L'articolo Piano di ripresa e resilienza, se mettessimo studenti e associazioni a controllare le spese? proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Fare le pulci al sistema, andando a vedere delibera dopo delibera come le amministrazioni locali spendono i fondi europei.
Non un gioco da ragazzi, ma fatto in gran parte da studenti che ogni anno aderiscono al progetto di Monithon. Per osservare da vicino l’evoluzione delle più grandi spese finanziate da Bruxelles a suon di milioni.
“Siamo partiti nel 2013, oggi monitoriamo l’investimento di 10 miliardi di euro non solo Italia”. Racconta Luigi Reggi, presidente e fondatore dell’associazione indipendente che promuove il monitoraggio civico mettendo a disposizione metodo e strumenti.
Con l’arrivo dei 191,5 miliardi del Next generation Ue (248 quelli complessivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza – Pnrr). Saper leggere e interpretare i dati potrà aiutare ad uscire prima dalle secche della crisi economica; “perché tutte le 300 pagine del piano diventeranno vive solo quando saranno implementate a livello locale”. E se c’è qualcuno che guarda è più facile evitare pasticci.
Per entrare a far parte della famiglia Monithon – crasi di monitoring marathon (maratona di monitoraggio) –
bisogna scegliere un progetto europeo da osservare pescando dal portale governativo Open Coesione o dalla app desktop sviluppata dalla stessa associazione (Project finder). Una volta selezionato il progetto serve organizzare una squadra disposta a lavorare per controllare che non ci siano sprechi di risorse pubbliche.
“Sono prevalentemente le scuole superiori che scelgono di far partire il monitoraggio civico, ma ci sono anche associazioni e cittadini che sfruttano la nostra guida per orientarsi tra decisioni politiche e amministrative.
Dopo aver individuato il progetto – racconta Reggi – si fanno le analisi sul campo, con interviste, studio dei dati, Swot analysis (che evidenzia punti di forza e debolezza, ndr) per fotografare punti di forza, minacce e suggerimenti”, che finiscono nei report pubblicati sulla piattaforma.
Oggi ci sono 950 monitoraggi attivi, con oltre 30mila ragazzi che sono stati coinvolti negli anni grazie al programma ‘A scuola di Open Coesione’. Nel 2020 sono stati creati 125 nuovi report, per un totale di 709 documenti che fotografano l’avanzamento dei lavori delle opere pubbliche finanziate dall’Unione europea sul territorio.

Per il 70% dei casi sono grandi infrastrutture di trasporto come ferrovie e linee metropolitane. Il 62% dei progetti ottiene un giudizio complessivamente positivo. Non mancano però piani inefficienti (10%), bloccati nel bel mezzo dell’attuazione (8%) o che che sono in corso ma presentano qualche problema (15%). I problemi, rileva Monithon, riguardano questioni amministrative o legate all’avvio del progetto (11%), problemi tecnici (11%) o di efficacia (2,8%). In certi casi, il progetto richiede ulteriori interventi per essere utile alla comunità (3,2%).
L’effetto immediato del monitoraggio è l’apertura di un dibattito pubblico, che stimola la conoscenza e pungola i decisori a sbagliare meno. “L’idea è portare la pubblica amministrazione a confrontarsi apertamente con le persone, per poter offrire i correttivi giusti quando servono.
Vogliamo stimolare l’intelligenza collettiva e mettere a contatto i cittadini con l’amministrazione che programma i fondi e disegna gli interventi da fare sul territorio”, dice Reggi.
E quando si trova “un progetto bloccato o qualcosa da valorizzare i gruppi civici organizzano degli eventi pubblici in cui il sindaco è chiamato a rispondere alle domande con un vero dibattito. Anche con dei bei risultati in questi anni”, chiosa.
Con i miliardi del Next generation Eu pronti ad atterrare in Italia la necessità di un monitoraggio civico capillare e attento si fa via via più impellente.
“La speranza – ragiona Reggi – è che per il Recovery Plan si segua la trasparenza utilizzata per i fondi europei: molti dettagli, dati su varie dimensioni del progetto con soggetti, pagamenti, procedure di attivazioni del piano. C’è bisogno di questo tipo di dati per capire come vanno i lavori:
Se il Recovery queste modalità di monitoraggio la prima cosa da fare sarà inserire tutto nei nostri dataset”.
