Isole Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità Notizie a voce alta: la tua Wed, 15 Sep 2021 14:58:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.younipa.it/wp-content/uploads/2025/03/favicon.webp Isole Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità 32 32 “Non ce n’è per nessuno”: la Sicilia è fra le isole più belle al mondo https://www.younipa.it/non-ce-ne-per-nessuno-la-sicilia-e-fra-le-isole-piu-belle-al-mondo/ Wed, 15 Sep 2021 14:41:30 +0000 https://www.younipa.it/?p=73835 La Sicilia è al sesto posto fra le isole più belle del mondo, l’unica italiana....

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La Sicilia è al sesto posto fra le isole più belle del mondo, l’unica italiana. L’Isola è stata inserita nella speciale classifica stilata dalla rivista Travel + Leisure per il World’s best Award, basandosi esclusivamente sulle esperienze di viaggio dei turisti.

Sicilia: unica isola italiana tra le più belle al mondo

Immenso orgoglio ed un ottimo biglietto da visita per la nostra Terra. La Sicilia si è infatti piazzata al sesto pesto nella top-ten delle isole più belle al mondo, ottenendo il primato italiano. Prima di lei, le isole greche Milos e Folegandros (le prime due classificate), Saint Vincent e Grenadine nelle Piccole Antille, Madera in Portogallo e le Isole Andamane nel Golfo del Bengala. 


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I fattori della classifica

La classifica, stilata ogni anno da Travel + Leisure, rivista di viaggi con sede a New York, prende in considerazione le esperienze di viaggio dei suoi lettori, turisti in giro per il mondo. Tra i diversi fattori, ritroviamo: l’accoglienza, il cibo, i luoghi di cultura, il patrimonio artistico e architettonico.

“Puntare sulla bellezza per il futuro”

Un riconoscimento importante anche e soprattutto per il fatto che la nostra Isola è stata inserita nella prestigiosa top-ten per il secondo anno consecutivo, scalando tre posizioni rispetto al 2020 quando era arrivata al nono posto“. Così commenta la classifica Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. “Finalmente, nel mondo si parla sempre più diffusamente della Sicilia per le sue bellezze naturalistiche, paesaggistiche e culturali ed è questo il biglietto da visita principale che vogliamo offrire per la nostra terra e per il quale il governo regionale sta lavorando incessantemente: puntiamo sulla bellezza per costruire il nostro futuro”.

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Isole Eolie, sette cose da fare nell’arcipelago più bello del Mediterraneo https://www.younipa.it/isole-eolie-sette-cose-da-fare-nellarcipelago-piu-bello-del-mediterraneo/ Mon, 03 May 2021 12:39:55 +0000 https://www.younipa.it/?p=63725 Alcune mete da non perdere quando ci si trova alle Isole Eolie (una per ogni...

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Alcune mete da non perdere quando ci si trova alle Isole Eolie (una per ogni isola)

Le Isole Eolie (ME), dette anche “sette sorelle” o Isole Lipari, formano un arcipelago siciliano che accoglie ogni anno circa 600.000 visitatori. Tra queste sette isole, tutte di origine vulcanica, Vulcano e Stromboli sono attualmente vulcani attivi. La loro bellezza le ha rese meta ambita per i turisti che le apprezzano per i loro paesaggi, il mare e per l’ottimo cibo.

Raggiungerle è semplice: Il modo più veloce è viaggiare in aliscafo (1 ora) o in traghetto (2 ore circa) partendo da Milazzo. Altri collegamenti partono da Messina e Palermo in Sicilia, da Reggio Calabria e Vibo Valentia, in Calabria, e da Napoli in Campania. Nelle Eolie non sono presenti aeroporti, ma dall’aeroporto di Catania (e da altri del Sud Italia) è possibile atterrare sulle isole con un elicottero. Vediamo insieme sette cose imperdibili da fare quando si visitano queste isole (una per ogni isola).

