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]]>“Qui potrai piangere e sfogarti, trovare supporto e sostegno psicologico“. È questa la didascalia che accompagna La “Llorería”, o Stanza del pianto. L’iniziativa è stata lanciata a Madrid con lo scopo di sensibilizzare la società sul tema della salute mentale, diventando immediatamente virale.
Uno spazio gratuito dove entrare per piangere e sfogarsi senza mai sentirsi giudicati, cercando appoggio e sostegno. L’idea è quella di comunicare un messaggio di vicinanza e normalità: “Se siete giù, se siete depressi, non c’è niente di male o di strano. Chiamate un amico, un genitore, un fratello, una sorella, o anche uno psicologo. È normalissimo“.
Tramite ambienti accoglienti (come una vasca con delle palline colorate) e scritte al neon (“entra e piangi”, “anch’io ho l’ansia”) la “Llorería” rappresenta un rifugio per chiunque abbia bisogno di sentirsi capito o senta semplicemente la necessità di esprimere le proprie emozioni.

Sono tanti i giovani e gli adolescenti che potrebbero usufruirne. Secondo i dati del governo spagnolo, infatti, un adolescente su 10 soffre di una condizione di salute mentale alterata, mentre il 5,8% della popolazione complessiva soffre di ansia.
Molti dei visitatori fanno selfie per poi condividerli in rete e con i propri amici, naturalizzando così l’iniziativa e rendendola virale. L’iniziativa è stata messa pensata dai gestori del servizio di psicologo online ‘TherapyChat‘, fondato nel 2016.
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]]>L'articolo Covid, italiani assuefatti dalle restrizioni: “Si vuole tornare a vivere, ma non si riesce” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Secondo uno studio di Fondazione Italia in Salute il 63,3% evita di prendere mezzi pubblici. Mentre oltre la metà non frequenta più negozi e bar, per le restrizioni legate al Covid. Sette persone su dieci hanno ridotto le uscite con altre persone. E sempre sette su dieci hanno scelto di non vedere più amici e conoscenti dentro casa, il 30% ha rinunciato a praticare sport. Analizzando più in profondità questi dati, scopriamo che sono soprattutto i residenti al Sud che hanno avuto l’impatto psicologico e comportamentale più profondo, sebbene sia stato diffuso dovunque in Italia.
Ad essere maggiormente colpiti i giovani. Quasi il 60% dei genitori intervistati ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto psicologico negativo sui figli minorenni. Per 1 genitore su quattro i minori sono stati “colpiti molto pesantemente”.
Se si confrontano i dati relativi ai più giovani sul Covid con quelli medi della popolazione scopriamo che per qualunque comportamento l’impatto sui giovani è maggiore che nella media, con alcune differenze che sono molto significative, e in due casi eclatanti: gli accenni (o sintomi) di depressione erano citati dal 16,5% della popolazione, ma fra i più giovani si sale al 34,7%, quindi più del doppio.
Aumentano anche i disagi psicologici sulle restrizioni. È il 27,1% nella media della popolazione che fra i giovani arriva al 40,2%, anche qui quasi il doppio. “La sorpresa più eclatante della ricerca – hanno detto Preiti e Federico Gelli, presidente di Fondazione Italia in Salute – sono proprio i giovani. Nonostante siano quelli più al sicuro dal virus, sono quelli che psicologicamente hanno subito di più e questo per vari motivi, primo fra tutti perché il digitale, utilizzato molto dai giovani, non è così solido come forma di relazione, e poi perché i giovani hanno dovuto rinunciare alle uscite in gruppo, un momento sacro per molti di loro“.
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]]>L'articolo Sicilia, cucciolo appena nato lanciato da un’auto in corsa: ore di ansia per il cagnolino – FOTO proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il cagnolino è stato ritrovato nella zona di Menfi ed un passante lo ha immediatamente soccorso con molta preoccupazione. Il piccolo era dolorante in tutte le parti del corpo e addirittura piangeva da cotanto dolore. Inoltre è stato portato all’Oasi Ohana, un rifugio per cani abbandonati a Santa Margherita di Belice, nell’Agrigentino.
