contratto Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità Notizie a voce alta: la tua Sat, 06 Feb 2021 07:47:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.younipa.it/wp-content/uploads/2025/03/favicon.webp contratto Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità 32 32 Just Eat assumerà tutti i suoi rider, ecco quali saranno i contratti proposti https://www.younipa.it/just-eat-assumera-tutti-i-suoi-rider-ecco-quali-saranno-i-contratti-proposti/ Sat, 06 Feb 2021 07:47:01 +0000 https://www.younipa.it/?p=52686 Una delle aziende più note del mondo dei rider ha deciso di prendere una deicisione...

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Una delle aziende più note del mondo dei rider ha deciso di prendere una deicisione drastica. Just Eat finalmente assumerà come lavoratori dipedenti tutti i suoi rider. La scelta, con molta probabilità, viene dalle grandi proteste dei lavoratori e dei sindicati sulle posizioni offerte a chiamata e senze regole.

La mossa inaspettata di assumere a poco a poco tutti i dipedenti (forse) inizierà a marzo 2021. I primi 50 assunti veranno da Monza, nel pieno della Lombardia. Poi si andrà scendendo nello stivale italiano: Brescia, Verona, Parma, Reggio, e poi al Sud.

In particolar modo i contratti proposti saranno un full time, di 40 ore a settimana, un part-time o un contratto a chiamata. Si basano sul cosiddetto modello “Scoober” già attivo in oltre 12 Paesi. Il compenso sarà di 9 euro l’ora a cui si aggiungeranno dei bonus legati alle consegne. Anche se su queste somme alcuni sindacati manifestano perplessità.

Le opinioni sull’azione di Just Eat

“Una scelta etica di responsabilità” l’ha definita Daniele Contini, country manager di Just Eat Italia. L’azienda ha spiegato in un comunicato che questa svolta permetterà ai rider “di avere tutti i vantaggi e le tutele tipiche dei lavoratori dipendenti, e condizioni di assunzione eque tra cui: un compenso orario, ferie, malattia, maternità/paternità, indennità per lavoro notturno, e festivi, coperture assicurative, dispositivi di sicurezza gratuiti in dotazione, formazione obbligatoria e tutele previdenziali”.

“L’annuncio di Just Eat dimostra che si può stare sul mercato in un modo diverso, senza cioè massacrare i ragazzi con un modello tutto flessibilità e abbassamento dei costi” ha affermato con moderata soddisfazioneil sindacalista Cristian Sesena della Cgil.

Tuttavia, Sesena sostiene che i 7,5 euro lordi previsti dal contratto non siano tanti. “Probabilmente hanno applicato il livello più basso che hanno trovato, come quello del contratto multiservizi”.


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CoronaVirus. Affitti universitari, cosa pagare e cosa puoi evitare https://www.younipa.it/coronavirus-affitti-universitari-cosa-pagare-e-cosa-puoi-evitare/ Thu, 04 Jun 2020 18:35:03 +0000 https://www.younipa.it/?p=34195 La pandemia ovviamente è arrivata senza preavviso e scombinando irrimediabilmente i piani di tutti in questi difficili...

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La pandemia ovviamente è arrivata senza preavviso e scombinando irrimediabilmente i piani di tutti in questi difficili giorni. Le Università sono state fin da subito serrate, e va da sé quindi che gli studenti siano rimasti chiusi in casa dall’inizio dell’emergenza. Tuttavia sono molti gli studenti universitari fuori sede che sono però riusciti a tornare nelle proprie abitazioni prima del lockdown, lasciando quindi di fretta le loro case in affitto nelle città in cui studiano. Dunque la domanda sorge spontanea: per questi mesi di lockdown si dovrà pagare l’affitto a prezzo intero?

Affitto durante il Covid-19: cosa si paga?

Sono moltissimi gli studenti italiani che durante l’anno scolastico si spostano dalla propria città o addirittura dalla propria regione di residenza per recarsi altrove causa studi universitari. E sono altrettanti coloro i quali durante questi mesi di lockdown sono tornati a casa per trascorrere la quarantena con i loro cari: ma cosa succede quindi alla casa in affitto? È giusto pagare se non la si sta utilizzando? 

Ebbene le strade sono diverse: una di queste è la rinegoziazione del canone d’affitto con il proprietario, cercando un accordo comune, tenendo in conto la condizione straordinaria che ha reso l’affitto di questi mesi infruttuoso per entrambe le parti. Come si fa invece ad annullare il contratto di affitto senza incorrere in multe o penali.