Isole Eolie: Lipari

Lipari: è la più grande delle “sette sorelle” e probabilmente la più conosciuta. Certamente vi sono molti luoghi da visitare sull’isola, ma uno in particolare ci ha colpiti. Stiamo parlando delle Terme di San Calogero, site a pochi chilometri dalle principali frazioni abitate. Le terme entrarono in funzione probabilmente nel 1872, ma la loro importanza crebbe nel 1984 quando fu scoperto un antico Thòlos di origine micenea. Questa scoperta fece supporre che l’utilizzo delle acque termali di questo sito risalisse al XV secolo a.C. Oggi le terme sono in disuso ma l’ex stabilimento termale ospita diversi eventi e mostre d’arte contemporanea. Dal 2013, inoltre, è stato realizzato un Ecomuseo della Memoria sulla storia delle Terme di San Calogero e della pietra pomice di Lipari. 

Terme di San Calogero

L’incanto di Salina

Salina: la seconda isola in ordine di grandezza. Tra i luoghi più belli ed apprezzati dell’isola di Salina vi è di certo la Spiaggia di Pollara (frazione di Malfa). Si tratta dell’unica spiaggia-paese d’Italia ed è famosa per essere stata ambientazione dell’ultimo film interpretato da Massimo Troisi, Il postino. Questa spiaggia si trova sul versante nord-occidentale dell’isola ed è circondata dalle imponenti pareti a strapiombo dell’antico cratere vulcanico in parte sprofondato nelle azzurre acque del mare. Raggiungerla richiede qualche sforzo, ma vi assicuriamo che ne vale davvero la pena. 

Spiaggia di Pollara

Vulcano: isola senza tempo

Vulcano: la Grotta del Cavallo o Grotta dell’Eremita è una caletta rocciosa situata nella parte ovest dell’isola. Viene chiamata Grotta del Cavallo per via di un masso posto all’estremità della grotta che sembra somigliare alla testa di un cavallo. Adiacente all’ingresso vi è la Piscina di Venere dove è possibile fare una nuotata ed andare alla scoperta dei fondali marini del luogo. La grotta presenta anche gallerie e formazioni di stalattiti, stalagmiti e cannule. Si tratta di un posto davvero unico ma è possibile raggiungerlo esclusivamente via mare. Per andare potete rivolgervi alle varie agenzie di escursioni presenti sull’isola. 

Grotta del Cavallo

Stromboli: un vulcano ancora attivo

Stromboli: l’isola è un vulcano attualmente attivo che regala spesso bellissimi spettacoli di fuoco. Si possono apprezzare soprattutto la sera ed il luogo più appropriato per farlo è il mare. Ma vi è un ristorante dal quale è possibile ammirarle le sciare ed il suo nome è L’Osservatorio, presso la Sciara del Fuoco. Si raggiunge percorrendo una vecchia mulattiera che porta direttamente alla cima dell’isola. All’Osservatorio si cena a lume di candela, senza l’ausilio di luce artificiale. La location è senza dubbio unica nel suo genere e propone una cucina prevalentemente eoliana. Un’esperienza che difficilmente potrete dimenticare. 

Stromboli

Isole Eolie: Filicudi

Filicudi: insieme ad Alicudi, sono le isole più selvagge dell’arcipelago eoliano. Percorrendo la strada che dal porto conduce ai vari centri abitati, si raggiunge il Monte Guardia, unico punto dal quale è possibile osservare le altre sei sorelle e la costa siciliana. A nord del Monte Guardia è presente una biforcazione che conduce a Rocca di Ciauli, una piccola contrada dove le casette tipiche dell’isola, circondate da piante di Gelsomino e Bougainville, si adagiano lungo un ripido pendio. Assolutamente da non perdere! 

Filicudi

Alicudi: l’isola delle scale

Alicudi: su quest’isola fatta di scale ci si muove unicamente a piedi. Questo di per sé la rende meta perfetta per gli escursionisti amanti del trekking. La zona orientale è l’unica ad essere abitata per la quasi totale inaccessibilità del versante opposto. Le varie contrade sono tutte da visitare. Tra queste non perdetevi Contrada Tonna, Contrada San Bartolo e Contrada  Sgurbio. Quest’ultima è composta da solo 5 abitazioni conosciute per aver preso il loro nome dai cinque sensi ed è più facilmente raggiungibile via mare.

