L'articolo Italia, l’occupazione è in crescita: ecco quali sono i lavori più richiesti del 2023 proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il PIL sta crescendo e questo ha provocato anche un effetto positivo sul mercato del lavoro, portando ad un aumento del tasso di occupazione in Italia. Nello specifico, l’aumento (quasi da record) corrisponde al +0,4%, ovvero circa 86 mila nuovi occupati a giugno 2022. Ci sono altre buone notizie, come il calo sia degli inattivi sia dei disoccupati, nonostante ci sia ancora un problema con le assunzioni degli under 35. Inoltre, il tasso di occupazione odierno ha messo a segno una percentuale come detto da record (60% circa): una vetta che non veniva oramai raggiunta dal lontanissimo 1977.
All’inserimento nel mondo del lavoro degli italiani sta contribuendo anche una più corretta informazione sul tema recruiting, che viene fatta specialmente online nell’ultimo periodo. Ad esempio, è possibile citare la presenza online di alcuni elenchi di suggerimenti approfonditi, che mostrano cosa inserire e non inserire sul proprio profilo personale nel CV, sottolineando invece quali sono gli elementi che potrebbero attirare le risorse umane delle aziende per le quali ci si candida. Va però specificato che il futuro non deve essere dato per scontato. La crisi economica è una realtà con la quale bisogna e bisognerà fare i conti, tenendo sempre presente che – nonostante gli evidenti miglioramenti – il tasso di occupazione in Italia resta comunque inferiore alle medie europee.
Quali sono le professioni più richieste in Italia? Secondo gli ultimi dati, ci sono alcuni lavori che hanno ottenuto un grande successo nel 2022. Si fa ad esempio riferimento alle professioni infermieristiche, insieme ad altre figure come i cassieri ai supermercati, i camerieri, gli autisti, gli addetti alle mense, i magazzinieri e gli specialisti in pulizia.
Anche badanti e babysitter rientrano in questo elenco, e lo stesso discorso vale per altre professioni come gli addetti alle vendite, i tecnici specializzati, gli IT specialist, i sales manager, i macchinisti e tutte le figure legate a due mondi come la ristorazione e il settore alberghiero. Non potremmo poi non citare tutti quei lavori aventi a che fare con il digitale e il marketing, dallo sviluppo di siti web ed e-commerce fino ad arrivare al software e app development. Il settore informatico e digitale, non a caso, è fra i più richiesti e quindi in grado di creare maggiori opportunità di lavoro.
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]]>L'articolo Amazon assume in tutta Italia: nuovi 3000 posti di lavoro proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Le offerte di lavoro del Gruppo sono rivolte a diplomati, laureati e laureandi. Per quanto riguarda invece i magazzinieri, non è richiesto alcun specifico titolo di studio.
Amazon cerca personale per le sue nuove aperture in tutta Italia, professionisti esperti ma anche giovani alla prima esperienza, per i quali sono disponibili opportunità di tirocinio.
Ai candidati si richiede, in particolar modo, la conoscenza della lingua inglese e competenze informatiche.
Le assunzioni coinvolgono diversi centri, tra cui le province Piacenza, Milano, Cagliari, Roma, Torino, Bergamo, Vercelli. QUI per saperne di più e candidarsi.


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]]>L'articolo Quali sono le migliori imprese che assumono in Italia? La classifica proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La ricerca dell’Istituto Tedesco Qualità ITQF — leader in Europa nelle indagini di qualità — arrivata quest’anno alla sua quinta edizione, e che, assieme al suo Media Partner La Repubblica Affari&Finanza, riconosce i migliori datori di lavoro italiani nella gestione del personale, partendo da un numero considerevole di dati online, che valutano le imprese come luogo di lavoro ideale.
La classifica si basa infatti sul social listening, ovvero l’”ascolto delle conversazioni” che avvengono sul web attorno all’azienda: più di 2 milioni di commenti, analizzati negli ultimi 12 mesi, di clienti e dipendenti che rispondono positivamente su social media, forum, blog, video e portali di lavoro.
Sono più di 2000 le aziende esaminate nel sondaggio e solo 400 quelle che rientrano nella “Top Job – Best Employers 2022/2023”, e che hanno rispecchiato dunque i 27 paramenti selezionati dall’Istituto tedesco, tra i quali i valori aziendali, lo sviluppo professionale, il clima lavorativo, le prospettive di crescita e la sostenibilità.
Come un brand viene percepito sul web è una domanda che ogni impresa dovrebbe porsi, poiché il web è un canale/strumento tra i più utilizzati dalle persone per esprimersi, e di riflesso integrare il social listening nelle proprie strategie digitali è fondamentale per sopperire alle richieste dei clienti e al fabbisogno dei dipendenti.
Il metodo del Social Listening Index è quello utilizzato dall’Istituto Tedesco Qualità ITQF, ormai testato da anni e con successo già in diversi Paesi europei. Tre le fasi che lo comprendono:
Per un approfondimento sulle tre fasi consultare la sezione “Top Job – Best Employers 2022/2023” del sito dell’Istituto Tedesco Qualità ITQF.
Numerose sono le note imprese italiane che offrono il migliore ambiente lavorativo e facenti parte di diversi settori. Tra i grandi marchi alimentari figurano Campari (“bevande alcoliche”), Lavazza (“bevande analcoliche”), Ferrero (“dolciario”), Parmalat (“latticini e uova”) e Barilla (“multiproduzione”); nel settore automobilistico spiccano Ferrari (“produzione di auto”), Pirelli (“componentistica”).
Nell’area del commercio si distinguono Amazon (“e-commerce”), Coop, Lidl ed Esselunga (“grande distribuzione”), Mediamarkt (Mediaworld) (“commercio di elettronica”) e Thun (“beni non alimentari”); nella “ristorazione” eccelle Eataly, tra i fast food McDonald’s, nel settore viaggi MSC Crociere e in quello alberghiero la catena Starhotel.