Le sue condizioni non sembrano essere gravissime, ma i danni restano. Gli è stato somministrato un antidolorifico, per riportare l’appettito e per l’allattamento. Il nutrimento era fondamentale per somministrargli ancora i farmaci utili a salvargli la vita e a migliorare le sue condizioni.

L’animale salvato dalla strada non ha nemmeno fratture. “La gente non si macchia della vergogna e dell’infamia morale e penale di abbandonare un cucciolo innocente per l’ostinazione di non sterilizzare i cani – spiega Chiara Calasanzio, fondatrice dell’Oasi Ohana -. Cerca anche di arrecare anche più dolore possibile prima di ucciderlo. Non ho più parole per descrivere quello che sta accadendo in Sicilia in questi mesi. Che senso aveva lanciarlo da un’auto in corsa in una strada di campagna così isolata?”
Il cucciolo appena arrivato al rifiugo si è sottoposto ad una visita veterinaria. Dopo l’antidolorifico, il cucciolo ha smesso di gridare dal dolore e ha potuto riposare prima di essere nutrito. La sua situazione è resa ancora più complicata dal fatto che è stato strappato alla madre dopo appena una settimana ed è quindi molto fragile.

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]]>L'articolo Un anno di Covid, gli psicologi: “Il 18% degli italiani soffre di depressione, il 40% di ansia” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Per la precisione, nel caso dell’ansia, i casi sono più che quadruplicati rispetto al 2019. Secondo l’OMS infatti prima della pandemia le situazioni di disagio psicologico strutturato riguardavano circa 17 milioni di italiani e in particolare studi epidemiologici stimavano che il 5,4% della popolazione era affetto da depressione e il 6,7% per l’ansia.
“Oggi si tratta di dati invidiabili, perché stiamo messi molto peggio. Basti pensare che da una nostra indagine è risultato che il 18% della popolazione è colpito da depressione e il 40% dall’ansia“. Ha spiegato a Fanpage.it il professor David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.
Dei numeri che di certo non meravigliano. La paura per il Covid, l’incertezza, la precarietà sono gli ingredienti di questo aumento.
Sempre Lazzari al sito dichiara: “I temi che hanno inciso di più secondo le nostre ricerche sono stati i timori per la pandemia, per le prospettive economiche e per le situazioni contingenti, come il lavoro da casa, il confinamento, le preoccupazioni generali“. Il suo nome in inglese è Pandemic Fatigue, un misto tra ansia e depressione causato dalla situazione di precarietà. L’esperto inoltre ribadisce che ci deve essere una cura della psiche. Allo stesso modo di come si cura il corpo o l’alimentazione.
Al sito viene anche ribadito quanto le persone credano all’intervento degli psicologi. “Le persone più consapevoli sono quelle che capiscono le difficoltà e cercano aiuto quando serve. Secondo l’ultimo sondaggio che abbiamo fatto è emerso che la maggior parte delle persone vede lo psicologo come qualcuno che aiuta a vivere meglio“. Ma avverte il professor Lazzari: “È la politica e la cultura che domina le istituzioni ad essere arretrata, speriamo che con il nuovo governo le cose migliorino, perché c’è una ricostruzione da fare“.
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]]>L’ansia per il lavoro, per lo studio, per una relazione sentimentale che non procede bene, per il rapporto con i genitori. L’ansia per un cambiamento in vista, o per una vita sempre troppo piatta e sedentaria. Il periodo attuale di certo non aiuta.
La pandemia ha cambiato molte delle nostre abitudini, quasi tutte. E le preoccupazioni sono aumentate non solo per chi ha rischiato di perdere il lavoro, non solo per chi rischia di non trovarlo, ma anche per gli studenti.
La vita dello studente è drasticamente cambiata, forse rallentata. E se da una parte deve trascinare il proprio sapere verso nuove prospettive, dall’altra, di certo, il periodo storico che sta vivendo non fa altro che intralciare il suo iter formativo.
L’essersi adattati da un giorno all’altro alla didattica a distanza, l’aver perso, da un giorno all’altro, gran parte del rapporto con gli amici o colleghi, l’aver modificato drasticamente la propria routine giornaliera, l’aver rinunciato ai momenti di attività motoria e sportiva o, semplicemente, l’essersi privato delle uscite del sabato sera che rappresentavano comunque momenti di svago e socializzazione, hanno portato nella vita degli studenti un incremento di ansie e preoccupazioni.
