L'articolo Sicilia, il giallo resta un miraggio: ecco i nuovi colori delle regioni proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>È in area rossa la regione Valle D’Aosta, mentre le regioni Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna saranno arancioni. Tutte le altre regioni e province autonome sono in area gialla. Nell’ultima settimana, in Italia «si conferma la lenta discesa dei nuovi casi e del numero di pazienti ricoverati, ma il quadro complessivo resta ancora ad un livello molto impegnativo», si legge nella bozza del report settimanale di monitoraggio di ministero della Salute e Iss.
Questa settimana si osserva ancora una diminuzione della incidenza settimanale, scesa a 146,3 per 100.000 abitanti contro 157,4 per 100.000 abitanti della settimana precedente. “L’incidenza è in lenta diminuzione ma ancora molto elevata per consentire sull’intero territorio nazionale una gestione basata sul contenimento ovvero sull’identificazione dei casi e sul tracciamento dei loro contatti – avvertono i tecnici -. Di conseguenza, è necessario continuare a ridurre il numero di casi anche attraverso le misure di mitigazione volte a ridurre la possibilità di aggregazione interpersonale”.
“La ormai prevalente circolazione in Italia di una variante virale caratterizzata da una trasmissibilità notevolmente maggiore richiede di continuare a mantenere particolare cautela e gradualità nella gestione dell’epidemia». Per questo «è fondamentale che la popolazione continui a rispettare tutte le misure raccomandate di protezione individuale e distanziamento in tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo per ridurre il rischio di contagio”.


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]]>Fare le pulci al sistema, andando a vedere delibera dopo delibera come le amministrazioni locali spendono i fondi europei.
Non un gioco da ragazzi, ma fatto in gran parte da studenti che ogni anno aderiscono al progetto di Monithon. Per osservare da vicino l’evoluzione delle più grandi spese finanziate da Bruxelles a suon di milioni.
“Siamo partiti nel 2013, oggi monitoriamo l’investimento di 10 miliardi di euro non solo Italia”. Racconta Luigi Reggi, presidente e fondatore dell’associazione indipendente che promuove il monitoraggio civico mettendo a disposizione metodo e strumenti.
Con l’arrivo dei 191,5 miliardi del Next generation Ue (248 quelli complessivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza – Pnrr). Saper leggere e interpretare i dati potrà aiutare ad uscire prima dalle secche della crisi economica; “perché tutte le 300 pagine del piano diventeranno vive solo quando saranno implementate a livello locale”. E se c’è qualcuno che guarda è più facile evitare pasticci.
Per entrare a far parte della famiglia Monithon – crasi di monitoring marathon (maratona di monitoraggio) –
bisogna scegliere un progetto europeo da osservare pescando dal portale governativo Open Coesione o dalla app desktop sviluppata dalla stessa associazione (Project finder). Una volta selezionato il progetto serve organizzare una squadra disposta a lavorare per controllare che non ci siano sprechi di risorse pubbliche.
“Sono prevalentemente le scuole superiori che scelgono di far partire il monitoraggio civico, ma ci sono anche associazioni e cittadini che sfruttano la nostra guida per orientarsi tra decisioni politiche e amministrative.
Dopo aver individuato il progetto – racconta Reggi – si fanno le analisi sul campo, con interviste, studio dei dati, Swot analysis (che evidenzia punti di forza e debolezza, ndr) per fotografare punti di forza, minacce e suggerimenti”, che finiscono nei report pubblicati sulla piattaforma.
Oggi ci sono 950 monitoraggi attivi, con oltre 30mila ragazzi che sono stati coinvolti negli anni grazie al programma ‘A scuola di Open Coesione’. Nel 2020 sono stati creati 125 nuovi report, per un totale di 709 documenti che fotografano l’avanzamento dei lavori delle opere pubbliche finanziate dall’Unione europea sul territorio.