Enel vince nella categoria “energia, materie e costruzioni” mentre nel campo delle “biotecnologie e farmaceutica” il primato è della multinazionale Pfizer, dell’anglosvedese Astrazeneca e della svizzera Novartis Farma; per la chimica si segnalano l’azienda lombarda Mapei e per le tecnologie mediche la Medtronic.
Dominano il settore dei beni di consumo Gucci (abbigliamento e moda), Decathlon (articoli sportivi), Buffetti (articoli ufficio e scuola), Scarpe&Scarpe (calzature, borse e accessori), Casalgrande Padana (ceramiche), Cem (contenitori e imballaggi), L’Oreal (cosmetica e igiene), De’ Longhi (elettrodomestici), Bijour Brigitte (gioielli e orologi), Ikea (mobili e complementi di arredo), Salmoiraghi (occhialeria), Dior (pelli e cuoio), Clementoni (prodotti per bambini) e Philip Morris (tabacco).
Nei trasporti primeggiano Thales Alenia Space (aerospazio e difesa), Fedex Express (logistica), Trenitalia (mobilità) e Leaseplan (noleggio); per la finanza Allianz (assicurazioni), Intesa Sanpaolo (banche) e Banca Generali (servizi finanziari); e ancora nelle telecomunicazioni Vodafone, nella consulenza Deloitte, nell’editoria Mondadori, nei “servizi di pubblica utilità” Poste Italiane, nei “servizi di pubblica utilità-autostrade” Autostrade per l’Italia.
Tra i settori classificati anche il “tempo libero”, che nella società italiana sta acquistando sempre maggiore rilevanza e dove nel settore dell’intrattenimento e della cultura emergono l’Inter (F.C. Internazionale Milano) e la Rai-Radiotelevisione Italiana. Spazio anche alle cooperative meno conosciute come Apofruit (agricoltura), Maschio Gaspardo (“macchine agricole”) e Savio Macchine Tessili (“l’industria meccanica”).
Qui la tabella delle imprese top attive in Italia che hanno ottenuto un punteggio superiore a 50.
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]]>L'articolo Guerra in Ucraina, l’Italia rischia la “stagflazione”: cos’è e che conseguenze può portare proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>“Un quadro economico – sottolineano gli artigiani di Mestre – che potrebbe verificarsi anche in Italia, cosi’ come già è successo nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso. Non nel 2022, anche se il trend sembra essere segnato: le difficoltà legate alla post-pandemia, gli effetti della guerra in Ucraina, le sanzioni economiche alla Russia, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici rischiano, nel medio periodo, di spingere l’economia verso una crescita pari a zero, con una inflazione che si avvierebbe a sfiorare le due cifre. Uno scenario che potrebbe rendere pressoché inefficaci persino i 235 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi anni dal Pnrr”.
Secondo la Cgia bisognerebbe intervenire simultaneamente almeno su due versanti: “In primo luogo, attraverso la drastica riduzione della spesa corrente e, in secondo luogo, con il taglio della pressione fiscale, unici strumenti efficaci in grado di stimolare i consumi e per questa via alimentare anche la domanda aggregata di beni e servizi. Operazioni, queste ultime, non facili da applicare in misura importante, almeno fino a quando non verra’ ‘rivisto’ il Patto di Stabilità a livello europeo”.
La Cgia chiede di fare attenzione anche alla spirale “prezzi-salari”. Su 992 contratti di lavoro depositati presso l’Archivio nazionale dei contratti pubblici e privati del Cnel, al 31 dicembre scorso 622 risultavano scaduti (il 62,7 per cento). L’associazione segnala che solo nella seconda parte del 2021, le associazioni datoriali assieme alle sigle sindacali ne hanno rinnovati 363. Con un’inflazione che quest’anno sfiorerà il 4 per cento, sottolinea ancora la Cgia, “dobbiamo assolutamente evitare di alimentare la spirale “prezzi-salari” che verso la fine degli anni ’70 contribuì a far schizzare il caro vita a un livello superiore addirittura al 20 per cento.
Così come in parte già si sta facendo, con il rinnovo dei contratti nazionali va sviluppata maggiormente la contrattazione di secondo livello (territoriale o aziendale), potenziando, in particolar modo, il ricorso al welfare aziendale1 . Un istituto, quest’ultimo, che può svolgere un ruolo importante nel calmierare il caro-vita e allo stesso tempo gratificare, a costi più contenuti di quelli offerti dal mercato, i bisogni di beni e servizi dei lavoratori e/o delle loro famiglie”.


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]]>L'articolo 25enne dall’Italia torna nella sua Ucraina per aiutare i più bisognosi: “Sono pronta a morire” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>“Andrò dove sarò più necessaria. Stare qui per me è come tradire il mio popolo”. Aliona vive e lavora a Kiev, dove è la responsabile della società Dante Alighieri che promuove la lingua e la cultura italiana per gli ucraini.
“Insegno italiano ma per quattro anni e mezzo ho frequentato Farmacia al collegio.- racconta la 25enne-. Quindi in guerra cercherò di rendermi utile anche per curare i feriti, per infondere loro parole di coraggio e per regalare sorrisi accompagnati da una zuppa calda dopo una giornata di bombardamenti»”
Anche se dall’Italia, Aliona ha cercato di essere utile ai suoi amici, che chiama anche fratelli. “Facciamo i turni, uno guarda i tg e twitter mentre gli altri dormono. Se ci sono notizie di attacchi, chi è in piedi sveglia gli altri. Il mio ragazzo in Ucraina, almeno di giorno, mi manda un simbolo, uno qualsiasi, e io capisco che sta bene. Ha deciso di partire arruolandosi come volontario, e io lo capisco. Capisco anche chi va via. Ma nella vita devi fare quello che senti dentro“.