Il COVID ha, quindi, comportato cambiamenti senza precedenti e ognuno di noi sta compiendo un lavoro di adattamento che va ben oltre l’ordinario.
A questo dobbiamo aggiungere altri fattori di stress come il sovraccarico emotivo e lavorativo, l’esposizione prolungata all’evento, la cultura della performance e della competizione che investe il nostro sistema universitario, il peso di un futuro incerto che porta ad un soffocamento di idee ed ambizioni. Il risultato è certamente una condizione di pensieri negativi ricorrenti, sensazioni di tensione, preoccupazioni, che può progressivamente degenerare in uno stato psichico di mancata risposta di adattamento, fino all’ esaurimento emotivo.
Qualche anno fa, uno studio promosso dalla National Union of Students, ha evidenziato che il 78% degli studenti affermava di aver sofferto di disturbi d’ansia durante la propria esperienza universitaria.
L’87% dichiarava di soffrire di stress, l’80% di sentirsi triste, il 77% di sentirsi senza forza o in preda all’ansia.
Risultati degni di nota sono stati anche le percentuali dei disturbi ancora più gravi. Ad esempio, il 69% degli universitari si diceva depresso, il 58% soffriva di insonnia, più del 50% era affetto da irritabilità e repentini cambi di umore e più del 40% sosteneva di soffrire di attacchi di panico e di constatare anaffettività e perdita delle emozioni.
Il problema viene descritto in psichiatria come “lo stato di tensione psicosomatica, generalmente vissuto come penosa passività verso eventi dannosi che il soggetto pensa stiano verificandosi o teme possano verificarsi. Viene considerata un fenomeno generale, presente, anche se in gradi diversi, nello sviluppo psichico di ognuno.”
In generale, la sintomatologia ansiosa, può comprendere palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, aumento della sudorazione, tremori fini o a grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, l’insonnia, l’apnea, la facilità al pianto, le palpitazioni.
I sintomi dell’ansia in questione non necessariamente si presentano in tutti i pazienti che soffrono di ansia e comunque possono declinarsi diversamente a seconda del soggetto in questione.
Le persone con un disturbo d’ansia generalizzato possono avere ricorrenti paure o preoccupazioni, forti al punto tale da non permettergli di mantenere la necessaria concentrazione nelle attività che stanno per svolgere nella quotidianità. Si perde la capacità di valutare la realtà e si è estremamente attenti a ciò che succede dentro di noi.
L’ansia nel tempo può diventare una vera e propria prigione emotiva. Può compromettere in modo rilevante le nostre normali attività sociali, lavorative e personali. Se ignorata, può arrivare a sfociare all’improvviso in un vero e proprio attacco di panico.
Non tutte le ansie, però, sono uguali poiché possono avere origini, sintomi e risvolti diversi. Essa si presenta sotto diverse forme, con sensazioni e reazioni differenti.
L’ansia da panico, per esempio, si presenta con attacchi di intensa paura e disagio che arrivano all’improvviso e inaspettati. E’ la più difficile da gestire. E più cerchiamo di controllarla, più ne perdiamo il controllo.
L’ansia da “disturbo post-traumatico” è causato, invece, da eventi traumatici vissuti, come una violenza, un lutto, un incidente. Si manifesta, nei mesi che seguono, tramite ricordi o sensazioni angoscianti.
E poi l’immancabile disturbo da stress, di cui soffre oggi la maggior parte della popolazione. Rabbia, disperazione, inattività o iperattività sono alcuni tipici sintomi di ansia da stress. L’ansia da stress si manifesta anche con sensazioni di inadeguatezza verso una situazione che riteniamo difficile, come un esame o un lavoro che siamo chiamati a svolgere. È un tipo di ansia strettamente collegato alla nostra autostima.
L’ansia diventa patologica, quindi un disturbo, quando la reazione d’allarme dell’organismo rimane costantemente attivata. Avviene, così, un mantenimento della durata, della pervasività e della intensità della risposta di allarme dell’organismo. E tale caratteristica di eccessività va ad interferire con il normale svolgimento dell’attività quotidiana. Se fa perdere il controllo e la lucidità dei propri pensieri è sempre da considerarsi patologica.