Al di là delle intenzioni, sottolinea Reggi,
Le 300 pagine del documento presentato al Parlamento dal governo prevedono delle misure per ogni azione, ma è a livello locale che si faranno le cose.
Non a Roma. In base al piano – spiega – la maggior parte degli enti attuatori è rappresentata dai Comuni, un livello decisamente locale al quale spesso associazioni nazionali o enti capaci di controllare non riescono nemmeno ad arrivare”.
Così entrano in gioco le squadre del monitoraggio civico di Monithon che, sfruttando le guide e l’esperienza dell’associazione, possono prendere in mano i dati e decrittare le informazioni ripulendole dal burocratese.
“I problemi – chiosa Reggi – si risolvono mettendo il sindaco a parlare con le associazioni locali e con gli altri protagonisti del territorio”.
Che in team lavorano per controllare l’evoluzione dei progetti e ne chiedono conto all’amministrazione.
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]]>Per i dottorati sono destinati 1,51 miliardi di euro: 430 milioni di euro per l’estensione del numero di dottorati di ricerca, inclusi anche i dottorati per la pubblica amministrazione e per i beni culturali, 600 milioni per quelli innovativi che rispondono ai fabbisogni segnalati dal mondo delle imprese e 480 milioni da fondi REACT-EU per dottorati green e digita. A questi fondi potrebbero, inoltre, aggiungersi ulteriori co-finanziamenti da parte di privati sulla formazione di dottorati. Oltre 5,7 miliardi di euro, sono dedicati a progetti di ricerca fondamentale e applicata con quote specifiche per finanziare proposte di giovani ricercatori, progetti di ricerca collaborativi e partenariati di universita’ e centri di ricerca, estesi alle imprese. In questa voce rientrano anche le misure, attuate dal MiSE, degli investimenti IPCEI e dei partenariati per la ricerca e l’innovazione nel quadro del programma Horizon Europe.
Quasi 3 miliardi sono le risorse destinate al potenziamento e alla creazione di Centri di Ricerca ed ecosistemi dell’innovazione. In particolare, i Centri di Ricerca nazionali verranno selezionati con procedure competitive, in grado di raggiungere, attraverso la collaborazione di università, centri di ricerca e imprese, una soglia critica di capacità di ricerca e innovazione che renda sempre più competitivo il nostro Paese. Elementi essenziali di ogni centro nazionale dovranno essere, infatti, la capacita’ di creare e rinnovare rilevanti strutture di ricerca, di coinvolgere soggetti privati nella realizzazione e attuazione dei progetti di ricerca, supportare start-up e la generazione di spin off. Apposite procedure competitive con particolare attenzione alla capacità di promuovere progetti di sostenibilità sociale verranno seguite anche per selezionare i “campioni territoriali di R&S”. Ogni progetto dovrà presentare attività formative innovative condotte in sinergia dalle Università, dagli enti e dalle imprese e finalizzate a ridurre il divario tra competenze richieste dalle imprese e competenze fornite dalle università, nonché dottorati industriali, attività di ricerca condotte e/o infrastrutture di ricerca realizzate congiuntamente dalle Università e dalle imprese, in particolare le PMI, operanti sul territorio, supporto alle start-up, coinvolgimento delle comunità locale sulle tematiche dell’innovazione e della sostenibilità.
Per la realizzazione e l’implementazione delle infrastrutture di ricerca e innovazione, di centri di trasferimento tecnologico e start up sono destinati oltre 2,2 miliardi di euro, comprendendo in questa voce anche le misure, attuate dal MiSE, per il potenziamento e l’estensione tematica e territoriale dei centri di trasferimento tecnologico per segmenti di industria e il finanziamento di start up. Accanto agli investimenti, l’altro aspetto centrale del PNRR dedicato a “Istruzione e ricerca” riguarda riforme e semplificazioni. Propedeutica per le misure previste nella componente “dalla ricerca all’impresa” sarà la riforma a supporto della ricerca e sviluppo, implementata dal MUR e dal MiSE attraverso la creazione di una cabina di regia interministeriale e l’emanazione di 2 decreti ministeriali: uno in ambito mobilita’, per aumentare e sostenere la mobilita’ reciproca (attraverso incentivi) di figure di alto profilo (es. ricercatori e manager) tra Università, infrastrutture di ricerca e aziende, l’altro in ambito semplificazione della gestione dei fondi per la ricerca. Altre riforme riguarderanno le classi di laurea e alcune lauree abilitanti; la revisione dell’attuale normativa in merito alla costruzione degli alloggi per studenti con l’obiettivo di incentivare, da parte dei soggetti privati, la realizzazione di nuove strutture di edilizia universitaria; la riforma dei dottorati, semplificando le procedure per il coinvolgimento di imprese e centri di ricerca e per rafforzare le misure dedicate alla costruzione di percorsi di dottorato non finalizzati solamente alla carriera accademica.
