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]]>Dopo la laurea in Ingegneria Informatica a Catanzaro, il giovane si è trasferito nel capoluogo friulano per continuare i suoi studi e per lavorare in una delle più grandi aziende nell’ambito delle nanotecnologie.
Intervistato da Rai News 24, Simone ha spiegato il procedimento da lui stesso inventato: ”Prelevato il campione di sangue, lo si processa all’interno di alcuni chip microfluidici a nano-componenti filtranti. Poi un software basato sull’intelligenza artificiale analizza le immagini catturate da un microscopio e, interpretandole, intercetta l’eventuale presenza di cellule tumorali”.
”I due impieghi principali dello strumento innovativo di processare il sangue potrebbero essere prima di tutto lo screening di massa, visto che questa analisi è di semplice esecuzione e ha un costo contenuto di circa 10 euro. Poi l’utilizzo in laboratorio per isolare le cellule tumorali e implementare la ricerca sulle cure delle patologie oncologiche” conclude Simone, che sta ultimando il prototipo del macchinario insieme ad altri due colleghi e ad un professore universitario.
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]]>Ad innescare la riproduzione dei tumori sarebbe il rapporto tra due particolari proteine: Ambra1 e Ciclina D. È il loro sbilanciato equilibrio ad attivare il processo tumorale.
Nei loro accurati studi, i ricercatori hanno infatti notato che in caso di assenza o di scarsa quantità della proteina Ambra1, la Ciclina D non viene distrutta come dovrebbe, finendo per accumularsi. Ed è proprio questo “ammasso” che porta le cellule tumorali a dividersi e riprodursi ad una velocità incontrollata, innescando la formazione di masse tumorali. Il processo, legato allo squilibrio delle due proteine, è stato riscontrato in molti tipi di tumore, tra cui l’adenocarcinoma polmonare, il sarcoma e il glioblastoma.
La scoperta di questo meccanismo, apre chiaramente a nuove ed importanti prospettive terapeutiche. A testare una prima terapia sperimentale è ancora l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, una delle nostre maggiori eccellenze italiane nel campo della ricerca. I ricercatori hanno individuato una soluzione capace di sfruttare uno dei punti deboli delle cellule tumorali: il loro sistema di riparazione.
La grande velocità con cui le cellule tumorali si dividono e riproducono, genera nel loro sistema genetico tutta una serie di errori. Questi, vengono via via corretti da alcuni enzimi, consentendone così la loro proliferazione e sopravvivenza: questo è il sistema di riparazione. Se questo però viene impedito od ostacolato, le cellule cancerose finiscono per accumulare talmente tanti difetti finendo per autodistruggersi. È proprio tale processo di inibizione alla base della nuova terapia sperimentale. Questa, ha già dato ottimi risultati su modelli cellullari e animali, regredendo notevolmente i tumori.
Gli studi, inoltre, si riferirebbero anche alla riproduzione delle cellule cancerose del sistema nervoso. “I nostri dati si estendono anche ai processi di proliferazione cellulare nel sistema nervoso in via di sviluppo – spiega il Professor Giacomo Milletti, biologo ricercatore del Bambino Gesù– e questo nuovo livello di regolazione potrebbe rappresentare una nuova frontiera nell’oncologia molecolare dei tumori cerebrali nel bambino”. Per chi volesse approfondire, i risultati dello studio, interamente sostenuto da AIRC, sono pubblicati sulla rivista scientifica Nature.
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