Alicudi

Panarea: non solo divertimento

Panarea: è la più piccola delle Isole Eolie, con una superficie di di 3,4 km². Essa è conosciuta ai più per la sua bellezza ed il divertimento che offre. Ma se vi trovate sull’isola vi consigliamo di visitare il villaggio preistorico di Capo Mazzarese. Questo è il sito archeologico più importante dell’isola e testimonia le antiche radici di Panarea. Anche se la più piccola l’isola è anche la più antica dell’arcipelago. Le diverse testimonianze, infatti, hanno fatto capire che Panarea era già abitata in epoca preistorica per via della sua posizione strategica ed alla conformazione geografica. 

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Rapporto RES 2015: L’università italiana “rimpicciolisce” soprattutto al Sud https://www.younipa.it/rapporto-res-2015-luniversita-italiana-rimpicciolisce-soprattutto-al-sud/ https://www.younipa.it/rapporto-res-2015-luniversita-italiana-rimpicciolisce-soprattutto-al-sud/#comments Mon, 14 Dec 2015 00:26:25 +0000 https://www.younipa.it/?p=21783 L’Italia non investe sull’Università. Per la prima volta nella sua storia, negli ultimi anni il...

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L’Italia non investe sull’Università.

Per la prima volta nella sua storia, negli ultimi anni il sistema universitario italiano è diventato significativamente più piccolo di circa un quinto. Rispetto al momento di massima espansione (2008), oggi gli studenti immatricolati si sono ridotti di oltre 66 mila (-20%); i docenti sono scesi a meno di 52 mila (-17%); il personale tecnico amministrativo a 59 mila (-18%); i corsi di studio a 4.628 (-18%); il fondo di finanziamento ordinario delle università è diminuito, in termini reali, del 22,5%.

L’Italia ha dunque compiuto, nel giro di pochi anni, un disinvestimento molto forte nella sua università. Si tratta di una trasformazione opposta a quelle in corso in tutti paesi avanzati. Anche l’obiettivo Europeo di raggiungere, al 2020, il 40% di giovani laureati sembra decisamente fuori dalla nostra portata: l’Italia è con il 23,9% all’ultimo posto fra i 28 stati membri.

Sud, tendenze negative più marcate. Le tendenze negative sono assai più intense per gli atenei del Centro-Sud, con punte particolarmente drammatiche nelle Isole. «Si va disegnando – si legge nel Rapporto – un sistema formativo sempre più differenziato fra sedi più e meno dotate (in termini finanziari, di docenti, di studenti, di relazioni con l’esterno), con le prime fortemente concentrate in alcune aree del Nord del paese. Le nuove regole di governo del sistema stanno accentuando questa biforcazione».

Oltre il 50% del calo degli immatricolati è concentrato nel Mezzogiorno (-37.000 dal 2003-04 al 2014-15); maggiore è la quota di studenti che abbandona gli studi universitari dopo il primo anno (il 17,5% al Sud, contro il 12,6% al Nord e il 15,1% al Centro). Inoltre, il tempo medio di completamento di un corso triennale è 5,5 anni al Centro e al Sud, e 4,5 al Nord. La diminuzione del personale docente di ruolo è stata del 18,3% nel Mezzogiorno, a fronte dell’11,3% al Nord e del 21,8% nelle università del Centro.

Crescita degli studenti che si iscrivono nel centro-nord. Sicilia: un terzo degli studenti “emigra”. La mobilità studentesca può essere un fenomeno positivo: rappresenta un’esperienza di vita indipendente, consente la scelta del corso di studio più adatto. Il drammatico problema dell’Italia è che questa mobilità è a senso unico, da Sud verso Nord. Il 30% degli immatricolati meridionali si iscrivono nelle Università del Centro Nord. In Sicilia ormai quasi un terzo degli immatricolati “emigra” a fronte di meno di un sesto nel 2003-04.