Per il coordinamento delle misure della componente “dalla ricerca all’impresa” in capo al Ministero dell’Università e della Ricerca è prevista la creazione di un apposito Supervisory Board. “Il PNRR rappresenta per noi tutti una straordinaria opportunità di investimento sul capitale umano, la ricerca e l’innovazione. Per la prima volta, infatti, grazie a importanti investimenti avremo l’opportunità di recuperare ritardi e superare divari che rallentano la crescita e aumentano la marginalizzazione. È l’occasione per avere, su un medio e lungo periodo, un Paese più innovativo, internazionale, oltre che un Paese anche per giovani e donne” dice il ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. “Allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che il PNRR è una “piattaforma temporanea” che va integrata, in un’ottica di sistema, con tutti gli altri strumenti e le risorse di cui disponiamo e che il Ministero sta già pianificando per il futuro. Ora si apre un’importante stagione di riforme normative e di semplificazione delle procedure, per rendere attuative, nel tempo, le azioni che daranno il via a un circolo virtuoso. Lo sguardo non e’ solo a oggi, ma anche al Paese del domani”.


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]]>L'articolo Sicilia, la Castelvetrano-Gela ignorata dal governo nelle priorità del Recovery, Catanzaro (PD): “Atto Irresponsabile” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il parlamentare regionale PD Michele Catanzaro, da sempre impegnato nella battaglia per rimuovere il divario infrastrutturale di una parte da molti dimenticata della Sicilia, dichiara: “Non inserire il completamento dell’anello autostradale siciliano nel programma delle infrastrutture da realizzare con le risorse Recovery Plan, significherebbe relegare ancora alla marginalità, ed in modo premeditato, un ampio territorio di Sicilia”.
L’On. Catanzaro è da tempo impegnato sul tema dei problemi infrastrutturali di una fetta di territorio che abbraccia le province di Trapani, Agrigento e Caltanissetta. “Quella del Recovery Fund- continua- è una grande opportunità per creare infrastrutture viarie, efficienti e moderne. E per aiutare tantissime imprese siciliane a puntare su turismo e cultura. Uno degli elementi di sviluppo caratterizzanti per uscire da una crisi sociale che con l’emergenza sanitaria rischia di avere conseguenze drammatiche”.
“Se, come sembra, la realizzazione della Castelvetrano-Gela non fa parte dell’elenco delle priorità segnalate dalla Regione e in queste ore all’esame del Ministero delle Infrastrutture – conclude Catanzaro – è chiara la volontà politica di lasciare la Sicilia sud occidentale in difficoltà e non tenere conto di tante legittime istanze. L’intero governo regionale, con in testa il presidente Musumeci, ha il dovere di ascoltare gli appelli dei sindaci mettendo in campo tutte le azioni necessarie per evitare l’esclusione dell’importante opera dall’elenco dei progetti che verranno realizzati grazie alle risorse del Ricovery fund”.
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]]>L'articolo Addio all’esame di abilitazione, basterà la laurea: a prevederlo è il Recovery Plan proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Secondo la legislazione attuale, per esercitare alcune professioni è necessario ottenere un’abilitazione superando un esame. Quest’ultimo, consente poi l’iscrizione in uno specifico albo professionale. L’obiettivo contenuto nel nuovo testo del Recovery Plan è quello di “velocizzare l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati”.