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]]>L'articolo Ultim’ora, in Italia arriva l’obbligo vaccinale: IL NUOVO DECRETO proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L’obbligo vale “fino al 15 giugno”, ma la data sarebbe in discussione. Sono esentati i casi di “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal medico vaccinatore”. Gli over 50 potranno andare a lavorare solo con il Super Green pass, che si ottiene con vaccino o la guarigione dal Covid, mentre per chi ha più di 50 anni e non lavora scatterà l’obbligo di vaccino. La proposta, ora in discussione con le regioni, dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri alle 17.30.
Fino al 31 marzo 2022 servirà il Super Green pass per accedere ai “servizi alla persona” come il parrucchiere ma anche per “pubblici uffici, servizi postali, bancari e finanziari, attività commerciali, fatte salve quelle necessarie per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie della persona”. Lo si legge nella bozza di decreto legge Covid attesa in Cdm. L’obbligo di Super pass per i servizi alla persona varrà dal 20 gennaio, mentre per le altre attività dal primo febbraio, previa adozione di un dpcm che individuerà le attività escluse dall’obbligo.


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]]>L'articolo L’Italia è ‘Paese dell’anno’, l’Economist incorona Draghi: “Ha cambiato tutto” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Auguroni”, scrive The Economist in italiano ricordando che il riconoscimento non è destinato al Paese più grande, il più ricco o più felice ma “a quello che, secondo noi, e’ migliorato di più”. Il premio all’Italia non e’ legato alla vittoria degli Europei o a quella di Eurovision ma alle sue “politiche”, ribadisce la rivista britannica ricordando anche i risultati della campagna di vaccinazioni contro il Covid, con un tasso tra “i più alti d’Europa”.
The Economist ricorda di aver “spesso criticato” il Paese per la scelta dei suoi leader, come nel caso di “Silvio Berlusconi che avrebbe potuto utilmente seguire l’ammonimento della canzone vincitrice dell’Eurovision ‘stai zitto e comportati bene'”. E rammenta come gli “italiani, a causa di governi deboli, fossero più poveri nel 2019”. “Eppure quest’anno L’Italia è cambiata”, chiosa la rivista britannica enfatizzando il ruolo del premier Draghi.


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]]>L'articolo In Italia la laurea ha meno valore dei giusti agganci: i risultati della ricerca proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Secondo i dati Eurostat pubblicati lo scorso febbraio, siamo al terzultimo posto tra quelli europei per numero di laureati che hanno trovato lavoro a tre anni dalla conclusione degli studi. La percentuale che raggiunge il 58,7%. Peggio di noi fanno soltanto due Paesi che non appartengono nemmeno all’Unione europea, la Macedonia del Nord e la Turchia. Anche se il trend è in lieve e costante miglioramento dal 2011, quando la percentuale era del 57,7%, la crisi economica seguita a quella sanitaria dovuta al Covid rischia di interromperlo. La scarsa capacità di assorbimento del mondo del lavoro italiano non è però da attribuire agli ultimi due anni, ma ha radici strutturali molto più profonde.
I tagli all’istruzione degli ultimi dieci anni e la diffusa precarietà dei contratti di lavoro hanno costretto tanti laureati, soprattutto quelli dell’ambito umanistico, a ripiegare su impieghi sottopagati. Ma soprattutto lontani dal loro campo di formazione accademica. Il risultato è che dei laureati si trovano a svolgere mansioni per le quali avrebbero potuto evitare di iscriversi all’università. E questo anche a causa di un’esaltazione di una visione distorta della flessibilità che non sta creando un mercato del lavoro più dinamico, ma soltanto deprezzando il valore delle competenze derivate dallo studio o dall’esperienza.
In Italia è evidente un problema sempre più critico con l’occupazione di persone qualificate. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono infatti al di sotto della media europea. In particolare, soltanto l’1,39% del Pil viene utilizzato per attività legate al mondo dell’innovazione. Un dato questo che ci colloca al penultimo posto tra i 15 Paesi più importanti dell’Unione europea. La logica conseguenza di questi dati è un numero di ricercatori molto inferiore rispetto alla media Ue. Infatti, se in Europa per ogni mille persone attive occupate dalle imprese il 4,3% sono ricercatori, in Italia questa percentuale scende al 2,3%.
Soltanto due laureati su cento sono assunti dalle imprese per svolgere ricerca nel loro campo di studio. Uno dei motivi di questo fallimento è la difficoltà nel gestire imprese ad alta intensità di Ricerca e sviluppo in Italia. Tra gli ostacoli il difficile accesso al credito e le dimensioni limitate del mercato azionario, che non permettono alle aziende innovative di crescere.
Un altro dato preoccupante è lo scarso utilizzo degli strumenti che la legge mette a disposizione delle aziende per assumere giovani laureati. L’apprendistato di alta formazione e ricerca, per esempio, è un contratto che permette ai giovani di essere assunti dalle aziende sviluppando al tempo stesso un progetto di ricerca in collaborazione con le università.
Secondo una ricerca del giugno 2019 dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp), però, il numero di apprendisti assunti con questa tipologia contrattuale non raggiunge le mille unità sull’intero territorio nazionale. E nel 2017 si contavano soltanto 546 giovani compresi tra 18 e 29 anni. Le criticità sono di diversa natura e sono principalmente legate al cattivo funzionamento della burocrazia e alla scarsa capacità di collaborazione tra atenei, sindacati e imprese. Le aziende non hanno relazioni stabili con le università, salvo poche eccezioni. Mentre i sindacati ormai da anni trascurano gli interessi dei neo laureati per concentrarsi su altre categorie dei loro tesserati.
Il risultato è un esodo verso l’estero che ha coinvolto più di 200 mila giovani italiani negli ultimi cinque anni.