Come annullarlo

Per quanto riguarda l’affitto questo periodo di straordinaria emergenza abbiamo diverse soluzioni per recedere i contratti di locazione – spiega ai microfoni del Sole24Ore Luca Stendardi, avvocato cassazionista, membro del consiglio direttivo di Assoedilizia e componente del coordinamento legali di Confedilizia – il conduttore oggi potrebbe recedere dal contratto per “gravi motivi”, ai sensi dell’articolo 427 della legge sull’ecocanone, o per cause di forza maggiore, per l’impossibilità della prestazione o per eccessiva onerosità sopravvenuta. Un altro rimedio può essere contenuto nei contratti: la clausola del recesso anticipato a favore del conduttore che solitamente prevede un termine di preavviso.

“Dunque se si desidera annullare il contratto di affitto, si è tenuti a dare al locatore un periodo di preavviso, e in quel dato periodo il canone di affitto dovrà continuare ad essere elargito. E successivamente il proprietario dell’immobile dovrà restituire interamente la caparra all’affittuario. Se invece il tempo di preavviso non viene lasciato e l’affittuario rifiuta di pagare il proprietario in quel lasso di tempo, il proprietario è autorizzato a trattenere interamente o solamente una parte della caparra versata agli inizi dell’accordo tra le parti come compensazione per il denaro non pervenuto in fase di preavviso.

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Da grande farò… Storia di una docente disoccupata https://www.younipa.it/da-grande-faro-storia-di-una-docente-disoccupata/ https://www.younipa.it/da-grande-faro-storia-di-una-docente-disoccupata/#comments Thu, 10 Jan 2013 01:31:29 +0000 https://www.younipa.it/?p=1493 Ci sono mestieri che si sognano sin da bambini. Da grande farò…e con la mente...

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Ci sono mestieri che si sognano sin da bambini. Da grande farò…e con la mente si costruiscono avventure fantastiche. A 12 anni ho deciso che avrei fatto archeologia. Non sapevo la mole di studio che avrei dovuto affrontare. Ho deciso e basta. Da allora ho girato, complice una famiglia che assecondava questo mio sogno, gli angoli più remoti di quello scrigno di tesori che è la Sicilia.

Da allora ho sempre studiato: la laurea in Lettere Classiche con indirizzo archeologico; tre anni di specializzazione a Lecce; tre anni di dottorato a Napoli. Quattro anni di assegno di ricerca. Uno di monografia, alcuni libri a più firme, articoli scientifici.

Subito dopo la laurea ho cominciato a lavorare a contratto con la sovrintendenza o con l’università. Ho cominciato la carriera universitaria come docente a contratto. Tutto lasciava presagire il lieto fine.

Quando si sceglie la carriera archeologica si pensa a scoperte misteriose, a esperienze fantasmagoriche. Quando ti chiedono che lavoro fai, alla tua risposta «archeologo», l’altro si illumina e ti dice quasi sempre «fantastico! Anche io da piccolo lo sognavo».

Pochi sanno che fare archeologia significa anche stare sulla cima di una montagna con 40 gradi all’ombra oppure con un freddo che divora le ossa. Ma tutto si affronta con il “fuoco sacro”. Nessuna cosa appare un sacrificio. Basta pensare che le case dove si vive quando lavoriamo fuori, le chiamiamo “missioni”. E fare archeologia è una missione, che assorbe tutto il tempo libero, le amicizie, gli hobby.

E in una Regione dove i beni culturali potrebbero essere la principale fonte di reddito, in una Regione che per il clima potrebbe essere la Florida d’Europa, perché mai non dovrebbe lavorare un archeologo?

Sono cresciuta divorando libri e assorbendo convegni. Ho istruito due generazioni di studenti. Ho sacrificato tante cose importanti della mia vita sull’altare di una cosa che sembrava concreta. Poi è bastata una riforma sbagliata in un momento sbagliato e così è deragliato il treno del concorso per ricercatore che aspettavo alla fermata con i miei titoli sotto braccio.

I contratti sono diventati a titolo gratuito o retribuiti pochissimo e in tempi biblici. Anche dalla Regione sempre meno. A chi è venuto dopo di me ho sempre insegnato per questo a lasciarsi aperte altre strade. Anche se oggi le nuove lauree sono ancora più settoriali e quindi più restrittive per inserirsi nel mondo del lavoro.

Oggi, a 43 anni, non credendo più alle favole, il concorso per ricercatore – un nuovo contratto, comunque, a tempo determinato – appare ormai un miraggio.

Quindi, cosa farò da grande? La disoccupata. Di eccellenza forse, con quattordici pagine di inutile curriculum iperspecialistico, ma sempre disoccupata e senza speranza rimango.

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