, che devono trovare in noi amministratori del Sud Est tutta la disponibilità e l’entusiasmo per rendere possibile questo significativo e irrinunciabile gesto d’amore e di riconoscenza della nostra terra. Sono convinto – assicura – che la Regione Siciliana, con in testa il nostro presidente Nello Musumeci, innamorato della cultura e della Sicilia, sarà della partita. Nessun protagonismo ma condivisione e spirito di squadra, con la stessa tenacia e determinazione che il commissario Montalbano ha sempre evidenziato nelle sue risolutive indagini”.

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La Vucciria di Guttuso ospitata allo Steri vola all'”Expo 2015″ https://www.younipa.it/la-vucciria-di-guttuso-ospitata-allo-steri-vola-allexpo-2015/ Wed, 21 Jan 2015 02:11:12 +0000 https://www.younipa.it/?p=17186 La Vucciria di Renato Guttuso vola al padiglione Italia di Expo 2015. Ad annunciarlo è...

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La Vucciria di Renato Guttuso vola al padiglione Italia di Expo 2015.

Ad annunciarlo è il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Roberto Lagalla, nella conferenza di inizio anno.

Il quadro, che da due anni è stato donato all’Ateneo palermitano e sarà ospitato in modo permanente alla Sala Magna dello Steri, sarà dato in prestito all’esposizione milanese.

«Dai vertici di Expo – dice Lagalla – ci è stato chiesto in prestito il dipinto di Renato Guttuso, una richiesta che abbiamo accolto».

Il dipinto sarà, inoltre, al centro dell’opera per film e musica Quadro nero di Roberto Andò e Marco Betta con testi di Andrea Camilleri che il Teatro Massimo presenterà a febbraio.

Unipa sarà, infine, presente a Milano insieme con le altre università dell’Isola, nelle attività dello stand “Sicilia” all’interno del padiglione Italia e in quelle del “Cluster bio-mediterraneo” coordinato dalla Regione e che ospiterà undici Paesi.

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