Per chi rimane in Italia è sempre più frequente la prospettiva di trovare impiego con un cosiddetto “bad job”. Nell’ultimo anno, anche a causa della pandemia, le aziende hanno principalmente offerto posizioni lavorative a bassa specializzazione. Più di 7 assunzioni su 10 sono relative a contratti di lavoro a tempo determinato con una durata molto breve, spesso inferiore a tre mesi.
Inoltre, da uno studio relativo ai percettori del reddito di cittadinanza è emerso che il 61,6% dei beneficiari utilizza nella ricerca di un impiego canali informali come amici, parenti e conoscenti. Anche secondo Eurostat i canali informali hanno un peso del 60% per chi ha trovato lavoro in Italia e Spagna, contro il 40 di Germania e Svezia. Percentuale che aumenta per le posizioni “prestigiose” in cui le competenze e i titoli di studio dovrebbero essere il metro di giudizio prioritario.
Da almeno 30 anni le azioni per migliorare questa criticità sistemica sono accantonate. Forse per una retorica sulla meritocrazia da parte di una classe dirigente che preferisce tollerare quando non favorire questo stato delle cose anziché cambiarlo. La crisi che stiamo attraversando ha messo a nudo tutti i limiti di una politica priva di una prospettiva che vada non oltre le prossime elezioni. Intanto più di 4 laureati su 10 non ha ancora un lavoro dopo tre anni dalla laurea.
La triste costatazione dei fatti purtroppo è questa. Non siamo ancora in grado di dare tutto il riconoscimento che merita a questo capitale di competenze, cultura e capacità, riducendo la laurea a una pezzo di carta che spesso ha meno valore dei giusti agganci o di una buona dose di fortuna.
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]]>L'articolo Laurea ad honorem per Roberto Mancini: “Un esempio per tutti gli universitari” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Dopo la grande fiesta, per il tecnico azzurro è arrivato anche un altro importante riconoscimento da parte dell’Università di Urbino: la laurea ad honorem in Scienze dello Sport. Un’onorificenza ottenuta per la seguente motivazione: “Mancini non è solo un grande campione e professionista, ma un esempio di valori positivi. Oltre a un vero testimonial della sua terra”, fanno sapere da Urbino.
Mancini, nato a Jesi, a pochi kilometri di distanza da Urbino, ha compiuto un’impresa che alla vigilia dell’Europeo sembrava impossibile. Così è riuscito a replicare il trionfo azzurro avvenuto con Ferruccio Valcareggi nell’ormai lontano 1968.
“Un riconoscimento che intende valorizzare sia la persona sia lo sport ma anche il territorio nazionale in questa fase di ripresa dopo la pandemia”, spiega il presidente dell’Accademia dei Marchigiani dell’Anno in Italia, Mario Civerchia, sostenitore della proposta di conferimento accolta dal Magnifico Rettore dell’Università di Urbino, Giorgio Calcagnini. La proposta della laurea ad honorem nell’ateneo di Urbino è stata accolta con piacere da tutti i concittadini dell’allenatore azzurro.

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]]>L'articolo Italia-Inghilterra, inglese si tatua la vittoria in anticipo: ma la storia finisce diversamente proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>I tifosi inglesi lo hanno urlato, cantato, affermato per giorni intendendo la loro imminente vittoria degli Europei, anche il piccolo George della famiglia reale pensava di avere la vittoria in tasca. In realtà la coppa d’Europa è tornata in un’altra casa, quella dell’Italia e dei ragazzi guidati dal mister Mancini.
Il nome del tifoso è Lewis Holden, residente a Oldham, che negli scorsi giorni si è fatto un tatuaggio molto speciale e da amante del calcio: la coppa degli Europei, con scritto “Euro 2020. Inghilterra campione. It’s coming home”. Proprio Lewis, parlando al sito locale ManchesterEveningNews, era convinto di aver fatto benissimo a prendere questa decisione: “Questa cosa non porterà sfortuna, anche se me lo dicono tutti. Anzi, sono convinto che il calcio tornerà a casa“, ha dichiarato.
La voglia di tatuarsi la vittoria è venuta dopo il match in semifinale contro la Danimarca. In questo modo il tifoso inglese ha ben pensato di prenotare il suo appuntamento prima della finale con l’Italia. “Un salone mi ha detto che poteva inserirmi in uno di questi giorni e ho fatto così”. E infine aveva pure detto: “Lunedì ci sarà tantissima gente in fila che vorrà questo tatuaggio“.
Così però non è andata e quel tatuaggio resta un desiderio, ma non realtà. Wembley si è tinta di azzurro, azzurro intensissimo.

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]]>L'articolo L’Italia è campione d’Europa, il paradiso arriva ancora ai rigori: dramma Inghilterra proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Questa la sequenza dei rigori nella finale di Euro 2020 a Wembley tra Italia e Inghilterra, finita 4-3 (1-1 dopo i tempi regolamentari ed i supplementari). Berardi gol (2-1) Kane gol (2-2) Belotti parato (2-2) Maguire gol (2-3) Bonucci gol (3-3) Rushford sbagliato (3-3) Bernardeschi gol (4-3) Sancho parato (4-3) Jorginho parato (4-3) Saka parato (4-3)
Questo l’albo d’oro degli Europei: 1960: URSS 1964: Spagna 1968: Italia 1972: Germania Ovest 1976: Jugoslavia 1980: Germania Ovest 1984: Francia 1988: Olanda 1992: Danimarca 1996: Germania 2000: Francia 2004: Grecia 2008: Spagna 2012: Spagna 2016: Portogallo 2021: Italia.