L’ansia normale, invece, ha la funzione di segnalare un possibile pericolo (per esempio il pericolo che un’esame vada male, pericolo della mancanza di tempo necessario allo studio per uno studente), ma quasi mai raggiunge un’intensità tale da impedire di affrontarlo e superarlo.
Un’altra differenza risiede nelle conseguenze che questi due tipi d’ansia provocano. L’ansia normale, essendo contenuta e calando a seguito di esposizioni ripetute, motiva ad affrontare in modo efficace la situazione temuta. L’ansia patologica, essendo molto intensa e resistente all’estinzione, finisce invece per provocare uno stato fisico e mentale tale da evitare la realtà.
È molto importante saper distinguere quando la nostra ansia è funzionale al raggiungimento dei nostri obiettivi oppure quando diventa una sofferenza psichica che ci ostacola nelle nostre attività quotidiane.
Alcuni consigli. Per la gestione dei disturbi di ansia fisiologica si possono utilizzare tecniche di rilassamento efficaci nel bilanciare i livelli di attivazione del corpo. Aiuta moltissimo fare sport e scaricare i livelli di energia prodotta. Occorre un approccio mindfulness per imparare a meditare e ad essere consapevoli del momento presente. Bisogna curare il sonno. Infatti, l’ansia può essere amplificata dalla perdita di sonno. E’ fondamentale curare la qualità dei rapporti personali, accettare al realtà e impegnarsi per il cambiamento. Ci si deve impegnare a trasformare il “fallimento” in opportunità e ad assumere il controllo del tempo. Aiuta riconoscere i progressi e soprattutto confidarsi con un amico. Infine, è importante l’alimentazione, la quale può influire sull’umore e sulla qualità della vita. Non serve a nulla saltare i pasti. Anzi sarebbe meglio moderare la caffeina.
Ma quando l’ansia diventa paralizzante nessuno di questi consigli sarà sufficiente. E’ importante saper riconoscere le emozioni e i pensieri che mantengono in vita il circolo vizioso dell’ansia e certamente occorre un intervento professionale. Il trattamento elettivo per la cura dei disturbi d’ansia è la psicoterapia cognitivo comportamentale, che può essere associata a un trattamento farmacologico.
Attraverso questo articolo abbiamo voluto dare spazio al sentimento dell’ansia e della preoccupazione degli studenti e non solo. E’ fondamentale conoscere ogni cosa che accade dentro di noi, nel nostro corpo e nella nostra mente. Sapere aiuta a gestire e a decidere. E per gestire al meglio il nostro stato psicologico è importante saper distinguere il disturbo fisiologico da quello patologico. Nel primo caso i consigli che vi abbiamo dato possono sicuramente tornare utili e possono essere uno strumento per controllare l’ansia, per conviverci serenamente e sconfiggerla. Nel caso di un disturbo patologico però è bene rivolgersi a chi ha le giuste competenze e iniziare un percorso che potrà aiutare a diventare persone nuove. E questo non deve provocarci ulteriore ansia. Seguire un percorso psicoterapeutico non è una vergogna, è un atto d’amore verso noi stessi. Facciamoci aiutare. Amiamoci.
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]]>La curiosa scoperta è frutto di uno studio americano condotto da ben cinque università, che hanno osservato ventisei pazienti che soffrivano di forte ansia e diciotto individui sani scoprendo che esiste una stretta correlazione tra soffrire d’ansia e l’evoluzione della specie.
Gli studiosi del college Baylor di medicina, uno degli istituti coinvolti nella ricerca, hanno effettuato una risonanza magnetica al cervello dei volontari, deducendo così che il componente chimico celebrale è associato sia alle preoccupazioni ansiose che all’intelligenza.
Nei pazienti con entrambi i fattori è stata, infatti, osservata una misurabile diminuzione della colina (un nutriente essenziale) nella materia bianca cerebrale. Lo studio ha evidenziato, infine, che i pazienti che soffrivano d’ansia erano proprio quelli con un quoziente di intelligenza più elevato.
«L’ansia induce le persone a non correre rischi – spiega Jeremy Coplan, uno degli autori dello studio -. Colui che soffre d’ansia finisce in molti casi ad avere un tasso di sopravvivenza più alto a tutto vantaggio della specie».
Foto di Vinicius Sgarbe.
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