Nel nuovo piano del Recovery Plan, spunta anche la “riforma delle lauree abilitanti”. Secondo l’ultima bozza del testo, si legge: “la riforma prevede la semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni rendendo l’esame di laurea coincidente con l’esame di stato, con ciò rendendo semplificando e velocizzando l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati”.
In particolare, il nuovo modello si applicherebbe alle lauree magistrali a ciclo unico in Odontoiatria, Farmacia, Medicina veterinaria, Psicologia, che quindi conferirebbero l’abilitazione all’esercizio delle relative professioni direttamente con l’esame di laurea. In aggiunta, anche le lauree professionalizzanti per l’edilizia e il territorio, le tecniche agrarie, alimentari e forestali, le tecniche industriali. Quest’ultime, abiliterebbero all’esercizio delle professioni di geometra laureato, agrotecnico laureato, perito agrario laureato e di perito industriale laureato. Il provvedimento prevede anche che ulteriori titoli universitari, i quali consentono l’accesso agli esami di Stato, possano essere resi abilitanti su richiesta dei consigli degli ordini o dei collegi professionali o delle relative federazioni nazionali. Questo potrebbe valere, ad esempio, per avvocati e giornalisti.
Oltre a rendere più semplice ed agevole l’accesso alla professione, la previsione dell’abolizione dell’esame di abilitazione mira ad aumentare il numero dei laureati, riformulando anche i corsi didattici in modo da «ampliare le classi di lauree professionalizzanti, facilitando l’accesso all’istruzione universitaria per gli studenti provenienti dai percorsi degli ITS», ovvero gli Istituti Tecnici Superiori. Tra loro, ci saranno le nuove «risorse specialistiche» da suddividere in task force multifunzionali, dedicate all’attuazione di tutti i progetti inerenti al Ministero della Giustizia, dalla digitalizzazione alle riforme procedurali e legali.
YOUNIPA 24 APRILE 2021
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]]>L'articolo Recovery, Draghi presenta la bozza del Pnrr al Cdm: 318 pagine per cambiare l’Italia proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Come spiega l’Ansa, nella bozza del Pnrr sono previste 30 grandi infrastrutture di ricerca e uno di eccellenza per le epidemie. La stima del suo impatto sul Pil “sarà nel 2026 di almeno 3,6% più alto”. Chiaramente sono subito emerse le prime resistenze politiche su alcuni punti, in primis sullo stop a quota 100 e il mancato rinnovo del Superbonus per il 2023. Ma nel piano è anche prevista la creazione di 228mila nuovi posti per gli asili, oltre ad un accesso snello, semplificazione e digitale per la P.A. E la laurea varrà già come esame di Stato. E poi, più gare nei servizi pubblici, 25 miliardi per i treni veloci.
L’invio del piano all’Europa è previsto per il 30 aprile. La bozza prevede che il 40% delle risorse vadano al Sud, il 38% a progetti “Verdi” e il 25% a progetti digitali. Il piano è composto da 6 missioni e 4 riforme della Pubblica amministrazione, della giustizia, per la concorrenza e le semplificazioni.
Dopo la presentazione del piano, il governo varerò tre decreti e leggi delega come quella prevista a luglio per la concorrenza:
Tra le numerose misure, 6,7 miliardi sono destinati a rinnovabili, internet veloce a 8 milioni di famiglie e 9mila scuole. Quindi 25 miliardi per la rete ferroviaria veloce. Sparisce dal piano il cashback, anche se resterà momentaneamente in vigore.


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]]>L'articolo Maxi Concorso per 2.800 tecnici al Sud: ecco i profili richiesti, come candidarsi e il Bando proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Si tratta del “Concorso pubblico per il reclutamento a tempo determinato di duemilaottocento unita’ di personale non dirigenziale di Area III – F1 o categorie equiparate nelle amministrazioni pubbliche con ruolo di coordinamento nazionale nell’ambito degli interventi previsti dalla politica di coesione dell’Unione europea e nazionale per i cicli di programmazione 2014-2020 e 2021-2027, nelle autorita’ di gestione, negli organismi intermedi e nei soggetti beneficiari delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia”
Come spiegato dal ministro Brunetta e dalla ministra Carfagna l’obiettivo del Bando è potenziare le strutture degli enti locali dai Comuni alle Regioni nel Mezzogiorno con figure di formazione specialistica medio-alta, finalizzata soprattutto a realizzare i progetti del recovery plan.
