restrizioni Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità Notizie a voce alta: la tua Thu, 03 Jun 2021 18:23:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.younipa.it/wp-content/uploads/2025/03/favicon.webp restrizioni Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità 32 32 Ristorazione, si allarga il tetto massimo dei commensali: ecco cosa è stato stabilito https://www.younipa.it/ristorazione-si-allarga-il-tetto-massimo-dei-commensali-ecco-cosa-e-stato-stabilito/ Thu, 03 Jun 2021 14:41:05 +0000 https://www.younipa.it/?p=66757 Sciolto il nodo del limite di persone per tavolo, riguardante il settore della ristorazione, Il...

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Sciolto il nodo del limite di persone per tavolo, riguardante il settore della ristorazione, Il tetto massimo sarà quello di 6 persone in uno stesso tavolo al chiuso e nessun limite all’aperto.

Si è chiuso così il confronto tra il governo e le Regioni, dopo il tavolo tecnico sulla possibilità di allentare le maglie dei servizi ristorativi all’aperto. Ma anche di prevedere che allo stesso tavolo possano sedersi più di quattro persone nei ristoranti al chiuso.

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Il governo ha accolto le proposte delle Regioni per la ristorazione in zona bianca. Lo si apprende da fonti della Conferenza delle Regioni. Il presidente Fedriga avrebbe inoltre rilanciato sull’opportunità di valutare l’abolizione di limiti all’aperto anche per le zone gialle e, a tal proposito, si sarebbe impegnato a coinvolgere il tavolo tecnico nazionale.

A chiedere il superamento del limite massimo delle 4 persone non conviventi al tavolo per i ristoranti, sia nelle regioni in zona gialla sia in zona bianca, era stato anche il sottosegretario alla Salute Sileri. Sulla zona gialla però il governo si riserva di decidere dopo due settimane di sperimentazione.

Zone bianche, zone gialle: come si applica la nuova regola

Nei ristoranti al chiuso in zona bianca sarà previsto un massimo di due nuclei familiari, nell’ambito del limite di sei persone al tavolo. Non è ancora chiaro se tale provvedimento sarà contenuto in una specifica ordinanza.

Il divieto dunque è caduto all’aperto per ora soltanto nelle zone bianche. Mentre per quanto riguarda gli spazi al chiuso continua a prevalere la linea della cautela di chi all’interno del governo vorrebbe mantenere le restrizioni. Quello appena trovato sul tetto a 6 persone è dunque un compromesso. 

Il provvedimento era stato richiesto a gran voce dalle regioni. In particolare diversi governatori si erano espressi in tal senso. Toti, il presidente della Liguria, aveva scritto su Facebook. “Il limite dei 4 posti a tavola nei ristoranti? Un’assurdita’! I numeri della pandemia calano in tutto il Paese, si svuotano gli ospedali: ogni limitazione delle libertà adesso è fuori luogo e priva di fondamenti scientifici. Usciamo dalla narrazione dell’emergenza ed entriamo in quella della ripartenza”,

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Veneto, Luca Zaia. “Anche Draghi si rende perfettamente conto che il tema c’è”, ha affermato il presidente di Fratelli d’Italia Meloni al termine dell’incontro con il premier Draghi, “continuano ad esserci – ha sottolineato – misure irragionevoli ai fini della lotta al Covid come il coprifuoco, il limite di 4 persone alle persone a tavola, e le mascherine all’aperto”. 

Adesso ci sarà un periodo di osservazione e poi si capirà se estendere il provvedimento anche alla zona gialla.

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Il Covid ha cambiato per sempre gli italiani e i suoi effetti si protrarranno. Molti si sentono assuefatti dalle restrizioni e hanno modificato alcuni comportamenti quotidiani, con grosse ricadute sulla vita sociale. Le azioni che due anni fa erano etichettate come “normali” o “abitudinali”, ora sono anormali, prive della loro semplicità quotidiana.

Secondo uno studio di Fondazione Italia in Salute il 63,3% evita di prendere mezzi pubblici. Mentre oltre la metà non frequenta più negozi e bar, per le restrizioni legate al Covid. Sette persone su dieci hanno ridotto le uscite con altre persone. E sempre sette su dieci hanno scelto di non vedere più amici e conoscenti dentro casa, il 30% ha rinunciato a praticare sport. Analizzando più in profondità questi dati, scopriamo che sono soprattutto i residenti al Sud che hanno avuto l’impatto psicologico e comportamentale più profondo, sebbene sia stato diffuso dovunque in Italia.

Ad essere maggiormente colpiti i giovani. Quasi il 60% dei genitori intervistati ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto psicologico negativo sui figli minorenni. Per 1 genitore su quattro i minori sono stati “colpiti molto pesantemente”.


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Covid, gli italiani sono assuefatti dalle restrizioni

Se si confrontano i dati relativi ai più giovani sul Covid con quelli medi della popolazione scopriamo che per qualunque comportamento l’impatto sui giovani è maggiore che nella media, con alcune differenze che sono molto significative, e in due casi eclatanti: gli accenni (o sintomi) di depressione erano citati dal 16,5% della popolazione, ma fra i più giovani si sale al 34,7%, quindi più del doppio.

Aumentano anche i disagi psicologici sulle restrizioni. È il 27,1% nella media della popolazione che fra i giovani arriva al 40,2%, anche qui quasi il doppio. “La sorpresa più eclatante della ricerca – hanno detto Preiti e Federico Gelli, presidente di Fondazione Italia in Salute – sono proprio i giovani. Nonostante siano quelli più al sicuro dal virus, sono quelli che psicologicamente hanno subito di più e questo per vari motivi, primo fra tutti perché il digitale, utilizzato molto dai giovani, non è così solido come forma di relazione, e poi perché i giovani hanno dovuto rinunciare alle uscite in gruppo, un momento sacro per molti di loro“.


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Pronti, partenza, gialli: quali regioni potranno sperare di esserlo dal 26 aprile https://www.younipa.it/pronti-partenza-gialli-quali-regioni-potranno-sperare-di-esserlo-dal-26-aprile/ Tue, 20 Apr 2021 12:49:49 +0000 https://www.younipa.it/?p=62006 Le dichiarazioni di Draghi hanno fatto tornare il sorriso un po’ a tutti gli italiani....

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Le dichiarazioni di Draghi hanno fatto tornare il sorriso un po’ a tutti gli italiani. C’è di nuovo un po’ di speranza. Si vede quella piccolissima luce infondo al tunnel. Ed è gialla, come il sole e come il colere che avranno le regioni che potranno riaprirsi alla vita. Dal 26 aprile in Italia torneranno infatti le zone gialle, con conseguente riapertura di bar, ristoranti, cinema, teatri e musei. Un dato però è certo. Non tutte le regioni possono sperare di essere gialle da subito.

Cerchiamo di capire qual’è il panorama nazionale.

Dal 26 Aprile tornano le zone gialle

Molte Regioni sperano di poter entrare nella fascia color sole. Significherà riaprire bar, ristoranti, cinema, teatri e musei. Bisognerà capire però in base a quali criteri le regioni potrnno avere il colore tanto agognato. L’ipotesi avanzata al momento è quello di avere una soglia minima di over 80 già vaccinati per entrare in zona gialla e questo limite potrebbe essere del 70% o dell’80%. Molte altre regioni rimarranno in zona rossa e arancione.

Ad oggi in zona rossa ci sono solamente Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta, mentre la Campania è appena passata in zona arancione. Queste quattro Regioni, quindi, quasi certamente non possono sperare di diventare gialle il 26.

Considerando che prima di passare in una fascia di minor rischio servono almeno due settimane di permanenza – con dati positivi – nella fascia superiore. Ma il passaggio in giallo è tutt’altro che scontato anche per altre Regioni, a partire da Sicilia e Calabria. A rischio anche Basilicata e Toscana e, nel caso in cui si considerino anche le vaccinazioni, sarebbero anche altre le Regioni che potrebbero restare in arancione.