Diritto allo studio e servizi agli studenti: poche borse di studio nel Sud e nelle Isole. Alla base di questi trasferimenti vi sono diverse motivazioni, fra le quali la ricerca di un corso di studio con maggiori opportunità di inserimento nel mercato del lavoro fuori dalla Sicilia e dal Mezzogiorno. Influisce anche la scarsa disponibilità di borse di studio e di servizi per gli studenti nelle regioni meridionali. Nel 2013-14, nelle regioni del Sud continentale circa il 40% degli idonei non riesce a beneficiare della borsa per carenza di risorse; la percentuale arrivava al 60% nelle Isole. Il meccanismo di finanziamento del diritto allo studio non è evidentemente in grado di garantire il diritto all’istruzione dei “capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” (art. 34 della Costituzione) e finisce per sostenere meno gli studenti delle famiglie disagiate del Mezzogiorno anche per responsabilità delle regioni.

Il finanziamento del sistema universitario. I meno di 7 miliardi del fondo di finanziamento ordinario delle università italiani vanno comparati agli oltre 26 della Germania. Il fondo, in forte contrazione, è stato ripartito in modo assai diverso in questi ultimi anni con effetti che aggravano la situazione di molti atenei soprattutto meridionali (con tagli per le università del del Sud di circa il 12% e soprattutto per quelle delle Isole, il cui finanziamento si è ridotto di oltre un quinto).

Qualità della ricerca e trasferimento tecnologico. La qualità della ricerca è molto differenziata a seconda delle aree scientifiche e disciplinari. Tutti gli atenei meridionali presentano valori inferiori alla media nazionale. Alla recente Abilitazione scientifica nazionale solo 6 atenei su 26 del Mezzogiorno hanno avuto una percentuale di idonei superiore alla media nazionale (il 23%) a fronte dell’80% degli atenei del Nord. Per quanto riguarda il trasferimento tecnologico, sono più bassi i valori delle attività in conto terzi, i brevetti registrati e gli spinoff.

Che fare? Dalla ricerca emerge un quadro variegato di responsabilità che contribuiscono a spiegare l’apertura di questo “nuovo divario” che riguarda l’Università e che rischia di pesare sempre di più in prospettiva sulle possibilità di sviluppo. Le politiche per il diritto allo studio e i servizi agli studenti gestiti dalla regioni e dallo stato centrale penalizzano maggiormente gli studenti del Mezzogiorno provenienti da famiglie meno abbienti. Ma le inefficienze riscontrate nell’offerta didattica, nella qualità della ricerca e nella qualificazione del personale docente chiamano chiaramente in causa anche il modo in cui sono stati gestiti gli atenei del Mezzogiorno. I cambiamenti recenti nei meccanismi di finanziamento degli atenei aumentando fino al 20% la quota premiale legata a risultati conseguiti nella didattica e nella ricerca tendono paradossalmente ad aggravare il quadro perché penalizzano le università del Mezzogiorno per la loro inefficienza senza spingerle realmente su un sentiero di miglioramento e di maggiore responsabilizzazione.

Nel Rapporto si evidenzia come la via di uscita dalla spirale perversa vada cercata piuttosto in interventi che separino i meccanismi di finanziamento ordinari degli atenei dai problemi di recupero delle condizioni di efficienza, che possono essere invece considerati come un obiettivo di specifiche politiche di sviluppo e coesione, e come tali possono quindi attingere alle risorse nazionali ed europee destinate a questi interventi. Si pensi al miglioramento delle competenze degli studenti in entrata, alle borse di studio e ai servizi, ma anche al rafforzamento delle attrezzature e delle risorse per la ricerca scientifica.

Ma naturalmente affinché questi interventi possano essere efficaci, è necessario collegarli a condizionalità ben disegnate e a strumenti di valutazione adeguati dei risultati raggiunti, ed è soprattutto necessario che cresca la consapevolezza di chi opera nelle università e di chi ha compiti di direzione, che l’autonomia senza responsabilità non ha futuro.

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