mondo del lavoro Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità Notizie a voce alta: la tua Fri, 23 Apr 2021 08:48:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.younipa.it/wp-content/uploads/2025/03/favicon.webp mondo del lavoro Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità 32 32 Come studiare per fare carriera, il modello internazionale https://www.younipa.it/come-studiare-per-fare-carriera-il-modello-internazionale/ Fri, 23 Apr 2021 07:39:42 +0000 https://www.younipa.it/?p=62456 La pandemia da Covid-19 ha letteralmente stravolto le nostre vite, ma non solo. Ad uscirne...

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La pandemia da Covid-19 ha letteralmente stravolto le nostre vite, ma non solo. Ad uscirne mutato è, anche e soprattutto, il mondo del lavoro. Scopriamo come i giovani possono prepararsi a non farsi trovare impreparati dinnanzi al cambiamento.

Mondo del lavoro, le nuove skill

A vivere sulla propria “pelle” tale metamorfosi, sono principalmente i neolaureati. A quest’ultimi, infatti, saranno richieste maggiori flessibilità e soft skill, tra cui capacità di adattamento e problem solving. Abilità che possono essere già integrate e sviluppate durante un percorso di studi aperto al nuovo mondo del lavoro, comprendente maggiori esperienze professionali in un contesto non solo italiano.

La filosofia di studio per far carriera

Alla base di questo nuovo percorso formativo, troviamo la filosofia adottata dalla John Cabot University, una delle maggiori Università americane in Italia. Grazie alla promozione dei legami internazionali, alle centinaia di offerte di stage e di lavoro, alla collaborazione con più di 670 aziende italiane e internazionali, il percorso di studio permette di “traghettare” i giovani studenti verso il mondo del lavoro con maggiore rapidità. A far tesoro di questa filosofia di studio e di vita, tre giovani donne: Christine, Erica e Francesca.

Christine: “Così ho acquisito maggiore autostima”

Christine Modafferi è una giovane di 28 anni. Laureata in Letteratura Inglese, un Master in Editoria Digitale e con alle spalle sei anni di esperienza in case editrici di fama internazionale, è ormai perfettamente inserita nel mondo del lavoro. Parlando della sua esperienza, dichiara: «Ho affrontato l’emozione del mio primo colloquio usando le stesse parole che avevo scelto nell’Elevator Pitch Competition svolta alla Cabot. In quella occasione ho dovuto convincere una giuria di professori universitari e professionisti della mia unicità, e spiegare perché dovessero ipoteticamente assumermi, nel giro di un solo minuto. Nella mia testa l’obiettivo era già lavorare nell’editoria inglese». L’Elevator Pitch non è altro che una competizione universitaria nella quale gli studenti presentano, in pochissimo tempo, un progetto o un’idea. Christine l’ha vinta, e ha fatto tesoro di quell’esperienza per poi affrontare i suoi colloqui di lavoro, acquisendo così maggiore autostima.


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Il contesto internazionale come valore aggiunto

«Un approccio concreto allo studio che guarda alle esigenze del mercato del lavoro, sviluppare il pensiero analitico, procedere per obiettivi rispettando tabelle di marcia molto serrate, riuscire a rendere al meglio anche sotto pressione. Questi sono gli aspetti che per me fanno la differenza». Queste sono le parole di Erica Roic, laureata in Scienze Politiche in ambito europeo, aggiungendo come trovarsi in un contesto internazionale sia un vero e proprio valore aggiunto. «Grazie al corso di Public Speaking in lingua inglese, ad esempio, conosco le tecniche per padroneggiare le situazioni in cui mi trovo a parlare in pubblico, frequenti nel mio lavoro e gestite anche da remoto a causa della pandemia» commenta Erica, riferendosi all’utilità del proprio percorso formativo.

L’approccio americano

Francesca Passudetti è oggi Senior Global Product Manager a Copenaghen, presso una multinazionale farmaceutica. Laureata in Economia aziendale internazionale, spiega come l’approccio americano sia stato fondamentale per la sua carriera. «Mi ha dato la formazione per portare avanti più cose contemporaneamente, come frequentare cinque corsi concomitanti, altri extracurriculari e fare uno stage. Un’impostazione dove sei premiato se dedichi parte del tuo tempo a sport, volontariato o associazioni studentesche, e che rende fattibile la convivenza di studio e lavoro». E aggiunge: «A distanza di anni porto con me lo stimolo a migliorarmi e la sensibilità verso altre culture. Inoltre ho sviluppato l’intelligenza emotiva, fondamentale nella mia vita professionale, dove problem solving, team working e time management sono all’ordine del giorno».