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Quali Regioni potrebbero rimanere arancioni

Il primo indicatore da considerare è l’indice Rt. Per entrare in zona gialla deve essere inferiore a 1. Valore che dovrebbe essere mantenuto per almeno due settimane. Nell’ultimo report settimanale molte Regioni hanno registrato un Rt vicino al valore di 1. La Basilicata è a 1,08, la Calabria vicina al limite con 0,9, Campania e Liguria sono a 1, mentre Marche (0,89), Bolzano (0,87) e Puglia (0,89) non si discostano molto dal limite. Ancora, al di sopra di 1 troviamo Sardegna (1,38), Sicilia (1,03), Toscana (1,01) e Valle d’Aosta (1,26).

Dati da tenere sotto controllo

Intanto la valutazione d’impatto, che è alta per molte Regioni: Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trento, Puglia, Toscana, Valle e d’Aosta. La Calabria ha anche una classificazione complessiva di rischio definita alta, mentre è moderata ma ad altra probabilità di progressione per Molise, Sicilia, Toscana e Valle d’Aosta. Altro valore da monitorare è quello che riguarda l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva. Al di sopra della soglia d’allerta del 30% ci sono: Emilia-Romagna 44%, Friuli-Venezia Giulia 43%, Lazio 42%, Liguria 38%, Lombardia 56%, Marche 51%, Molise 38%, Piemonte 50%, Trento 41%, Puglia 45%, Toscana 45%, Umbria 31%, Valle d’Aosta 40%.

L’incidenza delle vaccinazioni

Non c’è ancora, come detto, un criterio per stabilire l’impatto delle vaccinazioni sull’ingresso in zona gialla. Tra le ipotesi c’è quella di considerare soprattutto la quota di over 80 immunizzati. I dati dell’ultimo report pubblicato da Palazzo Chigi mostrano una media del 76,09% di persone con più di 80 anni che hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino anti-Covid. Scendendo al di sotto della media e del valore del 70% – potrebbe essere questa la soglia minima – troviamo alcune Regioni in evidente difficoltà: Abruzzo 65,82%, Calabria 53,70%, Campania 67,61%, Liguria 65,89%, Sardegna 65,44%, Sicilia 50,62%. Andando a vedere anche le somministrazioni della prima dose agli over 70, la media italiana è del 30,14% e ben al di sotto di questa soglia troviamo: Abruzzo 22,57%, Basilicata 7,38%, Calabria 16,51%, Lombardia 15,98%, Puglia 20,45%. Molte di queste Regioni – Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia su tutte – sono anche tra quelle con i dati peggiori dal punto di vista epidemiologico. Motivo per cui il loro ritorno in zona gialla dal 26 aprile sembra difficile.

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Dall’inizio della pandemia poche restrizioni e 13mila morti, dopo un anno il modello svedese ha fallito https://www.younipa.it/dallinizio-della-pandemia-poche-restrizioni-e-13mila-morti-dopo-un-anno-il-modello-svedese-ha-fallito/ Fri, 16 Apr 2021 10:03:44 +0000 https://www.younipa.it/?p=61531 Nel 2020 la Svezia è diventata un caso per il suo approccio poco restrittivo nella...

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Nel 2020 la Svezia è diventata un caso per il suo approccio poco restrittivo nella lotta al Covid. A un anno di distanza il modello svedese ha fallito.

Facciamo il punto della situazione,

in Svezia, un Paese che si è rifiutato di imporre il lockdown e che ha limitato al minimo indispensabile le altre restrizioni. In Svezia sono state introdotte delle misure di contenimento molto blande. Come sappiamo, sono stati vietati gli eventi con grande partecipazione di pubblico e limiti al numero massimo di persone al tavolo nei locali.

Niente obbligo di mascherina, né negli spazi chiusi né tantomeno all’aperto, ma sì alla mera raccomandazione di rispettare la distanza di sicurezza. Insomma alcune regole sono state stabilite anche lì, ed anche in Svezia ad indicare una direzione al governo sono stati degli esperti del mondo scientifico, come in tutti i Paesi.

Nel modello svedese si è parlato molto spesso, soprattutto in Italia 

I cittadini sopportano da oltre un anno pesanti limitazioni delle libertà individuali garantite dalla Costituzione. Nella speranza che questo possa ridurre drasticamente il rischio di contrarre il Covid-19, e quindi incida positivamente sul bilancio delle vittime.

A oggi i numeri mostrano che la Svezia, che ha 10 milioni di abitanti di cui il 20% vive nella capitale.

Ha registrato dati più gravi rispetto ai Paesi vicini. Sono 885mila i casi e oltre 13mila i morti finora conteggiati, e anche sull’attuale andamento della curva i numeri non confortano.

“la Svezia ha registrato il più alto numero di nuove infezioni da coronavirus pro capite in Europa nell’ultima settimana”. Con “una media di 625 nuove infezioni per milione di persone” negli ultimi sette giorni.

Un numero che è inferiore a quelli di Polonia (521 che in queste settimane sta affrontando un’ondata pandemica molto violenta). Francia (491), Paesi Bassi (430), Italia (237) e Germania (208).

Ma il confronto diventa interessante se parametrato soprattutto ai Paesi Nordici: 65, 111 e 132 per milione sono infatti i numeri di FinlandiaDanimarca e Norvegia. Molto lontani dal 625 svedese.

Ma se infezioni e occupazione delle terapie intensive sono aumentati, non è stato lo stesso per le vittime:

A giocare una parte importante la vaccinazione degli anziani delle case di cura, che sono stati circa il 30% dei morti totali per Covid nel Paese.

Attualmente le dosi somministrate nel Paese sono oltre 2 milioni, col 6,2% della popolazione vaccinata (l’Italia è al 6,9%). Ma è già stato deciso che non sarà utilizzato il siero di Johnson&Johnson dopo le segnalazioni di casi di trombosi simili a quelli rilevati per AstraZeneca, che viene inoculato solo agli over 65.

Nel complesso poi, il modello Svedese ha avuto “un tasso di mortalità per milione di quasi 1.350, molte volte superiore a quello dei suoi vicini nordici, ma inferiore rispetto a diversi paesi europei che hanno optato per i blocchi“.

Significa che le restrizioni non fossero necessarie? No, ma questo dato indica alcuni elementi interessanti rispetto al contesto specifico.

Dall’inizio della pandemia a oggi

In un primo momento la Svezia aveva deciso di agire come il Regno Unito che, al contrario di quanto poi deciso da Stoccolma, ha fatto un importante inversione di marcia con lockdown plurimi e severi e una campagna di vaccinazione che è tra le più efficienti al mondo dopo Israele e Stati Uniti.

La Svezia, invece – che non ha neanche raggiunto l’immunità di gregge. Obiettivo declamato anche da Londra fino a quando Boris Johnson non è intervenuto con una stretta radicale la scorsa primavera – ha continuato sulla strada dei consigli e non delle restrizioni, arrivando sì a limitare il numero di persone per gli assembramenti, ma mai a chiudere le attività essenziali. Un modello che in Minnesota, scrive il New Yorker, alcuni gruppi di estrema destra hanno preso a modello e durante le proteste anti restrizioni sventolavano il cartello “Be Like Sweden”.


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Da grande malato d’Europa a primo guarito. A novembre Il Regno Unito era tra i paesi con i numeri più pesanti sul contagio. Tanto da spingere più di tutti sull’avvio della campagna vaccinale, iniziata infatti a dicembre e proseguita a ritmi sostenuti. Tanto da raggiungere le 800mila dosi al giorno contro le 200mila italiane.

 I casi di coronavirus a livello globale hanno superato la soglia dei 127 milioni: è quanto emerge dai conteggi della Johns Hopkins University. Secondo l’università americana dall’inizio della pandemia nel mondo sono stati registrati 127.258.173 contagi. Il bilancio complessivo dei decessi ha raggiunto quota 2.785.286. I guariti sono oltre 95 milioni.

Allentate le restrizioni nel Regno Unito: si può fare di nuovo sport all’aperto

In Inghilterra è cominciato l’allentamento delle misure restrittive dell’ultimo blocco dovuto al Covid-19, entrato in vigore all’inizio dell’anno. Con famiglie e amici che potranno incontrarsi negli spazi all’aperto e con molti sport che saranno nuovamente consentiti.

