L'articolo Covid, quando finirà lo stato di emergenza in Italia? Speranza fissa la data proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Tutto questo “per la fine dell’anno sarà alle spalle, gradualmente riavremo una vita più simile a quella di prima, anche se qualche differenza ci sarà sempre, come, appunto, il richiamo del vaccino. E poi – aggiunge – alcune buone abitudini vanno confermate, come le norme igieniche di prevenzione”. Secondo Speranza, ancora, “avere due terzi del Paese in zona bianca è il frutto delle misure rigorose adottate e della campagna vaccinale che procede con numeri molto buoni. Nell’ultima settimana abbiamo registrato 11mila nuovi casi, che prima contavamo in un giorno, e i ricoveri in terapia intensiva sono un sesto rispetto a poche settimane fa. Ma è necessario continuare sulla strada della prudenza e della gradualità, su questo punto c’è un’ampia condivisione anche tra i cittadini”.
Il titolare della Salute risponde così alla domanda sulle accuse dal centrodestra di essere leader dei ‘chiusuristi’: “Ciascuno risponde alla propria coscienza, io ho giurato sulla Costituzione di garantire il diritto alla salute delle persone. Ma trovo inaccettabile la contrapposizione tra ripartenza economica e battaglia sanitaria: vincere quest’ultima è la premessa per la ripresa”.
“Se mi sono sentito sempre ‘coperto’ dal premier Draghi? Sempre, c’è totale sintonia tra noi, ma devo dire che, nell’ambito del governo, ho riscontrato molta condivisione: solo su un decreto la Lega ha deciso di non votare. L’ho detto anche a Salvini, la prima regola per me – rimarca Speranza – è non fare politica sulla pandemia, in cerca di consenso. Non ci si può mettere a litigare sul numero delle persone sedute ai tavolini, facciamoci guidare dalla scienza”.


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]]>La domanda potrà essere presentata fino alle ore 14 del 30 aprile 2021 e la graduatoria verrà pubblicata entro il 30 maggio 2021. Vediamo, nel dettaglio, come presentare la domanda e a chi è destinato il contributo “una tantum” di 500 euro
La gestione della misura è assegnata agli enti regionali per il diritto allo studio universitario siciliani ed è prevista la spesa fino a 5 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza Covid 19:
Il bando prevede l’attribuzione di un contributo straordinario “una tantum” di 500 euro per ciascuno studente fuorisede, conduttore o co-conduttore di unità immobiliari a uso residenziale o in alloggio in residenze universitarie,
in possesso di contratto di locazione regolarmente registrato o con contratto di alloggio alla data del 28 febbraio 2020 (che non risulti fruitore di servizi e benefici abitativi ERSU),
iscritto nell’a.a. 2019/20 (fino al 1°fc per i corsi di laurea) o laureando nella sessione straordinaria a.a. 2018/19 (fino al 1°fc per i corsi di laurea).
La documentazione necessaria per potere partecipare alla graduatoria sono i seguenti:
Contributo “una tantum” di 500 euro per studenti: La procedura telematica per la partecipazione sarà disponibile sul sito www.ersusiciliani.it dalle ore 9:00, del giorno 7 aprile 2021, alle ore 14:00, del giorno 30 aprile 2021.
La concessione del contributo economico straordinario sarà formulata sulla base di un’unica graduatoria, elaborata in ordine crescente del valore ISEE dichiarato.
A parità di requisiti economici l’età minore costituisce titolo preferenziale. Il contributo sarà attribuito prioritariamente a tutti i richiedenti con disabilità in condizioni di gravità, di cui all’art. 3 comma 3 della L. 104/92 o con invalidità non inferiore al 66%. La graduatoria sarà pubblicata entro il 30/05/2021.


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]]>In considerazione dell’emanazione dell’Ordinanza del 9 aprile 2021 con la quale il Presidente della Regione Siciliana ha istituito la “zona rossa” per la Città metropolitana di Palermo, sono sospese fino al 22 aprile 2021, fatte salve eventuali proroghe, tutte le attività formative e curriculari in presenza, ivi compresi gli esami di profitto e di laurea.
Le suddette attività proseguono in modalità a distanza.



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]]>L'articolo “Dove sono le Istituzioni? Dov’è lo Stato?” Lettera di un contagiato Covid tra stati d’animo e disservizi proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il giovane nella lettera descrive il suo stato d’animo e i disservizi che è costretto a subire da circa un mese.
“Mi ero ripromesso di non scrivere o commentare nulla per non dare modo di pensare ad una strumentalizzazione della mia condizione di positivo al virus ed evitare eventuali polemiche che in questa situazione potrebbero risultare deleteriee fuori luogo, madopo tutto quello che ho vissuto e continuo a vivere, insieme a tanti altri nella mia stessa condizione, non posso più farlo.
Mi trovo chiuso a casa da giorno 8 novembre da quando per un malessere ho deciso preventivamente di isolarmi per poi scoprire dopo qualche giorno di essere positivo sia io che il resto della mia famiglia.
Da lì alle ansie per le persone con cui si sono avuticontatti stretti si sono aggiunti una serie di disservizitalora umilianti.