I vincitori saranno assunti con contratto a tempo determinato per un massimo di 36 mesi.
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Le assunzioni previste dal Bando saranno effettuate in diversi livelli di amministrazioni, ecco la suddivisione:
Per il Bando di concorso per 2800 tecnici sono richiesti i requisiti generali minimi validi per tutti i concorsi della pubblica amministrazione e i requisiti specifici per ogni figura professionale richiesta
Di seguito le figure professionali richieste e i requisiti specifici:
1 – Ingegneria: 1412 funzionari esperti tecnici (Codice FT/COE)
con competenza in materia di supporto e progettazione tecnica, esecuzione di opere e interventi pubblici e gestione dei procedimenti
2- Gestione rendicontazione e controllo : 918 Funzionari esperti in gestione, rendicontazione e controllo (Codice FG/COE)
con competenza in materia di supporto alla programmazione e pianificazione degli interventi, nonche’ alla gestione, al monitoraggio e al controllo degli stessi ivi compreso il supporto ai processi di rendicontazione
3 – Innovazione sociale: 177 Funzionari esperti in progettazione e animazione territoriale (Codice FP/COE)
con competenza in ambito di supporto alla progettazione e gestione di percorsi di animazione e innovazione sociale fondati sulla raccolta dei fabbisogni del territorio e la definizione e attuazione di progetti/servizi per la cittadinanza
4 – Amministrazione e area giuridica: 169 esperti amministrativo giuridici (Codice FA/COE)
con competenza in ambito di supporto alla stesura ed espletamento delle procedure di gara ovvero degli avvisi pubblici nonche’ della successiva fase di stipula, esecuzione, attuazione, gestione, verifica e controllo degli accordi negoziali
5 – Process data analysis: 124 esperti analisti informatici (Codice FI/COE)
con competenza in materia di analisi dei sistemi esistenti e definizione di elementi di progettazione di dati logici per i sistemi richiesti dai fabbisogni di digitalizzazione delle amministrazioni.Identificazione e progettazione di chiavi per i dati e definizione di cataloghi di dati. Definizione e realizzazione delle condizioni di interoperabilita’ per l’acquisizione e scambio di dati
Sono accettate tutte le lauree, e andranno poi documentati ulteriori titoli accademici o professionali specialistici, in quanto una prima graduatoria si baserà sulla valutazione dei titoli.
Per il concorso per 2.800 tecnici le procedure di selezione saranno innovative e comprendono:
La prova scritta si svolgerà in sedi decentrate e in forma digitale.
Ogni comunicazione, il calendario e gli esiti saranno resi noti sulla piattaforma Step one 2019.
La data e il luogo di svolgimento della prova, nonche’ le misure per la tutela della salute pubblica a fronte della situazione epidemiologica, saranno resi disponibili sul sistema «Step-One 2019» almeno dieci giorni prima della data stabilita per lo svolgimento.
Nella conferenza stampa il Ministro Brunetta e la ministra Carfagna hanno annunciato che tutte le procedure si concluderanno entro 100 giorni quindi entro il 9 luglio 2021, cui seguirà l’avvio delle procedure di assunzione.
Per il Concorso 2.800 tecnici occorre inviare le domande tramite l’apposita piattaforma STEP ONE 2019 dell’ ente ministeriale FORMEZ PA incaricato della gestione.
ATTENZIONE per la presentazione della domanda:




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]]>Sicuramente uno dei principali banchi di prova del Governo Draghi consisterà nella capacità di riprogettare il Recovery Plan. Le considerazioni politiche partono da un’analisi comparata con altri Paesi europei, che individua diverse carenze nella bozza del precedente governo sul fronte delle politiche per le future generazioni. E indica alcune linee guida utili a cogliere le sollecitazioni delle istituzioni europee.
Nelle discorso del suo insediamento il Premier Mario Draghi ha fatto un riferimento alle “risorse straordinarie” del programma europeo Next Generation Eu. Aggiungendo subito dopo: “Abbiamo l’occasione di fare molto per il nostro Paese, con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni”. Si tratta dell’ennesima conferma di un’attenzione che Draghi ha sempre dedicato al tema dei giovani e dell’importanza del loro capitale umano per una società che abbia per obiettivo lo sviluppo, non solo economico.