La giornata è stata ribattezzata happy monday. Il primo ministro Boris Johnson ha invitato il pubblico alla cautela:

«Tutti devono continuare a rispettare le regole e le misure sanitarie» ha avvertito il premier invitando i cittadini a farsi vaccinare. Johnson ha aggiunto che spera che l’allentamento «dia il via a una grande estate sportiva britannica».

Nessun morto di COVID a Londra

Zero morti conteggiati per COVID ieri a Londra, come non succedeva da sei mesi: lo confermano i dati disaggregati diffusi da Public Health England ripresi dai media del Regno, dopo che le cifre nazionali diffuse domenica su un totale di decessi giornalieri ridotto a 19 in tutto il Regno Unito. L’indicazione si giova del ritardo statistico su parte dei dati del week-end, ma comunque conferma una tendenza al calo delle vittime ai minimi da inizio pandemia. I medici londinesi parlano di risultato «fantastico» notando la parallela riduzione dei ricoveri, con non più di una media di «1 o 2 morti ogni due giorni» nelle terapie intensive.

La prima dose di vaccino covid funziona, calo del 62% dei contagi negli ospizi britannici

Si conferma l’impatto significativo dei vaccini anti COVID utilizzati in questi mesi su milioni di persone nel Regno Unito (Pfizer e AstraZeneca) già dopo una singola dose. Lo rilevano i ricercatori britannici che – dopo aver verificato nelle scorse settimane un’efficacia fra l’80% e oltre il 90% dei 2 sieri contro le forme acute d’infezione e contro il rischio di morte – rilevano ora un effetto di riduzione del 62% di tutti i contagi (inclusi quelli lievi) anche fra una delle categorie più vulnerabili, gli ospiti delle case di riposo, dove nella prima fase della pandemia si sono registrati focolai micidiali di diffusione del virus.

Lo studio, condotto stavolta da un team della prestigiosa University College London (UCL) su una campione di 10.000 anziani di 86 anni d’età media, indica un risultato pressoché identico per Pfizer e AstraZeneca: con un calo secco del 56% dei contagi dopo 4 settimane dalla prima dose e del 62% dopo 5 settimane. E questo nel pieno dell’impennata della diffusione dell’aggressiva ‘variante inglese’ del coronavirus. «I nostri dati suggeriscono dunque che entrambi i vaccini sono efficaci anche tra le persone più fragili e più anziane» già con la prima iniezione, ha notato la dottoressa Maddie Shrotri, una delle responsabili della ricerca, evidenziando aspettative ancor maggiori dopo i richiami.


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Oggi è il grande giorno della cabina di regia sull’emergenza Coronavirus. Si discuterà del nuovo decreto Covid che dovrà confrontarsi con quasi 24 mila tamponi positivi e 460 morti nelle ultime 24 ore. Numeri drammatici che condizionano le nuove aperture dopo Pasqua. Il decreto legge dovrebbe arrivare martedì: in ballo ci sono il ritorno a scuola, che il premier e alcuni ministri vorrebbero anche in zona rossa, il ripristino del sistema originario dei colori – compreso il giallo sospeso in questo periodo -, con le decisioni sugli spostamenti tra regioni e sulle attività produttive.

La speranza per ora è che nei 12 giorni che mancano al 6 aprile la curva dei contagi inizi a raffreddarsi, ma dopo qualche timido segnale incoraggiante negli ultimi giorni, ieri e oggi c’è stata la doccia fredda con quasi mille morti e 45 mila positivi.


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I ministri più prudenti vorrebbero prolungare le attuali restrizioni oltre Pasqua. Nel centrodestra di governo c’è chi spinge per allentamenti, spingendo per una ripartenza anche nel commercio. In pressing sull’esecutivo Matteo Salvini. “Lavoriamo perchè aprile sia il mese della rinascita, delle riaperture, del rilancio – dice il leader della Lega -. Il sostegno più efficace è il ritorno al lavoro: gli italiani hanno tenuto duro un anno, si meritano il ritorno alla vita”.

I “rigoristi” invece vorrebbero riaprire solo le scuole in presenza fino alla prima media, anche in zona rossa, già da dopo Pasqua e per il resto mantenere le restrizioni attuali, a quanto trapela, per tutto aprile e magari fino al 3 maggio, dopo il ponte della Festa dei lavoratori.

Il monitoraggio di oggi: cosa si deciderà

Il monitoraggio di oggi dovrebbe permettere il passaggio alla fascia arancione del Lazio. In bilico il Veneto, la Lombardia dovrebbe restare nella zona rossa mentre la Toscana spera di uscire dall’area di massima restrizione. In Valle d’Aosta, invece, si ipotizza di anticipare la zona rossa già da sabato.


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L’ultimo weekend di libertà prima del lockdown che accompagnerà l’Italia fino al giorno di Pasquetta. Le immagini che arrivano dalle diverse città d’Italia ci mostrano parchi affollati, vie centrali piene di gente e ristoranti pieni. Un modo per salutare la semi libertà e accingersi a una nuova serie di strette che dureranno fino alle festività.

Sono disponibili le nuove faq del governoPresieduto da Mario Draghi in merito alle nuove restrizioni (dal lockdown alla zona arancione). In vigore dal 15 marzo al 6 aprile 2021 per fronteggiare la pandemia.

Dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e nella giornata del 6 aprile 2021. In tutte le zone gialle si applicano le disposizioni previste per le zone arancioni.
Il 3, 4 e 5 aprile 2021, su tutto il territorio nazionale (tranne che nelle zone bianche). Si applicheranno le restrizioni previste per le zone rosse.

Da lunedì 15 marzo 2021 in base alle Ordinanze del Ministero della Salute del 5 marzo 2021, del 12 marzo 2021, del 13 marzo 2021 e del 27 febbraio 2021, sono ricomprese:

  • Zona bianca: Sardegna;
  • nell’area gialla: Calabria, Liguria, Sicilia, Valle d’Aosta;
  • Zona arancione: Abruzzo, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Umbria;
  • nell’area rossa: Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia di Trento, Puglia, e Veneto.

Faq Semplificate


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Faq sempre aggiornate

Cliccando sulla mappa – QUI – è possibile visualizzare le FAQ aggiornate, relative alle disposizioni settoriali delle aree (area bianca, area gialla, area arancione, area rossa).

La sezione FAQ, inclusa la mappa esemplificativa, tiene conto esclusivamente delle misure introdotte da disposizioni nazionali.
Le Regioni e le Province autonome possono adottare specifiche ulteriori disposizioni restrittive, di carattere locale, per conoscere le quali è necessario fare riferimento ai canali informativi istituzionali dei singoli enti.

Codice Qr per le Faq aggiornate

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Nel weekend sono tornate le file e gli assalti ai supermercati, negozi e mercati. Si stima un aumento della spesa in media del 20% per fare scorte di prodotti alimentari lungo la Penisola, rispetto alla scorsa settimana. 

È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti in occasione dell’ultimo weekend prima della stretta, con l’Italia che si colora tutta di rosso e arancione fino a Pasqua. Tranne la Sardegna. 

A darne spiegazioni la Coldiretti. “Insieme ai negozi per lo shopping, ai parrucchieri e ai ristoranti sono stati presi d’assalto anche molti supermercati e mercati alimentari. Tuttavia questi esercizi possono rimare aperti in tutte le regioni con la possibilità anche di recarsi al di fuori del proprio comune per acquisti particolari e documentati”.

Assalto ai supermercati

Ad essere maggiormente richiesti sono prodotti di base della dieta alimentare come frutta e verdura. Ma anche pasta, riso, uova, farina, zucchero, salumi, formaggi e vino da mettere in dispensa per fare scorte.

Sono oltre tre milioni gli italiani che – precisa la Coldiretti – continuano a lavorare nella filiera alimentare. Dalle campagne alle industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati. Per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione.

Occorre dunque evitare inutili file che – precisa la Coldiretti – favoriscono gli assembramenti ed aumentano il rischio della diffusione del contagio ma anche mettono inutilmente sotto stress il sistema dei rifornimenti e i lavoratori coinvolti.