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]]>L'articolo In Italia bassissima percentuale di giovani laureati: ecco perchè proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Nel nostro paese i giovani tra i 25 e i 34 anni laureati sono il 29 per cento. Contro una media Ue del 41 per cento. Intendiamoci: il nostro è un ritardo antico, ma il fatto è che progrediamo troppo lentamente. Negli ultimi due anni siamo cresciuti di un solo punto percentuale). Colpa di una serie di fattori.
Le nostre tasse universitarie sono fra le più alte d’Europa. Inoltre le borse di studio scarseggiano, ne beneficia uno studente su dieci contro una media europea di uno su quattro. Per non parlare degli alloggi studenteschi che servono appena il 3 per cento degli universitari. Tutti dati, questi, che si possono leggere nel Piano nazionale di ripresa e resilienza varato dal governo Draghi, che non per nulla ha messo un miliardo in alloggi e 500 milioni in borse di studio, oltre a un altro miliardo e mezzo per raddoppiare gli iscritti agli Its, percorsi di alta formazione tecnica alternativi alla laurea vera e propria che sfornano super periti richiestissimi dalle aziende. Misura che potrebbe servire a recuperare almeno in parte il ritardo dei maschi, fermi al 23 per cento di laureati contro il 35 per cento delle femmine.
Peccato, invece, che ancora non si sia riusciti ad ampliare la platea dei beneficiari di esenzioni totali e sconti, nonostante l’Italia sia molto indietro anche su questo. Un’occasione mancata in un Paese dove si fa un gran parlare di meritocrazia ma la laurea resta ancora in gran parte ereditaria, visto che quasi 4 laureati su dieci in giurisprudenza e in medicina sono figli di avvocati, notai, medici.
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]]>L'articolo Non solo calciatori, ma anche universitari: in campo l’Italia con più laureati di sempre proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il primo, in ordine di tempo, è il capitano Giorgio Chiellini, 36 anni, con una laurea specialistica in Economia (un 110 e lode, di cui però non si vuole vantare). Inoltre il difensore della Juventus parla un inglese molto fluido. Ma questa caratteristica risulta appartenere a quasi tutta la squadra.
Infatti Federico Chiesa, una delle rivelazione dell’Europeo itinerante, durante l’ultima conferenza stampa nel post Italia-Galles ha sfoggiato un inglese perfetto, che ha quasi stupito i cronisti esteri, abituati ai traduttori simultanei per i giocatori che vestono la maglia azzurra.
Chiesa, malgrado la sua passione per il calcio presentatasi in età fanciullesca, non ha mai smesso di studiare le lingue, tanto da aver frequentato dalle elementari fino alle scuole superiori istituti quasi interamente in lingua inglese. E per anni ha cercato di unire i suoi due grandi impegni: formazione e calcio.
La passione però del giovane Federico Chiesa resta e resterà la Fisica, materia di cui negli anni liceali rimase folgorato. E un giorno, ha dichiarato lo stesso calciatore, spera di poter riprendere quel percorso. In merito alla sua passione per la Fisica ha dichiarato: “L’universo è un mio pensiero fisso. Fin da bambino ho sempre osservato le stelle. E mi sono interessato ai documentari che raccontano l’origine dell’Universo e dei buchi neri”.
Ad aggiungersi al gruppo è Matteo Pessina, che ha segnato il gol deciso per l’ultimo match del girone dell’Italia. Il giovane, oltre ad essere calciatore, è studente di Economia ed è ad un passo dalla corona d’alloro. Per lui mescolare calcio e studio non è impossibile. Inoltre in alcune interviste il giocatore ha raccontato di aver ereditato dalla nonna una spiccata passione per il latino, lingua antica che lo appassiona.
Matteo Pessina in modo ironico in conferenza stampa ha raccontato: “Ho più paura di passare l’esame di Statistica in presenza, che segnare un gol all’Europeo“. Un lettore accanito invece sembra essere Salvatore Sirigu, anche ex portiere del Palermo, che ha ereditato la passione letteraria dalla mamma, professoressa di lettere. Il suo libro del cuore è “Sempre caro” di Marcello Fois. Conosce bene anche il francese, grazie ai suoi anni parigini al PSG.
In rosa inoltre ci sono altri due laureandi, ovvero Raspadori e Meret. Entrambi ancora studiano tra i banchi degli atenei italiani e sono iscritti al corso di laurea in Scienze Motorie. In questo modo i due calciatori sperano di realizzare il sogno dei genitori: la laurea (oltre quello di vincere l’Europeo, ovvio).

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]]>L'articolo Europei 2020, gli Azzurri non si inginocchieranno contro il razzismo: ecco perché proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>È deciso. I giocatori dell’Italia resteranno in piedi durante il momento solidale contro le discriminazioni razziali, che ha preso “campo” anche nel mondo del calcio. Un modo questo anche per evitare le polemiche in seguito alla partita contro il Galles, in cui soltanto alcuni degli Azzurri si sono inginocchiati prima del fischio d’inizio, non riuscendo a capire in tempo cosa stesse succedendo.
“Il razzismo si combatte ogni giorno, ciascuno con i propri comportamenti e su questo siamo tutti molto impegnati. Quanto al fatto che a inizio gara qualcuno si sia inginocchiato e altri no, c’è stata un po’ di confusione, (…) non eravamo del tutto preparati a quel momento”, ha dichiarato il CT della Nazionale, Roberto Mancini, in seguito alla partita contro il Galles. “Per il futuro, se ci saranno altre occasioni, la squadra si confronterà al suo interno e prenderà una decisione univoca che sarà messa in pratica da tutti“, conclude l’allenatore.
Questa sera, in conferenza stampa, sono attese le motivazioni della scelta da parte del capitano della nazionale, Leonardo Bonucci, portavoce dell’intera squadra. I giocatori, in seguito ad un pacato confronto interno, avrebbero difatti preso una decisione univoca. Una cosa è certa: per inginocchiarsi al fischio d’inizio, una delle due squadre deve chiedere l’autorizzazione preventivamente all’arbitro. Né Italia né Austria hanno fatto richiesta.
