L'articolo Netflix, arriva la docu-serie su Pino Maniaci e il Caso Saguto: il trailer proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La nuova miniserie italiana targata Netflix, ricostruisce le incastrate vicende umane e processuali, iniziate nel 2013, tra Pino Maniaci e Silvana Saguto, ex Presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, destituita dalla carica e condannata a 8 anni e mezzo in primo grado. Qui di seguito, il trailer.
ll primo ad accusare l’ex Presidentessa, fu proprio Maniaci. Con la sua Telejato, emittente locale di Partinico nota per i suoi servizi sull’antimafia, gettò delle macchie sulla condotta poco limpida della Saguto, accusandola di essersi appropriata indebitamente di diversi beni e di favorire una gestione clientelare per arricchire i suoi collaboratori. Le indagini diedero poi manforte alle accuse di Maniaci, portando la Saguto in tribunale con ben 39 capi d’imputazione, tra cui corruzione, abuso d’ufficio e appropriazione indebita. L’ex magistrato venne infine condannato per corruzione a 8 anni e mezzo di reclusione.
Ma non fu soltanto la Saguto ad esser trascinata in tribunale. Anche il Maniaci, nel 2016, venne indagato per diffamazione ed estorsione, con l’accusa di aver denigrato o esaltato nei suoi servizi su Telejato mafiosi e politici locali a seconda delle convenienze del momento e a fini estorsivi. Il giornalista di Telejato venne poi assolto in primo grado nell’aprile 2021 per estorsione ma condannato per diffamazione.
Ad annunciare la nuova docu-serie è lo stesso Pino Maniaci, condividendo il trailer sui propri social e su quelli di Telejato. “Quando anni fa abbiamo scoperchiato il vaso di pandora delle misure di prevenzione di Palermo, sapevamo che in qualche modo ce l’avrebbero fatta pagare. E infatti la vendetta non si è fatta attendere: prima hanno tentato di chiudere Telejato Notizie, poi hanno provato a fermarmi scagliandomi contro la macchina del fango. Dopo sei anni ne sono uscito a testa alta, con un’assoluzione piena perché il fatto non sussiste. La pluripremiata casa di produzione Nutopia in associazione con l’italiana Mon Amour Films hanno raccontato tutte queste vicende in sei episodi. Tenetevi pronti”.
L’appuntamento da non perdere è dunque fissato al 24 settembre.
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]]>Era il 4 maggio del 2016 quando Piano Maniaci, il volto Antimafia della sua Telejato, finì nell’occhio del ciclone perché coinvolto in un blitz antimafia della Dda di Palermo. L’accusa era quella di estorsione ai danni degli ex sindaci di Borgetto e Partinico. Denaro che il Maniaci avrebbe chiesto per non mandare in onda i servizi della sua emittente contro gli amministratori.
A distanza di cinque anni dall’inchiesta, per Maniaci è arrivata l’assoluzione piena dall’accusa di estorsione. Il PM aveva inizialmente chiesto la condanna a 11 anni e sei mesi di reclusione. Il giudice monocratico di Palermo, invece, lo ha condannato ad un anno e cinque mesi per diffamazione, con un risarcimento per le parti civili da quantificare in sede civile.
“Sono stato l’unico caso al mondo a commettere un’estorsione con regolare fattura”, ha commentato il Maniaci. Durante il processo, il giornalista ha esibito la documentazione contabile della cifra incassata per una sponsorizzazione. E tornando al suo classico linguaggio scurrile, aggiunge: “La Procura di Palermo ci fa una figura di m****. Io in questi anni sono stato distrutto, volevano distruggere la mia televisione ma non ci sono riusciti. E continuerò a fare il giornalista“. A commentare la sentenza, anche l’avvocato difensore di Pino Maniaci, l’ex PM Antonio Ingroia: “È stata ristabilita la fiducia nella giustizia seriamente messa a rischio dopo una richiesta di condanna in qualche modo indecente
Il direttore di Telejato è fermamente convinto che la sua condanna abbia a che fare con l’apertura del vaso di Pandora inerente allo scandalo dei beni confiscati alla mafia, ad opera di Silvana Saguto. L’ex Presidente delle misure di prevenzione, è stata condannata a 8 anni e sei mesi di reclusione. Le indagini sul giornalista erano state avviate proprio nel periodo in cui la sua emittente si stava occupando delle vicende giudiziarie legate all’ex giudice. “Leggendo le carte del processo di Caltanissetta è evidente che sono finito nell’occhio del ciclone a causa delle nostre inchieste sul sistema Saguto e i beni confiscati, che venivano spolpati senza che nessuno se ne accorgesse, doveva arrivare la televisione più piccola della Sicilia ad occuparsene, come se non ci fossero altri giornalisti, ma così è andata”, così dichiara Piano Maniaci.