La Coldiretti chiude il suo rapporto con un elogio al Made in Italy. “Con l’attuale emergenza l’invito alla distribuzione commerciale ed ai consumatori è quello di privilegiare sugli scaffali prodotti Made in Italy. Duramente colpiti dalla chiusura della ristorazione che ha un effetto negativo a cascata sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di 11,5 miliardi per le mancate vendite di cibo e bevande nell’ultimo anno.


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L’Italia sempre più rossa, nuove regole e restrizioni da lunedì 15 marzo: la Sicilia cambia di nuovo colore https://www.younipa.it/litalia-sempre-piu-rossa-nuove-regole-e-restrizioni-da-lunedi-15-marzo-ecco-le-misure-in-vigore-fino-a-pasqua/ Fri, 12 Mar 2021 08:01:37 +0000 https://www.younipa.it/?p=56674 Italia in arancione o in rosso. Una decisione che il governo Draghi è costretto a...

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Italia in arancione o in rosso. Una decisione che il governo Draghi è costretto a prendere: la pandemia da Coronavirus corre veloce e i dati sono impietosi. Con le festività di Pasqua al massimo delle misure restrittive. Il decreto del governo sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri e le nuove regole saranno in vigore da lunedì 15 marzo.

Il peggioramento dell’indice nazionale e quello delle regioni infatti impone una svolta drammatica, con la richiesta ai cittadini italiani di affrontare nuovi sacrifici.

Dentro quindi il parametro del 250 casi per 100 mila abitanti, che fa scattare autonomamente la zona rossa. Nel provvedimento sarà inoltre prevista una zona rossa nazionale per tutte le festività pasquali. In pratica con la nuova regola – che inasprisce il sistema di passaggio tra le fasce di rischio- le regioni che sono in giallo passeranno in arancione e quelle in arancione in rosso.

Chi potrebbe passare in arancione e rosso

Da lunedì 15 marzo, e fino al 6 aprile, tutte le regione attualmente con una colorazione di rischio gialla passeranno in fascia arancione. E’ questa una delle indicazioni emerse, secondo quanto si apprende, nel corso della riunione di questa mattina fra governo ed enti locali a cui hanno partecipato anche i rappresentati del Comitato tecnico scientifico.

Il Nord della penisola, da lunedì, dovrebbe diventare una grande macchia rossa con Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, le province di Trento e Bolzano, Marche, Basilicata, Campania e Molise. Resterebbero arancioni Umbria, Abruzzo, Veneto e la Toscana, quest’ultima osservato speciale. Anche la Sardegna, che ha registrato un aumento dei casi, potrebbe lasciare la fascia bianca e entrare in arancione facendo compagnia alla Sicilia.

Da lunedì la maggior parte delle Regioni sarà in lockdown, con scuole di ogni ordine e grado in DAD. Molti bar e ristoranti saranno costretti a richiudere e sarà possibile uscire da casa solo per reali esigenze.

L’incontro tra i ministri, il Cts e le Regioni

Prima delle ordinanze, il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini, il ministro della Salute Roberto Speranza e il Cts (presenti anche Miozzo, Brusaferro e Locatelli) incontreranno venerdì alle 9:30 le Regioni assieme ai rappresentanti di Comuni e Province.

La riunione servirà per illustrare le misure che dovrebbero essere approvate questa mattina.

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Scatterà a breve il nuovo Dpcm che coprirà il periodo che va dal 6 marzo al 6 aprile e che dovrebbe così comprendere Pasqua e Pasquetta. Anche quest’anno entrambe le festività verranno vissute con regole e limitazioni. Ecco qualche anticipazione su cosa si potrà fare e cosa no. Una riconferma di quanto avvenuto fino a oggi.

Nuovo Dpcm di Pasqua, cosa si può fare e cosa no

No agli spostamenti fra regioni – Il divieto di spostamento tra le Regioni è valido fino al 27 marzo ma assieme al prossimo Dpcm, che disciplinerà le misure fino al 6 aprile, Pasqua compresa, potrebbe essere nuovamente prorogato con un decreto. É consentito il rientro al proprio domiclio, residenza o abitazione così come sono permessi gli spostamenti per esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di necessità

Visite a casa di amici o parenti – Permessa in zona gialla in ambito regionale la visita in una sola abitazione privata, una volta al giorno, fra le 5 del mattino e le 22. Possono spostarsi due persone più i figli minori di 14 anni.

Seconde case –  È consentito recarsi nelle seconde anche se sono in zone rosse ma ciò è valido solo per il nucleo familiare. Sono vietati i viaggi per turismo. In alcuni casi le ordinanze regionali sulle zone arancioni o arancione rafforzate possono prevedere il divieto di recarsi nella seconda casa.

ShoppingG -Negozi chiusi solo in zona rossa dove sono garantiti esclusivamente gli esercizi commerciali di prodotti essenziali: farmacie, alimentari, ferramenta, cura della persona, parrucchieri. In zona gialla e arancione tutti i negozi sono aperti. Nei week end continuano ad essere chiusi i centri commerciali. Negli esercizi sono valide le solite misure di sicurezza: distanziamento, mascherina, ingressi contingentati.

Nuovo Dpcm, rimangono chiuse palestre e piscine

Piscine e palestre ancora chiuse – Non c’è alcuna possibilità che riaprano piscine e palestre, almeno non ad aprile. Vietati gli sport di contatto e di squadra. Consentita invece l’attività motoria individuale all’aperto come la camminata, la bici e la corsa. Agli agonisti è permesso di allenarsi.

Cinema e teatri chiusi – Cinema e teatri rimangono chiusi ma potrebbero riaprire ad aprile. Il ministero starebbe lavorando anche per tenere aperti musei e aree archeologiche anche il sabato e la domenica. Ora sono aperti solo nei giorni infrasettimanali in zona gialla

Rimangono chiusi i ristoranti a cena – Niente cene al ristorante. Nonostante l’asse Salvini-Bonaccini al ristorante e bar in zona gialla si potrà andare solo di giorno. Si temono gli assembramenti fuori dai locali, che puntualmente avvengono anche a locali chiusi anche nel fine settimana. Dunque le regole per i ristoranti restano quelle in vigore: in zona gialla aperti fino alle 18 e fino alle 22 consentito l’asporto. A domicilio è consentito ad ogni ora. Asporto e domicilio sono consentiti nelle zone arancio e rosse. Eccezione fanno gli autogrill, oltre le 18 in zona gialla, le mense e i ristoranti negli alberghi.

Scuola –  Nelle zone arancioni didattica in presenza tra il 50 e il 75% per le superiori, per i più piccoli fino alle medie lezioni in presenza. Dad nelle zone rosse. In alcuni casi i governatori hanno applicato misure più restrittive come ad esempio in Puglia.

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Dal lavoro, alla vita sociale, alla salute, alla condivisione degli spazi, al modo di fare la spesa: ecco, come il Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini di vita.

In un tempo di forti restrizioni che ci spingono a distinguere ciò che è necessario da ciò che non lo è. Dunque, tra regioni che cambiano colore e soprattutto a causa del coprifuoco stringente, che entra in vigore ogni giorno alle ore 22.00, è davvero difficile continuare ad avere una vita sociale, soprattutto se si è studenti universitari.

Ecco come continuare ad avere vita sociale con i propri amici e compagni di corso

  • Pranzi fuori

Per coloro i quali si trovano in regioni di colore giallo è permesso consumare pranzi e colazioni seduti comodamente al tavolo. Quindi approfittate di questo incredibile privilegio, purtroppo negato a tutti coloro che invece hanno la propria regione in zona arancione e rossa. Se non si è in comitiva con più di quattro persone, il pranzo fuori può essere ancora un momento di socialità da non trascurare.

  • Fare lunghe passeggiate

Qualcosa che non è ancora vietato, ovviamente rispettando tutte le misure del caso, quindi possibilmente mantenendo le distanze consigliate, e avendo cura di indossare sempre le mascherine,è passeggiare. E’ certamente un ottimo modo per passare del tempo insieme, in compagnia, ovviamente con l’occhio all’orologio: alle 22.00 tutti a casa!