“A nome di tutta la squadra, ribadiamo che siamo contro ogni forma di razzismo, ci siamo confrontati e ovviamente vogliamo ribadire questa posizione” dichiara Paolo Corbi, responsabile della comunicazione della Nazionale. “Aderire o meno ad una forma di protesta per quanto simbolica non vuol dire ignorare la lotta al razzismo”.
L'articolo Europei 2020, gli Azzurri non si inginocchieranno contro il razzismo: ecco perché proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Euro 2020, agli ottavi sarà Italia-Austria: i precedenti della sfida proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Sono 37 i precedenti fra Italia e Austria: 17 vittorie, 8 pareggi e 12 sconfitte il bilancio degli azzurri, con 49 gol fatti e 56 subiti. L’ultima sfida fra le due nazionali risale al 20 agosto 2008, 2-2 in amichevole a Nizza con la rimonta azzurra firmata da Gilardino e un autogol di Oczan.


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]]>L'articolo Italia e opportunità: non è un paese per giovani proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il servizio parte dal’analisi degli investimenti dei due paesi per la ricerca pubblica. Attualmente in Italia tali investimenti rappresentano lo 0,5% del PIL. In Germania, l’1%. Con il Recovery Plan sono previsti 5 miliardi in 5 anni, che faranno giuggere alla ricerca pubblica una quota il PIL nel 2026 di 0,57. Non un grandissimo cambiamento dunque. Per arrivare alla stessa quota PIL della Germania servirebbe un investimento annuo di 20 miliardi. Questo è il divario che c’è tra noi e gli altri paesi europei.
Così, per presentare una fotografia realistica della nostra situazione nazionale, si sono inventati questo gioco che racconta cosa significa essere un giovane in Italia e cosa significa esserlo in Germania. Con un rialtamento totale delle opportunità e delle tappe.
Francesco è nato a Roma e vive ancora con i suoi. E ci resterà almeno per altri 6 anni, visto che in Italia l’età media dell’uscita da casa dei genitori è di 30 anni. Dopo il diploma si era iscritto all’università ma poi ha abbandonato perchè non poteva permettersi economicamente il costo degli studi. E infatti l’Italia è penultima per numero di laureati in Europa. Dopo di noi c’è solo la Romania. Uno studio recente della corte dei conti ha infatti mostrato che in Italia c’è una grande carenza di forme di esonero dalle tasse, prestiti, aiuti economici da parte dello stato per i meno abbienti.
Francesco a questo punto ha deciso di andare a lavorare e si è iscritto al centro per l’impiego. Anche li non è andata benissimo. E si, perchè in Italia solo il 2,3% dei lavoratori che si iscrivono ai centri per l’impiego poi inizia a lavorare. In Italia ancora il mezzo più utilizzato per trovare lavoro è la rete dei parenti e degli amici.
A questo punto Francesco, non travando lavoro decide di lasciare l’Italia. Ebbene nel nostro paese, negli ultimi dieci anni, circa 250 mila giovani hanno deciso di andare all’estero. E il costo stimato di questa massiccia fuga di cervelli è di 16 miliardi di euro. perchè si è stimato che per tale cifra avrebbero contribuito questi giovani al pil del paese, se fossero rimasti in Italia.
Hans ha 24 anni come Francesco, vive a Berlino ed è già andato via da casa dei suoi. In Germania infatti, l’età media di abbandono del tetto genitoriale è di 23,7 anni. Hans ha frequentato un istituto tecnico e poi si è iscritto all’UNiversità. Dove praticamente non ha pagato tasse. L’università in germania, infatti, è quasi gratuita. Ci sono bassissime spese amministrative, tante opportunità di borse di studio a fondo perduto e prestiti statali a zero interessi. Anche lui si è iscritto ai centri per l’impiego. Ma, a differenza di quello che è successo a Francesco, ha avuto più fortuna. L’agenzia tedesca del lavoro è super efficiente, si occupa anche della formazione oltre che dell’allocazione dei lavoratori. E la disoccupazione giovanile in Germania è pari al 6%. In Italia al 33%. Hans fa le vacanze in Italia da noi, con i soldi guadagnati dal suo lavoro.
Non ci sono molti commenti da fare a questo servizio. L’unica cosa che si può dire è che ci vuole fortuna anche a nascere nella nazione giusta. Poi si sa, siamo l’Italia, abbiamo la storia, la cultura, le bellezze naturali e architettoniche…ma se tutti i giovani andranno via da questo paese per avere una opportunità di lavoro e di crescita a cosa sarà servito tutto questo? Sicuramente a rendere più gradevoli le vacanze degli Hans di turno. E i nostri Francesco? Per quanto tempo ancora dovranno essere sovvenzionati dai genitori?
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]]>“Capisco le persone e il bisogno di ricominciare a fare una vita normale, serve ancora pazienza per 2-3 settimane, aspettare che si concludano le vaccinazioni di tutti gli over 80 e che si arrivi a 30 milioni di italiani coperti con almeno la prima dose di vaccino anti-Covid“. Così il sottosegretario alla Salute dichiara in un’intervista rilasciata al Corriere della sera.
Il modello da seguire, e quello a cui tutte le nazioni europee auspicano, è quello della Gran Bretagna. L’ultimo bollettino inglese, infatti, parla di soli cinque morti e 2.000 nuovi contagi su un milione di tamponi processati. Meno di 1.200 i ricoveri Covid. Secondo gli esperti, il merito del successo inglese è la vaccinazione: oltre 52 milioni di dosi inoculate e più del 66% della popolazione adulta ha ricevuto la prima dose. Così la Gran Bretagna torna alla vita “quasi” normale. Il governo ha infatti annunciato ulteriori allentamenti delle restrizioni, come il via libera agli incontri al chiuso.