Dalla mancanza di comunicazione e supporto da parte degli organi competenti si è passati alla mancanza di ritiro dei rifiuti prodotti, che con il passare dei giorni diventano sempre di più.
Ed allora cerchi di produrre meno rifiuti per limitarne i volumi nella speranza che qualcuno prima o poi venga a ritirarli.
Nel frattempo scopri che altri amici e parenti hanno contratto il virus e vivono il tuo stesso malessere, le stesse ansie e lo stesso abbandono.
Apprendi come i medici non vengano a farti il tampone perché i dispositivi di sicurezza sono terminatie nessuno li ha più riforniti per giorni, subisci ritardi nelle comunicazioni degli esiti, tutto questo mentre convivi con malesseri che non accennano mai a terminare.
Nel frattempo arrivano anche le prime notizieveramente brutte, le perdite di familiari di amici, fino a quando non arriva la notizia più brutta, questa volta a essere colpito è un tuo stesso familiare.
E sempre nello stesso giorno apprendi una cosa sconvolgente, sei guarito.
Te lo certifica l’ASP con tanto di notifica a casa. Ma c’è un problema, io non sono guarito per niente, sono ancora sintomatico ed aspetto di aver fatto il terzo tampone.
E lì ti rendi veramente conto di come la realtà sia davvero sconfortante, ti rendi conto da come tutto sia gestito con pressapochismo anche durante l’emergenza.
Perché mentre io, nonostante la notifica di fine isolamento continuerò ad aspettare che i medici dell’USCA, a cui va il mio ringraziamento per il supporto e per la professionalità, verifichino la mia guarigione, altri contagiati potrebbero percepire questa notifica come un salvacondotto per tornare alle proprie vite, magari mossi da motivi economici o altri motivi di necessità.
Concludo questa mia dicendo che la stessa, oltre ad essere un modo per mettere sotto i riflettori la condizione in cui stiamo vivendo noi contagiati covid, vuole essere da monito alla istituzioni affinché si facciano carico delle loro responsabilità invece di giocare allo scaricabarile, ed alla cautela ai miei concittadini, perché anche se risulta vero che molti siano gli asintomatici che per fortuna non hanno avuto gravi problemi, altrettanto numerosi sono quelli che stanno soffrendo.
Perché una cosa è vivere questa situazione dalle tv o dai media un’altra è provarla sulla propria pelle.
Gaetano Vella
(Immagine di repertorio)
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]]>La campagna di screening verrà effettuata tramite dell’utilizzo di test rapidi su card per la rilevazione qualitativa di antigeni specifici per Sars-Cov 2 da tamponi rinofaringei, considerata l’attuale situazione epidemiologica in corso e la possibile evoluzione verso un aumento dei cluster territoriali anche domiciliari.
Lo screening interesserà l’intero territorio regionale, quindi prosegue l’Assessorato, è di fondamentale importanza avvalersi di professionalità mediche e sanitarie, sia come persone fisiche che come soggetti muniti di personalità giuridica per mettere a punto e garantire il servizio.
Sono in corso di reclutamento le seguenti figure:
Per i medici ed il personale biologo è previsto un conferimento di incarico libero professionale con compenso per singolo turno (dalle 8 alla 14 oppure dalle 14 alle 20) pari a 200€ lordi;
Invece, per il personale infermieristico è previsto un conferimento di incarico libero professionale con compenso per singolo turno di 120€ lordi;
Per gli operatori sanitari è previsto un conferimento di incarico libero professionale con compenso per singolo turno pari a 80€ lordi;
Mentre, per i soggetti muniti di personalità giuridica è prevista una contrattualizzazione da parte della competente Azienda Sanitaria territoriale ed il riconoscimento dei compensi sopra descritti per le singole unità di personale medico, infermieristico e sanitario messo a disposizione per i turni delle giornate di screening, oltre IVA e oneri di legge se dovuti.
E’ previsto, inoltre, un compenso variabile aggiuntivo per turno nel caso in cui, durante il singolo turno di screening, il professionista (medico o sanitario) effettui più di 100 tamponi rinofaringei per turno, così determinato:
Mentre, per i cittadini di stato estero non facente parte dell’Unione Europea, è necessario allegare regolare permesso di soggiorno in corso di validità.
Il termine ultimo per inviare la domanda è il 20 ottobre (entro e non oltre la mezzanotte)
Le adesioni, ovviamente, potranno continuare a pervenire: gli interessati dovranno compilare il modulo telematico (che si trova sul sito del Policlinico di Messina CLICCA QUI) entro e non oltre la mezzanotte di martedì 20 ottobre.
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]]>E’ stata “emblematica” la chiusura delle discoteche perché, in un certo senso, è stato il segnale di un ritorno all’amara realtà, un po’ per tutti, anche per chi le discoteche non le frequenta o le detesta. Quel senso di semi normalità che pensavamo fosse possibile almeno all’aperto, e invece ci siamo accorti che manco quello. Attualmente viviamo per lo più in ambienti aperti. Per capire cosa ci aspetta con l’arrivo del freddo basta entrare in posta o in banca, o salire su un mezzo di trasporto. Personalmente ho cercato di evitare il più possibile gli ambienti chiusi, sia per questioni di sicurezza, ma anche per posticipare il ritorno alla “normalità del Covid”, che a breve non potrò più evitare. Ho anche scelto di fare qualche gita in montagna, forse perché quell’ambiente incontaminato è quello che più assomigliava a quello dell’anno scorso.