  • Giochi online

Un altro modo molto divertente, ovviamente solo per chi è appassionato di giochi per pc o consolle, per rimanere in contatto con i propri amici, è quello di darsi appuntamento per giocare insieme online. In questo modo, non violando nessun Dpcm, è possibile passare ore intere insieme ai vostri compagni di corso, giocando e divertendovi in sicurezza.

  • All’aria aperta

Infine, per chi ama l’aria aperta e ha la fortuna di abitare vicino a un parco pubblico, è possibile darsi appuntamento con gli amici per passare qualche ora all’aperto, sempre mantenendo le distanze di sicurezza e portando la mascherina. Ovviamente ora che è inverno sono poche le ore in cui si sta davvero bene al parco, ma basterà aspettare la giusta giornata di sole per poter godersi del tempo insieme nel verde.


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Il governo potrebbe varare nuove restrizioni per evitare l’arrivo di una terza ondata di contagi. Secondo le ultime indiscrezioni mezza Italia potrebbe diventare arancione con la Sicilia che potrebbe addirittura passare da gialla a rossa.

“La curva epidemiologica sta risalendo, è fondamentale mantenere alto il livello del rigore”.

Lo ha detto Roberto Speranza, preoccupato non solo perché i contagi aumentano, ma anche perché “le terapie intensive hanno smesso di scendere”

Il nuovo Dpcm dovrebbe confermare buona parte delle misure attualmente in vigore, a partire dal divieto di spostamento tra le regioni. I dati saranno aggiornati dalla cabina di regia del ministero della Salute che si svolgerà nelle prossime ore

Dall’11 gennaio l’Italia sarà a prevalenza arancione, con qualche area rossa e alcune gialle. Sono in bilico tra le fasce più alte di rischio Lombardia, Veneto e Sicilia. Ma anche Emilia-Romagna, Lazio, Puglia, Calabria e Basilicata.

Nuovo DPCM: La conferma dei passaggi di zona arriverà oggi

Con il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, ma i dati del bollettino di ieri e l’indice di contagio di nuovo in salita non rassicurano. Quando avrà visto il report, il ministro della Salute firmerà l’ordinanza sulla cui base entreranno in vigore le misure di contenimento.

Gli spostamenti

Il quadro epidemiologico allarma gli scienziati e porta la linea del governo verso il rigore. Ecco perché dal 16 gennaio sarà certamente prorogato il divieto di spostamento tra le regioni. La deroga per i piccoli comuni al di sotto dei 5.000 abitanti sarà mantenuta per chi risiede in una regione in fascia arancione, con le stesse limitazioni del periodo natalizio: non allontanarsi più di 30 chilometri (anche sconfinando fuori regione) e non raggiungere il capoluogo di provincia.

Il coprifuoco

Sarà confermato il divieto di uscire di casa dalle 22 alle 5, se non per ragioni di lavoro, necessità e salute.

Due persone

In fascia rossa resterà la deroga che consente a due persone, con figli minori di 14 anni al seguito, di uscire per andare a trovare amici e parenti, una sola volta al giorno.

Lo sport

Il nuovo Dpcm conterrà modifiche anche sugli sport. Il ministro Vincenzo Spadafora sta lavorando per consentire che nelle aree gialle si possa tornare ad allenarsi in forma individuale anche a calcio, basket e negli altri sport di squadra.

Il ministro vorrebbe tornare alla situazione precedente al Dpcm del 4 novembre, quando gli sport erano regolati in base alle fasce e non era ancora scattato lo stop a livello nazionale di palestre e piscine. Ma non sarà facile superare le perplessità dei ministri rigoristi, Speranza, Boccia e Franceschini.


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Gente che balla senza mascherine e brindisi: Festa di lusso tradita dai Social [VIDEO] https://www.younipa.it/gente-che-balla-senza-mascherine-e-brindisi-festa-di-lusso-tradita-dai-social-video/ Sat, 02 Jan 2021 11:08:48 +0000 https://www.younipa.it/?p=47836 Festa di Lusso tradita dai Social – Gente che balla senza mascherine, brindisi e musica ad...

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Festa di Lusso tradita dai Social – Gente che balla senza mascherine, brindisi e musica ad alto volume con dj e vocalist.

Una festa da ultimo dell’anno è andata in scena il 31 sera in un resort di lusso di Padenghe sul Garda, nel Bresciano.

I video dei presenti sono però finiti sui social nonostante su ogni tavolo del ristorante la proprietà avesse lasciato un biglietto che chiedeva “vista l’attuale situazione di non divulgare foto e video sui social”. 

Abbiamo organizzato un pranzo che si è protratto a lungo per i nostri ospiti fino a sera e qualcuno, a causa di qualche bicchiere di troppo, ha esagerato”. 

Così all’ANSA Ivan Favalli direttore del resort bresciano. “Capisco la rabbia delle persone che hanno visto i video e che hanno trascorso la giornata a casa in zona rossa.

Ma non è nemmeno facile imporsi con clienti che pagano tanto”.

 Il caso verrà sottoposto al vaglio della Procura della Repubblica di Brescia.

Il Codacons, grazie alle immagini pubblicate sui social da Selvaggia Lucarelli, presenterà infatti oggi un esposto alla magistratura bresciana chiedendo di verificare i fatti.

“Quanto visto sui social, se confermato, è assolutamente vergognoso – afferma il presidente Carlo Rienzi – Mentre milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a festeggiare il Capodanno, i soliti furbetti sembrano essere riusciti ad aggirare la legge”. 

“Tutti i 126 ospiti del resort presenti – spiega Massimo Landi, comandante della Polizia locale della Valtenesi – saranno multati per non aver rispettato le norme anticovid dell’ultimo Dpcm.

A quanto ammonta la multa? 400 euro a testa”. “Stiamo valutando anche eventuali verbali per il titolare dell’attività”, aggiunge il comandante della Polizia locale.

Il Video della Festa di Lusso

Festa di Lusso: Le foto


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Arriva la stretta. A Natale ognuno a casa sua https://www.younipa.it/arriva-la-stretta-a-natale-ognuno-a-casa-sua/ Fri, 18 Dec 2020 08:02:34 +0000 https://www.younipa.it/?p=46145 Verso la stretta di Natale, si attendono le decisioni del governo ma per l’Italia sarà...

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Verso la stretta di Natale, si attendono le decisioni del governo ma per l’Italia sarà un Natale rosso

Una riunione del Consiglio dei ministri è prevista domani alle 18.

Sul tavolo potrebbe esserci anche la discussione delle nuove misure restrittive anche se “una serie di provvedimenti saranno approvati oggi pomeriggio in Conferenza Unificata e Conferenza Stato-Regioni, tra venerdì e sabato sicuramente ci sarà il Consiglio dei ministri” per varare le nuove misure anti-Covid. 

Come ci sono divisioni all’interno del governo tra ‘rigoristi’ e ‘possibilisti’, cla stessa dicisione si ritrova tra i governatori, a seconda ovviamente dell’andamento epidemiologico della curva. 


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Il presidente del Veneto, Luca Zaia ha emesso una nuova ordinanza che anticipa la stretta dei goveno. “Chiusura dei confini comunali dopo le ore 14 dal 19 dicembre fino al 6 gennaio” precisa il governatore. 

“Abbiamo avuto una riunione che però è stata anche questa interlocutoria. Il Governo non ha ancora chiarito quale sarà la proposta.

Lo farà domani tra mezzogiorno e le 3, quindi domani capiremo”. 

Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana in merito al confronto di questo pomeriggio tra Regioni e Governo sulle ulteriori restrizioni anti-Covid nel periodo natalizio.

“Quello che come presidenti del centrodestra abbiamo richiesto – ha aggiunto Fontana – è che ci siano certezze, che ci siano i ristori e che siano effettivi per tutte le categorie che subiranno dei danni da questa situazione”. 

Purtroppo per Zaia la situazione del Veneto è un po’ peggiore della Lombardia. 

