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Con l’aumentare dei contagi e la sempre maggiore diffusione della variante Delta del Covid, si torna a parlare di zona gialla. Come però spiegato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, nei cambi di colore e nelle conseguenti misure di contenimento peserà di più “il tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori”. Una soluzione che mette d’accordo anche i territori, pronti a mettersi al riparo da misure più stringenti. “Chiederemo al Governo di togliere l’incidenza dei positivi dai parametri che muovono zone e colorazioni perché il rischio è di decidere delle chiusure per gente positiva a casa, quando il sistema sanitario è pienamente efficiente”, sottolineano le Regioni.

Ma il calcolo dell’incidenza dei positivi ogni centomila abitanti – spiega l’Ansa – il cosiddetto Rt sintomi, probabilmente resterà tra i parametri, pur perdendo la sua discrezionalità nel caso in cui l’occupazione di posti letto in terapia intensiva e nei reparti ordinari non superi le percentuali di rischio del 30 e 40%. Ma anche queste percentuali rischiano di essere ridiscusse. Intanto diventerà sempre più tassativa la necessità di eseguire un numero minimo di tamponi (in zona bianca 150 test ogni 100mila abitanti).

Nel prossimo decreto sarà anche prevista la proroga dello stato di emergenza, che al momento termina il 31 luglio. Due sono le ipotesi sulla sua prossima scadenza: fine ottobre oppure fine dicembre. I nuovi provvedimenti aspettano di essere supportati dal progressivo incremento delle vaccinazioni, che hanno raggiunto in queste ore quota 60 milioni e sono quasi 26 milioni gli italiani che hanno completato il ciclo, pari al 48,12% della popolazione over 12.


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Intanto sembra ormai sempre più certo che con il prossimo ‘decreto emergenza’ il green pass sarà rilasciato – in linea con l’Ue – solo con la seconda dose e consentirà l’accesso anche ad aerei, treni ed eventi, ristoranti, palestre e piscine al chiuso. Secondo diversi componenti del Comitato Tecnico Scientifico – che sarà riunito sul tema tra lunedì e martedì – bisogna “dare maggiore significatività al green pass“. Anche se alcune regioni si avvicinano al giallo nelle prossime settimane, visto il trend di aumento dell’incidenza dei contagi (in cima Sardegna, Sicilia, Veneto, Lazio e Campania), a scongiurarne il rischio sarà un nuovo cambio di rotta sulla valutazione dei parametri.

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Sicilia zona arancione: scoppia la polemica https://www.younipa.it/sicilia-zona-arancione-scoppia-la-polemica/ Fri, 06 Nov 2020 12:54:25 +0000 https://www.younipa.it/?p=42664 La Sicilia rientra nella zona arancione. Il nuovo DPCM emanato dal Presidente del Consiglio Giuseppe...

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La Sicilia rientra nella zona arancione. Il nuovo DPCM emanato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come da consuetudine, ha scatenato molte polemiche in tutta Italia. Chiusura delle attività, spostamenti limitati e in alcuni casi, addirittura, vietati. Garanzie sulla didattica in presenza o a distanza a seconda dell’ordine e del grado di istruzione.


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Ma la vera polemica si è scatenata sull’attribuzione alla Sicilia della zona arancione per il rischio di contagio. E la rabbia è giustificata se pensiamo alla Campania, retrocessa a zona gialla con rischio di contagio meno grave, pur avendo avuto recentemente una forte e costante impennata di contagi.

Le polemiche politiche

Si è praticamente scatenata una furibonda bufera di polemiche politiche che rasentano, talvolta, il ridicolo. Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci reputa questa scelta come “assurda e irragionevole”. Il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Micciché vede nella scelta una convenienza politica: “Lazio e Campania sono zone gialle perché amministrate dal PD, che è, al tempo stesso, al governo dell’Italia”. A sinistra, invece, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando si interroga sull’utilità della zona arancione per la Sicilia, chiedendo al governo regionale “maggiore chiarezza sui dati forniti e chiarimenti da parte di Conte”.

Certamente questo governo – piaccia o non piaccia – non ha attribuito le zone di rischio a casaccio o colorando una mappa con dei pennarelli colorati. Lo ha fatto, una volta sentiti i pareri dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato Tecnico Scientifico, attraverso l’utilizzo di ben ventuno parametri. Questi parametri, uno più preciso dell’altro, hanno permesso di individuare quali fossero le zone a più alto rischio di contagio e quali no.

I parametri per l’individuazione delle zone gialla, arancione e rossa

I parametri, calcolati su base regionale, si possono riassumere nel modo seguente. Numero di casi positivi, sintomatici e non, notificati e documentati dall’inizio alla fine delle cure e dell’isolamento, numero di strutture ospedaliere pubbliche e private con relativa qualità di intervento e cura, variazione dell’indice di contagio zona per zona, nuovi focolai di trasmissione ed infezione, tasso di occupazione di posti letto in ospedale, soprattutto in terapia intensiva.

Evidentemente, se l’ISS ha reputato la nostra regione zona arancione, ha altrettanto constatato in maniera oggettiva che la nostra sanità regionale, oltre a quella nazionale, è allo stremo e al collasso. Non facciamo a gara a chi sta peggio. E se la sanità regionale è in queste condizioni è perché sussistono gravi disservizi e gravi mancanze. Questi sono dati oggettivi, dati reali e veritieri a prova di schieramenti politici che rivendicano successi e scaricano barili.

E poi, da siciliani, ammettiamo definitivamente una sacrosanta questione che mette davvero d’accordo tutti. Non ci fa piacere fare parte della zona zona arancione, che come sappiamo, comporta particolari restrizioni. Ma certamente saremmo felici e contenti di appartenere alla zona arancina. Possibilmente con la A!


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