I lavoratori di domani: internazionali, versatili, connessi

Le tre giovani donne in carriera sono l’esempio della formazione dei nuovi lavoratori del domani. L’organizzazione in piena autonomia, la formazione continua, una mente aperta al contesto internazionale e al passo con i tempi che corrono. Il mondo del lavoro post-pandemico sarà estremamente versatile. Per far fronte a questa nuova esigenza, sarà inoltre necessario destreggiarsi attraverso le piattaforme digitali. La regola è solo una: nessun limite per imparare e crescere professionalmente.

Fonte Corriere della Sera.

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Laurea nel mercato del lavoro. Quanto vale? https://www.younipa.it/laurea-nel-mercato-del-lavoro-quanto-vale/ Sat, 16 May 2020 11:13:29 +0000 https://www.younipa.it/?p=32981 Quanto vale la laurea nel mondo del lavoro? Quali Facoltà e quali Università? A rispondere...

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Quanto vale la laurea nel mondo del lavoro? Quali Facoltà e quali Università?

A rispondere a questa domanda ci pensa l’University Report 2020 dell’Osservatorio JobPricing, quest’anno in collaborazione con Spring Professional, che prova a fare più chiarezza sul rapporto fra istruzione universitaria e retribuzione.

LA SITUAZIONE GENERALE

In Italia solo il 19,3% della popolazione ha un titolo di studio accademico, contro il 36,9% medio dei paesi OECD. Se si considerano i giovani (25-34 anni) si sale al 27,7% contro il 44,5% della media OECD. Ci posizioniamo penultimi nella classifica OECD subito prima di Messico

L’Italia spende mediamente meno degli altri Paesi per l’istruzione e il tasso di abbandono prematuro di istruzione e formazione è superiore al resto della UE. La spesa complessiva (dalla scuola primaria all’università) è pari al 3,6% del PIL (media OECD 5%) mentre il tasso di abbandono è del 14,5% (media OECD 10,6%).

Fra laureati e non laureati c’è una differenza retributiva di circa 12.000€ lordi nella RAL (39.787 € vs 27.662 €). Il Gap retributivo tra laureati e non laureati cresce a seconda delle fasce di età.

Nella fascia tra i 15 3 i 24 anni è in media del 12,3% e arriva al 68% nella fascia tra i 45 e i 65 anni di età.

Gi Stipendi

Lo stipendio cresce al crescere del titolo di studio: un laureato italiano in media ha una retribuzione del 40% superiore ad un non laureato (la media nei diversi Paesi dell’OCSE è del 57%).

La differenza arriva ad eguagliare il dato OCSE del 57% per chi ha un master di secondo livello. Per chi è in possesso di un master di II livello le retribuzioni aumentano fino al 118% tra i 25-34 anni e i 45-54 anni, inoltre, il 48% di chi ha un master di II livello è dirigente o quadro, mentre solo il 6% dei diplomati di scuola superiore arrivano a ricoprire tali cariche. Un titolo di studio terziario è quindi un acceleratore di carriera e quindi un veicolo per raggiungere stipendi maggiori

Il livello di disoccupazione fra coloro che non hanno titoli o arrivano al massimo alla licenza elementare è quasi quattro volte superiore a quello dei laureati (17,5% contro 4,6%): Fra i paesi OECD il nostro Paese è il quarto con la disoccupazione giovanile più alta, con un tasso ben superiore al doppio della media, preceduto da Grecia Turchia e Spagna. In questo scenario, negli ultimi dieci anni, la laurea si è dimostrata la “barricata” più solida per contrastare la disoccupazione giovanile: nonostante i periodi non favorevoli, la disoccupazione tra i laureati è uguale a quella del 2009 (11,9% nel 2019; 11,6% nel 2009), mentre in tutti gli altri casi è cresciuta sensibilmente (fino a 10 punti percentuali per chi non ha titolo di studio o al massimo la licenza media).

Laurea nel mercato del lavoro

L’ingresso nel mondo del lavoro dei laureati è lento e fra quelli occupati pesa molto il fenomeno c.d. della “sovra-istruzione”:

Oltre il 15% dei laureati italiani di qualsiasi livello è disoccupato dopo un anno dal conseguimento del titolo. La percentuale cala fra il 6% e il 7% dopo 5 anni. Questa difficoltà a entrare subito nel mondo del lavoro, insieme ad un offerta di laureati in materie politico-sociali e umanistiche fortemente eccedente la domanda, spiega in gran parte come mai Il 42,1% dei giovani laureati, sia costretto a rivedere al ribasso le proprie aspettative e si trovi a svolgere un lavoro per cui potrebbe essere sufficiente un livello di istruzione inferiore (secondo il Rapporto Annuale ISTAT 2019, fra i giovani lavoratori laureati fra i 25 e i 34 anni, 4 lavoratori su 10 circa risultano sovra-istruiti).