Credo che noi abbiamo dei buoni numeri quindi ci possiamo permettere di non restringere ulteriormente”.

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana a margine del Consiglio regionale, escludendo provvedimenti autonomi nel periodo natalizio rispetto a quelli del Governo, come invece annunciato dal governatore Luca Zaia in Veneto.


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‘Fuga in avanti’ anche di San Marino dove il cenone di Capodanno sarà possibile fino all’1 di notte. 

Il Governo sammarinese varerà un decreto con il quale prolunga l’orario di apertura dei locali e dei ristoranti per il 31 dicembre. Lo ha anticipato il segretario alla Sanità, Roberto Ciavatta, intervistato da Luca Salvatori per la trasmissione Viceversa di Rtv San Marino.

“Purtroppo non ci sono delle misure che scientificamente garantiscono una diminuzione dei contagi – ha detto Ciavatta – molto del dibattito attorno alle misure è usato appositamente per fare polemica, spesso e volentieri lo vediamo in Italia, di matrice politica“.  

“Noi – prosegue Ciavatta – abbiamo cercato di dare una continuità alle misure, tanto che in queste seconda ondata decreti e modifiche sono stati pochissimi. Ritengo che tentare le riaperture per Natale non sia stata per l’Italia una mossa azzeccata noi siamo invece rimasti in linea con le nostre indicazioni.

Oggi uscirà un decreto sull’ampliamento dell’orario di apertura per l’ultimo dell’anno, perché abbiamo ritenuto, insieme alla struttura sanitaria che piuttosto che chiudere a mezzanotte e lasciare che gli avventori facessero il brindisi fuori dal locale, meglio è che restino all’interno” con le dovute misure di sicurezza, mascherina e distanza.

A rimettere le cose in riga ci pensa il ministro per Affari regionali Francesco Boccia. 

“Dobbiamo fare delle scelte per tutelare i piu’ fragili e gli anziani, a costo di sfiorare l’impopolarita’. Dovremo passare il Natale ognuno a casa propria“. “E’ evidente che stiamo andando verso restrizioni nel periodo delle festività, se qualcuno ipotizza feste, cenoni, assembramenti sbaglia di grosso”.

Così il ministro Boccia a Sky Tg25. “Solo dalla vigilia di Natale all’ Epifania, 3 o 6 gennaio si vedrà, più restrizioni ci sono meglio è”, ha aggiunto. 


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“Restrizioni anche nel prossimo weekend? Fosse per me le farei da stasera… No, non voglio preoccuparvi. Gli altri giorni (a parte quelli delle feste di Natale che saranno soggetti a nuove restrizioni, ndr) ogni regione ha il suo colore e la maggior parte sono in area gialla, spero ci sia autodisciplina nelle prossime ore. Se devo fare un acquisto non mi ficco nella massa, non creo assembramento”.

Così il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia a Sky Tg24 rispondendo a una domanda su eventuali nuove restrizioni già per il prossimo weekend.

Nel frattempo il Viminale annuncia una intensificazione dei controlli. In vista dell’intensificarsi degli spostamenti nel fine settimana sono stati pianificati “specifici servizi sulla rete viaria stradale e autostradale e, per evitare assembramenti, nelle stazioni ferroviarie, portuali ed aeroportuali, nonché presso i terminal di trasporto pubblico”.

E’ quanto è stato deciso nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica che ha esaminato le misure da adottare per Natale, prevedendo anche un “rafforzamento” delle attività di controllo del territorio “anche in funzione dei reati di strada, suscettibili di incremento in ragione della maggiore circolazione di persone e merci” . 

Più controlli nei ristoranti e nelle zone della movida. E’ quanto è stato deciso nel corso della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduta questa mattina dal ministro Luciana Lamorgese.

Per “la prevenzione del rischio di contagio – dice il Viminale – mirate attività di controllo interesseranno i locali pubblici e d’intrattenimento, nonché le aree abitualmente ritrovo dei giovani”. (ansa)


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Festività e stop nuovo esodo – Continua a scendere il numero dei casi di Covid 19 in Sicilia mentre il Governatore Nello Musumeci annuncia misure di contenimento per evitare una nuova impennata di contagi causata dal rientro in massa nell’isola per le festività. 

Sono 1.240 i nuovi positivi registrati oggi, un centinaio in meno rispetto a ieri, su 10.850 tamponi effettuati.

In calo anche i decessi, 34 rispetto ai 30 del giorno precedente, mentre i guariti sono 1.016.

Ma il dato più confortante è quello relativo ai ricoveri ospedalieri: 1.615, meno 32 rispetto a ieri, dei quali 1.400 pazienti in regime ordinario e 215 in terapia intensiva. 

Festività e stop nuovo esodo. Le parole del Presidente della Regione Nello Musumeci

Il presidente della Regione Musumeci invita tuttavia a non abbassare la guardia in vista delle festività natalizie:

“Il rischio di un nuovo esodo verso il Sud – ammonisce – è un fatto reale, che non può non destare preoccupazione.

Per questo ho ritenuto di chiedere al nostro Comitato scientifico di valutare alcune misure di contenimento e sorveglianza sanitaria, che vorremo condividere anche con il ministero della Salute”. 

Secondo alcune indiscrezioni le misure messe in campo potrebbero riguardare l’obbligo di sottoporsi al tampone per chi rientra in Sicilia e la registrazione sul portale della Regione in modo da consentire il tracciamento. 


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“C’è un sostanziale miglioramento in Sicilia – osserva Musumeci – e si inizia finalmente a vedere una progressiva regressione della pressione sulle strutture ospedaliere.

Non possiamo, quindi, rischiare di far correre di nuovo il virus per comportamenti individuali che appaiono improntati a superficialità.

Lo dobbiamo – sottolinea il presidente della Regione Siciliana – alle tante vittime che abbiamo avuto e alla straordinaria passione con cui migliaia di operatori hanno adempiuto con professionalità alla loro missione di vita”. (ansa)


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Nuovo DPCMLa novità del nuovo Decreto del presidente del Consiglio è il ritorno della Scuola in presenza dal 7 gennaio, al 100% per il primo ciclo, al 75% per le superiori.

Inizialmente nella bozza del provvedimento inviata alle Regioni era prevista ancora una Didattica a distanza (Dad) al 50% per i licei.

La modifica, con l’aumento della quota delle lezioni in classe, è stata introdotta su sollecitazione della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Tramonta dunque l’ipotesi di un ritorno a scuola prima delle festività di Natale. 

Cosa di può fare e cosa No. Le principali misure del Nuovo Dpcm

Ecco le altre principali misure del Dpcm che entrerà in vigore da domani. 

Nuovo DPCM. Spostamenti tra Regioni 

Sono vietati dal 21 dicembre al 6 gennaio, salvo i casi di lavoro, necessità e salute e per fare ritorno a residenza, domicilio o abitazione. Ci si potrà spostare da una regione all’altra quindi fino al 20 gennaio, tenendo conto delle attuali fasce di colore, il cui sistema viene mantenuto. 

Nuovo DPCM. Spostamenti tra comuni e seconda casa

 – Vietati a Natale, il 26 e a Capodanno, salvo i casi di lavoro, necessità e salute o il rientro a residenza, domicilio o abitazione. 

Si potrà raggiungere la seconda casa se si trova nella stessa Regione, tranne che il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, quando saranno vietati anche gli spostamenti al di fuori del proprio comune. 


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Nuovo DPCM. Shopping

Fino all’Epifania i negozi resteranno aperti tutti i giorni fino alle ore 21 per diluire la presenza di acquirenti in più ore della giornata. I centri commerciali resteranno invece chiusi nei fine settimana. 

Nuovo DPCM. Ristoranti

Saranno sempre aperti a pranzo, anche a Natale, Santo Stefano, a Capodanno e alla Befana, ma al tavolo non potranno sedere più di quattro persone. Restano la consegna a domicilio e l’asporto fino alle 22. I bar e gli altri locali di somministrazione saranno aperti dalle 5 fino alle 18 in zona gialla. 