Oltre a questa sensazione di “ricreazione” finita, osservo un generale nervosismo, sui social, ma anche in me stesso e in chi mi circonda. C’è moltissima gente che da marzo 2020 lavoricchia o non lavora affatto. Si è parlato tanto di discoteche, che però sono solo la punta dell’iceberg di un vastissimo universo di attività che hanno a che fare col pubblico. Direttamente o indirettamente, le categorie danneggiate dalle restrizioni e dai divieti di assembramento sono tantissime: concerti, fiere, sagre, manifestazioni, cinema, eventi sportivi, ma anche i ristoratori, negozianti e fornitori di servizi paradossalmente danneggiati proprio dallo smart working (termine utilizzato spesso a sproposito per citare il telelavoro). Senza la “fisicità” del lavoro o dello studio, hanno visto letteralmente crollare il loro fatturato.
C’è molto nervosismo che si sta trasformando in rabbia. Le categorie più colpite, oltre ad essere rimaste senza lavoro, devono spesso subire l’umiliazione di sentirsi dire che il loro lavoro è “inutile”, che la società può farne a meno, che la priorità ora è un’altra, che dovrebbero quasi (?) vergognarsi di chiedere di poter lavorare. Pensiamo che solo il nostro lavoro sia importante, ma è una visione egoistica che alla fine danneggerà anche noi. Ho visto anche persone che si sono letteralmente svendute pur di poter lavorare, il che è comprensibile in un contesto simile, ma che hanno portato gli altri a dover far altrettanto. Quante volte avete sentito la frase “Chi se ne frega del calcio”, oppure “Chi se ne frega del cinema” oppure “Con questa emergenza, come vi viene in mente di pensare al Teatro?” come se fossero mondi composti solo da calciatori e attori milionari, quando invece sono realtà complesse che danno da mangiare a migliaia di famiglie.
In tutto questo contesto si inserisce anche il grosso nodo della Scuola, altro settore chiave enormemente danneggiato dalla pandemia, probabilmente il più importante, perché senza scuola non c’è futuro. E in questo nodo, che al momento in cui scrivo sembra essere tutt’altro che sciolto, oltre alle polemiche sui banchi a gettoni, si inserisce la polemica legata ai numerosi insegnanti che non vogliono tornare in aula per paura del virus. Ciò sta innescando feroci polemiche e vibranti proteste da parte dei lavoratori autonomi, che dopo il lockdown hanno solo cercato di poter riaprire e hanno dovuto mettere in secondo piano il rischio di contrarre la malattia, e che magari lavorano poco o non lavorano affatto, o che dovranno reinventarsi un lavoro da zero. Una polemica che sembra aver riacceso l’antica diatriba “Statali vs Autonomi”, dove i primi vedono nei secondi solo degli abili evasori fiscali, mentre i secondi vedono nei primi dei privilegiati o, peggio ancora, dei parassiti.
Non solo: il cosiddetto fronte negazionista sta facendo sempre più presa sulla disperazione delle categorie più martoriate, che in buona fede tendono a farsi convincere dalle teorie di chi non sempre è animato solo dal desiderio di esprimere un’opinione, ma che molto spesso si è inventato un vero e proprio lavoro: speculare sull’altrui disperazione, attraverso click che si tramutano in tanti bei soldini, manipolando le menti più deboli (in quanto duramente provate dalla crisi) utilizzando la collaudata tecnica di far loro credere di essere manipolati da un “sistema” che li sta prendendo in giro.
È sempre più un “tutti contro tutti”, una guerra tra poveri che forse è solo all’inizio. Non che prima del Covid navigassimo nell’oro, figuriamoci ora.
Ed è così che tendiamo a incolpare sempre qualcuno: se i contagi sono risaliti, un colpevole dovrà pur esserci. I migranti sono il capro espiatorio ideale anche se, a conti fatti, solo una piccola percentuale di contagi sono imputabili a loro. Allo stesso modo è stupido dare la colpa alle discoteche: ci sono stati contagi anche lì, ma anche in questo caso quanti contagi possono essere imputabili alle serate in discoteca? Con tutto il male che si può dire di quei gestori (senza fare nomi) che se ne sono fregati delle regole, ovviamente, a discapito di chi ha seguito le linee guida in modo maniacale, rinunciando a buona parte degli incassi. Ora che sono chiuse si pensa, a torto, che il problema “movida” sia risolto, ma non è affatto così. Si è data molto la colpa a chi ha trascorso le vacanze all’estero, anche qui indiscriminatamente e senza fare distinzioni, con tanto di gogna social sotto i post dove si parlava di loro.
Ci siamo davvero incattiviti tutti e di brutto, e il timore è che questo non sia che l’inizio di un processo che potrebbe degenerare in uno scenario ancor più drammatico e incontrollabile.
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