LE CLASSIFICHE

Le università private offrono le migliori prospettive di carriera e di guadagno: i laureati in atenei privati guadagnano in media 44.195 €, mentre chi è laureato in università statali 39.311 €.

Laurearsi in ingegneria e discipline scientifiche offre le migliori prospettive occupazionali: Nella classifica stilata da Alma Laurea (2019) sul livello di probabilità di trovare un impiego, al top della classifica si trovano i laureati in ingegneria, area scientifica e medicina. Al fondo psicologia, scienze giuridiche e lettere. Fra la cima e il fondo della classifica la probabilità di trovare un impiego aumenta di circa 4 volte.

Le Facoltà con migliori prospettive nel mercato del lavoro

Le facoltà che prospettano le migliori e le peggiori retribuzioni (tra i 25 e i 34 anni) (p.22). Le migliori: Ingegneria gestionale (32.665€; +7,3% della media nazionale), Ingegneria chimica e dei materiali (32.063 €; +5,3% della media nazionale) Scienze statistiche (31.962 €; +5% della media nazionale). Le peggiori: Scienze storiche e filosofiche (27,261 €; -10,5% della media nazionale), Scienze della terra (26.734 €; -12,2% della media nazionale) Lingue e letterature straniere (26.086€ ; -14,3% della media nazionale).

Le facoltà che prospettano le migliori e le peggiori crescite retributive (da 25-34 anni a 45-54 anni) (p.23). Le migliori: Ingegneria Chimica e dei Materiali (87%), Ingegneria Gestionale (86%), Ingegneria Meccanica, Navale, Aeronautica e Aerospaziale (83%). Le peggiori: Scienze storiche e filosofiche (34%), Scienze mediche (33%), Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche (26%).

Le Università con migliori prospettive nel mercato del lavoro

Le università che prospettano le retribuzioni migliori e peggiori (tra 25 e i 34 anni) (p.26): Le università dove si guadagna di più sono: l’Università Commerciale Luigi Bocconi (35.081 € ; +15,2% rispetto alla media nazionale), LUISS Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli (32.980 € ; +8,3% rispetto alla media nazionale) e il Politecnico di Milano (32.796 € ; +7,7% rispetto alla media nazionale). Le peggiori: Università degli Studi di Ferrara (29.460 €; -3,2% rispetto alla media nazionale), Università degli Studi di Cagliari (29.233 €; -4,0% rispetto alla media nazionale) e Università degli Studi di Perugia (29.002 €; -4,7% rispetto alla media nazionale).

Le università che prospettano i migliori e peggiori incrementi sulle retribuzioni nel mercato del lavoro (da 25-34 anni a 45-54 anni) (p.27): le università con i migliori percorsi di carriera sono l’Università Cattolica del Sacro Cuore (+82%), LUISS Libera università int. degli studi sociali Guido Carli (73%) e l’Università degli Studi di Verona (71%). Quelle i peggiori sono il Politecnico di Bari (50%), l’Università degli Studi di Napoli Parthenope (49%) e l’Università degli Studi della Calabria (47%).

Le università che prospettano le migliori e le peggiori possibilità di ricoprire ruoli apicali (p.28): In cima alla classifica l’Università Commerciale Luigi Bocconi con il 19% dei laureati che diventa dirigente e il 30% quadro, LUISS Libera università int. degli studi sociali Guido Carli con il 14% dirigente e il 28% quadro e il Politecnico di Milano con il 12% dirigente e il 25% quadro. In fondo alla classifica troviamo l’Università degli Studi della Calabria 4% dirigente e 17% quadro, l’Università degli Studi di Messina 4% dirigente e 23% quadro e Università degli Studi di Milano Bicocca 3% dirigente e 15% quadro.

Mercato del lavoro

Le università con cui si ripagano più velocemente gli investimenti sostenuti durante il percorso di studi (n. anni per studenti in sede e furi sede) (p.30): In cima alla classifica troviamo il Politecnico di Milano (13 anni in sede; 14,2 fuori sede), l’Università Commerciale Luigi Bocconi (13,5 anni in sede; 14,6 anni furi sede), il Politecnico di Torino (13,7 anni in sede; 14,8 ani fuori sede). In fondo alla classifica troviamo l’Università degli Studi di Napoli Parthenope (17,7 anni in sede; 18,7 anni fori sede), l’Università degli Studi di Messina (17,8 anni in sede; 18,8 anni fuori sede) e l’Università degli Studi di Cagliari (18 anni in sede; 18,7 fuori sede)

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