Pranzo e cena di Natale  

– Si raccomanda di festeggiare solo con familiari conviventi e non è stato indicato un numero massimo di commensali. 
   

Coprifuoco

 – Resta in vigore per tutte le festività il divieto di uscire senza giustificato motivo dalle 22 alle 5 del mattino seguente. 


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Capodanno

Il 1 gennaio invece il coprifuoco durerà fino alle 7 del mattino e non fino alle 5. 

Alberghi

Gli hotel potranno restare aperti, ma i ristoranti all’interno delle strutture saranno chiusi la sera di Capodanno. Sarà possibile trascorrere il veglione solo in camera, ordinando la cena. 
 

Nuovo DPCM. Impianti Sciistici

Gli impianti sciistici resteranno chiusi fino al 6 gennaio, si potrà tornare a sciare a partire dal 7. 

Viaggi e Crociere

Dopo un viaggio all’estero resta la quarantena di 14 giorni al ritorno, dai Paesi per i quali è prevista. Mentre, le crociere sono sospese dal 21 dicembre al 6 gennaio. 

Messe

Le funzioni religiose della notte del 24 dicembre saranno svolte in orario da permettere ai fedeli di tornare a casa prima del coprifuoco. Inoltre verranno celebrate più messe a Natale per diluire la presenza di fedeli ed evitare assembramenti. 

Sport

Fino al 15 gennaio si potranno disputare solo incontri e gare di “alto livello”. L’attività sportiva e motoria individuale resta permessa, mantenendo la distanza. 

Cinema e Tetri

Resteranno chiusi per tutte le festività. 

Per leggere e scaricare il Testo completo del Nuovo DPCM CLICCA QUI


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Ieri sera, su La7, è andata in onda verso l’ora di cena un’esclusiva intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Lilli Gruber, conduttrice del programma di approfondimento Otto&Mezzo. E in quella diretta di ieri, Conte ha anticipato alcune delle regole che potrebbero entrare in vigore in vista del Natale.

Quali restrizioni per il Natale?

Nel complesso, ha sostenuto che il governo sta pensando ad alcune restrizioni. Una su queste, il divieto di andare in vacanza sulle nevi per la settimana bianca. Conte ha però annunciato che le classiche tradizioni dello scambio dei doni e delle cene in famiglia, non saranno vietate, ma ridimensionate.

“L’obiettivo è evitare che si ripeta quanto successo a Ferragosto.” Lo dice chiaramente il presidente del Consiglio, parlando di ciò che avverrà durante le festività natalizie. L’intento è di diminuire le occasioni di socialità rispetto a quanto avviene solitamente a dicembre. “Niente tombolate, niente festini e niente vacanze in montagna, sulla neve.” Le limitazioni, da quanto fa capire il presidente del Consiglio durante l’intervista, dovrebbero infatti riguardare soprattutto gli spostamenti tra Regioni.

Natale in famiglia

Non ci sarà, invece, un obbligo sul numero di persone che potranno stare a tavola insieme durante il cenone di Natale o di Capodanno, secondo quanto afferma Conte. Ma il Presidente del Consiglio dà qualche raccomandazione – anche qui – sul non affollare il convivio. Rimane intatto – per fortuna – il tradizionale scambio di regali, che potranno essere acquistati anche grazie a un’apertura estesa, fino a sera, dei negozi durante il mese di dicembre. Quest’ultima decisione, ad ogni modo, è ancora al vaglio del governo e del comitato tecnico-scientifico.

La premessa di Conte appare comunque chiara. Per il periodo natalizio servono “misure ad hoc. […] Il rischio, è quello che si possa ripetere il disastro degli assembramenti incontrollati di Ferragosto e non ce lo possiamo permettere”. Motivo per cui il presidente del Consiglio afferma con chiarezza che bisogna evitare di consentire tutte quelle occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio. Precisazione importante riguarda ciò che si potrà fare all’interno delle proprie abitazioni: “Uno stato libero e democratico non può entrare nelle case e dire quante persone siedono a tavolo”, ammette il presidente del Consiglio.

Limitare gli spostamenti durante le festività

Intendiamoci. Ridurre la socialità non vuol dire privare i cittadini di alcune tradizioni, come quella dello scambio dei doni, che verrà consentito. E proprio in questo senso viene ritenuto “controproducente limitare gli orari dei negozi”. Da qui l’idea di consentire l’apertura degli esercizi commerciali “fino a orari che ci permettano di evitare gli assembramenti”. Altra limitazione riguarderà gli spostamenti consentiti durante le festività. Il governo sta lavorando per capire quali debbano essere le restrizioni o le raccomandazioni, ma Conte non nasconde un certo ottimismo affermando che entro fine mese potremmo non avere più Regioni in zona rossa. Significa, infatti, che potrebbero esserci alcune possibilità di spostamento tra le diverse zone del territorio italiano. Ma sempre con un limite.

E uno di questi limiti riguarda sicuramente le vacanze sulla neve: “Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve”, Conte si sofferma sul tema degli impianti sciistici, salito alla ribalta proprio nelle ultime ore, anche in seguito alla richiesta della Regione Lombardia di riaprirli.


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In questo caso la risposta, secondo il governo, deve essere europea, tanto che l’obiettivo di Conte è quello di arrivare a un protocollo europeo d’intesa con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron.


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Nuovo DPCM – Scoppia la bufera sul nuovo Dpcm che entrerà in vigore da venerdì 6 novembre e scadrà il 3 dicembre.

Per il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci si tratta di una scelta assurda e irragionevole. A rincarare la dose è il Presidente dell’Assemblea Regionale Gianfranco Miccichè, il quale dice apertamente che con questo decreto la Sicilia muore e a Roma non si rendono conto che sull’isola succederà l’inferno.


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Sicilia zona arancione. Le parole del Governatore Nello Musumeci

La scelta del governo nazionale di relegare la Sicilia a “zona arancione” appare assurda e irragionevole – dichiara il Presidente della Regione Musumeci – L’ho detto e ripetuto stasera al ministro della Salute Roberto Speranza, che ha voluto adottare la grave decisione senza alcuna preventiva intesa con la Regione Siciliana e al di fuori di ogni legittima spiegazione scientifica.

Un dato per tutti: oggi la Regione Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi; la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila.

Vogliamo parlare della Regione Lazio? Ricovera oggi 2.317 positivi a fronte dei 1.100 siciliani, con 217 in terapia intensiva a fronte dei nostri 148. Eppure, Campania e Lazio sono assegnate a “zona gialla”.

Perché questa spasmodica voglia di colpire anzitempo centinaia di migliaia di imprese siciliane? Al governo di Giuseppe Conte chiediamo di modificare il provvedimento, perchè ingiusto e ingiustificato. Le furbizie non pagano conclude il Presidente della Regione Sicilia Musumeci.


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Sicilia zona arancione. Le parole del Presidente dell’Assemblea Regionale Miccichè

Considerando che ci sono regioni – dice il Presidente dell’ARS Miccichè – che hanno il doppio o anche il triplo dei numeri dei nostri contagi, non capisco perchè siamo stati classificati come zona arancione e non gialla.

Le motivazioni, qualora ci fossero, possono anche essere diverse, ma io e tutti i siciliani pretendiamo di saperle direttamente dal Presidente Giuseppe Conte.

Con questo decreto la Sicilia muore – conclude Miccichè – hanno fatto una follia. Non si rendono conto che qui succederà l’inferno!

Chi decide in che fascia rientra ciascuna regione?

L’Italia, secondo i diversi livelli di rischio, è divisa in tre fasce: gialla, arancione e rossa. La zona gialla, quindi, sostituisce la verde di cui si era parlato fino a questo momento. La collocazione delle regioni nelle varie fasce sarà decisa dal ministro della Salute, sentiti i governatori, sulla base di 21 parametri.

Quali sono i parametri per classificare le regioni?

Vediamo nello specifico quali sono i parametri per classificare le Regioni.

Tra i 21 parametri che serviranno a stabilire l’inclusione in una fascia ci sono il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità.

Quali sono le regioni gialle?