Per il 70% dei casi sono grandi infrastrutture di trasporto come ferrovie e linee metropolitane. Il 62% dei progetti ottiene un giudizio complessivamente positivo. Non mancano però piani inefficienti (10%), bloccati nel bel mezzo dell’attuazione (8%) o che che sono in corso ma presentano qualche problema (15%). I problemi, rileva Monithon, riguardano questioni amministrative o legate all’avvio del progetto (11%), problemi tecnici (11%) o di efficacia (2,8%). In certi casi, il progetto richiede ulteriori interventi per essere utile alla comunità (3,2%).
L’effetto immediato del monitoraggio è l’apertura di un dibattito pubblico, che stimola la conoscenza e pungola i decisori a sbagliare meno. “L’idea è portare la pubblica amministrazione a confrontarsi apertamente con le persone, per poter offrire i correttivi giusti quando servono.
Vogliamo stimolare l’intelligenza collettiva e mettere a contatto i cittadini con l’amministrazione che programma i fondi e disegna gli interventi da fare sul territorio”, dice Reggi.
E quando si trova “un progetto bloccato o qualcosa da valorizzare i gruppi civici organizzano degli eventi pubblici in cui il sindaco è chiamato a rispondere alle domande con un vero dibattito. Anche con dei bei risultati in questi anni”, chiosa.
Con i miliardi del Next generation Eu pronti ad atterrare in Italia la necessità di un monitoraggio civico capillare e attento si fa via via più impellente.
“La speranza – ragiona Reggi – è che per il Recovery Plan si segua la trasparenza utilizzata per i fondi europei: molti dettagli, dati su varie dimensioni del progetto con soggetti, pagamenti, procedure di attivazioni del piano. C’è bisogno di questo tipo di dati per capire come vanno i lavori:
Se il Recovery queste modalità di monitoraggio la prima cosa da fare sarà inserire tutto nei nostri dataset”.
Al di là delle intenzioni, sottolinea Reggi,
Le 300 pagine del documento presentato al Parlamento dal governo prevedono delle misure per ogni azione, ma è a livello locale che si faranno le cose.
Non a Roma. In base al piano – spiega – la maggior parte degli enti attuatori è rappresentata dai Comuni, un livello decisamente locale al quale spesso associazioni nazionali o enti capaci di controllare non riescono nemmeno ad arrivare”.
Così entrano in gioco le squadre del monitoraggio civico di Monithon che, sfruttando le guide e l’esperienza dell’associazione, possono prendere in mano i dati e decrittare le informazioni ripulendole dal burocratese.
“I problemi – chiosa Reggi – si risolvono mettendo il sindaco a parlare con le associazioni locali e con gli altri protagonisti del territorio”.
Che in team lavorano per controllare l’evoluzione dei progetti e ne chiedono conto all’amministrazione.
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]]>L’Italia procede quindi a passo spedito verso il giallo. Alcune regioni presentano dati in netto miglioramento, come Lazio e Liguria. Ma il giallo sembra comunque garantito anche per Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria e Veneto – oltre alle province di Trento e Bolzano. Si tratta di territori che possono vantare un valore inferiore sotto l’1 e un rischio basso o moderato, compatibile con uno ‘scenario 1’.
Niente da fare per Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania e Toscana, che dovrebbero restare in arancione, avendo un Rt vicino a 1 e un’incidenza sopra 200. Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta, invece, dovrebbero restare rosse.


