prestiti Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità Notizie a voce alta: la tua Tue, 13 Jul 2021 15:29:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.younipa.it/wp-content/uploads/2025/03/favicon.webp prestiti Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità 32 32 Sicilia, la Regione concederà prestiti a tasso zero alle famiglie: ecco chi potrà richiederlo https://www.younipa.it/sicilia-la-regione-concedera-prestiti-a-tasso-zero-alle-famiglie-ecco-chi-potra-richiederlo/ Tue, 13 Jul 2021 15:27:48 +0000 https://www.younipa.it/?p=70063 Le famiglie siciliane con reddito fino a 40.000 euro, potranno richiedere un prestito fino a...

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Le famiglie siciliane con reddito fino a 40.000 euro, potranno richiedere un prestito fino a 15.000 euro alla Regione Siciliana, a tasso zero.

E’ stata sbloccata la norma introdotta con la finanziaria regionale del 2020. E’ emerso oggi durante i lavori della Commissione bilancio dell’Ars, che era stata chiamata a discutere della rimodulazione dei fondi Poc.

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L’assessore all’Economia Gaetano Armao ha confermato la piena disponibilità della somma. L’Irfis dal canto suo ha comunicato di aver pronto l’accordo con Poste Spa per la gestione dei prestiti.

Chi potrà richiedere il prestito

Le famiglie con un reddito massimo di 40.000 euro potranno accedere al prestito che consisterà in uno schema agevolato di finanziamento. Sarà gestito da Irfis e prevede prestiti a tasso zero fino a 15.000 euro da rimborsare in 60 rate a partire da 18 mesi dopo la materiale erogazione del finanziamento.

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Laurea triennale, specializzazione, dottorato di ricerca e ancora corsi di aggiornamento e master sono investimenti sempre più onerosi. La cultura, si sa, richiede ingenti sacrifici in termini di tempo e mole di lavoro ma anche il portafogli ne piange le conseguenze. Stando agli ultimi dati Adiconsum (Associazione difesa consumatori e ambiente), mantenersi o, più spesso, farsi mantenere dai genitori all’università costa quanto un mutuo: almeno sette mila euro l’anno per i fuori sede, nell’ipotesi più economica e a patto di condividere la stanza con altri studenti.

A causa dell’ingente crisi economica e della sensibile riduzione del potere d’acquisto non tutte le famiglie possono mettere tranquillamente a budget cifre simili per un buon numero di anni. E l’erogazione di borse di studio a livello nazionale si fa sempre più esigua di anno in anno. Sempre più giovani in tutta Europa pertanto, seguendo il modello Usa, ricorrono a prestiti per finanziare i propri studi.

In America, dove il costo della cultura è di gran lunga più elevato, tale pratica è molto diffusa. Le università pubbliche, finanziate in parte dal governo regionale, sono di norma accessibili soltanto a residenti dello Stato in questione, con un costo che mediamente varia tra i 15.000 e i 25.000 dollari annui. Nel caso delle università private, poi, i prezzi raddoppiano: dai 35.000 a 55.000 dollari annui. Per una laurea oltre oceano si può arrivare a spendere fino a 220.000 dollari, includendo spesso il vitto e l’alloggio. Cifre spaventose rispetto alla realtà italiana, dove una laurea alla Bocconi intorno ai 10.000 euro annui, se non si fruisce di borse di studio, è considerata cara.

È sempre più vicina, però, l’onta di una falla colossale nel modello americano: la sezione di New York della Federal Reserve ha, infatti, recentemente stimato in mille miliardi la mole di questo debito, rispetto al quale sta anche aumentando il tasso di insolvenza. I mutui degli studenti hanno alcune caratteristiche in comune.

Ma vediamo i rischi di questo sistema da vicino. La restituzione del debito contratto comincia solo dopo sei mesi dalla fine degli studi, il che non è stato un problema fino a quando la maggior parte dei laureati riusciva a trovare un lavoro, ben pagato, entro tre mesi dalla fine del percorso universitario. Al momento, però, i tassi di disoccupazione, sia europei che americani, sono alle stelle e, anche per i neolaureati, è sempre più difficile trovare un posto fisso che permetta di pagare le rate del mutuo, un affitto e garantire a se stessi e alle proprie famiglie uno stile di vita dignitoso. Precariato, carenza cronica di lavoro e pochissimo capitale con cui fronteggiare le spese quotidiane, dunque, sono alla base del crac.

In Italia il sistema è molto diverso, anche perché l’onere degli studi è molto ridotto rispetto agli Stati Uniti. Piuttosto che vere e proprie erogazioni di liquidità sono delle aperture di credito contenute nei conti correnti a fare da padrone. È l’università, inoltre, a fare da garante, in base a un accordo con gli istituti di credito e con gli studenti stessi, che devono ad esempio mantenere una certa media. Tuttavia Federconsumatori ha calcolato che l’onere per gli studi ammonti a circa nove mila euro pro capite all’anno, cifra che per molti oggi è proibitiva e può richiedere l’intervento delle banche.

Anche in questo caso, dunque, c’è il rischio che il debito accumulato sia troppo pesante da fronteggiare. Un vero e proprio salasso, che porge un interrogativo spontaneo: quanto conviene indebitarsi fino al collo per un diritto allo studio che dovrebbe essere universale?

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