Sileri, tuttavia, non manca nel richiamare costantemente alla prudenza, mantenendo il livello di attenzione alto: “Il Covid c’è ancora. Fino a che avremo questi numeri di ricoveri in terapia intensiva e decessi, non possiamo abbassare la guardia. Io dico: continuiamo a non fidarci, questo è un virus cattivo”, invitando la popolazione a continuare a rispettare le regole, indossare la mascherina ed osservare il distanziamento. E sul futuro della Penisola, il sottosegretario dichiara: “Entro due settimane tutte le Regioni in fascia gialla e il coprifuoco alla mezzanotte. E i ristoranti potranno lavorare anche al chiuso“.
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]]>Col nuovo Decreto Legge, in vigore da ieri 26 aprile, l’Italia cerca di rialzarsi e di avviare una nuova stagione di riapertura e rinascita. Non solo per anto riguarda le riaperture, ma anche per quanto ha a che fare con gli spostamenti tra regioni. Il nuovo decreto infatti istituisce il cossidetto Green Pass o Certificato Verde. Gli italiani potranno muoversi di nuovo lioberamente tra i territori che sono di colore giallo. Mentre per spostarti in quelli in rosso e arancione è concesso farlo per motivi di turismo solo con il Green Pass (o Certificato Verde).
Oggi, invece, vogliamo parlarvi di un’altra questione spinosa: i diversi dubbi che ci sono in riferimento a questo nuovo sistema che l’Italia ha, di fatto, già implementato.
Per ottenere il Green Pass bisogna o aver completato il ciclo vaccinale contro il Covid-19 o essere guariti dall’infezione data dal virus oppure essere risultati negativi a un test molecolare o antigenico rapido. Nel primo e nel secondo caso il pass ha una validità di 6 mesi, mentre nella terza situazione è valido per sole 48 ore dal momento stesso del test. Qualora in questo arco di tempo si contraesse il virus, la validità del pass verrebbe ovviamente meno.
Infine, è bene sapere che il Certificato Verde è rilasciato, su richiesta dell’interessato, dalle autorità sanitarie/farmacie che hanno effettuato la vaccinazione o il tampone, dalla struttura clinica o dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta da cui si è stati in cura e che ne attesta la guarigione.
Molti esperti però hanno espresso perplessità sul certificato verde. E non sono del tutto favorevoli a questo sistema di spostamento nel territorio italiano ad alto rischio. In particolare, non lo sono a proposito del pass a seguito di un tampone. Il motivo è piuttosto semplice: il test antigenico rapido e quello molecolare riportano i risultati relativi alla condizione della persona nell’esatto momento in cui il materiale biologico viene prelevato. È chiaro, però, che non è possibile sapere cosa accadrà nelle 48 ore successive al tampone. Infatti, la persona potrebbe essere già entrata in contatto col virus nel momento del test, ma non risultare positiva per via di una bassa carica virale o potrebbe essere contagiata nelle ore successive al tampone stesso.
Altrettante perplessità nascono anche per chi ha completato il ciclo vaccinale. Come sappiamo, infatti, essere stati vaccinati non è una garanzia di sicurezza assoluta poiché i vaccini non proteggono al 100% dalle forme sintomatiche e c’è la possibilità che un vaccinato asintomatico contribuisca (involontariamente e inconsapevolmente) a far viaggiare il virus. Per questi motivi, pur riconoscendo la necessità di trovare sistemi che consentano una maggiore libertà di movimento e di ripresa delle attività economiche, gli esperti mettono in guardia su un possibile aumento dei contagi.
Altri dubbi nascono relativamente alla protezione dei dati personali. Il Garante della privacy si è espresso contro il Green Pass: a quanto pare, implicherebbe la violazione sei articoli del GDPR General Data Protection Regulation), il regolamento europeo deputato alla protezione dei dati personali.
Tra le questioni poco chiare c’è la proporzionalità dei dati trattati. In fondo, senza avere informazioni specifiche sul tipo di trattamento effettuato, sarebbe sufficiente sapere in quale delle tre condizioni definite rientri una persona, senza fare perciò riferimento a quale nello specifico.
Inoltre, è importante circoscrivere i soggetti che avranno accesso ai dati. Questo vuol dire che diventa necessario capire cosa succede nel momento dell’utilizzo dei dati stessi, ma anche come funzionerà la fase di controllo dello strumento. Senza dimenticare, chiaramente, che la struttura burocratica di gestione dei dati tra i diversi sistemi regionali rende tutto ancor più macchinoso. In poche parole, diventa fondamentale che le infrastrutture sanitarie delle regioni comunichino chiaramente tra loro, ma anche che ci sia una condivisione dei dati efficiente.
Alcune perplessità nascono anche per quanto riguarda i tempi di conservazione dei dati che, teoricamente, dovrebbero essere fissati per la fine dell’emergenza. Oppure, nel caso di un tampone antigenico o molecolare negativo, essere cancellati allo scadere delle 48 ore.
Un altro elemento da non sottovalutare è la sicurezza del sistema. La struttura informatica del sistema deve essere situata in Italia, al fine di evitare il rischio di trasferimento dei dati all’estero. Su tale argomento – e per il momento- sul Decreto Legge si legge solo che sono state stabilite le misure per assicurare la protezione dei dati personali contenuti nelle certificazioni e la struttura dell’identificativo univoco delle certificazioni verdi Covid-19 e del codice a barre interoperabile che consentirà di verificare l’autenticità, la validità e l’integrità delle stesse informazioni.