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]]>Ed è già noto il più importante dei 21 parametri, l’indice di trasmissibilità Rt nazionale che scende ancora: questa settimana è a 0.85 (sette giorni fa era 0.92). Poi, dopo la riunione della cabina di regia il ministro della salute Roberto Speranza firmerà le eventuali ordinanze con i cambi di colore.
È probabile che dalla prossima settimana avremo un’Italia ancora più arancione, anche se in alcune Regioni la situazione rimane critica. Nessuna però andrà in zona gialla, sospesa dall’ultimo decreto Covid fino al 30 aprile.
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Al momento l’Italia è divisa tra zona arancione, nella quale si trovano quindici regioni e due province autonome, e zona rossa con le misure più restrittive, in cui ci sono le altre quattro. Ecco la situazione attuale nelle regioni italiane:
Due regioni ora nella fascia di rischio più elevata, Puglia e Campania, sperano nella zona arancione, mentre sarà più difficile che questo accada per la Valle d’Aosta. La Sardegna con tutta probabilità continuerà ad avere le restrizioni maggiori. Tutte le altre regioni – tranne una – dovrebbero restare arancioni, ma ci sono alcune aree che puntano alla zona gialla: Lazio, Umbria, Abruzzo e Alto Adige. Da ricordare, però, che come stabilito con le ultime regole del governo Draghi, non ci saranno zone gialle fino al 30 aprile. Ecco una panoramica aggiornata con la situazione regione per regione, in attesa del monitoraggio di domani che sarà decisivo per definire la nuova mappa dell’Italia.
E poi cosa succede? L’ipotesi di riaperture progressive a partire dal mese di maggio – con la possibilità di premiare già dal 26 aprile gli enti locali che avranno i dati epidemiologici migliori – rilancia le speranze delle regioni. Con ogni probabilità si inizierà con bar e ristoranti nelle zone gialle: dalla prima metà del mese solo a pranzo mentre dalla seconda metà anche a cena, con un allentamento del coprifuoco che dovrebbe slittare verso la mezzanotte. Poi con il via agli Europei dell’11 giugno, allo stadio di Roma, anche palestre e piscine potrebbero alzare le saracinesche. Sarà la cabina di regia convocata dal premier Mario Draghi a delineare il percorso, sul quale peserà la curva dei contagi e l’andamento della campagna vaccinale.
Oggi il ministro della Salute Roberto Speranza, nell’informativa alla Camera in merito all’aggiornamento della campagna vaccinale anti covid, ha detto: “Voglio dare un messaggio di determinazione e fiducia: non sottovaluto le difficoltà ma ci sono le condizioni per guardare con fiducia alla fase che si sta aprendo. Finalmente ci sono le condizioni per raccogliere i primi concreti risultati del lavoro che svolgiamo da mesi grazie alle vaccinazioni. Tra aprile e giugno riceveremo oltre il triplo delle dosi di vaccino”, ha concluso Speranza.
Le differenze principali tra zona rossa e arancione sono che nella seconda gli spostamenti, dalle 5 alle 22, sono liberi all’interno del comune; inoltre riaprono negozi, parrucchieri, centri estetici; tornano a scuola anche gli alunni di seconda e terza media, mentre quelli delle superiori sono in presenza – a rotazione – per almeno il 50% e fino a un massimo del 75%; sono permesse le visite all’interno del comune a una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno tra le 5 e le 22, in massimo due persone (oltre a under 14 e persone disabili o non autosufficienti). Ma vediamo nel dettaglio tutte le regole, quali sono le differenze tra le due zone e cosa si può fare (e cosa no) in zona arancione e in zona rossa.
Nelle regioni in zona rossa:
Nelle regioni in zona arancione:
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]]>Il valore dell’Rt nazionale scende a 0,92, la scorsa settimana era a 0,98. In calo anche il valore dell’incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti che arriva a 185 dai 232 della scorsa settimana.
Secondo la bozza del monitoraggio ISS/Ministero, si osserva una diminuzione del livello generale del rischio, con quattro Regioni (Liguria, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta) che hanno un livello di rischio alto. Quindici Regioni/PPAA hanno una classificazione di rischio moderato (di cui quattro ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e una Regione (Veneto) e una Provincia Autonoma (Bolzano) che hanno una classificazione di rischio basso.
Otto Regioni/PPAA hanno un Rt puntuale maggiore di uno. Tra queste, due Regioni (Sardegna e Valle d’Aosta) hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 3. Sei Regioni hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni/PPAA hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo uno, secondo quanto evidenzia la bozza del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità e ministero della Salute.
Rimane alto il numero di Regioni e di province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e in aree mediche sopra la soglia critica (15 contro le 14 della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica (41%). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è ancora in lieve aumento da 3.716 (30/03/2021) a 3.743 (06/04/2021). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è anche sopra la soglia critica (44%) con un lieve aumento nel numero di persone ricoverate in queste aree: da 29.231 (30/03/2021) a 29.337 (06/04/2021). La bozza del monitoraggio settimanale evidenzia inoltre che “il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri, l’incidenza ancora troppo elevata e l’ampia diffusione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità richiedono l’applicazione di ogni misura utile al contenimento del contagio”.

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]]>L'articolo Decreto Covid, oggi si decide sulle nuove misure: cosa succederà dopo Pasqua? proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La speranza per ora è che nei 12 giorni che mancano al 6 aprile la curva dei contagi inizi a raffreddarsi, ma dopo qualche timido segnale incoraggiante negli ultimi giorni, ieri e oggi c’è stata la doccia fredda con quasi mille morti e 45 mila positivi.

I ministri più prudenti vorrebbero prolungare le attuali restrizioni oltre Pasqua. Nel centrodestra di governo c’è chi spinge per allentamenti, spingendo per una ripartenza anche nel commercio. In pressing sull’esecutivo Matteo Salvini. “Lavoriamo perchè aprile sia il mese della rinascita, delle riaperture, del rilancio – dice il leader della Lega -. Il sostegno più efficace è il ritorno al lavoro: gli italiani hanno tenuto duro un anno, si meritano il ritorno alla vita”.
I “rigoristi” invece vorrebbero riaprire solo le scuole in presenza fino alla prima media, anche in zona rossa, già da dopo Pasqua e per il resto mantenere le restrizioni attuali, a quanto trapela, per tutto aprile e magari fino al 3 maggio, dopo il ponte della Festa dei lavoratori.
Il monitoraggio di oggi dovrebbe permettere il passaggio alla fascia arancione del Lazio. In bilico il Veneto, la Lombardia dovrebbe restare nella zona rossa mentre la Toscana spera di uscire dall’area di massima restrizione. In Valle d’Aosta, invece, si ipotizza di anticipare la zona rossa già da sabato.

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