Adesso bisogna capire se i suoi proclami corrisponderanno ad un impegno concreto in tale direzione.
Per compiere una valutazione preliminare dell’operato dell’attuale esecutivo, occorre innanzitutto ribadire che gran parte delle risorse europee saranno comunque ottenuta “a debito”. Appesantendo un fardello debitorio non indifferente che già grava sulle spalle delle future generazioni. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, il debito pubblico dell’Italia è salito dal 134,6% del Pil nel 2019 al 157,5% del 2020. Quest’anno crescerà ancora arrivando a toccare il 159,7%. Facendo anche peggio delle stime dello scorso ottobre dello stesso Fmi.
Vi ricordiamo che la bozza del Piano italiano di Ripresa e Resilienza (PNRR), varata il 12 gennaio 2021 dal Governo Conte II, non teneva in dovuta considerazione l’obiettivo delle politiche giovanili. Tale bozza è stata elaborata prima della pubblicazione della versione aggiornata delle linee guida predisposte da Bruxelles il successivo 22 gennaio e prima dell’approvazione del Regolamento (UE) 2021/241 del 12 febbraio 2021 che ha disciplinato il nuovo dispositivo di Ripresa e Resilienza.
Per valutare la concretezza di un eventuale e auspicabile cambio di rotta del Governo Draghi su Next Generation Eu sarà bene guardare alle voci di spesa associate a ogni capitolo del PNRR. In particolare sulle politiche giovanili, al di là delle promesse retoriche e di una necessaria riformulazione contenutistica del PNRR, .
A che punto siamo oggi? Da alcune stime elaborate dall’Osservatorio sulle Politiche giovanili, emerge che le risorse dedicate ai giovani all’interno della bozza del PNRR del precedente esecutivo siano pari a 16,31 miliardi di euro. Di questi, 15,52 miliardi a valere sul Recovery and Resilience Plan e 0,79 miliardi sul fondo REACT-EU.
L‘incidenza di tali risorse sulla dotazione complessiva di Next Generation EU – prevista nella bozza PNRR di gennaio a 223,91 miliardi di euro, è pari al 7,28%. In queste risorse, a saldi complessivi invariati, la Proposta del Consiglio Nazionale Giovani (CNG) è di includere anche quote di impegno stimate, per interventi specifici da destinare ai giovani, pari a 12,41 miliardi, rilevabili nelle missioni 1, 4, 5 e 6 “Salute”. Le risorse di Next Generation Eu da destinare ai giovani raggiungerebbero così 28,72 miliardi di euro.
Il CNG è l’organo consultivo cui è demandata la rappresentanza dei giovani nella interlocuzione con le Istituzioni per ogni confronto sulle politiche che riguardano il mondo giovanile, istituito con la legge n. 145/2018.
Sulla base dell’attuale bozza di PNRR, dunque, l’Italia scivolerebbe dietro la Germania. Nonostante per i tedeschi la situazione giovanile sia ben più rosea che da noi. Ipotizzando invece che il governo faccia propria la proposta del Consiglio Nazionale Giovani, l’Italia tornerebbe in linea con la Spagna. Paese che condivide con il nostro un alto tasso di disoccupazione giovanile e una significativa presenza di Neet (giovani che non studiano né lavorano).
Per compiere una valutazione maggiormente ponderata e realistica dell’efficacia del PNRR, si possono inoltre mettere in relazione le risorse stanziate da una parte e la condizione giovanile nei vari Paesi dall’altra.
Come si può vedere nella figura 2, i Paesi virtuosi (come la Germania) si posizionano nel quadrante II in altro a sinistra (risorse proporzionate al basso tasso di disoccupazione giovanile), mentre nel quadrante IV (risorse non proporzionate al tasso di disoccupazione giovanile) si collocano i Paesi meno virtuosi (Italia e Grecia). Adottando la proposta del Consiglio Nazionale Giovani, invece, il nostro Paese andrebbe a posizionarsi nel quadrante I con la Spagna (paesi virtuosi con risorse proporzionate all’alto tasso di disoccupazione giovanile).