Molti, inoltre, hanno fatto notare come il Green Pass possa diventare uno strumento discriminatorio. Del resto, rimane molto complicato non sentirsi “esclusi” da questo tipo di sistema. Questo, infatti, inevitabilmente dividerà i cittadini in chi si potrà spostare quasi liberamente e senza troppi adempimenti e chi no non lo potrà fare in completa libertà. I giovani in salute, per esempio, che non si sono ammalati e per i quali non è ancora arrivato il turno della vaccinazione, potrebbero essere costretti a eseguire test ogni due giorni per potersi spostare all’interno del loro stesso Paese. Senza dimenticare il problema legato al costo dei tamponi.
Massima importanza e attenzione va data alla possibile contraffazione del certificato. Per falsificazione c’è il rischio, infatti, di finire in carcere: il comma 2 dell’articolo 13 prevede che per tutti i reati di falso che hanno a oggetto la certificazione verde Covid-19, le pene previste dagli articoli 476, 477, 479, 480, 481, 482, 489 del codice penale, anche se relativi ai documento.
Insomma, i nodi da sciogliere relativamente all’introduzione del Certificato Verde per spostarsi tra regioni italiane sono ancora tanti. Anche perché, al momento, non è indicato nel Decreto Legge qualcosa che possa far davvero chiarezza su tale tema.
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]]>La prima donna neozelandese da anni si è fatta conoscere nel mondo per le sue idee progressiste, tra cui quella di aumentare le tasse alla popolazione più ricca in Nuova Zelanda. Questa volta nell’equipe del paese oceanico ci sarebbe la lotta contro il tabacco e le sigarette, che nel territorio provocano circa un decesso su quattro legati al tumore.
“Circa 4.500 neozelandesi muoiono ogni anno a causa del tabacco e dobbiamo accelerare per essere in grado di raggiungere l’obiettivo di diventare smoke-free nel 2025”, ha sottolineato il ministro associato della salute, Ayesha Verrall, annunciando le nuove proposte del governo. Perché, ha spiegato, “abbiamo bisogno di un nuovo approccio e senza un programma di controllo del fumo non centreremo l’obiettivo”.
La proposta della Nuova Zelanda è stata sostenuta da numerose organizzazioni di sanità pubblica, che rilevano come il vizio del fumo sia più marcato nelle comunità a basso reddito. “Queste evidenti iniquità sono il motivo per cui dobbiamo proteggere le generazioni future dai danni del tabacco”. Così ha dichiarato amministratore delegato della Cancer Society, Lucy Elwood.
Tra sostenitori della proposta neozelandese, ci sono anche dei detrattori, che attaccano a spada tratta la proposta contro il tabacco. Primi fra tutti i piccoli commercianti che hanno paura che la vendita possa passare da un circolo legale ad uno illegale. Mentre l’opposizione dichiara che questo sarebbe un intervento mirato per ledere la libertà del singolo cittadino. In Italia è solo arrivato l’eco della proposta, che sicuramente come in Nuova Zelanda troverebbe detrattori e sostenitori.

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]]>L'articolo Da Nord a Sud, ecco i laureati richiestissimi per i quali è più facile trovare lavoro in Italia proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Di recente sono stati pubblicati i dati raccolti ed elaborati dalla società Tutored. Si tratta di una giovane azienda che si propone come punto d’incontro online tra mondo delle aziende, studenti e giovani laureati. Un osservatorio privilegiato per studiare la connesione tra il mondo che forma e quello che produce.
Nel loro primo Osservatorio Nazionale annuale emergono quindi le lauree più gettonate dalle aziende nel corso del 2020. Un “anno nero” per l’economia e l’occupazione, per cui molto attuale per tastare il polso della situazione lavorativa.
Spulciando i dati emerge che i più ricercati sono i laureati STEM, acronimo che sta per Science, Technology, Engineering e Mathematics. Il 49,1% delle ricerche aziendali è infatti loro appannaggio, di cui il 38,9% in Ingegneria e il 10,2% in Matematica, Fisica e Statistica. A seguire vi sono i laureati di Economia, verso i quali sono indirizzati il 31,2% delle ricerche aziendali. Andando oltre troviamo poi i laureati in studi umanistici (7,9%), i neo-dottori in Scienze Politiche (4,7%) e quelli di Giurisprudenza (3,1%).
Continuiamo a vedere chi sono i laureati ricercatissimi per i quali è più facile trovare lavoro da nord a sud dell’Italia. Nell’era di Internet e delle nuove tecnologie, il settore aziendale verso cui si concentrano le ricerche riguardano ll’IT e la R&S. Vale a dire l’informatica e la tecnologia, e la ricerca e sviluppo. Lo riprova il fatto che un terzo degli annunci si rivolge proprio a queste aree (33%).
Pesano invece per il 10% ciascuna (sul totale delle ricerche) le aree commerciale, vendite e P.R. Poi il mondo del marketing e della comunicazione, infine il campo della consulenza.
Andando oltre troviamo le aree banking e finance (8%), produzione e logistica (8%), contabilità e revisione (6%). Infine le risorse umane (6%), business development (4%), l’area legale (3%) e chiude il mondo della grafica e design ed architettura (2%).
Tra le soft skills più cercate dalle aziende vi siano il problem solving e la capacità di team work.
In un mondo complesso e veloce, a vincere è spesso il lavoro di gruppo. Team però composto da gente dallo spiccato senso pragmatico, orientato ai risultati e dedito alla risoluzione dei problemi.
Perché il mondo produttivo è un susseguirsi di sfide e chi riesce ad avere proposte costruttive e soluzioni per gli imprevisti ha di certo la strada spianata.
Quindi laureati, laurenandi e studenti, raccogliete tutto il vostro impegno ed entusiasmo e state pronti a lanciarvi nell’arena del mondo del lavoro…i motori sono al nastro di partenza. E appena verrà dato il via si scatenerà il match tra offerta e domanda nel farraginoso e affascinante mondo del lavoro. In bocca al lupo a tutti!
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