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]]>Perché è più facile voltarsi dall’altra parte che urlare. Un modo, soprattutto, per scardinare quell’immagine che nel tempo si è fatta solida rappresentazione di un binomio che oggi, dopo tante morti eccellenti e tanto sangue versato da chi ha fatto «ciò che dovrebbe essere la normalità», così come sottolinea Ismaele La Vardera, è diventato un luogo comune. Quello della «Sicilia uguale mafia».
Da queste convinzioni nasce il nuovo singolo di Marco Ligabue, nato in collaborazione con Lello Analfino – voce dei Tinturia – e il rapper palermitano Othelloman (a cui hanno partecipato anche Pino Maniaci e Valeria Grasso), su ispirazione del già citato Ismaele, giornalista ventunenne diventato noto per la sua inchiesta giornalistica andata in onda su “Le Iene” riguardo al contestato sorteggio con il quale sono stati “selezionati” gli scrutatori per le recenti elezioni europee nei seggi di Villabate.
La prima tappa del tour – organizzata da Ivan Marchese dell’associazione Vivere Ateneo – è passata proprio dall’Ateneo palermitano, dove i tre artisti hanno parlato del progetto e di una petizione lanciata da Ismaele per avere un database aggiornato su tutti i beni sequestrati alla mafia e dato delle linee guida e dei segnali forti per debellare quell’atteggiamento che nel capoluogo si annida con le sue infime chele in una moltitudine di situazioni, ogni giorno. Alla stregua, poi, del virale “Ice bucket challenge”, Marco Ligabue ha invitato i presenti a dar vita a dei video in cui ognuno dovrà toglieersi dello scotch dalla bocca e nominare altre tre persone.
Perché la mafia non è solo pizzo. Mafia è non rispettare la fila al supermercato, passare con il semaforo rosso. Mafia è raccomandazioni, nepotismo. Mafia è silenzio. E “il silenzio è dolo”.
Il video della presentazione:
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]]>A organizzare la giornata che si svolgerà domani, venerdì 30 gennaio alle 10:30 presso l’Aula Magna della Scuola Politecnica (Edificio 7 di Viale delle Scienze) l’associazione studentesca Vivere Ateneo, grazie alla collaborazione con l’associazione nazionale “Verità Scomode”.
L’idea ha già trovato l’appoggio di Montecitorio e il plauso del pm Nino Di Matteo.
Un progetto musicale nato dall’incontro di Marco Ligabue con Ismaele La Vardera (giovane giornalista palermitano) noto per la sua inchiesta giornalistica andata in onda su “Le Iene” riguardo al contestato sorteggio con il quale sono stati “selezionati” gli scrutatori per le recenti elezioni europee nei seggi di Villabate. A prendervi parte, tra gli altri, anche Pino Maniaci e Valeria Grasso.
Il tour farà dunque tappa a Palermo.
Prevista la presenza di Marco Ligabue, Lello Analfino, Othelloman, Valeria Grasso e Ismaele La Vardera. Al termine della conferenza verrà anche eseguito live il brano Il silenzio è dolo.
Il video:
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]]>Ad intervenire lo scrittore Gino Pantaleone, il giornalista Pino Maniaci, Salvo Vitale, professore di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico di Partinico e l’avvocato Antonino Agnello, studioso del processo penale.
La partecipazione è gratuita. Per iscriversi è necessario mandare una mail all’indirizzo [email protected] con oggetto “Seminario mafia e stato” e recante nome, cognome e numero di cellulare (per eventuali comunicazioni urgenti).
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