Le regioni gialle sono Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Toscana, Molise, Marche, Sardegna, Friuli Venezia-Giulia e le province autonome di Trento e Bolzano

Quali sono le regioni arancioni?

Le regioni arancioni sono Puglia e Sicilia

Quali sono le regioni rosse?

Le regioni rosse sono: Calabria, Val d’Aosta, Piemonte e Lombardia

Sicilia zona arancione. Bufera anche sui social

Pioggia di commenti sui social, pro o contro le parole del Governatore Siciliano. Qualcuno chiede di alzare la voce nei confronti del governo e impugnare il decreto, altri di considerare i parametri utilizzati nella classificazione e considerare i posti in rianimazione sull’isola. Insomma, il caos regna sovrano anche sui social media. Ne riportiamo alcuni:

Presidente Nello Musumeci forse le sarà sfuggito che nel dpcm la classificazione delle regioni sarebbe dovuta essere decisa dal Ministro della Sanità “d’intesa con le Regioni”. L’intesa presuppone dunque una condivisione quale CONDIZIONE per l’assunzione della misura. Quindi, o lei ha manifestato l’intesa alla zona arancione, o ha un MOTIVO ECLATANTE PER IMPUGNARE L’ORDINANZA DEL MINISTRO IMMEDIATAMENTE. ci faccia sapere ….

Sig. Musumeci quanti posti di terapia intensiva sono attivi e disponibili in Sicilia? Sicuramente non risponderà!!!

Le terapie intensive le hai aumentate? Invece di dire che è colpa solo del Governo.

Forse perchè LEI non ha saputo investire nella sanità e i nostri posti di terapia intensiva sono praticamente saturi? Si faccia un esame di coscienza e provi vergogna

Presidente è inammissibile tutto ciò. Si faccia sentire perché così morirà la Sicilia.

Caro Presidente i nostri ospedali a CT sono già saturi.. Usca ritarda registrazioni, si aspetta gg prima che il soggetto in Isolamento venga tamponato …. Concordo che la Campania potesse essere arancione ma la Sicilia gialla non sicuro… In questo momento se hai un ictus e necessiti di un posto in intensiva rischi di non averlo.. Questa è la cosa più grave .. Che lo Stato aiuti le imprese…. L’economia viene dopo le vite Umane


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Coronavirus. Benvenuti nella Zona Franca di Ballarò https://www.younipa.it/coronavirus-benvenuti-nella-zona-franca-di-ballaro/ https://www.younipa.it/coronavirus-benvenuti-nella-zona-franca-di-ballaro/#comments Sun, 01 Nov 2020 14:15:53 +0000 https://www.younipa.it/?p=42228 Stamattina abbiamo deciso di fare una passeggiata per le vie del centro storico di Palermo....

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Stamattina abbiamo deciso di fare una passeggiata per le vie del centro storico di Palermo. Complice la bella giornata, abbiamo deciso di approfittarne e ci siamo addentrati tra vicoli e vicoletti. Poca gente in giro per le vie del centro, tutti con la mascherina per fortuna.

Benvenuti a Ballarò

Ma poi, ad un certo punto, veniamo come catapultati in una realtà parallela, arriviamo a Ballarò. La zona franca dal DPCM. Tutto è come sempre, ambulanti ammassati per le vie, passanti che gomito a gomito si fanno largo tra le varie bancarelle per acquistare pesce, frutta, suppellettili. Di tutto insomma. E no, se ve lo state chiedendo, non abbiamo incontrato Doc Emmett Brown che con la sua macchina del tempo ci ha riportati a prima della pandemia. Era proprio oggi, il primo novembre 2020. Quel giorno di tutti i Santi che quest’anno, come tutte le altre ricorrenze, ha quel sapore amaro e triste insieme, soprattutto se si pensa alle tante attività commerciali che sono costrette a rimanere chiuse, a osservare orari di chiusura fuori da ogni logica…Bhe, se la prima sensazione è stata quasi di gioia nel vedere tanta umanità attorno a noi, la sensazione è durata un attimo ed ha subito lascio il posto allo sgomento.  

Ballarò, stamattina.

Palermo e le sue coontraddizioni

Non è possibile che in questa città ci siano due pesi e due misure. Non si può pensare che ristoratori, commercianti, esercinti vari rischiano la chiusura, e molti hanno già chiuso da marzo ad oggi, e il mercatino domenicale di Ballarò sembra una scena di ritorno al futuro. Dove sono i controlli? Dov’è lo stato che impone sacrifici (magari giusti, per carità) e che chiede atti di responsabilità?

Nulla contro gli ambulanti e i commercianti di Ballarò, zona della città che amiamo, ma non si può accettare che sia una zona franca dalle regole. Ci viene fortemente consigliato perfino di non riunirci con amici e parenti, e poi usciamo e assistiamo a queste scene, in pubblica piazza.

Non è una denuncia contro nessuno. E’ purtroppo l’ennesima constatazione che, oltre agli grossi problemi che dobbiamo affrontare di questi tempi, viviamo anche in una società in cui le contraddizioni sono la regola e il rispetto delle regole è fantascienza. Per alcuni quantomeno.


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Braccio di ferro su nuove restrizioni. Scuole, Bar, Palestre ecc. gli ultimi aggiornamenti https://www.younipa.it/braccio-di-ferro-su-nuove-restrizioni-scuole-bar-palestre-ecc-gli-ultimi-aggiornamenti/ Sun, 18 Oct 2020 09:18:47 +0000 https://www.younipa.it/?p=41067 Nuove Restrizioni Anti-Covid – Nuovo confronto Governo-Regioni sulle misure per contenere l’epidemia Covid: il ministro...

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Nuove Restrizioni Anti-Covid – Nuovo confronto Governo-Regioni sulle misure per contenere l’epidemia Covid: il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia ha convocato per questa mattina alle 10 un vertice con Regioni, Anci e Upi.

All’incontro parteciperanno anche il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi e il commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, e, in video-collegamento il ministro della Salute, Roberto Speranza, la ministra della Scuola, Lucia Azzolina, la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, e il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli.

Orari scaglionati per la scuola; palestre chiuse; stop a bar e pub dalle 21, ai ristoranti dalle 23 o 24.

Non basta un confronto lungo oltre tre ore del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione di maggioranza e i ministri Roberto Gualtieri e Francesco Boccia, per definire le misure anti contagio da Covid che entreranno nel nuovo dpcm.


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Serviranno un altro confronto con le Regioni e i Comuni e una discussione finale nel governo, prima che Conte – probabilmente nella serata di domenica – annunci al Paese la nuova stretta.

Al termine di una discussione che fonti di maggioranza definiscono “assai tesa”, manca una sintesi ancora su diversi aspetti, per i quali decisivo sarà il confronto con gli enti locali: dallo stop a fiere e congressi, all’ipotesi di vietare di consumare alcolici in piedi fuori dai locali dalle 18.

La nuova stretta dovrebbe puntare, come suggerito anche dal Cts, sullo smart working e sullo scaglionamento degli orari delle scuole superiori, con l’ipotesi di ingresso alle 11 e una quota di didattica a distanza per alleggerire i trasporti (ma non si esclude neanche una riduzione della capienza massima degli autobus).

Dovrebbe esserci anche lo stop agli sport di contatto dilettantistici e – ma ancora non c’è certezza – la chiusura di palestre e piscine. Si punta inoltre su una spinta al tracciamento dei contagi, sollecitata dagli esperti.


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Continua a dividere il pacchetto delle misure anti movida e una possibile forma di “coprifuoco”. Al termine del vertice serale a Palazzo Chigi il punto di caduta sembra essere la chiusura di bar e pub alle 21, ristoranti alle 24, per non pesare su un settore già in grande sofferenza.

Ma dal governo invitano alla cautela nelle indiscrezioni: c’è chi continua a spingere per misure ancora più dure, soprattutto nel weekend.

E chi, come Italia viva, è contro le nuove chiusure e tiene alta la guardia: nonostante la smentita di diverse fonti di governo, i renziani non escludono che fino all’ultimo possa tornare sul tavolo l’ipotesi – da loro osteggiata – di uno stop a parrucchieri e centri estetici. (ansa)


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