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]]>E’ arrivata la conferma ufficiale per il nuovo Concorso che riguarderà l’assunzione di ben 2800 figure per l’attuazione del Recovery Plan.
La conferma è arrivata tramite i profili istituzionali del Ministro per il Sud Mara Carfagna
Si tratterà di uno dei nuovi concorsi per laureati che garantirà l’inserimento di nuove 2.800 unità di personale
La procedura per assumere i 2800 tecnici partirà formalmente il 25 marzo: tra il bando e la graduatoria finale passeranno al massimo 3 mesi. Quindi, si presume che si tratterà di assunzioni lampo che si concluderanno in tempi brevi.
Per la gestione dei progetti del PNRR verranno avviate a brevissimo le selezioni con una procedura rapida per 2800 assunzioni:
“Il governo ha avviato la procedura per l’assunzione di 2.800 figure specialistiche da destinare alle Regioni, alle Città Metropolitane ed ai Comuni, nonchè all’Amministrazione centrale, per dare supporto nell’attuazione delle misure ed azioni progettuali che partiranno nei prossimi mesi”. Lo ha detto la ministra per il Sud, Mara Carfagna, nel corso di un’audizione in parlamento sul Piani di ripresa e resilienza.
“Si tratta – ha aggiunto – dell’avvio di un più ampio processo di assunzioni, che vuole essere rigenerativo, per costruire un nuovo rapporto di fiducia, tra l’apparato pubblico ed i cittadini e le imprese. La buona riuscita delle varie programmazioni, risiede infatti nella capacità di garantire l’adozione di atti e provvedimenti in tempi certi e brevi.
La speranza è che la capacità di spesa e la burocrazia non si mettessero di traverso: “il Sud intercetta il 50% degli investimenti, con punte dell’84% per la manutenzione stradale” ha spiegato il ministro. Si era parlato del 34 per cento delle risorse del Recovery Plan, ma in realtà “tra opere ferroviarie, sistemi stradali e aeroportuali ” la quota disponibile dovrebbe essere molto più alta.
“Entro il 2029 andranno spesi gli oltre 80 miliardi previsti per i programmi europei per la coesione 2021-2027, mentre la programmazione dei 73 miliardi del fondo per lo sviluppo e la coesione (nella formula 80 sud, 20 resto del paese), si estende fino al 2032.” “In conclusione- ha aggiunto Carfagna – la quota di interventi al Sud sarà superiore alla sua quota di popolazione, rispetto al totale nazionale”.
Per il Meridione, questo significa , escluso il PNRR, circa 100 miliardi di risorse disponibili su un orizzonte temporale di pochi anni. Programmarli è un impegno gravoso, saperli investire e spendere sarà una vera e propria responsabilità storica che le istituzioni si assumono nei confronti del paese e soprattutto delle generazioni future”.
Alle risorse per il Mezzogiorno sarà riservata invece una attenzione speciale nel PNRR, infatti ci sarà un capitolo specifico dedicato al Sud, non previsto originariamente:
”Non sarà una missione ad hoc, nè una semplice messa in rassegna di numeri e stime, quanto piuttosto una costruzione ragionata, strategica e costantemente monitorata attraverso la quale il PNRR dovrà sviluppare in concreto l’obiettivo della crescita del Mezzogiorno, delle sue condizioni di benessere, sostenibilità sociale ed ambientale, competitività economica”, ha detto la ministra.
Per sapere, invece, i requisiti per partecipare alle selezioni pubbliche bisognerà attendere la pubblicazione del bando,
L’unica cosa che si può ipotizzare al momento è che che le nuove assunzioni saranno rivolte a laureati con esperienza.
Probabilmente le figure ricercate saranno profili tecnici (ingegneri, architetti, geologi, chimici, statistici, ecc.), ma anche a figure completamente nuove per il settore pubblico come project management, pianificazione, progettazione e controllo, performance e risk management, gestione di risorse umane e finanziarie, policy design, comunicazione digitale, gestione e rendicontazione dei progetti finanziati a valere sui fondi UE.
Come anticipato tramite i canali social del Ministro per il Sud, il 25 marzo si terrà una conferenza stampa in cui verranno illustrate al termine tutte le novità del concorso in arrivo.




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